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Un’ermeneutica della tecnica tra prassi e cognizione.
Recensione al libro di Bernhard Irrgang, Introduzione alla filosofia della tecnica. Una prospettiva fenomenologico-evoluzionista, trad. it. di Federica Buongiorno, Roma, Inschibboleth, 202
I corpi e la tecnicità. Note per una filosofia biologica della tecnica in André Leroi-Gourhan
Il presente articolo offre una lettura dell’opera di André Leroi-Gourhan, al fine di individuare una possibile filosofia della tecnica implicita nelle ricerche scientifiche del paleoantropologo francese. Per esplicitare tale quadro, l’opera di Leroi-Gourhan viene messa a confronto con l’antropologia di Arnold Gehlen, così da rinvenire affinità e divergenze rispetto a uno dei paradigmi della tecnica più influenti nel panorama filosofico del Novecento. Si vuole così ricostruire il profilo di una teoria originale e alternativa, in grado di integrare la prospettiva “naturalista”, offerta dalle scienze della vita, con l’approccio speculativo della filosofia: da una parte si vuole dar conto delle condizioni di possibilità materiale del fenomeno tecnico, mentre dall’altra si vuole sottolineare la stretta reciprocità tra vita e tecnica che ha costituito il passo decisivo per la nascita della nostra specie.The goal of this paper is offering a reading of the work by André Leroi-Gourhan, in order to find a possible philosophy of technology amid the scientific researches of the French paleoanthropologist. In order to make it explicit, Leroi-Gourhan’s work will be compared with the anthropology by Arnold Gehlen, so to find similarities and divergences with one of the most influent paradigms of technology in the philosophical landscape of the Twentieth century. The aim is to rebuild the profile of an original theory that can integrate two perspectives: the naturalistic one, offered by Life Sciences, and the philosophy’s speculative approach. On one hand, we want to explain the material condition of possibility of the technical phenomenon, on the other hand we want underline the close reciprocity between life and technology, that was the decisive step toward the birth of our species
Hacking e l’epistemologia degli stili: tra storia epistemologica e genealogia del ragionamento
Si illustra il programma di ricerca di Ian Hacking alla luce della nozione di «stile di ragionamento scientifico» esposto nelle lezioni tenute a Taiwan fra il 9 e il 14 novembre 2007 e tradotte in italiano ne La Ragione Scientifica, Castelvecchi 2017. Quell’ambito che si presume omogeneo, comunemente designato con il termine «scienza», secondo Hacking è in realtà il frutto dell’unione di vari «stili di pensiero scientifico» e di metodi differenti fra loro, che si sono succeduti e sovrapposti nel corso dello sviluppo culturale della nostra civiltà. Non si tratta di una posizione relativista, ma, come si evince dal testo in questione, la posizione di Hacking cerca di comprendere le origini dell’oggettività scientifica prendendo atto che essa si radica in metodi di ragionamento specifici, rispondenti esclusivamente ai criteri interni alle modalità di indagine proprie di ciascun settore scientifico
L'ambiguità del cyborg. Ripensare il corpo e le sue protesi
This paper proposes a critical reflection about the body’s status, starting from Donna Haraway’s theorization on cyborg. Human corporeality is conceived in its relationship with technology, with the aim of remarking the importance of this link in the evolution of our species. The cyborg image rises as a critic against the relations’ naturalization of domination and patriarchy, involved in the history of our culture and society. The Aristotelian distinction between free men and slaves, as a “natural” distinction among persons and technological tools, will be firstly analysed to deconstruct the classical idea of man. After a brief presentation of Haraway’s theory, her concept of cyborg as a hybrid of tools and living-body will be problematized by means of the perspective in philosophy of technology which proposes to rethink the status of technical organs. To sum up, this paper seeks to outline a not-reductionist theory of the body to generate a different comprehension of technological objects in continuity with the biological world
Lavoro intellettuale e dominio politico. Il nesso spaere-potere a partire dalle riflessioni di Nicos Poulantzas
Il presente saggio intende ripercorrere brevemente le riflessioni di Nicos Poulantzas nel suo libro del 1978, Il potere nella società contemporanea, soffermandosi sulla questione del lavoro intellettuale, inteso come pratica di un sapere – sia esso scienza, capacità organizzativa o know how tecnico che si accompagna inscindibilmente all’esercizio di un potere. Tale problematica chiama direttamente in causa sia gli studi di Antonio Gramsci sulla figura dell’intellettuale, sia i contributi sull’analitica del potere forniti da Michel Foucault nella seconda metà degli anni ‘70, ai quali lo stesso Poulantzas si riferisce. Alla fine di questo percorso si cercherà di trarre le conclusioni dalle analisi critiche dei pensatori presi in esame, al fine di stabilire, secondo le loro coordinate teoriche, il ruolo dell’intellettuale nella società contemporanea.This short essay will briefly review the reflections of Nicos Poulantzas in his book State, Power, Socialism (1978), focusing on the issue of intellectual work, understood as a practice of knowledge (science, organizational skills, technical “know-how”), that inseparably accompanies the exercise of the power. This issue involves directly into question both the studies of Antonio Gramsci, on the figure of the intellectual, and the contributions on the analytics of the power, provided by Michel Foucault in the late 70s, to which Poulantzas himself refers. At the end of this writing we will try to draw conclusions to determine the role of the intellectual in the contemporary society, starting from the analysis of the examined thinkers, according to their theoretical coordinates
