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    Economisti italiani a Cambridge (1960-1980) : processi formativi, aggiornamenti teorici e nuovi orientamenti di politica economica

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    Con il lavoro svolto ci siamo proposti di ripercorrere la vicenda dei numerosi economisti italiani che vissero un’esperienza formativa presso l’Università inglese di Cambridge, nel ventennio compreso tra la seconda metà degli anni Cinquanta e la fine degli anni Settanta. Due gli obiettivi principali dello scritto. Il primo è quello di ricostruire i lineamenti per così dire esterni di quell’esperienza: quali e quanti furono questi economisti, quale la loro provenienza accademica, che tipo di ambiente formativo essi trovarono nella facoltà cantabrigense di Economics and Politics. Il secondo obiettivo è invece quello di comprendere se alcuni tratti distintivi della loro produzione teorica possano essere ricondotti proprio alla loro esperienza oltremanica. In altri termini, muovendo dall’idea secondo cui l’economista non nasce tale, ma lo diventa in virtù di uno specifico percorso formativo, cercheremo di capire se e come quella particolare vicenda di studio abbia influito sulle posizioni teoriche assunte dagli economisti oggetto del nostro interesse e se, per quella via, abbia poi avuto una ricaduta sul dibattito svoltosi nel nostro paese. Il filone di ricerca all’interno del quale il lavoro si inserisce è quello relativo al processo di formazione degli economisti e alla circolazione internazionale delle idee economiche. L’interesse mostrato dagli studiosi italiani per questo indirizzo di indagine è stato forte, e numerosi e di qualità sono gli studi a ciò dedicati. In questo lungo e interessante percorso, due le pietre miliari. La prima, costituita dal volume pubblicato nel 1975 a cura di Augusto Graziani e Siro Lombardini, intitolato “Gli studi di economia in Italia”. Quella breve monografia analizzava le modalità organizzative adottate per l’insegnamento della scienza economica nel nostro paese, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. L’altro contributo di rilievo, che prende peraltro ad esplicito riferimento il precedente, è invece costituito dal volume collettaneo curato dallo stesso Augusto Graziani insieme a Giuseppe Garofalo, “La formazione degli economisti in Italia (1950-1975)”. Con i contributi lì raccolti si è voluto analizzare una serie di esperienze di formazione e di ricerca a cui parteciparono diversi economisti in erba, con lo scopo di individuarne l’influenza sullo sviluppo del pensiero economico italiano e per comprendere in che misura quelle vicende abbiano contribuito ad innovare i modi di “fare economia” nel nostro paese. In particolare, in questo volume, si trova un saggio di Carlo Casarosa1 riguardante la formazione degli economisti italiani nelle università inglesi (e, tra queste, anche l’università di Cambridge) che ha costituito il nostro riferimento più immediato. Nei trent’ anni trascorsi tra la pubblicazione dei due contributi appena citati, e anche in anni più recenti, altre indagini hanno aiutato ad individuare, enumerare ed esplicare i diversi legami e canali attraverso cui gli studiosi italiani di economia hanno acquisito la loro formazione o contribuito alla diffusione e all’insegnamento di tale disciplina. È peraltro interessante sottolineare come questi saggi abbiano fatto uso di una rimarcabile varietà di approcci. Accanto a studi svolti con una metodologia che potremmo definire più tradizionale, e che si basano prevalentemente sullo studio e l’analisi delle opere dei diversi economisti, è possibile rinvenire diversi scritti che invece hanno adottato un metodo di tipo quantitativo, mirando a monitorare l’andamento nel tempo e a valutare il peso relativo dei diversi temi di analisi affrontati dagli studiosi nei loro scritti. Per avere un’idea riguardo la complessità e la varietà di questi studi, si pensi ad esempio all’approccio usato da Roggi [1987]2, da Birolo e Rosselli [2009]3 e da Birolo [2010]4 che, mediante un’analisi quantitativa relativa ai temi affrontati nelle pubblicazioni di economia prodotti da nostri connazionali e pubblicati su riviste selezionate, tentano di individuare i temi di interesse, prevalenti nella ricerca economica italiana5. Oppure, si pensi ai volumi che ricostruiscono le vicende intellettuali di Paolo Sylos Labini6 o di Nino Andreatta7. Nel delineare