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Gli interventi farnesiani a Castel Sant’Angelo
Il saggio, contenuto nel grande volume dedicato all’architettura farnesiana, a cura di Bruno Adorni e Carlo Mambriani, ricostruisce i principali interventi realizzati sotto Paolo III nella residenza pontificia di Castel Sant’Angelo e si concentra sull’appartamento, costituito da un nuovo livello sovrapposto a quello quattrocentesco. Oggetto di numerosi studi riguardanti la splendida decorazione a stucchi e affreschi, l’appartamento non è stato finora analizzato nella sua architettura. Il presente, sintetico studio, considera, nella parte a firma di Renata Samperi, l’assetto distributivo e il linguaggio architettonico nell’insieme, mentre la parte a firma di Paola Zampa si focalizza sul piccolo, raffinato vestibolo con scalinata, posto tra la loggia di Giulio II e la nuova sala Paolina
L’idea di Manierismo in architettura: fortuna e declino di una categoria storiografica
The concept of Mannerism in architecture had great critical fortune between the 30s and the 60s in the 20th century, with the progressive achievement of this historiographic category in the field of arts and culture. Regarding architecture, the term Mannerism received different definitions, periodisations and evaluations, up until the sudden and silent decline of the interest it had sparked.This paper briefly reconstructs these events through the analysis of different critical approaches and positions with particular regard to the contributions of three great scholars who share the fact of having used the category of Mannerism to analyze architecture and then of having moved away from it in their more recent studies: Ernst Gombrich, Manfredo Tafuri, and Arnaldo Bruschi.The history of the concept of Mannerism is put in relationship to contemporary historical research on architecture, by revealing that the use of this category allowed the renovation of traditional historiographical points of view and drew attention to previously neglected subjects. In conclusion, the later rejecting of Mannerism as an interpretative tool of architectural phenomena is attributed to the development of research itself, which had highlighted the complexity of XVth and XVIth century architecture, and to methodological improvements regarding not only the Renaissance but the whole field of architectural history as well.Il concetto di Manierismo in architettura conosce una stagione di notevole fortuna critica tra gli anni Trenta e Sessanta del secolo scorso, nell’ambito di una progressiva affermazione di questa categoria storiografica nel campo delle arti e della cultura. Riguardo all’architettura il Manierismo ha ricevuto definizioni, periodizzazioni e valutazioni diverse, fino a un rapido e silenzioso declino dell’interesse che aveva suscitato.Il saggio ricostruisce sinteticamente queste vicende attraverso la rilettura di diverse posizioni critiche, con particolare riguardo al contributo di tre grandi studiosi che condividono il fatto di aver utilizzato, per l’architettura, la categoria di Manierismo e di averla poi superata negli studi più recenti: Ernst Gombrich, Manfredo Tafuri e Arnaldo Bruschi.La storia del concetto di Manierismo è così messa in relazione alle contemporanee esperienze della ricerca storica sull’architettura, rilevando come l’uso di questa categoria abbia permesso di rinnovare i punti di vista storiografici e di attirare l’attenzione su temi precedentemente trascurati.È infine possibile concludere che i motivi del suo superamento come strumento interpretativo dei fenomeni architettonici siano insiti nell’approfondimento della ricerca, che ha evidenziato la complessità dell’architettura del XV e XVI secolo, nonché in una maturazione metodologica che non riguarda soltanto il periodo rinascimentale ma coinvolge l’intera disciplina della storia dell’architettura
L'architettura di S. Agostino a Roma (1296-1483). Una chiesa mendicante tra Medioevo e Rinascimento
Il saggio monografico dedicato all’architettura della chiesa di S. Agostino a Roma costituisce un’elaborazione della tesi di dottorato dell’autrice. Lo studio restituisce le vicende costruttive dell’edificio, a partire dalle fasi originarie e dalle scelte architettoniche iniziali. Basato sul rilievo delle strutture e sull’analisi di un’ampia documentazione archivistica, in gran parte inedita, il lavoro propone e argomenta una nuova interpretazione della storia della chiesa, storia che risulta ben più complessa di quanto non facesse pensare la brevità delle vicende costruttive documentate tra il 1479 e il 1483 e a lungo ritenute sufficienti dalla critica alla realizzazione dell’intero edificio. La fabbrica, ultimata nelle sue parti fondamentali entro il Quattrocento, risulta così essere il frutto di un lungo e travagliato processo costruttivo, iniziato nel 1296 con la fondazione della chiesa e suddiviso in due grandi fasi principali: la prima, in cui i lavori furono interrotti e ripresi più volte fino ai primi decenni del XV secolo, relativa alla realizzazione del transetto; la seconda, iniziata probabilmente intorno alla metà del Quattrocento, riguardante la ristrutturazione del transetto e la costruzione del corpo longitudinale. Al termine di tale fase, tra il 1479 e il 1483, il corpo longitudinale venne avanzato di circa una campata verso la piazza e vennero realizzate le volte, la cupola e la facciata.
