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Imparare dal manicomio: parco Basaglia come laboratorio di progetto
Nel lavorare sul parco Basaglia all’interno di un corso universitario, si è ritenuto che progettare la sua restituzione alla città richiedesse, oltre all’individuazione necessaria di usi, materie e forme compatibili, soprattutto di ricostruirne la lezione. La restituzione così intesa comporta un’attività quasi rabdomantica di rintracciare le correnti di vita sommerse in questo luogo silente per riattingere al giacimento di pensiero critico che rappresenta. Il tema dell’identità e delle sue implicazioni spaziali, conduce, in architettura, a una riflessione sul limite e sulla sua ambivalenza, di cui il parco è un esempio emblematico
Riparare, tra confine e follia
Partendo dal doppio significato che il verbo riparare ha in italiano, aggiustare e proteggere, si mettono a confronto l’architettura, che da sempre ha il compito primario di offrire un rifugio e che oggi si propone di riaggiustare preesistenze e tessuti urbani riportandoli alla funzionalità, e la psichiatria, che nella sua storia ha preteso di riparare la mente del folle, proteggendo lui, e al tempo stesso la società, attraverso l’internamento. Il confronto tra architettura e psichiatria è utile se si intendono progettare interventi di riuso in un ex manicomio, ma diventa indispensabile se il manicomio in questione è quello in cui, nel 1961, nasce la rivoluzione della psichiatria italiana, che porterà al riconoscimento dei diritti delle persone con disturbi mentali e, con la legge Basaglia del 1978, alla messa “fuori legge” di una tipologia architettonica, quella dell’ospedale psichiatrico, divenuta simbolo della negazione di quei diritti. La storia di questo ospedale, marginale e al tempo stesso sempre al centro di travagliati incroci e spostamenti di confini, governi, identità e lingue, ne fa un luogo emblematico per il contemporaneo. In questa sua complessità è stato proposto alla riflessione di più saperi e di diverse pratiche progettuali
Architettura e salute. Abitare i luoghi della cura.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia o infermità”. La definizione porta con sé l’idea che la salute non sia uno stato immutabile, bensì una condizione dinamica di equilibrio fondata sulla capacità del soggetto di interagire in modo positivo con l’ambiente che lo circonda. Questa definizione può sembrare, con gli occhi dell’uomo contemporaneo, la più ovvia. Tuttavia, bisogna dare atto che il riconoscimento del concetto di salute, espresso in queste poche righe, sia il frutto di un processo di assimilazione molto più ampio di quello che sembra.
Nel corso della storia le dottrine mediche hanno elaborato differenti soluzioni a questioni riguardanti la salute. Tra queste, alcune hanno interessato il mondo dello spazio costruito con risultati non sempre totalmente efficaci. Le contingenze dettate dalla assenza di caratteri scientifici nella disciplina medica hanno così portato le società alla risoluzione di problemi sanitari attraverso una dimensione costruttiva.
Obiettivo principale di questa ricerca è quello di dimostrare l’esistenza di un nesso tra la forma costruita dello spazio ed il benessere fisico dell’individuo e di definirne la natura. Questo studio si propone inoltre di indagare l’evoluzione del rapporto tra lo spazio costruito ed il concetto di salute, al fine di cercare di descrivere ciò che questo rapporto è diventato nella contemporaneità. In particolare, l’interesse di questa ricerca è rivolto alla interpretazione del fenomeno dell’edilizia per la salute ed alla definizione di una chiave di lettura per questi spazi che possa costituirsi come un utile strumento al progetto dei nuovi luoghi della cura.
Per far questo, nel testo si presenteranno alcune definizioni paradigmatiche all’interno dell’ambito della sanità: ossia il concetto di cura, di benessere e quello di salute.
Successivamente, si passerà ad esaminare il rapporto tra lo spazio costruito e la cura, analizzando tre casi emblematici che hanno comportato la nascita di altrettanti paradigmi architettonici: la peste ed il lazzaretto, la tubercolosi e il sanatorio, la follia e il manicomio.