il profilo di questi due studiosi come economisti, maestri, divulgatori di idee economiche e consiglieri della politica, i rispettivi biografi si sono riferiti non soltanto alle loro opere ma anche alle testimonianze di quanti furono loro vicini. Va peraltro sottolineato come, nel corso dell’ultimo anno, anche ambienti non accademici abbiano mostrato un crescente interesse per il tema della formazione in campo economico. È il caso ad esempio dell’ Institute for New Economic Thinking, che in una rubrica intitolata “30 Ways to be an Economist”, ha dedicato spazio a tale argomento con diversi interventi ed in particolare attraverso un’ intervista ad Irwin Collier dal titolo “How Economists used to be made”, dedicata all’importanza del ruolo della formazione dell’economista con particolare riferimento all’esperienza di Paul Samuelson e della Scuola di Chicago8. Dunque, sulla scia di questi contributi ci proponiamo di ritornare su una particolare esperienza formativa della quale molti aspetti sono rimasti in ombra. Infatti, se la produzione teorica degli economisti cantabrigensi è stata oggetto di numerosi contributi, non altrettanto può dirsi della Facoltà di Economics and Politics come luogo di formazione. Il nostro lavoro intende quindi inserirsi nella letteratura sopraccitata per fornire un più definito contributo sullo specifico ruolo che quella Facoltà ebbe nella formazione degli economisti italiani e sul modo che essi svilupparono di concepire la teoria economica e il suo rapporto con la politica economica. In questo nostro percorso, dedicheremo un primo capitolo ad una ricostruzione di carattere storico. Considerando il lungo periodo che dalla fine degli anni Cinquanta giunge fino al tramonto del decennio Settanta, cercheremo di individuarne gli aspetti salienti. Cominceremo dagli anni del “miracolo economico”, soffermandoci sulle sue principali caratteristiche. Passeremo poi agli anni Settanta e alla crisi che, nell’ambito di una congiuntura internazionale assai sfavorevole, colpì il nostro paese con caratteri e modalità che non mancarono di preoccupare i nostri economisti. Andremo così a prendere in esame le interpretazioni più accreditate che in quegli stessi anni, o negli anni immediatamente successivi, furono elaborate in merito ai motivi di quella crisi e alla fragilità delle basi su cui si era fondato lo sviluppo economico italiano. Nel secondo capitolo soffermeremo l’attenzione sulla formazione degli economisti italiani e sulla loro scelta di andare a Cambridge. Dapprima individueremo alcune caratteristiche e le lacune della formazione che il nostro sistema scolastico ed universitario offriva in campo economico. Successivamente, riporteremo l’elenco dei nomi degli economisti italiani che si recarono a Cambridge, evidenziando alcuni aspetti della loro presenza presso l’ateneo britannico. Vedremo anche da quali università essi provenissero, per poi andare ad osservare alcune possibilità di finanziamento che essi avevano avuto per i loro soggiorni all’estero, tentando infine di formulare alcune ipotesi circa le ragioni che li possano aver spinti verso l’università britannica. Nel terzo capitolo, ricostruiremo gli aspetti salienti del sistema formativo dall’Università di Cambridge in quegli anni, analizzando l’ambiente universitario nel suo complesso, i tratti distintivi del corso di studio in economia e dei corsi dedicati ai graduate students, quali erano gli economisti da noi considerati. Cercheremo, in altre parole, di comprendere che tipo di economista la facoltà di Economics and Politics del celebre ateneo britannico intendesse formare. Nel capitolo successivo, la nostra attenzione si sposterà sui temi che gli economisti del nostro gruppo predilessero nella fase temporale da noi considerata. Svolgeremo innanzitutto un’analisi di tipo quantitativo che metta in luce gli interessi di ricerca degli economisti protagonisti del nostro studio. Per conseguire questo obiettivo abbiamo consultato in maniera sistematica una serie di riviste italiane di economia al fine di ricavare un campione rappresentativo di argomenti e approcci teorici da essi fatti propri. Successivamente, attraverso i temi relativi al ruolo e agli scopi della scienza economica, all’indicizzazione dei salari e all’inflazione tenteremo di individuare alcuni elementi che permettano di risalire alla visione generale e al background teorico degli economisti che condivisero l’esperienza cantabrigense

