814 research outputs found

    Metodologie e risultati geobotanici nell’ambito del progetto Providune

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    Nell’ambito del progetto Providune il Centro Conservazione Biodiversità (CCB) ha avuto la responsabilità scientifica per le azioni di carattere botanico, nello specifico per quelle preparatorie A (A1, A3 e A5) e di conservazione C (C2a, C2b). In particolare,l’azione A1ha avuto lo scopo di rilevare la flora e la vegetazione dei siti individuati dal progetto. L’azione A3 ha prodotto una cartografia di dettaglio degli habitate dei tipi vegetazionali, tramiteil rilevamento in campo finalizzato alla verifica delle ortofoto. I risultati di queste azioni sono stati illustrati in un lavoro presentato ad un congresso internazionale (Pinna et al. 2010). Infine, l'azione A5 ha avuto come obiettivi la valutazione quali-quantitativa degli impatti sul sistema ambientale e sugli habitat, realizzata attraverso l’individuazione dei fattori di pressione, delle minacce e delle criticità. Le azioni di conservazione C hanno previstola conservazione ex situdelle specie vegetali caratteristiche degli habitat dunali(azione C2a) e quellain situ delle specie strutturali degli habitat (azione C2b). Gli obiettivi dell’azione C2a sono stati la raccolta e la conservazione del germoplasma di almeno 20 specie caratteristiche della vegetazione dunale costiera nelle province di Cagliari, Matera e Caserta, e l’individuazione di protocolli efficaci di germinazione per 10 specie chiave finalizzati alla loro successiva moltiplicazione in vivaio.Per tale azione, oltre ai siti previsti dal progettonellaprovincia di Cagliari, sono stati selezionatialtri due SIC della Sardegna meridionale(IsCompinxius–Campodunale di Buggerru-Portixeddu e da Piscinas a RiuScivu) allo scopo di effettuare una comparazione tra aree a differenti gradi di pressione antropica.Sono state raccolte complessivamente 139accessioni corrispondenti a 52 taxa, tutte conservate nelle strutture della Banca del Germoplasma della Sardegna (BG-SAR), alle temperature di -25°C (collezione di base) e +5°C (collezione attiva).Sulla base delle specie raccolte e in funzione della loro importanza in termini conservazionistici, sono stati selezionati 12 taxa[Ammophila arenaria (L.) Link subsp. australis (Mabille) Laínz, Anthemismaritima L., Cistussalviifolius L., Crucianellamaritima L., Elymusfarctus (Viv.) Runemark ex Melderissubsp. farctus, Eryngiummaritimum L., JuncusmaritimusLam., JuncussubulatusForssk., Juniperus macrocarpa Sm., Juniperusphoenicea L. subsp. turbinata (Guss.) Nyman, Pancratiummaritimum L. ePistacialentiscus L.] sui quali sono state effettuate prove sperimentali di germinazione, volte a definire i protocolli sperimentali utili alla moltiplicazione da parte delle strutture vivaistiche.Con il germoplasma raccolto nei siti della provincia di Cagliari, sono statiinoltre realizzatistudi dimaggior dettaglio relativi allagerminazione della specie J. macrocarpae all’analisi morfometrica dei semi, ottenuta comparando le diverse specie del genere Juniperus presenti nel Mediterraneo occidentale(Pinna et al. 2014a, b). Nell’ambito dell’azione C2b,per valutare la qualità e lo stato di conservazione delle formazioni costiere a ginepro, nei siti della Provincia di Cagliari e della Sardegna meridionale, sono stati monitorati44quadrati permanenti (1x1 m)per lo studio sull’emergenza, sopravvivenza e mortalità delle plantule diJ. macrocarpa, mentre per l’analisi della dinamica dell’habitat 2250* è stato realizzatoil monitoraggio di 12 quadrati permanenti (15x5 m).L’azione C2b ha previsto inoltre un progetto pilota per la costituzione di due micro-riserve atte alla conservazione dell’habitat 2250*. Infine,è stato realizzato un progetto pilota sperimentale di reintroduzione in situ di germoplasma autoctono per le popolazioni delle specie strutturali (P.maritimum, P. lentiscus e J. macrocarpa),in tutte le areed'intervento,con lo scopo di contribuire al rinforzo delle popolazioni, contenere la frammentazione degli habitat e assicurarne la funzionalità ecologica. I risultati dei monitoraggi sull’emergenza, sopravvivenza e mortalità delle plantule diJ. macrocarpasono stati oggetto di una recente pubblicazione (Pinna et al.2014c), mentre i risultati relativi ai monitoraggi dei quadrati 15x5 m sono stati illustrati in convegni (Pinna et al. 2012) e sono in fase di pubblicazione (Pinna et al. sottomesso). Relativamente al progetto pilota di reintroduzione delle specie strutturali dell’habitat 2250*,sono stati monitorati gli effetti della reintroduzione delle tre speciein 40 gruppi d’innesco e in 12 quadrati permanenti. I risultati preliminari hanno dimostrato l’efficacia dei nuclei di innesco e della reintroduzione. In particolare, la specie P.maritimumsi è dimostrata idonea per poter essere impiegata in futuri interventi di recupero e ripristino di tutte le aree costiere del bacino Mediterraneo

