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Il vuoto normative sulla morte volontaria medicalmente assistita in Italia: tra spiragli giurisprudenziali, incertezze dottrinali e nebulosi scenari futuri
Ripercorrendo la strada imbastita dalle prudenti aperture della Corte Costituzionale e tenuto conto dei pronunciamenti di taglio bioetico , analizziamo il fumoso e mite perimetro giuridico del “fine vita” nell’ordinamento italiano , , evidenziandone i limiti e la stringente esigenza di una risoluzione di tenore legislativo nella tutela per il riconoscimento in concreto del diritto fondamentale dell’individuo (azionabile in giudizio) alla morte volontaria medicalmente assistita (MVMA) del paziente capace di autodeterminarsi, al ricorrere di inequivocabili presupposti e determinate condizioni, prescindendo dalla nebbiosa linea di demarcazione tra l’istigazione al suicidio e l’omicidio del consenziente. Richiamiamo la necessità d’integrazione e adeguamento del codice di deontologia medica (artt.4,17,38,39) e di prevedere nella norma la clausola dell’obiezione di coscienza da parte del professionista , delineandone i futuri riverberi sulla natura stessa della relazione di cura. Si valutano, altresì, gli aspetti definitori dei trattamenti di sostegno vitale (in maniera “semi-estensiva”) ed i profili di inappropriatezza clinico-terapeutica di una loro interruzione, che risulta essere l’unica via ad oggi percorribile, costringendo il paziente (ed i suoi cari) a subire inutili maggiori sofferenze, con una irragionevole limitazione della libertà di autodeterminarsi nel percorso terapeutico, ancorché garantita dagli artt.2,13,32 della Costituzione. Questa violazione costituzionale non viene risolta con la semplice esclusione della punibilità indicata dalla Corte: la mancanza di una regolamentazione chiara che disciplini il ricorso alla MVMA, connota il contesto attuale italiano di non pochi e di certo inammissibili rischi di abuso nei confronti di persone fragili e vulnerabili. Infine, vengono vagliate le altre possibili strategie future in tema di modalità e forma nell’attuazione della procedura, anche in merito alla prescrizione/preparazione del farmaco letale , ed al di là dalla capacità autosomministrazione del paziente, tratteggiando gli eventuali risvolti bioetici, tecnico-operativi e incriminatori, sia per il medico che per tutti i restanti soggetti coinvolti. Per stabilire l’appropriatezza di un intervento medico non ci si può richiamare a una regola generale quasi matematica, ma occorre un attento discernimento delle condizioni concrete. In ogni caso, non può essere trascurata in alcun modo la volontà del malatoAccording to the latest openings of the Constitutional Court1 and based on the bioethical pronouncements2, we analyse the unclear Italian legal perimeter regarding "the end of life"3,4 ,5. We highlight the limitations and the and the need to recognize the fundamental right of the individual to medically assisted death (MAD) in the legal sphere, specifically the patient’s ability to self-determination. The limit between the incitement to suicide and the murder of the consenting is not well defined, therefore it is necessary to give importance to the ability to self-determination of the subject. It is necessary to supplement and adapt the code of medical ethics6 (art.4,17,38,39), providing in the rule the conscientious objection by the professional7, outlining the future implications on the nature of the treatment relationship. We also evaluate the defining aspects of life support treatments (in a "semi-extensive" way)8 and the clinical-therapeutic inadequate of their interruption, that is the only way used currently, forcing the patient and family members to suffer more, with an unreasonable limitation of right to self-determination guaranteed by Articles 2.2,13,32 of the Constitution. This constitutional violation is not resolved by the simple exclusion of the criminal liability indicated by the Court: the lack of a clear legislation of the procedure concerning medically assisted death could lead to risk of abuse against fragile and vulnerable people. Finally, we examine other possible future strategies on the implementation of the procedure, also the prescription and preparation of the lethal drug 9,10, including any bioethical, technical-operational 11, and incriminating implications, both for the doctor and for all the other subjects involved, regardless of the patient’s self-administering capacity. The right medical intervention must be established on the basis of the concrete conditions, without neglecting the will of the patient 12