Nella seconda parte dell’elaborato si esaminerà l’orizzonte odierno, individuando, attraverso la ricognizione di fattori demografici, normativi e clinici, quali sono le nuove emergenze sanitarie: ossia l’invecchiamento della popolazione, le demenze senili e la malattia di Alzheimer.
Infine, nell’ultima parte, si procederà con la descrizione del fenomeno edilizio relativo alle residenze ed ai centri di assistenza per l’Alzheimer.
La metodologia di studio, si basa sulla ricognizione della realtà costruita e sulla selezione di casi studio che possano descrivere in maniera esaustiva i fenomeni. Il principale strumento che si utilizzerà sarà quello del ridisegno, effettuato principalmente attraverso la consultazione di fonti bibliografiche e archivistiche, che si dimostra una tappa necessaria allo studio comparativo degli edifici riportati.
La costruzione di quadri sinottici consentirà infatti di effettuare una comparazione omogenea tra le realtà costruite, e permetterà una chiara leggibilità delle parti costitutive individuate degli organismi edilizi.
L’analisi effettuata verrà condotta considerando lo stretto rapporto tra le componenti percettive e protesiche dello spazio in relazione alle differenti scale di rappresentazione: quella dell’inserimento territoriale, quella dell’organismo edilizio, quella degli elementi costitutivi. Il metodo di analisi che sarà applicato si basa sul ridisegno critico dei casi selezionati e sulla comparazione degli stessi riportati alla medesima scala di rappresentazione. In questo modo si cercherà di tradurre dalle forme alcune delle leggi morfologico-compositive del fenomeno edilizio al fine di costituire uno strumento utile alla lettura degli spazi ed alle successive applicazioni progettuali.The World Health Organization describes health as “a state of complete physical, mental and social well-being and not the mere absence of disease or infirmity”. From this point of view, the health is defined as a dynamic condition of equilibrium based on the person’s ability to interact positively with the environment around him rather than an immutable state. Despite this may seem the most obvious definition of health, through a contemporary view, this idea is the result of a much broader assimilation process.
Throughout history, medical doctrines have developed different solutions to health issues. Among these, some have affected the built space with results not always totally effective. The contingencies dictated by the absence of scientific approach to medical disciplines have led societies to resolve health problems through constructions.
The main aim of this research is to demonstrate the existence of a connection between the built form of space and the physical well-being of persons, and to define this nature. The study also aims to investigate the evolution of the relationship between built space and the concept of health, in order to try to describe what this relationship has become in the contemporary world.
In particular, the interest of this research is aimed at the interpretation of the phenomenon of construction for health and the codification of a reading key for these spaces that could constitute a useful tool for the design of new places of care.
In order to do this, the text will present some paradigmatic definitions within the field of healthcare: care, well-being and health.
Subsequently, it will examine the relationship between built space and care, analyzing three cases which led to the birth of architectural paradigms: the plague and the hospital, tuberculosis and the sanatorium, madness and the mental hospital.
In the second part of the text, today's horizon will be examined identifing new health emergencies, through the recognition of demographic, normative and clinical factors: aging of the population, senile dementia and Alzheimer's disease.
In the last part, the research will continue with the description of the building phenomenon relating to residences and care centers for Alzheimer's.
The study methodology is based on the recognition of the constructed reality and the selection of case studies that can comprehensively describe the phenomena.
To do this the main tool used will be that of redesign, carried out mainly through the consultation of bibliographic and archival sources, which proves to be a necessary step in the comparative study of the reported buildings.
The construction of synoptic tables will allow an homogeneous comparison between the built realities, and a clear readability of the identified constituent parts of the building organisms.
