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Questa è architettura
La breve introduzione, al volume “Dalla memoria del sacrificio alla celebrazione della vittoria. La Prima Guerra Mondiale nella cultura artistica e architettonica siciliana” curato da Rita Cedrini, Eliana Mauro, Claudio Minghetti, Ettore Sessa e Mario Zito, costituisce un’occasione per verificare il modo in cui la cultura siciliana ha saputo reagire, nei primi decenni del XX secolo, ad una domanda così emotivamente intensa come quella legata al tema del ricordo del sacrificio dei caduti della grande guerra. Dal saggio di apertura di Ettore Sessa e da quelli successivi si comprende, ancora una volta, il ruolo di capo scuola esercitato da Ernesto Basile e, sulla sua scia, da parte di un numero consistente di artisti e architetti. Emerge una diffusa particolare attenzione dedicata a progetti che sovente si presentano come opere in cui è impossibile distinguere gli aspetti artistici da quelli architettonici e urbani. In molte circostanze, infatti, i monumenti ai caduti o alla libertà segnano, in modo determinante, alcune parti della città generando quell’indispensabile senso di appartenenza ai luoghi nei quali i singoli contributi – artistici, architettonici e urbani – si fondono all’unisono
Giuseppe Sommaruga e i modernisti italiani
Giuseppe Sommaruga è incline a quel senso dell’iperbolico, sovente ottenuto anche per contrasti dimensionali e studiati “fuori scala” pur in organismi contratti, che procede dalla semplificazione dei formulari storicisti fino al loro disinvolto accorpamento e all’omologazione figurale, con alquanti contrappunti ed eterodosse soluzioni di continuità, verso una visione monumentale persuasiva ma esente da enfasi didascaliche e, nel divenire, sempre più ruvida e arcaicizzante.
Anzi l’iperbolico è, in fin dei conti, il “filo rosso” dei suoi modi architettonici fin dalla prima stagione eclettica, dal progetto per il Concorso del Parlamento del Regno d’Italia a quello per l’Ossario di Palestro, dai progetti per i concorsi dei palazzi istituzionali a Buenos Aires e a Montevideo a quelli per i cimiteri di Bergamo e di Mantova, dallo Chalet Theobroma all’Esposizione Nazionale d’Igiene di Milano del 1891 al complesso per le Esposizioni Riunite di Milano del 1894. Sempre l’iperbolico, che per soli contrasti affiora persino nella sua produzione professionale più convenzionale (in particolare quella compresa fra il 1895, a seguito del successo per il complesso delle Esposizioni Riunite, e il 1901 anno della svolta di Palazzo Castiglioni) , ne avrebbe, poi, sostanziato l’operare modernista, distinguendolo nel panorama italiano e proiettandone la poetica ben oltre la prevedibile influenza su altri progettisti del periodo Liberty (che anzi ne recepiscono in maniera squisitamente esornativa il messaggio, a differenza di personalità come Arata o, verosimilmente, come Sant’Elia). L’iperbolico compare come componente subliminale nel Palazzo Castiglioni (materico “non finito” e contaminazioni figurali nei prospetti e nelle finiture, anche polimateriche, e manipolazione della citazione garnieriana per lo scalone-fuclro); compare ancora quale additivo di contrasto nella strumentazione formale nel Palazzo Viviani-Giberti a Trieste del 1906-1907 o per caratterizzazione di contrappunto nelle milanesi redesidenze Comi del 1906, Salmoiraghi del 1906, Galimberti del 1908, Faccanoni (poi Romeo) del 1912-1914 e nelle ville Galimberti a Stresa del 1906 e Carosio a Baveno del 1908-1909.
