3,673 research outputs found

    Il Fuori Scala tra Occidente e Oriente

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    Tutto può essere fuori scala, nulla può esserlo. Il parametro di riferimento è tutto. Può, il fuori scala, avere la stessa valenza per tutti gli ambiti e gli osservatori, stante il parametro di riferimento come chiave di lettura? Può il fuori scala oggi, continuare a essere una modalità progettuale coerente? Questa ricerca nasce dal desiderio di fornire chiarezza in un ambito della composizione apparentemente limpido e cristallino, nelle sue implicazioni nel moderno-contemporaneo e nei suoi futuri sviluppi come strumento di sperimentazione. Ho tuttavia scritto non a caso, limpido e cristallino perché, pur essendo il fuori scala un metodo comune e costantemente usato nel corso dei secoli, in realtà risente molto, delle percezioni visive sia personali che di un definito gruppo umano, fosse anche un’intera cultura. Già nei primi stadi della ricerca mi sono infatti reso conto che, parlando di fuori scala in termini progettuali, si può trovare infinito materiale, soprattutto risalente agli ultimi cinquanta anni, ma pochissime sono le informazioni in comune e concordanti. A partire dalla sua definizione. Pur essendo un concetto di uso quotidiano, ne manca una qualunque lettura comunemente accettata e questo ne ha sostanzialmente fatto un contenitore di qualunque significato nel tutto e nel suo contrario. Tutti sappiamo per esperienza comparativa e sensoriale cosa sia un fuori scala. Più difficile è definirlo. La nostra Europea forma mentis è ben nutrita da secoli di rappresentazioni di ordini, di studi del contesto, di rapporto umano. Ciononostante abbiamo difficoltà nell’interpretare oggi quello che è sempre stato metodo di progetto sin dai tempi più antichi. Definire meglio gli ambiti di ricerca è stato quindi passo fondamentale per capire come il fuori scala sia nato e si sia sviluppato. Questo però non è stato e non può essere sufficiente proprio per l’indeterminatezza dovuta alla sua attuale percezione. Percezione che infatti, nei secoli e più rapidamente negli ultimi decenni, è cambiata rapidamente, passando da reazioni neutre o non-reazioni, a prese di posizione talvolta fortemente negative e critiche. E d’altronde bisogna constatare quanto il fuori scala non sia chiaramente solo un metodo progettuale, esso nasce da un concetto che, come abbiamo visto, è per noi occidentali comprensibile in maniera istintiva. E che, sotto diverse vesti, è tuttora argomento molto dibattuto, sia attraverso le teorizzazione della Bigness di Rem Koohlaas, sia attraverso il dibattito degli ultimi anni portato avanti, tra gli altri, da Vittorio Gregotti e che tende a considerare come non architettura “ciò che supera la misura”, raggiunge lo smisurato. Infine, chiedendosi se il fuori scala possa essere considerato un linguaggio della composizione architettonica indipendente. Può esistere un problema circa il “fuori scala”? Osservare l’evoluzione qualitativa della percezione di un concetto, di per sé neutrale, non può non porre ulteriori dubbi che possono essere fugati unicamente utilizzando strumenti più vicini al pensiero laterale . Quando infatti i parametri di selezione su cosa possa o debba essere il fuori scala in architettura oggi diventano parziali e non sufficienti nella loro schematicità, occorre trovare un nodo gordiano da tagliare. Di conseguenza, è stata messo in atto un confronto percettivo tra il nostro livello di consapevolezza dell’uso di tale concetto ai fini compositivi, e quella di una “dimensione altra” della percezione. Una dimensione il più possibile lontana dai nostri schemi mentali e che potesse fornirci i parametri di confronto semplicemente mancanti. Per la sua evoluzione così diversa da quella italiana ed europea, è stata scelta la cultura architettonica giapponese, doppiamente utile proprio perché parallela alla nostra ma con pochi punti di contatto, particolarmente fiorente nelle ultime decadi e figlia di filosofie, quelle shintoiste-buddiste molto diverse dai nostri schemi di pensiero, prevalentemente ispirati all’unione tra i modelli greco-latino e quello giudaico-cristiano. Tale confronto ha di fatto portato alla messa in definizione di strategie progettuali contemporanee, utili strumenti compositivi, direttamente parte della strategia più generale del fuori scala architettonico

    Primo premio per il migliore allestimento, Quarto Seminario Internazionale di Museografia Premio Internazionale di Architettura e Archeologia "Giambattista Piranesi"

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    Oggetto del riconoscimento è il progetto di un padiglione espositivo temporaneo all’interno dell’area archeologica di Villa Adriana. Il progetto ipotizza - attraverso l’accostamento di piattaforme calpestabili coperte, che toccano il suolo archeologico puntualmente - la formazione di un luogo idoneo all’esposizione di sculture e di frammenti architettonici, in prossimità delle sostruzioni che determinano il livello orizzontale del Pecile. Il padiglione intende essere una rovina nuova: nuova per il profilo nitido dei soffitti che galleggiano nella luce, rovina perché si lascia attaccare e attraversare dall’aria e dalla luce

