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    L’Abitare collettivo: sperimentazioni e progetti degli anni ‘50 e ‘60 tra New Empiricism e Carta dell’Habitat

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    The topic of housing, understood as grouping of social housing or as construction of “bourgeois” apartment buildings, in recent decades has seen a constant renewal of perspectives related to urban newly-built projects, to the recovery of brownfields and of course to the recovery of existing buildings. Following the creeping economic crisis, which has affected most of the advanced economies for almost a decade, the theme of house has taken again a central role in the discipline of architectural design and in the urban and social development planning policies. This dissertation, therefore, aims to investigate what happened, especially in Europe, in the two decades after the end of the Second World War. This period of strong revision of the concepts and theories of dwelling in different disciplinary environments and the consequent need of social and urban reconstruction, urged designers, theorists, philosophers to question themselves again about principles of dwelling, with all the implications that this new reflection generated. Among the Fifties and Sixties and the present day there are many similarities, especially in the economic and social fields. Research on collective housing project, that has been a central theme of the contemporary architecture since the early 2000s, reinterprets many of the trials of those years, rediscovering the inhabitant as a thinking man and not as a number. This research work, therefore, wants to: understand what are today the design actions focused on collective housing and on shared living that can affect the architectural and social renewal of the contemporary urban palimpsest and that reinterpret the models of the ‘50s and ‘60s; to investigate the experimental and greatly distinguishing examples, that belong to a historical period that will still probably need a historical gap to be better understood and absorbed; to analyze changes and transformations relating to the theme of collective dwelling, that occurred since the end of the Forties, through the Fifties to get to the Sixties; to find in the models of the ‘50s and ‘60s current references capable of returning an architecture closer to the perception of the space of the so-called “man in the street” that in 1949 was considered by James Maude Richards as first recipient of architectural production

    Con.Co.R.So

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    Inserimento, forma e contesto. Categorie di riflessione ed ipotesi metodologica di riqualificazione prestazionale delle strutture sanitarie

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    La storia dell’architettura ci restituisce un quadro articolato del ruolo degli edifici adibiti a funzione ospedaliera, elementi strutturanti la città e dotati di tipologia propria in ragione alle necessità che la medicina avanza nei secoli. L’ospedale, nella sua complessità evolutiva, diviene dunque chiave interpretativa dei fatti storici che hanno interessato lo sviluppo urbano, per l’importanza che ricopre nell’organizzazione delle dinamiche insediative ed economiche, sia per la proprietà di integrarsi o isolarsi nei luoghi, sia per la capacità del manufatto edilizio ospedaliero di assecondare o contraddire pregiudizi di forma e funzione, rispetto ai quali ha da sempre cercato il giusto equilibrio senza mai realmente trovarlo. Guido Canella, nel 1979: «Nessun altro tipo edilizio quanto l’ospedale è rimasto soggetto, ancora in epoca moderna, a preconcetti intrinseci di necessità funzionalistica. Eppure per lungo tempo nell’insediamento nosocomiale concorse in contaminazione la più varia umanità (sofferente e curante, operativa e inserviente, benefica e mendicante, laica e religiosa), tanto da risultare, per morfologia e dimensione tipica, come sovrimpressione di una città nella città, in ciò simile al porto e al mercato». Lo scenario attuale è perlopiù quello dell’implementazione della componente tecnologica ed impiantistica dell’edificio, con il solo fine di inseguire necessità funzionali singolarmente individuate e mai corrisposte ai bisogni generali dello spazio, nel suo insieme ed in relazione al contesto, con conseguente e progressiva perdita delle qualità ambientali dei luoghi e del benessere psicofisico dei fruitori. Risultati, questi, derivanti da una lettura che parte dal modello dell’hospitalitas e giunge alla successiva machine à guerir (Brenna, 1979), frutto di una sostanziale astrazione del concetto di ospedale che rispecchia una continua ricerca tipologica -a padiglione, mo-noblocco, poliblocco, a piastra o a torre (Carbonara, 1954). Le strutture ospedaliere si configurano sempre più come macchine energivore, incoerenti ed inefficienti nei rapporti di forma e funzione, debilitan-ti e non nobilitanti il contesto, cui si inseriscono, spesso, senza alcun legame relazionale. Questi i presupposti dai quali si è mossa la ricerca per valutare i processi che determinano tali disfunzioni, sia in fase programmatica che progettuale o costruttiva, oltre che manutentiva-gestionale. Ciò al fine di comprendere come sia possibile fornire strumenti di supporto decisionale nella riqualificazione o nuova realizzazione delle strutture sanitarie, sulla base delle relazioni tra il manufatto edilizio ed il contesto di appartenenza in tutte le sue componenti (storiche, spaziali, ambientali). L’obiettivo specifico del contributo alla ricerca, riferito alla scala regionale, ma di applicabilità generale (all’interno del più complesso strumento messo a punto dall’insieme delle unità operative nazionali), è quello di definire quali possano essere i correttivi tecnici e le alternative progettuali, riferite sia all’esistente che al progetto di nuovi presidi di cura, atti a: - garantire un corretto inserimento ambientale in ragione delle peculiarità e dinamiche contestuali all’edificio; - ritrovare un rapporto di coerenza tra tipologia edilizia e necessità funzionali; - a ridefinire il ruolo urbano del servizio ospedaliero come elemento strut-turante la città; - ristabilire i rapporti ambientali tra edificio e riequilibrare i comportamenti energivori
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