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FLAT-BOTTOM SILOS FILLED WITH GRAIN-LIKE MATERIAL REFINEMENTS OF THE SILVESTRI THEORY
Seismic behavior of squat flat-bottom silos containing grain-like material still presents strong uncertainties and current design codes tend to provide too conservative formulations. Over the years, many researchers focused on the overall dynamic behavior of such silos mainly through numerical investigations. Only recently, Silvestri et al. (2012) obtained the analytical expression of the pressures exerted by the ensiled grain on the silo walls in accelerated conditions, by means of plain dynamic equilibrium considerations. In the present paper, refinements to the original theory proposed by Silvestri et al. (2012) are presented. In detail, the static and the dynamic actions on the silo walls (as effect of the ensiled material) are idealised in a more consistent way, as far as the distribution of the vertical normal pressure is concerned. A direct comparison with the consolidated Janssen and Koenen (1895) theory for design of silos is also performed in order to check the theoretical model in static conditions. Once again, the findings confirm that, in case of squat silos, i.e. characterized by low, but usual height/diameter slenderness ratios, the portion of ensiled material that interacts with the silo walls turns out to be noticeable smaller than the total mass of the grain and the effective mass suggested by EC8 for seismic design
Lingue e apprendimento multimodale per lo sviluppo sociale, inclusivo, multiculturale, a cura di Concetta Cavallini e Silvia Silvestri
Un volume dal titolo “Lingue e apprendimento multimodale per lo sviluppo sociale, inclusivo e multiculturale” (Language Learning and Digital Tools for Social, Equal, Inclusive Growth) ha bisogno di essere contestualizzato, per comprenderne appieno il senso. Il volume nasce all’interno delle ricerche condotte per un progetto finanziato dal bando Horizon Europe Seeds, 3LGames4Prevention. Serious Games for Lifelong Language Learning to Prevent Neurodegenerative Disorders: From Gut Microbiota to Brain Networking. Le unità incluse sono state quattro, una unità didattico-linguistica, una unità medica, una unità psico-pedagogica e una informatica. Questo volume rappresenta un prolungamento delle ricerche degli assi linguistico e pedagogico. Esso mira ad aprire la riflessione anche alle potenzialità sociali derivanti dall’apprendimento linguistico in prospettiva di lifelong learning, con adattamento a diversi contesti culturali, e con supporti tecnologici multimodali. Ne è risultato un volume di apertura, multilingue, come tutta la didattica del progetto, con l’auspicio di contribuire a creare delle piste per la ricerca nell’ambito della didattica delle lingue e dell’apprendimento multimodale e di indicare delle direzioni, anche nuove o poco percorse finora, per delle pratiche più performanti, al passo con i tempi e volte non solo allo sviluppo delle competenze, ma anche alla crescita sociale delle comunità. Il volume mira ad aprire la riflessione riguardante l'apprendimento linguistico a dinamiche sociali, inclusive e multiculturali attraverso una prospettiva multilingue e multiculturale
A new species of Aleurolobus Quaintance et Baker (Homoptera, Aleyrodidae) from Southern Europe.
Aleurolobus teucrii n. sp. is described from southern Italy and the Maltese Islands (Central Mediterranean). The species seems to be monophagous on Teucrium fruticans L. A key to the European species of this genus (A. niloticus Priesner et Hosny, A. olivinus (Silvestri), A. wunni (Ryberg) and A. teucrii n. sp.) is provided.peer-reviewe
Archivi senza archivisti. I Maestri notai e la gestione delle scritture nel Regno di Sicilia (prima metà XV sec.)