    Hydrogen treated Titania for photoelectrochemical (PEC) water splitting

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    LAUREA MAGISTRALEIl solar water splitting foto-elettrochimico (PEC) rappresenta un metodo ecologico e a basso costo per la produzione di idrogeno a partire da acqua e energia solare. Il foto-anodo, semiconduttore nano-strutturato, è l'elemento fondamentale della cella PEC e il biossido di titanio è il materiale più studiato. Tuttavia, attualmente, l'efficienza di conversione dell'energia solare in idrogeno è ancora piuttosto bassa, a causa di alcune limitazioni intrinseche del materiale, come l'ampio band-gap (TiO2 assorbe solo radiazione UV) e l'alta densità a di siti trappola, che agiscono come centri di ricombinazione. In questo lavoro è presentata un'ampia descrizione di alcuni materiali e metodi promettenti per aumentare le prestazioni del foto-anodo e quindi l'effcienza della cella PEC, come il drogaggio di TiO2 con elementi metallici e non metallici e la modificazione delle dimensioni e morfologia del materiale (nanostrutture). Recentemente, una nuova strategia è stata sperimentata, la quale consiste in una nuova forma di TiO2, biossido di titanio idrogenato o black titania, che si presenta di colore nero e ha mostrato un'alta efficienza per le reazioni foto-elettrochimiche, indotte da radiazione luminosa nel visibile. Questo nuovo materiale attrae moltissimo ma non è completamente compreso, in particolare il ruolo dell'idrogeno e della nano-morfologia dovrà essere chiarito e ottimizzato. Tuttavia, in questo contesto, appare utile provare a idrogenare strutture gerarchiche. In questa tesi, ci siamo focalizzati sullo studio di sistemi gerarchici nano- strutturati a base di TiO2 trattati in idrogeno, preparati mediante Pulsed laser deposition (PLD) in presenza di un'atmosfera di fondo. Diverse morfologie sono state ottenute in base alla miscela di gas utilizzata in camera durante la deposizione. In seguito, trattamenti termici in aria a 500°C o 650°C sono stati e effettuati, seguiti o sostituiti con trattamenti di idrogenazione in atmosfera di Ar/H2 (97%-3%) con l'obiettivo di introdurre idrogeno e formare la cosiddetta black titania. Scanning Electron Microscopy (SEM), spettroscopia Raman e UV/VIS/NIR sono state utilizzate come tecniche di caratterizzazione, mentre le prestazioni foto-elettrochimiche sono state indagate in collaborazione con il Laboratorio di Catalisi e Processi Catalitici, monitorando la foto-corrente prodotta con radiazione luminosa solare in una tipica cella a tre elettrodi. Una correlazione tra le proprietà strutturali, morfologiche e ottiche e il comportamento foto-elettrochimico è stata trovata. Le migliori prestazioni sono state ottenute per il campione depositato a pressione di 5Pa in Ar/O2 e scaldato prima in aria e poi in Ar/H2 a 500°C. Tuttavia, questo lavoro rappresenta un preliminare ed esplorativo studio a cui seguirà un'approfondita ricerca con l'obiettivo di comprendere il meccanismo fisico/chimico alla base dell'idrogenazione a livello atomico.Photoelectrochemical (PEC) solar water splitting represents a green and low cost method to produce clean hydrogen fuel from solar energy and water. The nanostructured semiconductor photoanode is a key component of the PEC cell and titanium dioxide is the most widely investigated material. However, the current solar-to-hydrogen efficiency is quite low, due to some intrinsic material limitations such as the bandgap (titanium dioxide absorbs only UV light) and the high density of trap sites, which act as recombination centers. In this work, an overview of recent developments of some promising materials and methods to improve the photoanode performance and thus the PEC efficiency is presented, such as metal and non-metal TiO2 doping and modification of size and morphology (nanostructures). Recently, a novel strategy has been developed, consisting of a new form of TiO2, hydrogenated TiO2 or black titania, which is black in color and exhibits high efficiency for photocatalytic reactions under visible light illumination. This new material is very attractive but not fully understood, in particular the role of hydrogen and nano-morphology must be clarified and optimized. However, in this context, it is useful to try to hydrogenate hierarchical structures. In this thesis, we focus on hydrogen treated hierarchical nanostructured TiO2 photoanodes, prepared by Pulsed Laser Deposition (PLD) in the presence of a background atmosphere. Different morphologies are obtained as a consequence of the variation of a background gas in the deposition chamber. Post-annealing in air at 500°C or 650°C is performed, followed by or substituted with a thermal treatment in Ar/H2 (97%-3%), aiming to introduce hydrogen and to form the so-called black (or reduced) titania. Scanning Electron Microscopy (SEM), Raman and UV/VIS/NIR spectroscopy are employed as characterization techniques, while the photoelectrochemical performances are investigated in collaboration with the Laboratory of Catalysis and Catalytic Process (LCCP), by monitoring the photocurrent produced under solar illumination in a three-electrode cell. A correlation between structural, morphological, optical properties and PEC behaviour is found. The best performances are associated with the sample prepared at 5Pa of Ar/O2 and annealed in air followed by hydrogen treatment at 500°C. However, this work represents only a preliminary and exploratory study. Further developments consist in the understanding of the physical/chemical mechanisms involved in the hydrogenation process at the atomic scale

