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    Cormac McCarthy: saggi a margine del canone

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    Attraverso capolavori oscuri come Blood Meridian, or The Evening Redness in the West e Suttree, e romanzi di grande successo quali All the Pretty Horses, No Country for Old Men e The Road, Cormac McCarthy si è imposto come una delle voci più importanti della letteratura americana contemporanea. Ormai canonizzato in patria anche grazie alla mediazione di Harold Bloom (che lo ha inserito nella rosa dei più grandi scrittori viventi), McCarthy resta ancora relativamente poco studiato nel nostro paese. La critica statunitense, così come quella del nostro paese, mostra un notevole squilibrio tra i saggi dedicati ai lavori più noti e quelli focalizzati invece sulla prima stagione dell’autore (il cosiddetto Tennessee Period) o sulle sue opere meno lette e studiate. In questo libro, Giulio Segato e Marco Petrelli hanno scelto di dedicarsi a quelle che definiscono “province” dell’autore, ovvero tanto alle opere meno frequentate da critica e pubblico, quanto a prospettive critiche liminali o inedite sui romanzi più attestati. Opere e approcci trascurati, quindi, ma nient’affatto secondari. La volontà di Cormac McCarthy: saggi a margine del canone è infatti quella di dimostrare come la produzione periferica dell’autore, oltre a possedere un valore letterario certamente paragonabile a quello delle opere centrali, sia in grado di gettare su queste ultime una luce nuova e stimolante. Del resto, uno sguardo che si ponga idealmente sulla frontiera è intuitivamente adatto all’analisi di uno scrittore che dell’eccentricità ha fatto un tratto stilistico e poetico fondamentale e immediatamente riconoscibile. Attraverso lo studio dei racconti giovanili (e inediti in Italia) Wake for Susan e A Drowning Incident, delle opere teatrali The Stonemason e The Sunset Limited, della sceneggiatura per la televisione The Gardener’s Son; e tramite le riletture di classici quali Blood Meridian e No Country for Old Men, analizzati da punti di vista inusuali, Petrelli e Segato riaprono il dibattito critico su Cormac McCarthy conducendolo su territori largamente inesplorati

    Introduzione

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    La maggior parte dei saggi in questo libro riprende gli interventi presentati al seminario «A Child of God Much Like Yourself Perhaps»: Cinquant’anni di Cormac McCarthy, svoltosi presso la sede bresciana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore il 10 dicembre 2015

    A Man of Honor. Note sulle origini dell'eroe del romanzo poliziesco americano

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    Questo articolo vuole indagare quali sono le origini dell’eroe del romanzo poliziesco hard-boiled. È possibile individuarne le prime tracce nei romanzi di frontiera che James Fenimore Cooper iniziò a pubblicare a partire dal 1823 con The Pioneer e in cui fa la sua prima apparizione Natty Bumppo, il vero archetipo del detective hard-boiled. Il secondo autore decisivo per lo sviluppo dell’eroe è uno scrittore di scarso valore letterario ma molto importante dal punto di vista storico-culturale. Allan Pinkerton, infatti, in alcuni racconti basati sulle sue reali esperienze investigative aveva inventato la figura del detective moralmente integro, cioè mai coinvolto con le attività dei criminali. Infine, nei dime novels, i romanzi di letteratura popolare della seconda metà dell’Ottocento, si registrano cambiamenti che influenzeranno i primi grandi romanzi polizieschi hard-boiled. I protagonisti non sono più cowboy o scout ma detective, che tuttavia mantengono alcune abilità tipiche dei cowboy, nonostante le storie ora siano ambientate nelle città e non più nei territori di confine tra Stati Uniti e Messico

    Una commedia americana. Temi, innovazione e religione nell'opera di Elmore Leonard

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    Una delle espressioni predilette da critici e recensori che abbiano per le mani un testo di Leonard è “il Dickens of Detroit”. Un epiteto la cui origine viene spesso ricondotta a J. D. Reed, autore di in un articolo apparso sul “Time” e intitolato appunto A Dickens From Detroit. In realtà, il titolo fu deciso da un caporedattore della rivista americana che non aveva una gran dimestichezza con i romanzi di Leonard. Non sorprende, dunque, che l’espressione adottata, per quanto suggestiva e accattivante, sia piuttosto ingannevole. Restando nell’Ottocento, però, c’è un altro scrittore che mi sembra più ragionevole accostare a Leonard, benché appartenga a una diversa tradizione letteraria: Honoré de Balzac con la sua Comédie humaine. Balzac, attraverso l’insieme delle opere che vanno a formare la Comédie, intendeva comporre un mosaico della società francese del proprio tempo, illustrandone tutte le figure, anche le più marginali, e mostrando l’uomo e la donna in tutte le trasformazioni morali del loro carattere. Questa sintesi, pur sommaria, potrebbe descrivere con buona accuratezza anche l’opera di Leonard. È pacifico che sussistano non poche difformità, come è inevitabile nel proporre la suggestione di un confronto fra autori il cui rispettivo contesto è radicalmente diverso, anzitutto in termini storici. Eppure, anche i quarantaquattro romanzi pubblicati da Leonard possono essere letti come un’unica grande narrazione – una Commedia americana! – che vuole seguire il groviglio di esistenze lungo le strade della provincia statunitense, attraverso gli occhi di detective disorientati e killer immaturi e ridicoli. Questo perché, come in Balzac, ogni romanzo di Leonard è plurale, contiene cioè molteplici storie che si intrecciano e in cui ricorrono personaggi che sembrano scomparire nel nulla per poi riemergere a distanza di molti ann

    Dien Cai Dau

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