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INTRAUTERINE GROWTH RESTRICTION AND NEURODEVELOPMENTAL OUTCOMES: A SYSTEMATIC REVIEW
Intrauterine growth restriction is defined as a fetal growth retardation, resulting in an estimated fetal weight (postnatally confirmed by birth weight) below the 10th centile for gestational age. Developing brain of IUGR infants is affected by the atypical fetal growth, presenting altered structure and connectivity, exposing to an increased risk for neurodevelopmental impairments.
Nevertheless, the association between growth restriction and later neurodevelopmental outcomes lacks systematic evidence. Indeed, the available studies often involve both in-utero diagnosed as well as at-birth small for gestational age children. However, considering birth weight diagnosis as proxy of fetal growth abnormalities, does not allow to isolate the effect of retardation in antenatal growth.
For these reasons, aim of this ongoing systematic review is to: i) identify the existence of a direct association between IUGR diagnosis and developmental outcomes across infancy and childhood; ii) highlight the moderating role of critical factors on this association.
One-hundred fifty-five studies have been selected from an initial pool of 4313 scientific papers recruited applying the following keywords: intrauterine growth restriction/retardation, small for gestational age and neurodevelopment, cognitive development.
First preliminary results highlight great variability in the definition and assessment methods for the intrauterine growth restriction. In addition, confounding factors, such as premature delivery, emerge to play a role in the association of IUGR and later outcomes.
Overall, considering the great variability in the collected studies, this study is intended as a starting point for a quantitative analysis of existing literature on the role of IUGR on child development. Indeed, the present study represents a closer examination of early mechanisms underpinning
neurocognitive development in infants with Intrauterine Growth Restriction
Neural vulnerability and behavioral development in infants with intrauterine growth restriction (IUGR): mechanisms and outcomes
Intrauterine growth restriction is defined as a fetal growth retardation, resulting in an estimated fetal weight below the 10th centile for gestational age. Developing brain of IUGR infants is affected by the atypical fetal growth, presenting altered structure and connectivity, exposing to an increased risk for neurodevelopmental impairments. Behaviorally, IUGR infants show reduced responsiveness and engagement with human faces.
The present work reports on the interconnected role of neural and environmental factors involved in IUGR developmental trajectories. Specifically, results of: i) a meta-analysis; ii) an MRI case-control study; and iii) preliminary findings of a longitudinal behavioral study will be presented.
Meta-analysis shows increased risk for cognitive outcomes in IUGR vs appropriate for gestational age (AGA) peers across childhood, both for preterm and term-born children. The MRI case-control study highlights significant differences in brain volumes in several regions for IUGR preterm vs AGA preterm newborns at term-equivalent. Last, the longitudinal study suggests that low birth weight is significantly associated with atypical patterns of mother-infant interaction at 4 months, namely in visual and verbal contact.
Taken together these findings have implications for identifying antenatal impacts of IUGR on child development and proposing clinical strategies to constrain the effects of atypical brain growth and behavioral development on later outcomes
Il colloquio psicologico