Lacerazione dell’arteria femorale da mezzo puntuto atipico in seguito a caduta per evento cardiaco: una serie di sfortunati eventi
Dinuclear ruthenium bipyridine complexes with a bis(iminodioxolene)-meta-phenylene ligand: magnetic coupling and mixed valence character of the semiquinonato species
The dinuclear bis-iminosemiquinonato [Ru(bpy)2(L)2Ru(bpy)2](PF6)2 complex where L is the deprotonated form of N,N′-bis(3,5-di-tert-butyl-2-hydroxyphenyl)-1,3-phenylenediamine (H4L), has been synthesised. For comparison purposes, the mononuclear iminosemiquinonato [Ru(bpy)2L′]PF6 formed by the N-phenyl-o-aminophenol (H2L′) was also investigated. Magnetic investigation evidences that the bis-semiquinonato species is characterised by a moderately strong ferromagnetic interaction (H = JS1·S2, J = −85(5) cm−1). This result is the theoretically expected one and it is contrasting with the antiferromagnetic interaction observed in previously investigated complexes containing the same ligand. It is suggested that the different behaviour is determined by the different coordination requirements occurring in these complexes. The spectroelectrochemical analysis provides a clear evidence of the valence trapped character of the mono-semiquinonato forms of the ligand. The two mixed valence semiquinonato species containing the quinonato-semiquinonato and semiquinonato-catecholato bridging ligand can be described as class II, but show a significantly different electronic coupling. The electronic factors determining this behaviour are discussed
Malaria maligna: una diagnosi possibile anche nei paesi occidentali
La malaria è una malattia infettiva causata da un protozoo del genere Plasmodium, trasmesso all'uomo attraverso la puntura di zanzare del genere Anopheles. Il Plasmodium falciparum causa la forma più grave di malaria, definita come terzana maligna, con sindromi clinicamente severe che possono progredire rapidamente fino al decesso. Dagli anni ’50 i casi di malattia documentati in Italia sono importati da soggetti provenienti da Paesi in cui il microrganismo è endemico. L’odierna società globalizzata impone la massima attenzione verso il potenziamento della sorveglianza delle malattie trasmesse da vettori, sia sul territorio nazionale che europeo. In questo report descriviamo un particolare caso di fatale malaria maligna in un soggetto di ritorno dall’Africa. La paziente, affetta da mieloma multiplo non trattato, tornata da un recente viaggio in Centro Africa (senza aver effettuato profilassi anti-malarica), giunge in PS per astenia, cefalea e febbre di recente insorgenza; vigile, eupnoica, non distress respiratorio, obiettività nei limiti. Negativa la ricerca di SARS-CoV-2. Risultando positiva la ricerca di Plasmodium falciparum la paziente viene trasferita in altra struttura per l’isolamento e per la terapia con Artesunato. Durate il ricovero si assiste ad un repentino e inesorabile peggioramento delle condizioni generali con parestesie e dolore alle estremità evoluto poi in acrocianosi ed ischemia su vaste aree di arti e tronco; ipoglicemia severa; acidosi severa e iperlattacidemia; peggioramento della funzione respiratoria con necessità di trasferimento in rianimazione con sedazione, intubazione, emotrasfusioni ed emodinamica sostenuta da inotropi. Dopo 3 giorni dall’ingresso shock sistemico non responsivo ai trattamenti con noradrenalina ad alti dosaggi; IRA, acidosi metabolica severa, iperkaliemia. Completavano il quadro clinico terminale MOF, forte anemizzazione (Hb a 7 g/dl), necrosi alle estremità per grave compromissione del microcircolo. Parassitemia: 4.6% 167,383 trofozoiti/microl di P. Falciparum. Si constatava il decesso dopo 5 giorni dall’acceso in PS e si eseguiva esame necroscopico che evidenziava un quadro di CID massiva con vaste e polifocali emorragie intracraniche; scompenso cardiaco con plurime aree di ischemia miocardica acuta; edema polmonare con aree di addensamento parenchimale. L’istologia metteva in luce reperti tipici di infezione da di P. Falciparum: emorragie cerebrali multifocali con diffuso pigmento malarico e presenza di parassiti intraeritrocitari; granulomi di Durck; aree di necrosi emorragica del miocardio con note di miocardite; accumuli di pigmento malarico, emorragie e eritrociti parassitati diffusi anche a fegato, milza, reni e polmoni. Questo caso richiama il valore prognostico dell’interessamento cardio-vascolare e neuro-cerebrale dell’infezione malarica e le devastanti potenzialità lesive di una infezione da P. Falciparum e mette in luce l’importanza di una diagnosi repentina al fine di garantire un tempestivo approccio diagnostico-terapeutico in pazienti sintomatici provenienti da regioni dove la malaria è endemica
