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    Il ruolo dei piani di emergenza nelle politiche urbane

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    I recenti eventi sismici che hanno interessato il Centro Italia, ancora una volta, hanno messo a nudo la fragilità di comunità e istituzioni largamente impreparate a far fronte a un rischio, peraltro prevedibile e previsto (Sargolini M., 2017a). L’UNISDR (United Nations Office for Disaster Risk Reduction), dal 2005, esercita un’importante azione nell’orientare i governi e le comunità locali a rafforzare la loro capacità di prevenire (ove possibile) i disastri naturali, ridurre (sempre) la vulnerabilità delle comunità esposte al rischio, aumentandone la resilienza (Moccia F.D., Sargolini M., 2017). Sappiamo che non è possibile evitare gli eventi stessi, ma è possibile migliorare la pianificazione e la preparazione ad essi facendo leva su: i) la formazione di individui, comunità e organizzazioni economiche e sociali a fronteggiare i disastri naturali e i rischi ad essi associati mediante misure idonee a ridurne l’impatto a tutti i livelli (individuali, sociali ed economici); ii) la realizzazione di interventi post disastro migliori delle preesistenze, cogliendo la ricostruzione come occasione per mitigare le conseguenze di futuri eventi sismici; iii) la promozione del miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione, favorendo democrazia e cittadinanza attiva nei territori colpiti (Sargolini M., 2017b)

    Ricostruzione post-terremoto e post-catastrofe

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    Questa riflessione prende le mosse dal recente evento sismico del 24 agosto 2016 e seguenti che ha interessato la faglia del Monte Vettore (vedi foto n. 1), coinvolgendo quattro regioni dell’Italia centrale (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria) e provocando, oltre che ingenti vittime (quasi 300), enormi danni all’armatura urbana e infrastrutturale e al sistema dei beni storico artistici. Il conteggio aggiornato delle distruzioni o mutilazioni di patrimonio di questa grande area appenninica non è ancora definitivo (e questo è già un cattivo segnale !) ma i danneggiamenti sono stati di entità tale da mettere a rischio la sopravvivenza della stessa civiltà dell’Appennino centrale. La massiccia migrazione delle popolazioni locali dalle aree terremotate verso alcune importanti città dell’intorno e della costa, dove poter utilizzare il sistema della ricettività alberghiera e una rete imponente di seconde case, rischia di essere un viaggio senza ritorno. E’ prevedibile che il rientro degli “sfollati” nelle terre originarie non potrà avvenire in tempi brevi. Il prolungato allontanamento delle comunità potrebbe favorire l’attecchimento di alcune parti di esse (soprattutto le componenti più giovani e attive, desiderose di avviare attività imprenditoriali in luoghi più “sicuri”) in altre aree geografiche, lontane da quelle di provenienza. Una volta perse le forze lavoro più giovani, capaci di creare impresa e di innovare, l’auspicata rigenerazione di questi luoghi, che già attraversavano trend negativi in tempi antecedenti al sisma, sarà veramente difficile da perseguire. Tuttavia, le difficoltà che si stanno vivendo nella gestione di questa traumatica esperienza di gestione del post sisma, che si presenta quanto mai lunga e piena di ostacoli, potrebbero tramutarsi in una riflessione di respiro più ampio tesa a condensarsi in una piattaforma di ricerca e sistemi di supporto alle decisioni di cui la governance, ai diversi livelli, potrà giovarsi per rispondere efficacemente a tutte le perturbazioni esterne, con particolare attenzione ai disastri naturali. Se riuscissimo a condurre a buon fine quest’ambizioso obiettivo, l’area del dramma potrebbe tramutarsi, in tempi medio-brevi, nella fucina degli studi e delle idee per la rinascita di aree disastrate, attraendo anche ricercatori e studiosi provenienti dall’intera Europa e Oltreoceano