Nel 1412, con l'avvento della dinastia di Trastamara sul trono aragonese, la Sicilia perse definitivamente la propria indipendenza e divenne parte della Corona d'Aragona. Le istituzioni siciliane furono quindi riformate e il loro funzionamento adeguato alle esigenze dei nuovi sovrani, ma l'intervento regio si riverberò anche sui sistemi legati alla conservazione delle scritture pubbliche, sia al centro sia nelle periferie, in considerazione del fatto che l'accesso e la gestione dell'informazione rappresentava uno strumento essenziale per il controllo a distanza dell'isola. I sovrani provvidero quindi alla concentrazione delle magistrature centrali e dei loro archivi a Palermo, presso palazzo Steri ed emanarono una serie di disposizioni che imponevano agli ufficiali il versamento degli archivi
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che tal volta erano gestiti alla stregua di una proprietà privata
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presso alcuni depositi centrali. Nel contempo, fu sviluppato un sistema pluriarchivistico, sulla base del quale Maestri Notai di ciascuna magistratura erano investiti di funzioni archivistiche e gestivano personalmente i diversi depositi documentari prodotti dagli uffici. Solamente nel caso dell'organo giudiziario della Magna Regia Curia
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e in conseguenza della complessa attività di questa magistratura
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si mantenne la figura di un vero e proprio
archivarius
. I Maestri Notai, per lo più esponenti delle élite cittadine dell'isola e in possesso di competenze tecniche derivanti principalmente dalla loro attività in Cancelleria
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ma in alcune circostanze anche dall’attività notarile –
rappresentavano il
vertice ‘tecnico’ delle ca
ncellerie amministrative. Essi erano gli elementi che godevano della maggiore fiducia da parte dei governanti e dei titolari delle magistrature, e proprio per questo erano investiti
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ma anche premiati per via degli introiti che ne derivavano
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della responsabilità di tenere gli archivi. I Maestri Notai non solo si occupavano materialmente della conservazione delle carte, ma si preoccupavano anche di aggiornare i sistemi di registrazione esistenti, allo scopo di rendere fruibili gli archivi. Nel corso del Quattrocento, l'interesse della Corona per l'amministrazione degli archivi e l'efficente gestione delle scritture da parte degli ufficiali incaricati, permisero quindi lo sviluppo di un sistema archivistico funzionale alle esigenze della monarchia e al governo dell'isola, testimoniato peraltro dalla continuità nell'uso di queste pratiche archivistiche nei secoli successivi e dalle centinaia di registri sopravvissuti per il secolo XV e oggi conservati presso l'Archivio di Stato di Palermo
Estudios sobre geofilomorfos neotropicales X : Contribución al conocimiento del género Dinogeophilus Silvestri, 1909. (Chilopoda: Geophilomorpha: Geophilidae)
El célebre entomólogo italiano F. Silvestri, propuso en 1909, el nuevo género Dinogeophilus para la recepción de una nueva especie de Geofilomorfo proveniente de Salto, Uruguay, a la cual llamó D. pauropus.
Desde ese entonces, no fue descripta ninguna otra especie dentro del género citado.
Al analizar material colectado por nosotros, en la localidad de Puerto Iguazú, provincia de Misiones, Argentina, hemos encontrado algunos ejemplares que por todas sus características corresponden a este género, tratándose de una nueva especie, la cual proponemos aquí bajo el nombre de D. oligopodus.
Gracias a la gentileza del Prof. Dr. E. Tremblay del Istituto di Entomologia Agraria, Facoltá di Agraria, Portici, Italia, al cual expresamos nuestro sincero reconocimiento, hemos tenido la oportunidad de revisar el material tipo de D. pauropus Silvestri, el cual aunque incompleto, nos ha permitido tener seguridad en cuanto a la ubicación genérica de la nueva especie aquí propuesta.
En este trabajo se describe e ilustra en detalle el nuevo taxón citado y se redescribe e interpreta la especie de Silvestri en base a su material tipo y descripción original, rectificándose algunos datos sobre diversos caracteres de valor especifico y genérico que habían sido dados erróneamente por Silvestri, incluyéndose algunas ilustraciones originales.
