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Salvatore Mannironi: per una nuova biografia
"Salvatore Mannironi: per una nuova biografia".
Il giovane cattolico sardo Salvatore Mannironi si affaccia alla politica nei primi due decenni del '900, in concomitanza con la nuova attiva partecipazione dei movimenti cattolici alla politica nazionale. Sarà tra i fondatori del partito popolare condividendo con Sturzo la battaglia contro la vecchia classe dirigente cattolica alleata di Giolitti.
Avvocato, poco più che ventenne, nella sua città natale Nuoro, fortemente connotata culturalmente, rimarrà fiero oppositore del fascismo per tutto il ventennio, dopo aver schierato il giornale della Diocesi barbaricina, "L'Ortobene", in una orgogliosa difesa dei valori cristiani contro tutte le dittature europee sempre più violente e pervasive. Arrestato nel 1943 dal regime, assieme ad amici e familiari, con false accuse talmente pesanti da fargli rischiare la pena capitale.
All'alba della democrazia e della repubblica, eletto nell'Assemblea Costituente, parteciperà, con ruoli di primo piano, a tutti i più importanti dibattiti sull'elaborazione degli articoli della carta costituzionale, a cominciare da quelli sull'autonomia regionale della quale sarà tra i principali fautori.
Sarà per il resto della sua vita deputato, senatore e uomo di governo impegnato nella difesa e nella rinascita economica e morale della sua isola uscita dal flagello della malaria in seguito a una epica battaglia di risanamento, ambientale e sanitario, condotta dalla Rockefeller Foundation che avrà risonanza mondiale
2.4 Sardegna e Tunisia nella stampa italiana e francese tra '800 e '900
"2.4 Sardegna e Tunisia nella stampa italiana e francese tra '800 e '900".
La fine della guerra di corsa nel 1815, iniziata mille anni prima, rappresenta un nuova fase dell'imperialismo europeo nel Mediterraneo e nel Nord Africa. La Sardegna rientra con protagonismo, in questo periodo, nei circuiti commerciali, geopolitici e culturali delle principali linee mediterranee.
Nell'imminenza dell'invasione francese della Tunisia alcuni giornali cagliaritani, uno dei quali "El Mostakel" stampato in arabo e distribuito nel Nord Africa, costituiscono voci coraggiosamente critiche nei confronti del colonialismo. Il dibattito sull'anticolonialismo partito da questi organi di stampa sardi si estenderà, con forti polemiche, sulle pagine dei più importanti quotidiani italiani, francesi e statunitensi agli inizi degli anni ottanta dell'Ottocento
Dalla piccola patria ai padri della Repubblica
Raccolta di scritti sulla biografia di Salvatore Mannironi (1901-1971), fondatore del Partito Popolare nel primo dopoguerra, avvocato e giornalista negli anni venti e trenta del Novecento nella Nuoro roccaforte dell’antifascismo di una borghesia professionale colta e coraggiosa, componente della prestigiosa commissione dei 75 nell’Assemblea Costituente, parlamentare della Democrazia Cristiana per le successive cinque legislature prima alla Camera e poi al Senato, sottosegretario di fondamentali ministeri, infine ministro.
L’epistolario privato, gli articoli giornalistici, le schede degli apparati repressivi durante il regime fascista, assieme ai resoconti parlamentari, svelano l’impegno della classe dirigente che costruirà le basi della democrazia repubblicana aprendola alle autonomie.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto un ricordo sulla vicenda umana e storica di Mannironi. Hanno contribuito al volume autori con diversa formazione culturale e responsabilità istituzionale: il letterato Mario Scotti, gli storici Stefano Pira, Pasquale Bellu, Ottorino Pietro Alberti e Carlo Felice Casula, il giurista-scrittore Salvatore Satta, i giudici costituzionali Pieralberto Capotosti e Giulio Prosperetti, i protagonisti della vita repubblicana Giovanni Gronchi, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Emilio Colombo, Amintore Fanfani, Benigno Zaccagnini, Giulio Andreotti, Rosa Iervolino, Giovanni Galloni, i sindaci di Nuoro, la piccola patria mai dimenticata da Mannironi, Andrea Soddu, Antonello Soro, Giuseppe Corrias, Antonio Monni. Gli autori, con i loro interventi e le loro testimonianze, compongono una storia di lunga durata alla quale si deve attingere per coltivare i valori profondi che neppure le crisi possono offuscare.
La Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Cagliari aveva tenuto nel 1979 il primo convegno su Mannironi
2.1 Miti identitari carlofortini dalla Tunisia alla Sardegna
La nascita, nel 1738, della comunità di Carloforte, nell'isola di San Pietro in Sardegna, rappresenta un ponte permanente tra le due sponde del Mediterraneo in anticipo su tutte le migrazioni successive. Il rappporto tra Carloforte e Tunisi ha rappresentato inoltre l'occasione privilegiata per studiare la contrapposizione e allo stesso tempo la convivenza tra musulmani e cristiani nel Mediterraneo al di là della guerra di corsa e della schiavitù sia cristiana che musulmana
Salvatore Mannironi e Salvatore Satta: un’amicizia di tanti decenni
Questa biografia su Salvatore Mannironi (1901-1971) esamina il ruolo svolto dalla genera-zione dei padri della Repubblica che, usciti dal ventennio della di atura senza mai essersi piegati al regime, discussero e approvarono la Costituzione democratica aperta alle autono-mie regionali. Fondatore del Partito popolare, avvocato e giornalista negli anni Venti e Trenta nella Nuoro roccaforte dell’antifascismo di una borghesia professionale colta e coraggiosa, Mannironi, nel secondo dopoguerra, sarà componente tra i più a ivi della commissione dei 75 nell’Assemblea Costituente, successiva-mente parlamentare della Democrazia cristiana per cinque legislature, alla Camera e al Senato, so osegretario di fondamentali ministeri, infine ministro. L’epistolario privato, gli articoli giornalistici, le schede degli apparati repressivi durante il regime, i resoconti parlamentari hanno compo-sto un quadro che travalica la singola biografia o rendo uno squarcio sull’impegno della nuova classe dirigente che costruì le basi dellademocrazia repubblicana.a cura di S. PiraAUTORI DEL VOLUMESergio Ma arella, O orino Pietro Alberti, Giulio Andreo i, Pasquale Bellu, Pier Alberto Capotosti, Carlo Felice Casula, Emilio Colom-bo, Giuseppe Corrias, Francesco Cossiga, Amintore Fanfani, Giovanni Galloni, Giovanni Gronchi, Rosa Iervolino, Grazia Mannironi, Antonio Monni, Sandro Pertini, Stefano Pira, Giulio Prospere i, Salvatore Sa a, Mario Sco i, Andrea Soddu, Antonello Soro, Benigno Zaccagnini.978-88-3312-046-1 (versione cartacea)ISBN 978-88-3312-047-8 (versione online)Prefazione diSergio Ma arell
Salvatore Mannironi. Uno dei padri della Repubblica
Raccolta di scritti sulla biografia di Salvatore Mannironi (1901-1971), fondatore del Partito Popolare nel primo dopoguerra, avvocato e giornalista negli anni venti e trenta del Novecento nella Nuoro roccaforte dell’antifascismo di una borghesia professionale colta e coraggiosa, componente della prestigiosa commissione dei 75 nell’Assemblea Costituente, parlamentare della Democrazia Cristiana per le successive cinque legislature prima alla Camera e poi al Senato, sottosegretario di fondamentali ministeri, infine ministro.
L’epistolario privato, gli articoli giornalistici, le schede degli apparati repressivi durante il regime fascista, assieme ai resoconti parlamentari, svelano l’impegno della classe dirigente che costruirà le basi della democrazia repubblicana aprendola alle autonomie.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto un ricordo sulla vicenda umana e storica di Mannironi. Hanno contribuito al volume autori con diversa formazione culturale e responsabilità istituzionale: il letterato Mario Scotti, gli storici Stefano Pira, Pasquale Bellu, Ottorino Pietro Alberti e Carlo Felice Casula, il giurista-scrittore Salvatore Satta, i giudici costituzionali Pieralberto Capotosti e Giulio Prosperetti, i protagonisti della vita repubblicana Giovanni Gronchi, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Emilio Colombo, Amintore Fanfani, Benigno Zaccagnini, Giulio Andreotti, Rosa Iervolino, Giovanni Galloni, i sindaci di Nuoro, la piccola patria mai dimenticata da Mannironi, Andrea Soddu, Antonello Soro, Giuseppe Corrias, Antonio Monni. Gli autori, con i loro interventi e le loro testimonianze, compongono una storia di lunga durata alla quale si deve attingere per coltivare i valori profondi che neppure le crisi possono offuscare.
La Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Cagliari aveva tenuto nel 1979 il primo convegno su Mannironi
Diaspore e tolleranza religiosa tra Sardegna e Mediterraneo: Benedetto XIV e la colonia dei Greci a Montresta
Stefano Pira "Diaspore e tolleranza religiosa tra Sardegna e Mediterraneo: Benedetto XIV e la colonia dei greci a Montresta", pp. 23-90 in "Nostos, Montresta e i Greci - Diaspore, emigrazioni e colonie nel Mediterraneo dal XVIII al XIX secolo", vol. a c. di S. Pira, AM&D Ed., Agorà Diaspore, Cagliari 2012. App. doc. a c. di S. Pira, "Istruzione sopra i Greci che domandano di essere collocati nell'Isola della Sardegna, composta dal sommo pontefice Benedetto XIV...", ibid. pp. 185-195.
La storia della progettazione e della fondazione della colonia greca di Montresta, a partire dagli anni quaranta del Settecento, si rivela per lo studioso un laboratorio di rara ricchezza che permette di attraversare alcuni temi cruciali nella storia del Mediterraneo e della Sardegna: diaspore, tolleranza religiosa delle gerarchie ecclesiastiche e delle popolazioni locali, rapporto centro-periferia, difesa del territorio da parte delle singole comunità locali contro ogni ingerenza in un incontro-scontro multietnico e multireligioso, anticipatore della storia contemporanea.
La classe dirigente sabauda, presente in Sardegna dal 1720, individua nelle colonie di popolamento il primo esperimento per introdurre immediati principi di buon governo in un’isola totalmente permeata dalla precedente cultura di governo spagnola. Il progetto coloniale, studiato da Stefano Pira, è quello di Montresta, territorio tra le città di Alghero e Bosa, scelto da tecnici e funzionari sabaudi secondo rigorosi parametri geografici, geologici, sanitari e giuridici che spaziano dalla vicinanza alle strade e ai porti, alla composizione dei terreni, dalla presenza di acque perenni alla qualità dell’aria, ai contenziosi con le comunità confinanti.
L’esperimento di far giungere coloni dalla Maina nel Peloponneso greco assume i caratteri di un’accelerazione storica con la progettazione di una nuova diocesi greca ritagliata in quella latina di Bosa. A metà del Settecento il sovrano sabaudo Carlo Emanuele III, il pontefice Benedetto XIV Prospero Lambertini e i sette vescovi dell’isola dialogano per varare il nuovo popolamento. Nell’arco di un decennio si accumulano mappe, studi e trattative tra Sardegna, Corsica, Grecia, Torino e Roma, tra regi e sacri palazzi. I futuri coloni difendono lo spazio di libertà religiosa e istituzionale per le colonie da insediare in Sardegna chiedendo il rispetto della loro diversità religiosa: la loro terra d’origine, la Maina nel Peloponneso, accoglie sia cattolici di rito orientale che ortodossi, considerati scismatici da Roma.
Il doppio dialogo della classe dirigente sabauda con il grande pontefice-intellettuale Benedetto XIV e con il fortissimo senso di identità della classe dirigente greco-maniotta produce una straordinaria documentazione che ripercorre la storia e l’evoluzione dell’intera diaspora greca nel Mediterraneo e in Europa. I temi messi in campo sono tra i più alti dal punto di vista culturale e istituzionale elaborati dalla classe dirigente sabauda e rivelano i limiti di un sovrano attento al buon governo come Carlo Emanuele III capace di avviare, attraverso il suo ministro Bogino, le prime riforme, ma anche talmente rispettoso nei confronti della gelosa autonomia dell’antico regno di Sardegna e della forza della chiesa di Roma da non permettere l’accoglienza di minoranze religiose.
Le istanze provenienti dalla Maina vengono valutate e respinte nel 1751 dal pontefice Benedetto XIV con una documentatissima “Istruzione sopra i Greci che domandano di essere collocati nell’Isola della Sardegna”, qui pubblicata e studiata per la prima volta. L’Istruzione, partendo dal progetto sardo-greco, segna una svolta e un improvviso irrigidimento del papato nei confronti della diaspora greca fino ad allora
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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