Quale normatività? Vita e malattia fra naturalismo e antiriduzionismo
Questo articolo si propone di illustrare i limiti e le implicazioni pratiche della teoria biostatistica formulata dal filosofo della scienza Christopher Boorse. La biostatistica infatti vuole fornire in ambito biomedico uno strumento concettuale che si presti alle esigenze operative della medicina; ricorrendo alla nozione di progetto di specie tale teoria pretende di oggettivare i concetti di normalità e di salute e di offrire una comprensione altrettanto oggettiva dei fenomeni patologici. Seguendo però le coordinate fornite dal neurofisiologo tedesco Kurt Goldstein (1878-1965) e i fondamentali contributi del filosofo francese Georges Canguilhem, si metterà in luce come i due concetti di normalità e patologia, centrali tanto per la teoria che per la pratica medica, non possano essere ricondotti esclusivamente al piano della spiegazione meccanicista delle dinamiche del vivente, poiché, esprimendo la plasticità della vita, tali concetti possono essere compresi meglio a partire dalla rete di rapporti che coinvolge gli individui e l’ambiente.This paper aims to illustrate not only practical, but even theoretical boundaries and implications in the biostatistic theory by the science philosopher Christopher Boorse. The biostatistic theory indeed conveys a conceptual instrument, which fits with operational needs of medicine; resorting to the notion of species design, this theory pretends to objectify the concepts of normality and health, so to provide an even more actual comprehension of disease phenomena. Following the guidelines given by the German neurophysiologist Kurt Goldstein (1878-1965), and the French philosopher Georges Canguilhem’s capital contribution, it will be highlighted how normality and pathology, key concepts as well in theoretical as in practical medicine, in the explanation field of the living being’s dynamics, cannot exclusively be reduced to a mechanistic level, because expressing the plasticity of life themselves, such concepts can be better understood by analyzing the relationship’s net which involves entities and environment
Dalla storia naturale alla storia culturale. Il vivente e la tecnica fra Canguilhem e Leroi-Gourhan
In questo contributo si analizzano le posizioni sostenute da Georges Canguilhem in merito all'origine e allo statuto della tecnica attraverso una lettura critica delle recenti Opere Complete, ponendole a confronto con le teorie offerte dagli studi fondamentali di André Leroi-Gourhan pubblicati fra gli anni '40 e '60. Il filosofo francese, accogliendo le posizioni del paleoantropologo, proprio negli stessi anni arrivò a elaborare un’originale posizione filosofica sulla tecnica, al punto da concepire la dimensione biologica in continuità con quella tecnica
Georges Canguilhem: la vita e le norme, recensione di Fiorenza Lupi, Stefano Pilotto (eds), Infrangere le norme. Vita, scienza e tecnica nel pensiero di Georges Canguilhem, Mimesis, Milano – Udine 2019
Review of Stefano Pilotto, Fiorenza Lupi (eds) (2019), Infrangere le norme. Vita, scienza e tecnica nel pensiero di Georges Canguilhem, Milano – Udine: Mimesi
Crisi dei corpi e norme di vita nella filosofia biologica di Georges Canguilhem
A partire dalle teorie del filosofo e medico francese Georges Canguilhem (1904-1995), sipropone una riflessione sul valore della crisi intesa come dinamica psico-fisica e allo stesso tempo come principio di individuazione della soggettività.
Presentando brevemente il testo più noto di Canguilhem, "il normale e il patologico", si introduce la critica alla concezione positivistica della malattia, utile per arrivare a inquadrare la connotazione assiologica del vivente, illustrando cioè la vita come polarità di valori e insieme come un’organizzazione di poteri e una gerarchia di funzioni, la cui necessaria precarietà, comporta irregolarità e anomalie, concepite come costitutive dell’esistenza stessa dell’individuo e non come un suo accidente.
Attraverso le crisi patologiche si coglie la specificità del vivente, cioè tramite quegli ostacoli di tipo ambientale e relazionale che costituiscono degli impedimenti alla manifestazione della vita a cui sono esposti in modo ricorrente tutti gli individui.
Di conseguenza, si analizza la portata innovativa e creatrice della crisi, nella misura in cui la vita non è semplice passività rispetto ai rischi e ai pericoli, ma è soprattutto potenza normativa che risponde riconfigurando sé stessa e l’ambiente circostante, facendo delle criticità un’occasione di affermazione individuale e di superamento delle condizioni di esistenza date.
Infine, alla luce di tali coordinate, si presenta lo statuto delle norme che secondo Canguilhem presiedono alla vita, proprio perché possono essere colte in condizioni d’eccezione come una costante attività creativa del vivente in resistenza all’inerzia e all’entropia
Il prisma tecnologico: per una storia materiale delle migrazioni
Il saggio intende offrire una prospettiva alternativa per lo studio del fenomeno migratorio, osservato e compreso non dal punto di vista strettamente antropologico o evolutivo. Nella primo paragrafo si ricostruisce la prossimità storica tra antropologia culturale e antropologia fisica; nel secondo paragrafo si mostra come l'analisi della tecnologia offra importanti informazioni sia sul piano etnologico sia sul piano bio-evolutivo e cognitivo; nella terza parte invece, mutuando gli strumenti epistemologici della tecnologia comparata di Leroi-Gourhan, si propone una fenomenologia e un'analisi della tecnologia che mette in luce come gli oggetti tecnici possano esibire le tracce della grande storia delle migrazioni umane
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