    Innovazione, motivazione e autoefficacia: il caso dell’Ospedale Microcitemico

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    Il tema dell'innovazione ha interessato per lungo tempo e continua a suscitare l'attenzione di studiosi appartenenti a campi disciplinari diversi. In un contesto come quello attuale, in costante mutamento ed estremamente instabile, l'innovazione diventa un imperativo per le organizzazioni sia pubbliche che private. La problematica relatica al come innovare all'interno delle organizzazioni, passa attraverso l'analisi del ruolo svolto dai soggetti che direttamente, continuamente e sistematicamente sono coinvolti nell'organizzazione come attori dei processi di innovazione

    Expression of dyskinetic movements and turning behaviour in subchronic L-DOPA 6-hydroxydopamine-treated rats is influenced by the testing environment

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    Sensitisation in contralateral turning behaviour and induction of abnormal involuntary movements (AIMs) after subchronic intermittent L-DOPA were compared for their predictive validity as model of parkinsonian dyskinetic movements. L-DOPA treatment produced sensitisation in turning behaviour in 6-hydroxydopamine-lesioned rats, when animals were evaluated in hemispherical bowls but not in cages. In contrast, sensitisation in AIMs was obtained both in hemispherical bowls and cages. Results provide evidence that the choice of the environment used in evaluation of AIMs and turning behaviour is of crucial importance

    Initial constraints in seedling dynamics of Juniperus macrocarpa Sm.

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    The micro-forests dominated by Juniperus macrocarpa inhabiting coastal dunes in the Mediterranean Basin are European priority habitats. Their conservation is hindered by both anthropic and natural causes, although the regeneration problems for J. macrocarpa are still poorly understood. In this study, several factors influencing emergence and mortality of J. macrocarpa seedlings were investigated. For this purpose, permanent plots were placed in coastal dunes of Sardinia (Italy) and periodically monitored to record seedling parameters (emergence, survival and growth), as well as several biotic and abiotic variables (solar radiation, tree cover, herbaceous plus scrub cover, number of female cones on the soil and number of herbivory traces). Linear mixed models were fitted to test the effects of several types of explanatory variables on seedling dynamics. A total of 536 seedlings were marked, most of which emerged in winter. The microhabitat was the most important factor in models explaining emergence, with the number of emerged seedlings decreasing with solar radiation. Survival was very low, reaching the highest mortality percentage in the first summer. Herbivory and location in open interspaces had significant negative effects on seedling survival. In conclusion, the recruitment of J. macrocarpa is highly limited in the initial life cycle phases, with microhabitat and herbivory constraints influencing seedling dynamics. The identification of critical stages in the recruitment process of J. macrocarpa, together with factors influencing them, suggests some implication for management as well the hypotheses for future studies about conservation and recovery of the J. macrocarpa habitat

    La formazione per il cambiamento

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    Da sempre la scuola è luogo di tras-form-azione, che va al di là della formazione degli stessi allievi poiché la scuola stessa trasformandosi induce cambiamenti anche negli stessi docenti. Appare evidente che, parallelamente alla “formazione continua”, il processo di tras-formazione continua investe prepotentemente il luogo principe in cui ad essa si dà azione: la scuola. Anche la scuola, al pari di ogni altra organizzazione, è un’entità complessa il cui efficace ed efficiente funzionamento dipende dalla qualità delle relazioni tra vari elementi (individui, gruppi, strutture, tecnologie, informazioni) interdipendenti, in modo ripetuto nel tempo (Franco, De Simone, 2011). Ne consegue che la qualità del risultato dipenderà dalle modalità di funzionamento del sistema complessivo che subisce e crea cambiamenti (Sangiorgi, 2007). Analisi teoriche ed esperienze concrete dimostrano che esistono fattori critici di insuccesso con valore universale che possono ostacolare l’accettazione, la collaborazione e lo sforzo comune per l’esito positivo di un cambiamento organizzativo. Tra questi la letteratura in tema di change management individua nel concetto di stress uno dei fattori fondamentali ostacolante i programmi di cambiamento e sviluppo. Lo stress è la reazione avversa ad eccessive pressioni tali per cui l’individuo non si sente in grado di corrispondere alle richieste o aspettative in lui riposte. A tutto ciò va poi aggiunto il fatto che gli insegnanti sono inseriti in una complessa rete di relazioni e richieste di ruolo davvero difficile da gestire e che spesso travalicano il ruolo di insegnante (che diviene una commistione tra docente-padre/madre-mediatore-educatore). Poiché esso non può essere eliminato diventa essenziale comprenderne i meccanismi, le dinamiche e i modi in cui può essere gestito e moderato (Kreitner, Kinicki, 2004) intervenendo sulle competenze e professionalità delle persone, aumentandole o potenziandole attraverso specifici corsi e percorsi di sviluppo e cambiamento (Favretto, 1994). Tuttavia, a seconda della portata ed estensione del suo contenuto, il cambiamento provoca resistenze che tendono ad assumere una maggiore significatività laddove si intraprendono iniziative di più ampia portata e che possono essere superate ricorrendo a strategie e strumenti diversi (De Vita, Mercurio, Testa, 2007). Per il buon esito sono quindi cruciali il contenuto e la modalità di erogazione della formazione

    Pinna

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