    Le aree interne: un monitoraggio critico

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    La Strategia Nazionale delle Aree Interne, che intende sviluppare una stretta interazione tra interventi nazionali o di respiro nazionale e progetti di sviluppo locale, dovrà ora confrontarsi con le vie dell'operatività. Nello studiarne le modalità di attuazione, diventa essenziale il raccordo con le nuove forme del governo del territorio, con i processi di coinvolgimento dei soggetti e degli attori delle trasformazioni territoriali e dei diversi settori della produzione, in un percorso più creativo rispetto alle procedure tradizionali del fare urbanistica, ma certamente assai più complesso e articolato

    I paesaggi del Centro Italia: dal passato alla contemporaneità

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    Il paesaggio, oggi al centro dell’attenzione di cittadini e associazioni, è un concetto ancora, in larga parte, indeterminato. Sebbene, la Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000) abbia compiuto importanti passi in avanti rispetto alle interpretazioni di cui all'estetismo crociano del 1922 o agli elenchi di beni da tutelare e preservare relativi alla L.1497/39, ancora prevale, nell'immaginario collettivo, il senso paesaggistico ancorato alla purezza e naturalità dei luoghi ed ai rapporti incontaminati tra beni e contesto. Prevale dunque la visione di un paesaggio del lontano passato, che forse è nella nostra memoria ma da cui è difficile prendere le mosse per un progetto territoriale, perchè estraneo alle reali visioni della contemporaneità. L'Italia di mezzo è conosciuta, e riconosciuta, per alcuni paesaggi celebri, da cartolina e, talvolta, nell'ostinazione di continuare a raccontare questi territori con immagini del passato, si tende a celare il loro vero volto1 e diventa anche difficile intervenire sulle questioni attuali partendo da immagini territoriali non coincidenti con lo stato di fatto. Il paesaggio (che registra il rapporto tra uomo e territorio) con cui dobbiamo confrontarci è, invece, molto più complesso e articolato, fatto di antiche preesistenze, che si giustappongono e si sovrappongono con le nuove armature urbane e infrastrutturali che segnano le dinamiche trasformative in atto, talvolta favorendo importanti e reciproche interrelazioni con il passato

    Sguardi nel territorio

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    Nella ricostruzione delle aree dannieggiate dal sisma del 2016 dovremmo valutare, preventivamente, “per chi ricostruire”, per quale tipo di comunità dobbiamo modellare la città. In tal senso, riteniamo che l'azione progettuale tesa ad individuare "nuovi sentieri di sviluppo" possa essere, da un lato, la via maestra per ridare prospettive di futuro a comunità attualmente, "spaesate", sfrangiate e disperse; dall'altro, lo sfondo sociale che orienta il progetto delle nuove città che dovranno essere certamente più sicure ma anche adeguate alle diversificazioni geografiche, paesaggistiche, culturali e ambientali che caratterizzano il cratere e ben calibrate rispetto alle esigenze delle popolazioni insediate

    Le ragioni per una discussione urgente

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    Building Back Better: idee e percorsi per la costruzione di comunità resilienti. Le ragioni per una discussione urgent

    Preliminary analyses for urban and peri-urban areas

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    This action, which will be developed during the first two years of the project, in close relation to Action A3, and then to C3, involves the analysis and characterisation of regional urban and peri-urban areas in order to identify their possible role in the conservation of habitats and species of Community interest. The action provides an interpretation of settlement expansions and assesses how urban design, construction techniques, and different land uses establish relations with the conservation of habitats and species of Community interest and, more generally, with the functionality of ecosystems in N2K areas, with particular attention to areas located near strategic crossings. In order to do this, a methodological approach and a system of strategic options will be defined. Those options will be tested in some specially selected areas and will become a reference both for the offices in charge of carrying out the evaluation processes of plans, programs and projects, and for the experts who will have to develop them in areas inside or near the N2K network sites

    Convegno "Marche intelligenti"

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    Tecnologie e creatività per un nuovo svilupp

    Marche solidali

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    L'Agenda ONU 2030 e le March
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