    Hydrogen-treated hierarchical titanium oxide nanostructures for photoelectrochemical water splitting

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    Hierarchical titanium oxide nanostructures were synthesized by Pulsed Laser Deposition (PLD) and investigated as photoanodes for photoelectrochemical water splitting. An explorative combined approach to enhance TiO2 performance was based, on the one hand, on the employment of hydrogenation treatments with the aim of improving quantum efficiency and extending light absorption to the visible range; on the other hand, on the optimization of morphology and structure, to increase light harvesting and charge separation/transport. This approach was pursued by depositing at a fixed background pressure with variable oxygen content (to control the growth morphology and structure) and by annealing in a Ar/H2 mixture (in substitution of or in combination with air annealing), in order to induce crystallization to the anatase structure and reduction/hydrogenation of the material. Morphology, structure and optical properties were investigated by SEM, Raman spectroscopy, X-ray diffraction and UV–visible-IR spectroscopy. An optical absorption tail towards the visible range appeared after Ar/H2 annealing, without any significant modification of the nanoscale structure after the different thermal treatments. Photocurrent measurements under solar simulator illumination showed a noteworthy increase of photoresponse for Ar/O2-deposited samples with air annealing followed by Ar/H2 annealing. These findings can be ascribed to the combination between an improved charge transport of TiO2 deposited in low-O2 atmosphere and a hydrogenation effect on the nanostructures surface layers, leading to improved quantum efficiency

    Green Airport Design Evaluation (GrADE) – Methods and Tools Improving Infrastructure Planning