MIOCARDITE EOSINOFILA UN CASO DI DIFFICILE DIAGNOSI DIFFERENZIALE TRA COMORBIDITÀ E LACUNE SCIENTIFICHE
Eosinophilic myocarditis is a rather rare condition found in 0.5% of autopsies with heart failure and in
0.1% of biopsies in suspected myocarditis. It consists of myocardial inflammation with eosinophilic
infiltration and often eosinophilia. It has been reported in association with hypersensitivity reactions;
immune-mediated disorders; HES; infections but often the causes remain unknown. Eosinophilic
degranulation in response to triggers is believed to release cardiotoxic proteins with fibrosis or
myocardial dysfunction. The diagnosis is essentially histological. Acute events include arrhythmias
with a risk of sudden death and are unrelated to the degree of myocardial injury; probably because
even limited involvement of conduction tissue can lead to a fatal arrhythmia. There is no definite
information on mortality rates. Our case involves a 17-year-old male subject who entered the
emergency room apyretic with chest pain, dispnea, hypertensive spike, dysuria. In history: obesity,
hepatic steatosis, PAH, hyperinsulinism, hypercholesterolaemia and DM; all untreated. On laboratory
analysis: neutrophilic leukocytosis (eosinophils and PCT normal), hyperglycaemia, hyposodidaemia;
severe metabolic acidosis, lactic-ketotic, with respiratory compensation; ketonuria, haematuria,
proteinuria, glycosuria; negative urine culture. ECG: abnormal IV conduction and QRS, no Q
progression in right precordial. Insulin therapy was administered with discrete benefit of metabolic
imbalances. After about 48 hours, though, she died of sudden cardiac arrest. An autopsy was
performed on suspicion of inadequate management of diabetic ketoacidosis. However, the clinical-
laboratory and anatomopathological data showed that the arrhythmic event was due to myopericarditis,
in a subject with probable viral infection triggering ketoacidotic decompensation. The autopsy showed
a picture of acute heart failure with signs of pericarditis, pulmonary edema, and polyvisceral
congestion. Histological examination confirmed the diagnosis of eosinophilic myocardiopericarditis,
also involving the conduction tissue (atrioventricular node). The case appears interesting due to the
clinical-laboratory picture, the differential diagnostic difficulties, the particular histological pattern and
the absence of established etiological factors. It is also useful for statistical-epidemiological purposes
given the extreme rarity of the pathology and the current limited scientific knowledge
Un caso di intasamento massivo di esofago e vie respiratorie
Introduzione: L’intasamento è una forma di asfissia meccanica violenta determinata dall’ostruzione interna delle vie respiratorie in seguito all’introduzione di corpi estranei. La morte per intasamento è comune nei bambini e nei pazienti con disturbi cognitivi.
Case report: Un uomo di 76 anni, con anamnesi di importante deterioramento cognitivo globale, accedeva in PS per valutazione della compatibilità carceraria in seguito ad arresto. In seguito alla consegna del pasto, consumato da solo, ha accusato sintomi di soffocamento ed è stato sottoposto alla manovra di Heimlich ed alle manovre rianimatorie, senza esito. L’esame autoptico mostrava, oltre ad un’atrofia corticale diffusa dell’encefalo, una completa replezione dell’esofago e della trachea, fino alle diramazioni bronchiali, di materiale alimentare non digerito costituito da pane e fagiolini. L’assenza di tale materiale all’interno dello stomaco è indicativa della gravità del quadro disfagico.
Conclusioni: un’attenta valutazione delle capacità deglutitorie e la somministrazione del pasto sotto sorveglianza del personale sanitario dovrebbero essere prese in considerazione per i pazienti con deficit cognitivo. Una loro mancata attuazione, come in questo caso, può determinare profili di responsabilità professionale penale
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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