Una volta stabilite le tappe fondamentali del processo costruttivo, lo studio è in grado di affrontare in una nuova luce la lettura dell’architettura della chiesa, chiarendone genesi e motivazioni. Da una parte, alcune soluzioni risultano mirate ad adattare il linguaggio quattrocentesco alle strutture preesistenti, raggiungendo, in taluni casi, una sintesi tra vecchio e nuovo. Dall’altra, la presenza di discontinuità e incoerenze denuncia la sovrapposizione e l’accostamento di strutture realizzate o impostate in epoche diverse.
La ricostruzione dei successivi interventi edilizi, compiuti entro il XIX secolo, è infine intesa prevalentemente a far emergere una più chiara restituzione dello stato quattrocentesco
Eredità medievali e linguaggio all'antica negli interni delle chiese romane di Sant'Agostino e Santa Maria del Popolo
Il saggio mette a confronto le opere condotte sotto Sisto IV nelle chiese romane di Sant’Agostino e Santa Maria del Popolo, espressione di innovativi motivi architettonici, quali l’integrale copertura con volte a crociera all’antica e le facciate ispirate al modello del prospetto albertiano di Santa Maria Novella. Come nella maggior parte dell’architettura romana del tempo, è pure presente un notevole legame con la tradizione medievale. In modo particolare negli interni la connotazione all’antica data dall’uso delle volte si contamina con soluzioni di chiara ascendenza medievale. L’associazione tra linguaggi eterogenei si sviluppa nelle due chiese con modalità tra loro molto diverse, in ragione della diversa storia costruttiva dei due edifici. Da una parte, l’interno di Santa Maria del Popolo riprende, con risultati coerenti, la qualità architettonica degli spazi dell’antichità, applicata a un impianto di ascendenza medievale. Dall’altra, il lungo e complesso processo costruttivo di Sant’Agostino può essere messo in relazione con anomalie e discontinuità tra parti databili in differenti periodi storici.The essay compares the works carried out under Sixtus IV in the Roman churches of Sant’Agostino and Santa Maria del Popolo, an expression of innovative architectural solutions, such as the covering of the interiors with cross vaults taken from Antiquity and the façades inspired by the model of Alberti’s church of Santa Maria Novella. As in most Roman architecture of the time, there is also a remarkable link with the medieval tradition. Particularly in interiors, the antique connotation given by the vaults is blended with solutions of medieval derivation. The association of heterogeneous languages is developed in the two churches in very different ways, due to their different building history. On the one hand, the interior of Santa Maria del Popolo, probably realised in a single phase, revives, with coherent results, the architectural quality of ancient spaces, applied to a layout of medieval tradition. On the other hand, the long and complex building process of Sant’Agostino can be related to anomalies and discontinuities among parts dating back to different periods
Nuovi contributi sull'insediamento dei Mattei nel rione S. Angelo e sulla costruzione del palazzo Mattei Paganica
Il saggio costituisce una sintesi della tesi di laurea dell’autrice. Basato sull’analisi di una documentazione archivistica in gran parte inedita e sul rilievo delle strutture edilizie, il saggio ricostruisce il processo di formazione dell’isolato Mattei a Roma, tra XV e XVI secolo, con particolare riguardo al palazzo Mattei di Paganica
La fabbrica di Santa Maria dell'Anima e la sua facciata