En base a ello se efectúa también, la redescripción del género en cuestión, enumerándose sus características diagnósticas y rectificándose algunas de ellas, erróneamente definidas por su autor.Contribución científica Nº 114 del Centro de Estudios Parasitológicos y de Vectores (CEPAVE).Facultad de Ciencias Naturales y Muse
Prefazione a "Il Giunco"
Maria è una donna diffidente verso convenzioni e istituzioni, tesa verso i
rapporti definiti autentici, ma che non rinuncia a coltivare la sua idea di
amore, per lei unico e sincero. Scontrandosi con una realtà fatta di eventi
tragici e rapporti umani velati di ipocrisia, la giovane protagonista si rifugia
sempre più in un ideale in cui vuole avere fede. Un ideale che rientra però
nell’immaginario in cui la donna è figura umile, docile e sottomessa. L’unica
via di fuga che le è concessa è quella che si trova nei sogni. Erika Silvestri,
scrittrice e storica attualmente residente a Berlino, ha curato la prefazione del
volume, conducendo un lavoro di ricerca su Pia Rimini: fino all’anno scorso,
infatti, si presumeva che l’autrice triestina fosse morta sul treno diretto ad
Auschwitz. L’autrice arrivò invece al campo di concentramento, e la ricerca
della dott.ssa Silvestri si sta attualmente concentrando su ciò che potrebbe
esserle accaduto da quel momento in poi. Il volume conterrà due documenti
inediti
Urochordeuma Silvestri 1909
Genus Urochordeuma Silvestri, 1909 Urochordeuma Silvestri, 1909, p. 230; 1913, p. 303. Chamberlin, 1941, p. 23. Shear, 1972, p. 260. Hoffman, 1999, p. 265. Type species Urochordeuma bumpusi Silvestri, 1909.Published as part of Shear, William A. & Marek, Paul E., 2019, Urochordeumatidae Silvestri, 1909, a millipede family endemic to Washington State, USA (Chordeumatida, Striariidea, Striarioidea), pp. 352-360 in Zootaxa 4657 (2) on page 353, DOI: 10.11646/zootaxa.4657.2.7, http://zenodo.org/record/377233
Macroxenodes Silvestri 1948
Genus Macroxenodes Silvestri, 1948 Macroxenodes meinerti (Silvestri, 1898) Polyxenus Meinerti Silvestri, 1898. Anales del Museo Nacional de Buenos Aires, 6: 53; HT (ZMUC); ST (USNM) [type species of Macroxenodes]. Polyxenus Meinerti — Silvestri 1903. Bollettino dei Musei di Zoologia e di Anatomia Comparata R. Università di Torino, 18(433): 18. Macroxenodes meinerti — Silvestri 1948. Bollettino del Laboratorio di Entomologia Agraria “Filippo Silvestri”, 8: 216. Macroxenodes meinerti —Nguyen Duy-Jacquemin & Geoffroy 2003. African Invertebrates, 44(1): 99. Distribution in Venezuela: Caracas, Distrito Capital (former Distrito Federal), Miranda State (Silvestri 1898).Published as part of Bueno-Villegas, Julián, Sierwald, Petra & De Ascenção, Antonio A., 2019, Check list of the Venezuelan millipedes species, pp. 151-201 in Zootaxa 4686 (2) on page 157, DOI: 10.11646/zootaxa.4686.2.1, http://zenodo.org/record/349007
"Seminaris Vir(tu)als d'Estudis Medievals" della Institució Milà i Fontanals de Recerca en Humanitats (IMF) del CSIC a Barcellona (aprile - Iuglio 2020)
Tra il 15 aprile e il 15 luglio 2020, con cadenza settimanale, si è tenuto un ciclo di quattordici seminari in videoconferenza, intitolato «Seminaris Vir(tu)als d’Estudis Medievals» della Institució Milà i Fontanals de Recerca en Humanitats (IMF-CSIC, Barcellona) e dedicato ad aspetti diversi della storia dell’Europa e del Mediterraneo medievale. Il ciclo di seminari è stato organizzato da Alessandro Rizzo ed Alessandro Silvestri, ricercatori post-dottorali presso la IMF, con la collaborazione di Roser Salicrù i Lluch, investigadora científica presso la medesima istituzione, nell’ambito del gruppo di ricerca