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Titolo dell'Unità Operativa: LA MESOFAUNA EDAFICA QUALE MEZZO DIAGNOSTICO DELLA QUALITÀ DEI SUOLI. Titolo Nazionale: Modificazioni della composizione della micro- e mesofauna in terreni naturali ed agrari per la valutazione della fertilità.
La fauna del suolo ha un ruolo chiave nei processi di decomposizione e mineralizzazione, fondamentali per la funzionalità dell'ecosistema e per la fertilità vegetale. Le alterazioni del suolo, come quelle causate da pratiche agricole intensive, influenzano sensibilmente e in tempi brevi le zoocenosi edafiche; queste possono pertanto essere utilizzate come bioindicatori di variazioni ambientali. Uno degli obiettivi di questo lavoro è valutare la qualità e la funzionalità dei suoli tramite lo studio delle zoocenosi edafiche. Lo studio prevede la raccolta stagionale di campioni di terreno in differenti suoli con varie condizioni di impatto antropico, da ambienti naturali poco alterati(boschi) a sistemi agricoli specializzati (quali le monoculture). Ogni Unità Operativa (U.O.) affronterà determinate componenti delle zoocenosi del suolo, tra i quali particolarmente importanti sono Nematoda per la microfauna, Acari e Collembola per la mesofauna. Uno scambio continuo di dati tra le Unità Operative sarà fondamentale per investigare in maniera organica i diversi ambienti di studio. Sarà effettuato un ciclo annuale di campionamenti per seguire l'evoluzione delle biocenosi in relazione all'andamento delle stagioni. Si indagheranno le correlazioni tra la fauna del suolo e le fitocenosi in vari ambienti naturali ed agrari, nonché gli effetti del grado di antropizzazione sulle biocenosi edafiche. Al fine di investigare la funzionalità dei diversi suoli, i taxa campionati ed identificati verranno ordinati anche in base al ruolo trofico. Per delineare eventuali risvolti pratico-applicativi per il biomonitoraggio, si trarrà spunto dagli indici biotici del suolo già in uso, nonché da consolidati metodi di bioindicazione delle acque dolci. Il progetto, di durata biennale, seguirà il seguente programma: indagini preliminari ed acquisizione dei dati propedeutici allo svolgimento della ricerca; campionamenti e analisi fisico-chimiche; estrazione, separazione e determinazione tassonomica degli organismi; scambio dei dati tra le U.O.; elaborazione dei risultati di ciascuna U.O. e successiva integrazione; individuazione di eventuali bioindicatori e indici di funzionalità e/o qualità dei suoli; indicazioni di carattere agronomico per il miglioramento della fertilità. Saranno inoltre poste le basi per la redazione di un atlante multimediale della fauna edafica italiana
First record of Paguristes streaensis Pastore, 1984 (Decapoda, Anomura, Diogenidae) from the Gulf of Naples (Tyrrhenian Sea).
Observations of the catches carried out in the Gulf of Naples have led to the finding of a specimen of Paguristes streaensis Pastore, 1984. The place of collection is the Nisida Shoal (14'9'N - 40°47'E), Gulf of Pozzuoli (Naples), at a depth between 35 and 45 m; the collection was done in Apri1 2004. The hermit crab occupied a gastropod shell of the species Cerithium vulgatum Bruguière, 1792. This record extends its established distribution to the Tyrrhenian Sea
Nuovi rinvenimenti di Eterotteri nell’area settentrionale della Provincia di Caserta (Campania).
Nuovi rinvenimenti di Eterotteri nell’area settentrionale della Provincia di Caserta (Campania).
The Vulture Paradox
In Italy, numerous species of avifauna have disappeared without reasons or convincing explanations. The historical presence of cranes, bustards, large birds of prey, especially vultures has left only toponymic (i.e., zoonymic) evidence, or legends and myths. Tracks of vultures are lost in a period after the De arte venandi cum avibus of Fredericus II and before the natural history writings of the sixteenth century authors. The use of ancient documents included in the Archivi Napolitani, such as the reconstructed Angevin Chancery, has made possible data mining and has provided new opportunities, also for understanding the past history of the Italian fauna. Following a patient collection of data, the extinction in Italy of Aegypius monachus, Gyps fulvus and of those which were considered magnae aves finds its explanation in an unusual use
Primi ritrovamenti di Rapana venosa (Valenciennes, 1846) per alcune lagune costiere italiane.
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