    Un padiglione per la scultura a Villa Adriana

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    Il progetto elabora l'ipotesi di in un padiglione espositivo temporaneo all’interno dell’area archeologica di Villa Adriana. Viene prevista - attraverso l’accostamento di piattaforme calpestabili coperte, che toccano il suolo archeologico puntualmente - la formazione di un luogo idoneo all’esposizione di sculture e di frammenti architettonici, in prossimità delle sostruzioni che determinano il livello orizzontale del Pecile. Il padiglione intende essere una rovina nuova: nuova per il profilo nitido dei soffitti che galleggiano nella luce, rovina perché si lascia attaccare e attraversare dall’aria e dalla luce

    Designer who philosophize. Superstudio in Japan

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    Saggio sull'influenza del Superstudio in Giappone. Il contributo appare nel catalogo della mostra Invisible Architecture. Italian and Japanese architectural movements in the 1960s and 1970s and the contemporary debate. Fili invisibili legano due paesi tanto diversi e lontani come Italia e Giappone. Sono quelli della creatività, dell’innovazione, del rispetto e talvolta della critica per la tradizione e la storia. Uno di questi fili invisibili è rappresentato dall’architettura. Entrambi i paesi hanno saputo essere al centro di grandi rivoluzioni e allo stesso tempo hanno deciso di ignorare questa loro capacità di creare e innovare. Centocinquant’anni sono passati da quando i due paesi hanno inaugurato i loro rapporti e poco più di cinquanta ne sono trascorsi da quando entrambi furono tra i protagonisti assoluti di quella che è stata l’ultima avanguardia mondiale in architettura con le produzioni teoriche dei gruppi dei metabolisti giapponesi e dei radicali italiani. Cinquant’anni fa i due paesi erano in piena espansione demografica, economica e culturale e quelle avanguardie ben rappresentavano i fermenti più vivaci delle rispettive proposte architettoniche. In un curioso parallelo, cinquant’anni dopo Italia e Giappone vivono un’epoca di riflusso culturale ed economico e una nuova generazione di architetti e teorici dell’architettura affronta le tematiche senza tempo del vivere, dell’abitare e del progettare. Questo volume e la mostra omonima presentano un inedito e innovativo parallelo tra i due paesi, tra due generazioni, tra due modi di fare architettura e di vedere il futuro. Gabriele Mastrigli è membro del Comitato scientifico della mostr

    »It contained harbours that pleased me like sonnets«. Kleine Poetik der diegetischen Karte

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    In this article, Federico Italiano explores the relationship between literature and cartography. Beginning with Stevenson’s Treasure Island, the author frames the topic through a general theoretical lens on the spatial dimension of literary texts. He then focuses on a specific phenomenon of literary "carticity"—the diegetic presence of the map, that is, the map as an integral element of the narrative structure. Among others, Italiano examines the works of Houellebecq and Cormac McCarthy

    Portrait of the Author in (Him/Her)self

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    A fragment of a philosophical essay by Jean-Luc Nancy and Federico Ferrari titled Iconographie dell’auteur (Paris, 2005), published for the first time in Polish, that addresses the problem of a relationship between the image of the author and his/her work

    Aneddoti e ricette a corte di Federico II nel XXI secolo : il buon cibo e il buon bere nel più antico Ateneo pubblico al mondo

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    [Italiano]: Questo volume rappresenta la finalizzazione di una iniziativa nata, condivisa ed interamente realizzata all'interno del gruppo social dei "Prof in cucina e in Cantina", che ha inteso raccogliere ricette e descrizioni aneddotiche di singoli Autori, appartenenti ai ruoli del personale docente e tecnico-amministrativo-bibliotecario dell'Ateneo federiciano, il più antico Ateneo pubblico al mondo. Aneddoti e ricette forniscono spaccati di vita quotidiana e ricostruzioni di eventi che hanno accompagnato gli Autori nei diversi percorsi formativi, sociali e lavorativi, e che non escludono riferimenti al recente periodo emergenziale della pandemia COVID-19. Ad introdurre il Volume è un menù federiciano, con una proposta di 3 pietanze che attualizzano ricette ed abitubini alimentari dell'epoca, e che hanno come riferimento il Liber de coquina, edito a corte di Federico II. Gli 8 Capitoli del volume raggruppano ricette e aneddoti per categorie, e ciascuno di essi è poi preceduto da un breve inserto con ulteriori riferimenti storici all'alimentazione a Corte di Federico II. Così, atmosfere vecchie e nuove, accompagnate dal sentore di aromi e da suggestioni ispirate al vissuto di ciascun Autore, si fondono per offrire a Lettrici e Lettori frammenti di quotidianità vissuti oggi a corte di Federico II, nel XXI secolo./[English]: The Volume represents the endpoint of a recent initiative, which was conceived, shared and fully realized within the social group of the "Prof in Cucina e in Cantina". Here, the several Authors, represented by the teaching and the technical/administrative/librarian staff of the Federico II University in Naples, the oldest public University in the world, propose recipes and anecdotal descriptions of their educational, social and work-related paths, including some episodes from the recent COVID-19 pandemic. A menu inspired to Frederick II introduces the book, with 3 recipes inspired to the Liber de coquina, a cooking manual compiled at the Emperor's court. Each of the following 8 thematic chapters of the book is also anticipated by a brief insert reporting historical reconstructions of the alimentary habits at the court of Frederick II. Thus, old and new atmospheres, accompanied by the scent of aromas and suggestions inspired by the experience of each Author, come together to offer Readers fragments of everyday life at the court of Frederick II, in the 21st century
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