È con le opere per i Faccanoni a Sarnico (dal 1907 al 1912) che Sommaruga, oltre a sublimare quella mitologia peculiare delle società più evolute del modernismo europeo consistente nel binomio fra ethos del progettista animato da slanci liberatori e proiezione della committenza verso modi e segni di un ideale meliorista di progresso sentito come missione totalizzante (formula che in Italia ha pochi altri casi simili e fra questi il precedente dei Florio con Basile in una Palermo ancora, fino al 1910, rilevante quale polo economico e città con una società egemone cosmopolita), riformula i modi della sua progettazione fino ad allora solamente supportati dalla vocazione iperbolica; essa ora non è più uno strumento gregario del fare architettonico, non interviene più come qualificante correttivo, ma assume il ruolo di valenza della stessa logica progettuale contribuendo, anche dall’inibito contesto italiano, al superamento di quel “falso problema” della ricerca di nuovi codici architettonici che era stato l’innesco e, al tempo stesso, il limite della volontà di generale “riorganizzazione del visibile” propria dell’Art Nouveau
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Ernesto Basile
ERNESTO BASILE
Ernesto Basile (Palermo 1857-1932) architetto, docente di Architettura Tecnica presso gli Atenei di Roma e di Palermo, è uno dei principali protagonisti della lunga stagione del modernismo italiano. Allievo del padre Giovan Battista Filippo ne interpreta con problematicità quella «ricerca del nuovo» che ne aveva distinto l’operato nell’ambito della cultura architettonica italiana dell’arco temporale compreso fra il tramonto dei neostili e del romanticismo e la maturità dell’eclettismo. Di quest’ultimo lo stesso Ernesto Basile sarà uno dei più interessanti protagonisti nella stagione di transizione verso il modernismo. Personalità di spiccate qualità intellettuali e di considerevole potere accademico Ernesto Basile sarà uno dei principali promotori e sostenitori della svolta culturale di fine Ottocento che permette anche in Italia la fioritura di una eccezionale stagione Arte Nuova. Sarà lui uno dei pochi architetti italiani a costituire un vero e proprio cenacolo interdisciplinare ed a perseguire quell’unità delle arti che distingue le più avanzate coeve manifestazioni del modernismo europeo.
Sostenuto da una facoltosa committenza siciliana, colta e di respiro internazionale, e da quella parte della classe politica nazionale votata al progresso del giovane stato italiano e alla promozione di una cauta riforma meliorista della società, Basile fece della ricerca della qualità la misura di una professione dedicata all’azione educatrice dell’arte intesa come componente fondamentale del cammino della civiltà.
La ricerca di un’eccellenza della normalità distingue, per controllo e robusta semplicità degli ordinamenti, la sua linea progettuale dagli effimeri exploit del Liberty degli altri progettisti italiani; questo sia nei confronti delle insistite riforme vitalistiche delle strumentazioni formali sia in relazione a quel gusto per l’iperbolico che avrebbe portato a sviluppi inattesi del modernismo italiano.
Definito dalla critica coeva pioniere del “rinnovamento” artistico e architettonico nazionale degli anni della Belle Époque, raggiunge fama internazionale nel periodo compreso fra il 1900 e il 1918, con opere come il Villino Florio, Villa Igiea, la propria casa in via Siracusa, il Villino Fassini e la Villa Deliella (tutte a Palermo), e come il Palazzo dell’Aula dei Deputati a Montecitorio (Roma). Partecipa con successo alle esposizioni internazionali d’arte e di arti decorative moderne svoltesi a Torino nel 1902 e a Venezia dal 1903 al 1909, nonché a Milano nel 1906. Le riviste inglesi, tedesche, austriache e, naturalmente, italiane dell’epoca testimoniano l’attenzione riservata alla sua produzione architettonica (e alla sua originale declinazione siciliana dei principi della progettazione integrale e dell’ideale estetico della Gesamtkunstwerk), riconoscendone il ruolo di punta avanzata (in ambito italiano), per la modernità del linguaggio e per la sensibilità verso il nuovo gusto estetico.
Anagraficamente più anziano degli altri protagonisti del Liberty, operò con autorevolezza accademica nel tentativo di promuovere il movimento di rinnovamento in Italia e (fra i pochi in Europa) dette vita ad una qualificata scuola del “progetto moderno”, presto ricondotta, però, in un indirizzo di maniera che, negli anni Venti, finì per isolarne i componenti dai nuovi orientamenti della cultura architettonica internazionale; un processo parallelo alle sorti della società civile siciliana, dei cui fasti (come esemplare fenomeno di rinascita economica e culturale nel periodo a cavallo dei due secoli) era stato sottile e inappuntabile interprete. La sua attività professionale, diffusamente praticata in tutta la nazione, ma soprattutto a Palermo, a Roma e in un gran numero di città della Sicilia, è stata esaltata da una singolare capacità progettuale e da una eccezionale resa grafica che fanno dei suoi disegni delle autentiche opere d’arte
Ernesto Basile - Ordinamenti e codici dei registri della modernità
Ernesto Basile (Palermo 1857 - 1932), after a short assistantship (which started in 1882) at the University chair held by Enrico Guj in Rome, became a professor and later (in 1891) an academic of Technical Architecture first at Rome University (until 1890) and then at Palermo University (basically until his death on August 26, 1932). He began his university career as an assistant of his father, Giovan Battista Filippo Basile (Palermo 1825-1891) holder of the chair of Technical Architecture of Palermo. A genuine interpreter, in the last two decades of the 19th century, of a problematic eclecticism, well anchored to a leading Sicilian tradition in search of "new architectural systems" (that he had inherited from his father), Ernesto Basile had been considerably motivated, since his debut, by innovative methodological aspirations and a will to meet the most advanced international cultures. An example is offered by the Roman projects of the 1880s and, the following decade, by Sicilian production (worthy of note, the Ossario di Calatafimi, the fabric complex for the IV National Exposition in Palermo, Villa Bordonaro, Palazzo Francavilla, for its interiors deco¬rations and the furnishings above all, and the kiosks Ribaudo and Vicari in Piazza Verdi).