Il testo descrive le dimensioni fondamentali del colloquio, le diverse tipologie e i diversi ambiti di applicazione. Nello specifico vengono analizzate le tecniche di conduzione, gli errori sistematici che intervengono nella conduzione del colloquio, le motivazioni e le difese, le aspettative, le caratteristiche dello comunicazione verbale e non verbale, con particolare riferimento alla prossemica e alla comunicazione attraverso il corpo. Inoltre vengono definite le caratteristiche necessarie ad effettuare il training al colloquio e le tecniche utili per l'addestramento pratico (tecniche di facilitazione e tecniche di chiarificazione). Una particolare attenzione è rivolta alle diverse tipologie di colloquio, all'analisi della domanda e alle caratteristiche dell'invio. Vengono inoltre analizzate le caratteristiche relative alla conduzione del colloquio clinico-diagnostico con riferimenti specifici ai diversi pazienti (adulti, bambini, adolescenti, genitori e/o familiari);alla conduzione del colloquio di orientamento e del colloquio di ricerca. Infine vengono affrontati e discussi alcuni specifici ambiti di applicazione del colloquio (il colloquio clinico sulla e con la genitorialità; il colloquio nell'adozione; il colloquio nel corso della visita domiciliare; il colloquio educativo con l'adolescente in comunità;: il colloquio a scuola; il colloquio su questioni di genere e orientamento sessuale)
Stili di attaccamento individuali e di coppia: due strumenti a confronto
La teoria dell’attaccamento postula l’influenza determinante delle prime relazioni sulle successive rappresentazioni dell’individuo e sulla creazione di relazioni intime come la scelta del partner (Bartholomew, 1993; Collins and Read, 1990). Su un grupo di 24 coppie, sposate da un tempo medio di 5 anni, si è voluto indagare, nella scelta del partner, il ruolo 1) della qualità delle rappresentazioni individuali di attaccamento (Adult Attachment interview; AAI; George, Kaplan and Main, 1985); 2) dell’auto-percezione dell’attaccamento di coppia (Adult Attachment Questionnaire; AAQ; Hazan and Schaver, 1987); 3) del peso relativo della qualità dell’attaccamento individuale e di coppia (validità concorrente). Quando considerato l’impiego del AAI, è stato riscontrato un accordo del 58.3% tra categorie corrispondenti di attaccamento tra coniugi(x2 [2, N=24 ]=10.894, p=027) che saliva al 79.1% quando considerata la dicotomia Attacamento Sicuro vs Insicuro (x2 [1, N=24 ]=7.963, p=004): il dato conferma il ruolo primario delle rappresentazioni della storia individuale di attaccamento nella scelta del coniuge; diversamente, non emergono risultati significativi rispetto allo stile di attaccamento di coppi (AAQ). Infine, la validità concorrente dei due strumenti risulta verificata solo per la dicotomia Attaccamento Sicuro vs Insicuro, con un accordo del 64.5% tra le due categorie (x2[1, N =24]=3.678, p=055), spingendoci a concludere per una non completa sovrapponibilità delle misurazioni dell’attaccamento effettuate con le due metodologie
Feeding disorders in infancy: the clinical assessment of feeding interactions and the use of the LTP
Prove dinamiche in sito per la misura delle proprietà meccaniche dei terreni
Problemi d’Ingegneria Geotecnica nelle Aree Sismiche, Int. Centre for Mech. Sciences (CISM), Advanced Professional Training (ATP), Udin
I disturbi dell'accrescimento
La sindrome del Failure to Thrive (FTT; Disturbo dell’Accrescimento) è definibile come una condizione in cui il bambino nella prima infanzia (ossia dalla nascita ai tre anni): (a) non riesce a raggiungere gli standard di incremento ponderale e staturale per l’età anagrafica, sia in condizioni di scarso e/o inadeguato nutrimento, sia in condizioni di adeguato apporto nutrizionale con scarsa assimilazione dei nutrienti, per cause organiche e/o in assenza di essi, (b) manifesta una riduzione significativa del peso rispetto al suo incremento regolare definito da una curva standard (Ramsay, 1999).
