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Disabilità e rispetto: educare lo sguardo
This chapter addresses the topic of disability in the workplace, advocating for a shift in perspective that challenges stereotypes, benevolent biases, and mechanisms of exclusion. Drawing on real-life cases and workers' narratives, it reveals how various forms of disrespect—ranging from explicit aggression to unintentional ignorance—still persist. The text emphasizes the need for an organizational culture based on listening, reasonable accommodation, and personal empowerment. The WHO's ICF model is highlighted for its view of disability as an interaction between individual and environment. “Training-through-listening” is proposed as a key tool to foster inclusion, well-being, and professional development.Il contributo affronta il tema della disabilità nei contesti lavorativi, proponendo un cambiamento di sguardo capace di superare stereotipi, bias paternalistici e dinamiche di esclusione. Attraverso l'analisi di casi concreti e delle narrazioni dei lavoratori con disabilità, il testo evidenzia quanto siano ancora diffuse forme di mancato rispetto – dall’aggressività esplicita all’ignoranza inconsapevole – e sottolinea l’importanza di una cultura organizzativa fondata sull’ascolto, sull’adozione di accomodamenti ragionevoli e sull’empowerment delle persone. Viene valorizzato l’approccio dell’ICF dell’OMS, che definisce la disabilità come risultato dell’interazione tra persona e ambiente. La formazione-ascolto viene proposta come dispositivo centrale per favorire inclusione, benessere e sviluppo
Consapevolezza e rispetto fra le culture
Il saggio esplora il tema del rispetto tra culture nel contesto del lavoro e della formazione. A partire da una critica al multiculturalismo e alle sue derive identitarie o assimilazioniste, gli autori propongono una prospettiva che riconosce la pluralità culturale come un dato costitutivo della realtà sociale e come una risorsa. Viene sottolineato il ruolo della formazione nel generare spazi riflessivi e relazionali dove il rispetto possa manifestarsi come pratica concreta e trasformativa. L’approccio adottato integra pedagogia interculturale, educazione all’ascolto e cultura organizzativa, mostrando come il rispetto tra culture non possa essere ridotto a tolleranza passiva, ma richieda processi attivi di riconoscimento, interazione e co-costruzione.This essay explores the issue of respect between cultures within work and training environments. Starting from a critique of multiculturalism and its identity-based or assimilationist drifts, the authors propose a perspective that sees cultural plurality as a constitutive feature of social life and as a resource. The role of training is highlighted as key to fostering reflective and relational spaces where respect can be practiced as a concrete and transformative act. The approach combines intercultural pedagogy, listening education, and organizational culture, emphasizing that respect among cultures cannot be reduced to passive tolerance but must involve active processes of recognition, interaction, and co-construction
Pedagogia del rispetto tra adulti
Il capitolo esplora le possibilità e le condizioni per educare al rispetto tra adulti, superando la diffusa percezione che l’educazione sia riservata all’infanzia. Dopo aver criticato la riduzione dell’educazione al solo apprendimento (learning), l’autore valorizza l’educazione come processo relazionale e situato, capace di coinvolgere contesti reali e significativi. L’educazione al rispetto è intesa come educazione a “vedere” l’altro: un gesto attivo, empatico, non riducibile a semplice tolleranza o remissività. Il capitolo propone strumenti teorici e operativi – come l’apprendimento situato, il tutoring tra pari e l’analisi CHAT – per promuovere comportamenti rispettosi nei contesti organizzativi. L’obiettivo è contribuire alla trasformazione culturale delle organizzazioni, rendendole ambienti in cui il rispetto possa essere appreso, praticato e generato.This chapter investigates the possibility and conditions for educating adults to respect, challenging the widespread idea that education is limited to childhood. The author critiques the reduction of education to mere learning, emphasizing instead the relational and situated nature of education, rooted in real and meaningful contexts. Respect is presented as an active, empathic stance—beyond mere tolerance or submissiveness—anchored in the ability to see and recognize others. Drawing on concepts such as situated learning, peer tutoring, and the CHAT framework, the chapter provides both theoretical insight and operational tools to foster respectful behavior within organizations. Ultimately, it promotes a cultural shift toward respectful, inclusive workplaces where learning and education are integrated into daily practices
Bucket thinking: the future framework for evolutionary explanation