Il saggio, dedicato alla chiesa romana di S. Maria dell’Anima, propone e argomenta una restituzione del processo progettuale e costruttivo dell’edificio cinquecentesco, con particolare riferimento al disegno della facciata, realizzata nelle sue parti fondamentali tra il 1500 e il 1523. Sulla base di un accurato rilievo della struttura, reso possibile dalla presenza dei ponteggi, e di una rilettura della documentazione archivistica, vengono elaborate una serie di osservazioni, riflessioni e ipotesi. In conclusione, le eterogenee e problematiche soluzioni architettoniche della facciata sono ricondotte a un processo di formazione lungo e discontinuo, segnato da contrastanti intenzioni da parte della committenza, che vede il fallimento di un coerente disegno d’insieme e l’affermarsi di una prassi di carattere empirico, con cambiamenti di progetto in corso d’opera. Nella ricostruzione delle scelte compiute e delle responsabilità in campo, si scarta l’ipotesi dell’esistenza di un’unica volontà progettuale, ipotizzando piuttosto il concorso di un articolato insieme di protagonisti, committenti, architetti ed esecutori
Il palazzo di Santa Maria in Portico in Borgo e gli altri luoghi romani di Lucrezia Borgia
A Roma, a differenza di quanto poi avvenuto a Ferrara, Lucrezia Borgia non riveste un ruolo di committente di architettura. Tuttavia, considerando le relazioni tra l’ambiente costruito e la posizione ricoperta dalla figlia del papa nei suoi anni romani, sono possibili alcune riflessioni sui luoghi da lei frequentati. Oltre al palazzo di Santa Maria in Portico, il saggio considera le architetture e gli spazi più significativi del borgo vaticano - basilica di San Pietro, palazzi pontifici, castel Sant’Angelo, via Alessandrina - e il convento di San Sisto Vecchio, presso le terme di Caracalla.In Rome, differently from later in Ferrara, Lucrezia Borgia does not play a role in architectural patronage. However, considering the relationships between the built environment and her position as the Pope’s daughter during her Roman years, some reflections about the places she frequented are possible. In addition to Palazzo di Santa Maria in Portico, the paper deals with the most significant buildings and spaces in the area of the Vatican - St. Peter’s Basilica, the Papal Palace, Castel Sant’Angelo, via Alessandrina - and the convent of San Sisto Vecchio near the Caracalla Baths
"il tutto comprendere et in disegno ridurlo" Gli angoli di Palladio
Nell’opera di Andrea Palladio la conformazione dell’angolo riveste un ruolo importante in relazione all’ordine architettonico e alla complessa dialettica tra i muri e le colonne. Attraverso l’analisi condotta su una serie di progetti e realizzazioni, contenenti passaggi significativi della ricerca di Andrea intorno a questi temi, lo studio restituisce un percorso che si snoda da un progetto all’altro con continue rielaborazioni e invenzioni del tutto personali. Sono anche evidenziati e discussi i possibili legami e le derivazioni da modelli antichi e moderni, prevalentemente di ambito romano, con attenzione alle modalità di impiego progettuale delle diverse fonti, fino al raggiungimento di innovativi esiti formali
La chiesa di S. Agostino a Roma: considerazioni e ipotesi per una rilettura delle vicende architettoniche nei secoli XIV e XV
Il saggio, dedicato all’architettura della chiesa di S. Agostino a Roma, costituisce un asintesi della tesi di dottorato dell’autrice. Lo studio restituisce le vicende costruttive dell’edificio, a partire dalle fasi originarie e dalle scelte architettoniche iniziali. Basato sul rilievo delle strutture e sull’analisi di un’ampia documentazione archivistica, in gran parte inedita, il lavoro propone e argomenta una nuova interpretazione della storia della chiesa. La fabbrica, ultimata nelle sue parti fondamentali entro il Quattrocento, risulta essere il frutto di un lungo e travagliato processo costruttivo, suddiviso in due grandi fasi principali: la prima, collocata nella seconda metà del XIV secolo e nei primi decenni del XV, relativa alla realizzazione del transetto; la seconda, iniziata probabilmente intorno alla metà del Quattrocento, riguardante la ristrutturazione del transetto e la costruzione del corpo longitudinale. Al termine di tale fase, tra il 1479 e il 1483, il corpo longitudinale venne avanzato di circa una campata verso la piazza e vennero realizzate le volte, la cupola e la facciata
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