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Introduction [to Yves Bonnefoy cent ans (1923-2023) - numéro monographique de la revue]
Comme si un chien se trouvait soudain envahi par la parole
L'articolo prende in considerazione la poetica frammentaria di G. Perros, con particolare riferimento al volume Echancrures" (1977), ultimo sua opera pubblicata in vita.Vengono prese in esame le modalità stilistiche dell'aforistica perrosiana, con riferimento costante anche ai "Papiers collés", tra citazionismo, dialogismo teatrale e calembour, in un'estetica del semplice che valorizza l'autenticità del quotidiano rispetto a ogni forma di argomentazione ed espressione puramente letteraria
La sciarpa rossa, seguito da Due scene e note annesse
A partire da un centinaio di versi scritti di getto nel 1964, Yves Bonnefoy elabora in questo libro, apparso pochi mesi prima della scomparsa, la sua autobiografia, il suo lascito letterario e intellettuale, frutto di un lavoro di oltre cinquant’anni.
Nei versi enigmatici di La sciarpa rossa, che rappresenta il “legame di sangue” con la famiglia, affiorano le figure dei genitori, emerse dalla memoria di un mondo rurale di cultura occitana colto nella sua singolarità storica e linguistica. Un rapporto decisivo che il poeta, ripercorrendo la propria storia, comprende essere alla base della sua idea di poesia, nella quale avverte l’esigenza di dar voce al sofferto silenzio del padre.
Dalla trepidante stagione surrealista, attraverso vertiginosi sconfinamenti nell’arte (Max Ernst) e nella critica letteraria (Pierre Jean Jouve), Bonnefoy rincorre in queste pagine la “verginità metafisica” dell’infanzia, interminabile fonte di “presenza” e di poesia nella percezione dell’unità del reale.
Il teatro del mondo di Bonnefoy, nelle Due scene e Note annesse in appendice, vede nell’Italia, e specie in Genova, il luogo di una “scena primaria” dove rinascere, l’estremo approdo di un viaggio che possa “riparare il danno che il linguaggio reca alla vita”
Henri Meschonnic. Poetica, etica, politica e critica del tradurre
From the very beginning of his career in the early Seventies, the heydays of semiotics and structuralism, Henri Meschonnic (1932-2009) broke with current trends and marked a turning point in critical debates by advocating for a wider, general reflection which, besides the exigence of form, should also take into consideration language, discourse and the creative subjectivity of the literary work, which invents itself through creation. His position may be regarded as “theoretical practice”. In the Bible and its massoretic translation he sees the paradigm of the inseparability of prose and poetry, which he considers strictly related to rhythm as “organization of the movement of language”, revealing itself in the “orality of writing”.
Spanning from Pour la poétique II (1973) and Critique du rythme (1982) to Poétique du traduire (1999) and Éthique et politique du traduire (2008), this paper will address the theoretical premises of the author’s position in their poetic, critical and polemic significance. Its aim is to point out their distinctiveness and long-lasting influence on today’s theories and practices of translation as well as their political implications in relation to a conception of writing as historical anthropology of language.
In spite of the virulence of some of its assumptions, this conception still maintains high levels of depth and thought-provoking questions which are essential for any new approach of translation mindful of the historical significance implied in translational acts and which renews itself every time
Yves Bonnefoy: une histoire de rouge
Yves Bonnefoy’s work (1923-2016) is characterized by an intense chromatism. The red color takes in it a natural, musical, existential, mythical and religious connotation keeping progressively distance from any referential and descriptive value to acquire a fundamental symbolic depth. This paper, after a theorical introduction to the Bonnefoy’s theory of color, focuses on some poetical collections, the essay Le Nuage rouge, the novel-autobiographical essay L’Écharpe rouge, and others essays about the Arthurian legend, in order to show how this color and his dissemination in Bonnefoy’s work belongs to a sort of critical chromatism who could explain his moral significance and his vision of the world and literature.L’œuvre d’Yves Bonnefoy (1923-2016) est caractérisée par un intense chromatisme. La couleur rouge y assume une connotation naturelle, musicale, existentielle, mythique et religieuse qui s’éloigne progressivement de toute valeur référentielle et descriptive pour acquérir une profondeur symbolique fondamentale. En prenant en considération, après une préalable introduction à la théorie de la couleur, quelques recueils poétiques, l’essai Le Nuage rouge, le roman-essai autobiographique L’Écharpe rouge, ainsi que des études sur la légende arthurienne et la gnose, cet article se propose de réfléchir sur la valeur essentielle de cette couleur et sur sa dissémination dans les écrits de l’auteur, à même de montrer comment elle se charge, par ce qu’on appellera un chromatisme critique, d’une signification morale décisive pour la compréhension de son existence, de sa vision du monde et de son écriture
L'ouie-dire. Notes sur "L'oeil éblouie"
L'articolo propone uno studio della raccolta poetica di Michèle Finck intitolata "L'ouie éblouie" allo scopo di sondarne la perspicuità lirico-sensoriale e sinestetica. In effetti, a una disamina approfondita, il testo rivela allo scandaglio critico le sue molteplici valenze fisico-sensoriali che affidano al senso dell'udito anche una sorta di prolungamento della vista, attraverso la sensibilità musicale dell'Autrice che da sempre cerca nella sua ricerca poetica e saggistica un ponte fra la musica e la poesia
Su alcune serialità della poesia francese contemporanea: Jacques Ancet, Alain Suied, Christophe Tarkos
L’articolo propone una riflessione sulla serialità nella poesia francese contemporanea. Dopo avere mostrato come la stagione simbolista introduca la trangenericità formale che fa incamminare la poesia verso la prosa, individua nelle tipologie seriali legate alla titolazione dei testi e all’articolazione metrica e retorica del linguaggio, le peculiarità della "contrainte" assunta. Lo studio individua poi nell’opera di tre autori del Secondo Novecento alcune delle forme prevalenti di serialità.
In Jacques Ancet si tratta di una serialità isostrofica, che propone frammenti isostrofici e isosillabici; in Alain Suied di una serialità poematica, basata sulla reiterazione anaforica, e in Christophe Tarkos di una serialità calligrammatica, che fonde parola e disegno attraverso un uso geometrico della pagina.
Indipendentemente dalle differenze della forma espressiva, queste poetiche trovano un punto di contatto nella dimensione spazio-temporale del testo che agisce come un elemento unificante della voce poetica.The article proposes a refl ection about French contemporary poetry. After showing how Symbolism introduced a formal transgenericity that took poetry to the prose, he identifies some typologies of seriality belonging to the text’s titles or to the metrical and rhetorical organization of the language. The study finds in the work of three authors of the Second half of the 20th century some of the most typical forms of seriality. In Jacques Ancet’s poems, we can see an isostrophical and an isometrical seriality; in Alain Suied’s texts, a poematical seriality based on the anaphor; in Christophe Tarkos’ work a calligrammatical seriality using words and drawings in a geometrical way. But for some stylistic differences, these three poetics have a point of contact in spatial and temporal dimension which acts as a unifying element of the poetical voice
Alcool
Il volume costituisce la ritraduzione (pp. 17-237), con Prefazione critica (pp. 5-15) e Note ai testi (pp. 239-248) della celebre raccolta "Alcools" (1913) di Guillaume Apollinaire(1880-1918), uno dei libri fondatori e maggiori del Novecento, per originalità espressiva, tematica e per fortuna critica successiva
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