The hierarchical interplay between ecology and genealogy is a fundamental ingredient for the most compelling current explanations in evolutionary biology. Yet philosophy of biology has hardly welcomed a classic fundamental intuition by palaeontologist Niles Eldredge, i.e. the non-coincidence and interrelation between ecology and genealogy, and their interaction in a Sloshing Bucket fashion. Hierarchy Theory and the Sloshing Bucket need to be made precise, developed and updated in light of an explosion of new discoveries and fields and philosophical issues. They also suggests re-thinking concepts such as natural selection, species, and speciation that have always been part of evolutionary theory
Premessa al saggio di Susan Oyama
La premessa al saggio di Susan Oyama introduce i fondamenti della Developmental Systems Theory (DST), una prospettiva che sfida le dicotomie tradizionali tra innato e acquisito, natura e cultura, organismo e ambiente. Oyama propone un modello interazionista e costruttivista in cui lo sviluppo e l’evoluzione sono processi emergenti da sistemi complessi e dinamici. Rifiutando il riduzionismo genocentrico, la DST ridefinisce concetti chiave come eredità, soggettività e agentività, offrendo una visione della natura e della conoscenza come co-costruite, contingenti e profondamente situate. Il testo sollecita una riflessione critica sul linguaggio con cui descriviamo la vita, sottolineando l’urgenza di superare i dualismi radicati nelle scienze della vita e della mente
Premessa al saggio di Luca Cavalli-Sforza
Luigi Luca Cavalli Sforza, genetista di fama mondiale e professore emerito a Stanford, ha integrato la genetica delle popolazioni umane con dati storico-culturali, in particolare linguistici. Nel suo nuovo progetto "L’evoluzione della cultura", delinea un progetto di ricerca sulla storia culturale italiana. Cavalli Sforza distingue nettamente l'evoluzione culturale da quella genetica: la cultura, trasmessa tramite linguaggio e imitazione, evolve secondo regole proprie, autonome rispetto ai meccanismi genetici. Pur esistendo vincoli reciproci tra biologia e cultura, come l’impatto delle cure mediche sulle malattie genetiche o la selezione naturale su pratiche culturali dannose, il modello di Cavalli Sforza si discosta dalle teorie riduzioniste della psicologia evoluzionista e dalla "memetica". L’approccio privilegia la concretezza storica delle popolazioni e mira a una convergenza interdisciplinare che unisca genetica, archeologia, linguistica e storia
Premessa al saggio di Ian Tattersall
La premessa al saggio di Ian Tattersall introduce una visione rivoluzionaria dell’evoluzione umana, fondata sull’ipotesi degli equilibri punteggiati. Contrariamente all’idea tradizionale di una linea unica e graduale, Tattersall propone un “cespuglio” evolutivo composto da molteplici specie ominidi, spesso contemporanee e geograficamente distribuite. Questa prospettiva, che riconosce l’emergenza improvvisa e combinata di tratti distintivi come il linguaggio e il pensiero simbolico, contrasta con le spiegazioni gradualiste della sociobiologia e della psicologia evoluzionista, e apre nuove domande sul significato e l’origine della nostra umanità
Esercizi di conoscenza e altre connessioni tra teoria dell'evoluzione e ricerca epistemologica
Questo capitolo propone un originale esercizio epistemologico, nato dall’interazione tra teoria dell’evoluzione e ricerca sulla conoscenza. Attraverso un esperimento didattico – l’“esperimento dei sette pesci” – l’autore indaga come gli osservatori costruiscano ipotesi evolutive e, nel farlo, svela gli schemi conoscitivi impliciti che guidano la percezione, l’interpretazione e l’organizzazione della realtà. Il testo mette in luce la resilienza di tali schemi, mostrando come spesso essi derivino da apprendimenti culturali e storici più che da dati oggettivi, e come orientino profondamente l’attività conoscitiva. In un dialogo costante con l’epistemologia genetica di Piaget, l’ecologia della mente di Bateson e l’approccio sistemico, il capitolo esplora i diversi livelli di apprendimento e propone una visione della conoscenza come processo complesso, situato, storico e relazionale. Il pluralismo evolutivo, inteso come capacità di muoversi tra rappresentazioni e discipline diverse, emerge come competenza chiave per affrontare la complessità del reale. L’esperimento didattico si configura così come uno strumento di consapevolezza e formazione epistemologica, capace di sollecitare una riflessione profonda sul nostro modo di conoscere
Competenza e metodologia umoristica
un’osservazione più accurata delle funzioni esercitate
dallo humour e delle motivazioni che lo sostengono permette di
rilevare stimolanti rifessioni sia sul suo impiego sia sui suoi possibili
effetti nei contesti socioeducativi
La competenza narrativa
Mettere in parola i saperi professionali è da sempre una questione
non semplice per i professionisti dell’educazione. Si tratta di fare
emergere “lo spessore dell’attività”, la cui quotidianità coniugata
con l’imprevedibilità rendono diffcile la rilevazione della compe tenza specifca
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