Fornire una definizione esaustiva del Failure to Thrive (FTT) è estremamente complesso a causa dell’articolata sintomatologia e dell’eziologia chiaramente multifattoriale che vede una commistione di aspetti medici e di fattori psicologici e affettivo-relazionali implicati; inoltre, tale sindrome non è attualmente descritta all’interno dei sistemi internazionali di classificazione diagnostica per l’infanzia e l’adolescenza, come il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders: DSM-IV-TR (American Psychiatric Association, APA, 2000) e la Classification of Mental and Behavioural Disorders: ICD-10 (World Health Organization, WHO, 1992), né nella Diagnostic Classification of Mental Health and Developmental Disorders of Infancy and Early Childhood, DC: 0-3R (Zero to Three, 2005), che si occupa specificamente della classificazione dei disturbi psichici che insorgono dalla nascita ai tre anni. Tutti questi sistemi, infatti, contengono una classificazione dei disturbi alimentari infantili senza tuttavia riservare spazio specifico alla difficoltà di accrescimento come entità patologica propria, ma indicando tale aspetto come manifestazione associata ai diversi disturbi descritti. La mancanza di una definizione chiara di tale sindrome perciò, non solo rende complessa e confusa la sua descrizione e il suo inquadramento diagnostico, ma costituisce attualmente anche un elemento di incertezza all’interno del panorama diagnostico del disturbo alimentare infantile (Cimino, Lucarelli, 2001; Lucarelli, Cimino, 2003; Ammaniti, Ambruzzi, Lucarelli, Cimino, D’Olimpio, 2004)
Prove dinamiche in sito per la misura delle proprietà meccaniche dei terreni
Problemi d’Ingegneria Geotecnica nelle Aree Sismiche, Int. Centre for Mech. Sciences (CISM), Advanced Professional Training (ATP), Udin
I disturbi della relazione come nuove entità cliniche nella diagnosi e nell'intervento
In questo capitolo, in continuità con un’idea di psicopatologia evolutiva che pone l’attenzione sulla dimensione relazionale, si affronta la questione della diagnosi psicopatologica in età evolutiva, attraverso il riferimento specifico agli strumenti di classificazione della psicopatologia stessa: il Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali (DSM) nella sua quarta edizione (DSM-IV-Tr; APA, 2000), l’International Classification of Diseases (ICD-10, WMH, 1992) alla sua decima edizione e la Classificazione Diagnostica 0-3 (Zero-to-Three, 1994) di recente introduzione; sistemi che si basano su un approccio che cerca di essere ateoretico, cioè svincolato da un modello concettuale di riferimento rispetto alle cause (eziologia) e al processo fisiopatologico all’origine del disturbo, teso ad identificare categorie, ovvero sindromi omogenee e distinte, e fondato su criteri diagnostici che permettono di rilevare i sintomi ricorrendo ad un livello di inferenza minimo. La discussione condotta è orientata ad evidenziare che i sistemi/strumenti diagnostici appena indicati, pur proponendosi un approccio innovativo alla classificazione psicopatologica in età evolutiva, non riescono a riconoscere adeguatamente alcuni aspetti importanti dal punto di vista dello sviluppo, come, per esempio la centralità della relazione caregiver-bambino nella strutturazione e nel mantenimento della patologia. Ne deriva la necessità di porre l’enfasi sulla possibilità di comprendere l’interazione dinamica tra le caratteristiche del bambino e quelle dell’adulto nella relazione, così come sulle influenze della qualità della relazione stessa sui funzionamenti individuali. Secondo tale prospettiva, lo sforzo teorico e metodologico nella descrizione e nella classificazione dei disturbi in età evolutiva deve riguardare la possibilità di determinare se i disturbi della relazione caregiver-bambino siano semplicemente caratteristiche associate o, piuttosto, parte integrante del disturbo dello sviluppo del bambino. In questo senso, sebbene i sistemi di classificazione diagnostica più recenti abbiano compiuto notevoli sforzi per integrare più di un focus relazionale, riuscire ad articolare e ridefinire un sistema di classificazione appropriato al modello della relazione resta una sfida tuttora in corso. Sulla base di questo approccio vengono pertanto dimostrati i limiti nella classificazione della psicopatologia evolutiva secondo il DSM-IV-Tr e anche secondo la classificazione O-3. L’ultima parte del capitolo pone l’enfasi su un orientamento transazionale che riconosce la mutua influenza di entrambi i soggetti coinvolti nella relazione, collocando il disturbo nella relazione specifica tra i due soggetti stessi, e sviluppando in modo particolare le diverse tipologie di intervento (riparazione, ridefinizione, rieducazione), in un’ottica teorica centrata su un’idea di relazione come costrutto globale
Metodi narrativi nello studio delle rappresentazioni dell'attaccamento
Il capitolo, all’interno di una prospettiva rappresentativa/narrativa, approfondisce il tema dei processi di costruzione dei modelli operativi interni dell’attaccamento e della loro funzione, focalizzandosi sulla descrizione dei principali metodi narrativi di valutazione dello “stato della mente rispetto all'attaccamento” impiegati in ambito clinico e fondati sul presupposto di una presunta corrispondenza tra l'organizzazione del mondo mentale del soggetto (processi di pensiero delle rappresentazioni) e alcune caratteristiche del linguaggio e del discorso narrativo (artefatti rappresentazionali)
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