Of interest, also, are his dissertations on coeval architectural planning, such as Il Concorso per il Monumento a Vittorio Emanuele in Torino (1879), Sulla costruzione dei teatri: Le dimensioni e l'ordinamento dei palchi in rispondenza al costume italiano (1883), Sui mezzi atti a garantire la sicurez¬za dei teatri in caso d'incendio (1889), and Il Palazzo del Parlamento di Berlino. Notizie storiche, artistiche e tecniche (1889). Among his several memoirs of the bids projects he worked on, he published an article entitled Per il mio progetto del palazzo di Giustizia e per l'Arte (1884) as an answer to the observations on the style he had adopted. Lastly, his essay on Giacomo Serpotta (1656-1732) (in R. Lentini, Le sculture e gli stucchi di Giacomo Serpotta, Torino 1911) is remarkable, and one of the first critical and historical revaluations of Sicilian Baroque art, in the style of writings by Gioacchino Di Marzo and Vincenzo Pitini.
Defined by the contemporary critics as the pioneer of the national artistic and architectural "renewal" of the years of Belle Époque, Basile achieved his international popularity in the period been 1899 and 1918, principally for some buildings in Palermo, most of them with a definition of the interior spaces (entirely or affecting only the principal guest rooms) , such as the Palazzina Paternò, the Villino Florio, the Grand Hòtel villa Igiea, the second Utveggio residence, the complex of pavilions for the First Agricultural Exposition, his house in Via Syracuse, the Villino Fassini, the Villa Deliella, the seat of Cassa di Risparmio, the Kursaal Biondo, the second kiosk Ribaudo, (and a remarkable number of aristocratic chapels) and with such Roman works as the Palazzina Vanoni, the villa of the marquis of Rudinì, the palace of the Chamber of Deputies in Montecitorio, and the Gran Caffè Faraglia (Roma). He successfully participated in the modern international arts and decorations expositions, taking place in Turin (1902) and in Venice (in 1903, 1905 and 1909), as well as the one in Milan (1906), which confirmed his commitment and inventiveness in both the application of the modernist principle of integral architectural planning (applied to several sectors of applied arts, though with a notable prevalence in the furnishing field, the latter leading, beginning in 1899, to the successful association, lasting for little more than a decade, with the renown Palermo furniture factory Golia-Ducrot), and in the aesthetic ideal of the equality of the arts, in whose name he organized an interdisciplinary circle. This involved some of Palermo's best artists in the realization of some of the most meaningful Italian expressions of the "total work of art" (his most assiduous co-workers were the sculptors Antonio Ugo and Gaetano Geraci and the painters Ettore De Maria Bergler, Giuseppe Enea, Rocco Lentini, Luigi Di Giovanni, Michele Cortegiani and Salvatore Gregorietti). The English, German, Austrian and, of course, Italian reviews of the epoch bear testimony to the attention given to his architectural production (and to his singular Sicilian conjugation of the principle of Gesamtkunstwerk) acknowledging, thus, his leading role (in Italy) in the modernity of language and his sensitivity to the new aesthetic taste that replaced 19th century eclecticism. Concerning this, he was one of the most problematic Italian figures in the transition phase towards the new "artistic sensibility." Though older than the other protagonists of the Liberty style, he acted with academic authoritativeness with a view to promoting the renewal movement in Italy, and supported the phenomenon in its premature expressions (among the fewest in Europe) by giving birth to a school of the "modern architectural project" (whose best disciples and assistants, besides some qualified protagonists of late Sicilian modernism (see, Ernesto Armò, Francesco Fichera, Saverio Fragapane, Salvatore Benfratel¬lo, Giovan Battista Santangelo, Enrico Calandra, Francesco La Grassa, Salvatore Caronia Roberti, and Giuseppe Samonà). Soon brought back to a mannered current, the school ended up, in the1920s, isolating most of its members from the new international orientations of the architectural culture
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