The analysis will be carried out considering the close relationship between the perceptive and prosthetic components of the space in relation to the different scales of representation: territorial insertion, building organism, constituent elements. The analysis method that will be applied is based on the critical redesign of the selected cases and on the comparison at the same scale of representation. In this way, the text will try to translate from the building shapes some of the morphological-compositional laws of the building phenomenon in order to constitute a useful tool for reading spaces and subsequent design applications
Rivelare e rigenerare. Simbolico iconico e figurativo in architettura
l simbolo, l’iconico, la figurazione caratterizzano
episodi dell’architettura molto lontani tra loro; ciò
che sembra accomunarli è la ricerca di strumenti per
riferirsi a saperi e domande che, per quanto rimossi,
come fiumi sotterranei accompagnano l’esperienza
umana e riaffiorano a cercare segni comunicativi:
le dimensioni del sacro, del mistero che lo
accompagna, dell’ancestrale, dell’originario.
La figura, l'icona, il simbolo rivivono come legame
dell’Architettura con questo sentire originario
Caratterizzazione mineralogica e petrografica di alcuni reperti litici provenienti dal sito archeologico di Monte Alburchia
Architetture pioniere. Forme e immagini per il mutamento della sensibilità estetica.
I caratteri del paesaggio raccontano la storia delle culture locali e delle loro incessanti trasformazioni. La loro evoluzione è caratterizzata da gesti e idee progettuali che spesso aspirano a divenire modelli pervasivi di riferimento per nuove sensibilità estetiche e nuove modalità dell’abitare il territorio. Tuttavia tali gesti possono rimanere isolati, frammenti di visioni e rappresentazioni che non conosceranno mai gli sviluppi auspicati. L’imma¬gine rimane tutto ciò che di tali progetti esisterà; ma grazie alla sua elaborazione e al suo divenire pubblica il progetto può iniziare comunque a vivere.
L’immagine è, infatti, il seme del progetto. Può trovare un immaginario fertile e germogliare, oppure può depositarsi e rimanere in attesa di condizioni propizie per la sua potenziale metamorfosi in realtà. Sebbene non realizzate e talvolta irrealizzabili, le architetture vivono attraverso le loro immagini che, nel divenire pubbliche, danno vita a circuiti di critiche, speculazioni, dibattiti non dissimili da quelli generati dagli edifici effettivamente realizzati. Sono, queste, le manifestazioni della lotta tra una realtà che resiste alla trasformazione, e un futuro che – attraverso le immagini del progetto – tenta di forzare l’equilibrio esistente e scardinare le sensibilità estetiche consolidate così che possano accogliere le ipotesi trasformative che le rappresentazioni ambiscono ad anticipare
Iconostasi: la forma e i segni. Dalla costruzione simbolica alla composizione architettonica in alcune opere di Le Corbusier
the mystery of colour for the young Le Corbusier, chromatic memories from voyage d'orient to maison blanche
Il bisogno di Le Corbusier di vincolare l’opera a principi di validità universale radicati nella cultura e nella storia, lo ha condotto a ricercare continue conferme nelle opere del passato.
Anche per questo la sua opera, pur nella sua eccezionalità, è emblematica della cultura occidentale per il lungo tratto che ne ha percorso.
Il rapporto con il colore è, in questo senso, paradigmatico.
Molta cultura occidentale ha combattuto l’inquietudine per il potere misterioso del colore, ha tentato di depotenziarne la minaccia, sminuendone il ruolo, relegando il colore al decorativo, al femminile, all’infantile o al primitivo.
Le Corbusier è stato attraversato sia dall’attrazione inebriata che dalla ripulsa quasi fobica per il colore, come le alterne e contraddittorie affermazioni in proposito dimostrano, cercando di risolvere questo dissidio elaborando quel complesso strumento di controllo che sono i Claviers de couleurs.
Si è cercato di ripercorrere alcuni momenti di questo intenso rapporto esaminando la casa in cui il giovane Jeanneret applica le memorie dei cromatismi descritti nei carnets del viaggio in Oriente, la Maison Blanche,
e poi la casa considerata “soglia” verso l’applicazione dei principi della nuova architettura, è la Maison La Roche. In entrambe l’esterno bianco racchiude elaborati esercizi di policromia architettonica
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