CAIMMed, sostenuto dalla Generalitat de Catalunya (2017 SGR 1092, La Corona catalanoaragonesa, l’Islam i el món mediterrani). L’idea di organizzare questo ciclo di seminari in videoconferenza, mediante la piattaforma Zoom, è scaturita dalla volontà di tenere vivo il dibattito culturale e la promozione della ricerca storica tra gli studiosi di storia, religione, lingua e letteratura medievale della IMF e dell’ambiente accademico catalano, ovviando così all’impossibilità di svolgere gli incontri già programmati per i «Seminaris d’estudis doctorals» e per le «Taules de debat» da parte dei medievisti del Dipartimento di Scienze Storiche della IMF a causa della crisi pandemica generata dal COVID-19 nella primavera 2020.Peer reviewe
L'essere del linguaggio, Il linguaggio dell'essere. Saggio su Peirce
Per quanto la cosa possa apparire paradossale il pensiero semiotico di Peirce si sporge su un’ontologia, come l’ha intesa negli ultimi anni Ferraris. Espressioni come “oggetto dinamico”, “ground”, “qualità” indicano in direzione di un inizio, che è impossibile intuire/afferrare, come non si può afferrare la cosa in sé kantiana. Del resto nella stessa fenomenologia/semiotica di Peirce esistono segni come le icone e gli indici, che in ragione della loro genesi si configurano, appunto, come segni che hanno uno stretto legame con l’oggetto, il referente a cui rimandano. Eppure in tutta la semiotica di Peirce non ci sono tracce di un cedimento rispetto alla sua adesione alla tradizione di studi kantiani: non ha senso ragionare intorno a cose che non siamo in grado di intuire, perché l’unica cosa di cui ci possiamo domandare è del modo in cui funziona la nostra mente per costruzioni semiotiche. Lo stesso concetto di “realtà” è il risultato semiotico di un accordo comunitario, pragmaticamente condiviso dalle diverse menti che la pensano, convergendo su una base comune ovvero su uno stesso modo di reagire di fronte al mondo. Resta, tra le maglie della sua semiotica, della sua fenomenologia, della sua faneroscopia un’attenzione ai momenti ‘primi’ del processo cognitivo. In questa direzione va letta la sua semiotica degli indici, nella stessa direzione muovono le sue considerazioni sulla “continuità” reale delle relazioni tra le cose, come ancora la sua idea che la “materia” sia un “pensiero degenerato”. Quello di Peirce è un “realismo ultrascolastico”. L’uomo che scommette ed indovina come vanno a finire le cose, lo può fare, perché è in una linea di continuità con il mondo di cui fa esperienza. Firstness, Secondness parlano ancora nella filosofia di Peirce di questo essere vicino dell’uomo alla natura che lo circonda e che lo induce ad abdurre le regolarità che la contraddistinguono. La stessa attenzione di Peirce al ruolo cognitivo del “caso” vale alla stregua di un ennesimo richiamo alla realtà come a qualcosa che c’è, lì di fronte a noi e che non può essere prevista in tutte le sue variabili. Il saggio ripercorre, lungo i diversi anni della ricerca di Peirce, questo filo logico di connessione con “il reale”: tutto sembra testimoniare in direzione di una relazione con un Lebenswelt, una relazione che è “prima” ed è insieme ai giudizi semiotici che l’uomo può esprimere su di lei. La differenza tra “interpretane immediato” ed “interpretante dinamico” sembra chiudere questo cerchio dell’attenzione di Peirce per questo inizio ‘reale’ della semiosi umana, la cui fenomenologia, tuttavia, resta centrale, senza alcuna tentazione in direzione di una “cosa in sé” che ci appare, sempre, alla luce dei ‘discorsi’ che siamo in grado di fare su di lei
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