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Alessandro Sauli: il professore santo
Breve profilo del barnabita Alessandro Sauli, già docente di filosofia presso lo Studium pavese, in seguito vescovo di Aleria in Corsica e di Pavia
Museo Europeo degli Studenti - MEUS. Un esempio di Public History
Storia, descrizione e prospettive del Museo Europeo degli Studenti presso l'Alma Mater Studiorum Università di Bologn
Figlie di Maria Ausiliatrice
Dopo la sintesi introduttiva, le biografie delle salesiane missionarie di origine camuna
Educare la città. Martin Butzer nella Strasburgo d’inizio Cinquecento
Curioso destino, quello di Butzer, una delle figure di spicco della Riforma, non solo della comunità strasburghese, ma dell’intero movimento evangelico europeo . Frequenti contatti lo misero in relazione con i padri riformatori, Lutero, Zwingli e Calvino, e con i principali esponenti politici, da Carlo V a Francesco I, da Filippo d’Assia a Edoardo VI. Una quarantina di viaggi intrapresi in Europa e la fitta trama della corrispondenza documentano il reale impatto che Butzer ebbe sugli uomini e gli eventi del suo tempo. Dall’Ungheria all’Inghilterra, dalla Danimarca all’Italia, dall’Impero alla Svizzera, dalle Fiandre alla Francia, ovunque si trovano tracce della sua azione che contribuiscono a delinearne il profilo: commentatore biblico, docente ed educatore, organizzatore di Chiese, «fanatico dell’unità» fra le confessioni religiose.
Se la sua geografia d’influenza fu senz’altro ampia, di Strasburgo fu l’anima e del movimento riformatore il più importante porta-parola, colui che, di fronte sia alla Curia romana sia ai numerosi dissidenti (autorità politiche comprese), fissò la linea di pensiero e d’azione della Chiesa evangelica cittadina e diede un contributo fondamentale per la realizzazione di un originale progetto educativo. La sua, tuttavia, non fu un’esperienza isolata. Con lui, infatti, furono in molti a dare un contributo al nuovo volto della Strasburgo del XVI secolo, ben rappresentato dal Gymnasium, premessa di quella università tanto attesa nei secoli precedenti alla cui costruzione il movimento riformatore concorse convintamente
Introduzione
Nel quinto centenario delle tesi luterane, il Centro interuniversitario per la storia delle università italiane - CISUI ha promosso un’aggiornata riflessione sul rapporto tra Riforma e università, approfondendo, attraverso alcuni esempi indicativi, il significato e le ricadute che i movimenti riformatori ebbero sul sistema d’insegnamento superiore tra medioevo ed età moderna. Come la proposta religiosa di Lutero s’innestò in un clima umanistico-rinascimentale già attraversato da fermenti di rinnovamento, così le riforme provocarono e/o accelerarono un processo di trasformazione dei luoghi d’insegnamento e dei metodi educativi, in parte già in atto. Universitas semper reformanda: se fin dalle sue origini l’istituzione accademica aveva accolto e accompagnato i cambiamenti storici, dal XVI secolo le nuove proposte universitarie s’inserirono nel solco delle riforme religiose e in un contesto culturale, politico, sociale ed economico ormai confessionale. Eredità della Riforma fu la gemmazione, intorno a università stricto sensu, di istituzioni più o meno deputate a erogare i gradi accademici, ma provviste di insegnamenti «superiori», con finalità esclusivamente professionali non soddisfatte in pieno dagli atenei: le accademie calviniste svizzere e francesi per la formazione dei pastori, i seminari cattolici post-tridentini per la preparazione dei sacerdoti, fino ai seminaria nobilium o alle scuole d’ingegneria civile o militare. La Riforma protestante, avviata con Lutero, Zwingli e Calvino, provocò un’autentica rivoluzione dell’ambito educativo che scosse le fondamenta delle comunità accademiche e l’epistemologia di alcune discipline, come l’astronomia o la medicina
I collegi di educazione
Panorama sui collegi di educazione pavesi gestiti dai chierici regolari (Barnabiti, somaschi e gesuiti) nel corso dell'età spagnola
Introduzione
La celebrazione del quinto centenario della nascita di papa Sisto V, al secolo Felice Peretti, ha costituito l’occasione per riunire in questo volume alcune ricerche che hanno ricostruito la straordinaria ricchezza di istituti di istruzione superiore nello Stato della Chiesa nel corso dell’età moderna: undici università, sei delle quali insediate nell’attuale territorio della regione marchigiana, un primato rimasto ineguagliato fino al XX secolo. Al centro delle ricerche che compongono il volume vi è lo Studio di Fermo, rifondato da Sisto V (1585), che, declassato dopo due secoli a liceo, ha continuato a esercitare nella città e nel territorio circostante un’influenza culturale che ha consentito a Fermo di ristabilire, in anni recenti, i contatti con gli studi universitari e ottenere dall’Unesco l’importante riconoscimento di «Città dell’apprendimento»
Le sultane di Costantinopoli agli inizi del Seicento, ovvero agli albori della decadenza ottomana
Dalla seconda metà del XVI secolo l’Impero «turchesco» si avviò verso una lenta, ma irreversibile decadenza, le cui ragioni sono da ricercarsi in una pluralità di eventi e di circostanze. Anzitutto la debole successione sultanale: più che del carattere assoluto del loro potere, i sovrani seguiti a Solimano il Magnifico, Selim II e Murad III, si mostrarono preoccupati di soddisfare i propri capricci, un atteggiamento cui cedettero anche i loro successori. In politica estera, le vittorie, ma soprattutto le sconfitte belliche: la conquista di Cipro (1570-1), la presa di Tunisi (1574), l’occupazione della Georgia e dell’Azerbaijan (1590), adombrate dalle disfatte di Lepanto (7 ottobre 1571), in Moldavia e in Ungheria. I trattati che ne seguirono non modificarono significativamente le frontiere, se non quella orientale. Sul fronte interno, il sultano Ahmed I (1604-17), conosciuto come il costruttore della “moschea blu” d’Istanbul, dovette far fronte a delle rivolte, primo segno di una disgregazione sociale che si manifestò nettamente con l’assassinio da parte dei giannizzeri del giovane sultano riformatore Osman II (maggio 1622). Ma a dispetto dell’immaginario collettivo veicolato da una letteratura orientaleggiante, le fonti testimoniano che il declino ottomano derivò anzitutto dall’assoggettamento della governance all’harem. Da esso emersero donne decisive che influenzarono le scelte strategiche e seppero esercitare un concreto potere alla guida di uno Stato esteso su ben tre continenti. Negli anni che seguirono la morte di Osman II, il governo imperiale fu retto dalla sultana madre Kösem. Ai disordini che caratterizzarono gli anni seguenti, pose fine Murad IV, ma in seguito le sultane si disputarono nuovamente le redini del potere, l’amministrazione si disgregò, l’esercito si rivoltò e la situazione economica si aggravò irreparabilmente. L’Impero sfiorò il baratro quando, nel 1656, la comparsa del Gran Vizir Mehmet Köprülü sembrò invertire la rotta. Ma bastarono pochi decenni perché anche questo sogno svanisse
Missionarie della Consolata
Dopo aver contestualizzato le linee missionarie dell'Ordine, fanno seguito le biografie delle missionarie camune
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