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    Processi di integrazione delle città nel Regno: il comune di Sassari nel Trecento

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    Il saggio affronta il complesso rapporto tra le realtà urbane della Sardegna e la monarchia tra XIV e XV secolo. L’avvento del regno per le città dell’isola segna l’introduzione del modello di governo municipale, esteso ai centri urbani con marcate differenze dettate dalle modalità di inserimento nella compagine catalano-aragonese. Nel caso di Sassari si trattò di un processo tormentato, segnato dalla difficoltà di dialogo della tradizione normativa comunale con il nuovo impianto istituzionale. Seguendo gli sviluppi politici e sociali della città sono delineate le forme di controllo giuridico-istituzionale dispiegate dalla Corona per inquadrare la città nel regno e le sperimentazioni dei ceti dirigenti locali per la definizione del proprio ruolo. Lo stretto nesso tra feudalità e città, inscindibile dalla struttura sociale ed economica cittadina, nel corso del XV secolo orienta l’ancoraggio delle oligarchie sassaresi al territorio e all’acquisizione delle leve che assicurano la piena partecipazione alle scelte politiche e all’amministrazione delle risorse locali. L’esempio di Sassari contribuisce a ricollocare le città dell’isola tra gli attori dei processi di costruzione del regno e costituisce un tassello che amplia i percorsi di integrazione nel complesso sistema politico della monarchia catalano-aragonese

    Il regno di Napoli nel Mediterraneo del Trecento

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    La storiografia ha tradizionalmente attribuito un ruolo marginale alle attività degli operatori commerciali campani nel sistema degli scambi del tardo medioevo, tanto da far ipotizzare una debolezza strutturale della flotta e la dipendenza dei trasporti dalla marineria straniera. Gli studi, condizionati dalle fonti utilizzate, si erano focalizzati sull’organizzazione del grande commercio, il livello più alto della circolazione mercantile, imperniato sullo scalo di Napoli e sugli uomini d’affari delle città italiane, segnatamente toscani. In ombra rimaneva il ruolo dei mercanti e degli armatori campani le cui attività, per un cinquantennio sono ricostruibili attraverso le fonti fiscali cagliaritane. Da una prospettiva eccentrica, l’osservatorio sardo intercetta le intense attività dei campani nell’area tirrenica e apporta nuovi dati che ricompongono le reti di relazioni, i profili economici e i settori di investimento dei gruppi protagonisti di queste intense attività. Il quadro restituisce le funzioni disimpegnate dai diversi scali del regno, in relazione a Napoli e nel Mezzogiorno, oltre che la consistenza e la struttura della flotta. Emerge la fitta rete di rotte che innerva e alimenta le arterie del commercio a lunga distanza e costituisce il circuito intermedio su cui viaggia la domanda di quei beni di massa destinati ai consumi dei ceti medi, allargati dopo la crisi trecentesca, di cui i campani nel Tirreno disimpegnano una larga quota della commercializzazione, oltre che della distribuzione per conto degli operatori del Mezzogiorno e di numerosi toscani e di altra nazionalità impegnati su questi itinerari a medio raggio
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