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In un unico mondo. Una lettura antropologica di John Searle
L'ontologia sociale di John R. Searle viene presa in analisi dal punto di vista dell'antropologia cultural
Sopravvivere in mondi inospitali
Nell’ultimo libro di Ulf Hannerz, Il mondo dell’antropologia, il futuro della disciplina
appare incerto, sia all’interno di un’accademia ormai dominata da molto discutibili
criteri di valutazione della ricerca, sia in una sfera pubblica nella quale l’antropologia
risulta meno forte e riconoscibile di un tempo. Preoccupazioni in qualche
misura analoghe si ritrovano nei contributi di alcuni autorevoli studiosi italiani, chiamando
in causa anche le peculiarita` di una comunita` scientifica nazionale qualche
volta accusata di provincialismo, e la complessita` dei rapporti fra Vo ̈lkerkunde e
Volkskunde. Ci si potrebbe chiedere se, per immaginare il futuro, sia sufficiente
richiamarsi allo strumento professionale dell’etnografia o a una presunta attitudine
cosmopolita della disciplina. E se il lavorio teorico intorno alla nozione di cultura
non si riveli importante anche per comunicare all’esterno della comunita` degli specialisti.In his most recent book, Anthropology’s World, Ulf Hannerz pointed to the uncertain
future of the discipline, in both an academic world affected by questionable
research evaluation criteria, and a public sphere where anthropology’s voice seems
feeble and less recognisable than before. We find similar concerns in some essays
by eminent Italian scholars, referring also to the peculiarities of a national scientific
community sometimes on charge of being too parochial, and to the relations between
Vo ̈ lkerkunde and Volkskunde. We may wonder whether could be sufficient, looking
forward to anthropology’s future, to refer to ethnographic competence and to an alleged
cosmopolitan inclination. Or it is likely that theoretical work on the concept of
culture might prove to be valuable even to reach a non-anthropological audience
La memoria del territorio. Patrimonio culturale e nostalgia a Pienza
Nell'epoca in cui il patrimonio culturale appare sempre più un terreno di confronto, scelta, ridefinizione delle identità locali, la nostalgia diventa qualcosa di simile a una "macchina" per pensare il passato, il presente e il futuro del proprio territorio. Un'autointerpretazione nella quale confluiscono processi locali e globali, discorsi intimi e immagini illustri, pratiche della vita quotidiana e punti di vista degli studi sociali, e che viene qui presa in esame con gli strumenti dell'antropologia riflessiva e degli studi culturali
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