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    AbstractAviation plays a significant role in modern socio-economies, providing connectivity and accessibility, and facilitating commerce. Airports are critical nodes in the air transport system and of the territory connectivity as well. Along with the growth of airport infrastructures, airport-related business, commercial, residential and spatial development takes place in the airport surroundings connected by surface transport infrastructure. Airports no longer simply comprise aviation related functionalities (e.g. passenger, cargo, and aircraft handling facilities), they have evolved to include shopping and hotel complexes, conference facilities, as well as industrial zones, logistic centres and inter-modal public transport hubs. Concepts such as “aerotropolis”, “airport city”, “airport corridor”, “airport region”, and so on, have emerged to denote even more the dramatic structural and operational evolution on the airport site and in the immediate surroundings. These developments have spatial implications on various levels and scales.Europe faces a particular challenge in respect of its airport infrastructure network because of limited capacity that prevents aviation responding to demand when it arises and the difficulty of securing planning approval for airport infrastructure development. This is due to the dense urbanisation of the continent, the complex system of rules and planning regulations that have arisen as a result and opposition from local residents and their politicians to airport growth. The ability to deliver further airport growth and development into infrastructure design integrated with the urban planning will therefore be a major sustainability challenge for the future. A strategic and integrated approach to define the airport infrastructure design complying with the specific sustainability requirements is needed. The aim of the paper is to illustrate the results of a doctoral research focused on the development of a framework for the sustainability performance-based evaluation of airport project design and technological strategies to enhance the environmental capacity of the infrastructure during its life cycle.Environmental and operational capacity can be maximised through a long-term planning ensuring an effective environmental management that compensates for growth through the introduction of eco-efficient infrastructure, technological, and operating strategies. The proposed research defines specific methods and tools enabling both design project control and sustainability appraisal. The methodological approach follows a systematic process analysis, linked to modelling studies and the development of sustainability indicators that inform a site wide approach to the design of airport infrastructure.The objectives is achieved through the definition, analysis and assessment of the solutions for environmental capacity and sustainable airport-network development through in-depth study of the impacts arising from airport operations and infrastructure. The project aims at developing a framework for governance to manage and enhance the investments for the infrastructure development by cross-evaluating all the aspects affecting the project design decision process.The Green Airport Design Evaluation (GrADE) method and its respective tools will contribute in achieving the goal of sustainable development of airport infrastructure providing a methodological framework to measure and monitor environmental performance and creating new opportunities for the aviation regulatory organisations and airport owners to define business model and strategies to enhance sustainable airport infrastructure design within the regional transport network

    The role of rectal hyposensitivity in the development of functional hindgut disorders: clinical significance and pathophysiology

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    The copyright of this thesis rests with the author and no quotation from it or information derived from it may be published without the prior written consent of the authorBackground Rectal hyposensitivity (RH) is associated with functional hindgut disorders. It is hypothesized to involve afferent pathway dysfunction. However, little is known regarding its clinical impact. Aims To assess whether RH is: • clinically important and associated with specific symptoms; • secondary to afferent neuronal dysfunction; and • primarily a pelvic abnormality. Methods Epidemiological studies were conducted: (1) a case-controlled study stratified by sensory status, assessing symptoms of constipation and incontinence, health status and quality of life; (2) an observational study exploring RH in faecal incontinence in men; (3) an observational study examining the impact of RH on defaecatory urge. Pathophysiological studies were also conducted: (1) transmission of visceral sensory information was evaluated using rectal evoked potentials;(2) somatic sensory function and visceral efferent function were examined in patients with and without RH. Results RH is associated with constipation. Patients with RH have more severe symptoms and worse health status and quality of life. Constipated patients report altered defaecatory urge compared to controls, most notably in those with RH. RH is associated with concurrent constipation and evacuatory dysfunction in males with incontinence. Patients with RH have delayed evoked potential latencies, without alteration of cortical activation. A proportion have elevated somatic sensory thresholds although efferent function is similar between groups. Conclusions 1. In patients with constipation, those with RH have a worse clinical phenotype, with poorer health status and quality of life. Patients with constipation, (particularly those with RH), have alteration of defaecatory urge. 2. RH and constipation may contribute to incontinence in males where sphincter dysfunction is less important. 3. RH is associated with delayed afferent transmission indicating primary afferent pathway dysfunction. In a proportion, reflecting a possible generalised sensory neuropathy. These studies confirm that intact rectal sensation is fundamental to normal hindgut function. Impaired visceral sensation is thus an important therapeutic target
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