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Percorsi alternativi alla didattica tradizionale: la plurisensorialità corporea ed un contesto di apprendimento non formale per il miglioramento delle capacità socio-cognitive in età scolare.
rivista on-line: Salernoinprima.it (sito internet www.salernoinprima.it/sociologia.html
Comunicazione medico-paziente e rischio burnout nelle professioni sanitarie
Il volume tratta degli aspetti relazionali e comunicativi del rapporto medico/operatore sanitario-paziente e del burnout, che può manifestarsi, in particolari condizioni, nei lavoratori che svolgono una professione di aiuto, in primis personale medico e sanitario
Genitori e figli adolescenti. Gioie e conflitti della normale fatica di crescita
Il volume affronta la tematica delle relazioni-comunicazioni tra genitori e figlio adolescente, relazioni spesso complicate e difficili sia per mamma e papà che per il ragazzo, ma che, nella maggior parte dei casi, si iscrivono “nella normale fatica di crescita” per tutti i membri della famiglia
Models of family attachment and choice of adoption
The aim of this study was to determine which attachment models prevail in married couples who choose to adopt a child. A married couple with a secure attachment, generally, decide within a short time to adopt, while a couple with a worried attachment decide to adopt in order to obtain the stereotype of a traditional family, that is with children; a couple with a distancing attachment adopt but only if persuaded by others, after a long time and only as a last resort
Difficoltà di apprendimento in bambini con legame di attaccamento disorganizzato-disorientato
Vari autori concordano nel ritenere che i disturbi dell’attaccamento possano influenzare non solo la capacità di stabilire relazioni intime del soggetto, ma anche il suo sviluppo del linguaggio e quello cognitivo, il gioco e le strategie di esplorazione. Da ciò, abbiamo analizzato 5 casi di bambini di età scolare, incontrati per una consulenza psicologica presso le scuole da loro frequentate (su richiesta di dirigenti scolastici), e per i quali il motivo principale di consultazione era rappresentato dalle difficoltà di apprendimento (pur essendo tutti cognitivamente normodotati). Accanto ai problemi di apprendimento, gli altri motivi della prima consultazione, spesso associati tra di loro, erano: aggressività manifesta; irrequietezza o inibizione; ritiro ed isolamento sociale; disturbi sfinterici: enuresi, encopresi; disturbi del sonno; crisi isteriche; cefalee.
Dall’analisi dei diversi casi, abbiamo riscontrato i seguenti fattori di rischio che avrebbero prodotto i sintomi più o meno manifesti:
- legame di attaccamento fallimentare, da cui è scaturita una sostanziale mancanza di relazioni significative;
- depressione materna;
- conflittualità presente tra i genitori che si traduce in una inadeguata comunicazione affettiva genitori-figli;
- figura paterna periferica, da cui scaturisce un senso di insicurezza per i figli.
Questi fattori sono tutti connessi ad un disturbo dell’attaccamento di tipo disorganizzato-disorientato, generante, a sua volta, un nucleo psicotico della personalità. Infatti, su 5 casi analizzati, 4 bambini presentavano un disturbo psicotico.
L’insufficiente rendimento scolastico sembrerebbe dunque correlato ad un disinvestimento intellettivo verosimilmente connesso alla fragilità emotiva ed alla scarsa autostima che l’attaccamento patologico ha prodotto.
Oltre a diversi colloqui psicologici avuti con i soggetti, all’anamnesi familiare, alla somministrazione di una batteria di test di intelligenza, il Test TEMA (Reynolds e Bigler, 1994), abbiamo fatto anche disegnare ai bambini la figura umana. Da quest’ultima prova, abbiamo individuato caratteristiche patologiche che avvicinano i disegni di questi bambini a quelli dei grandi ritardati o degli organici. Si evidenziano, infatti, in tutti i disegni dei bambini esaminati, imperfezioni, ritardi, perseveranza di figure, annerimenti degli spazi. Inoltre, il volto della figura umana non possiede una mimica: anche se sono disegnati gli occhi, il naso, la bocca questi non comunicano emozioni e sentimenti. I personaggi sono minuscoli e sperduti in un grande spazio vuoto. Spesso sono sprovvisti di mani, di piedi oppure tali arti sono stretti al corpo (indice di inibizione), le gambe in due casi sono state rappresentate piccole e mal appoggiate (segnale di insicurezza estrema). L’estrema piccolezza dei personaggi, come la letteratura esistente ci dice (cfr., ad. es., Royer, 1977; De Negri, 1990; Bandinelli e Manes, 2004), potrebbe rispecchiare il desiderio di regressione di tali bambini o la sensazione di essere minuscoli, abbandonati dalla figura di accudimento in un mondo minaccioso (dato quest’ultimo che conferma il modello di attaccamento patologico introiettato)
Dal divenire coppia al divenire genitore. L’attaccamento e l’amore tra normalità e patologia.
Il volume vuole approfondire la tematica della tra-smissione intergenerazionale dell’attaccamento, tracciando un parallelo tra il legame di attaccamento madre e figlio, le tipologie del legame di attaccamento di coppia, le tipologie degli stili genitoriali. Un ultimo capitolo è dedicato agli attaccamenti patologici ed ai loro effetti nel corso dello sviluppo
Relazioni amicali e disabilità.
L’amicizia si caratterizza per l’affettività, la confidenza e il supporto affettivo, fattori indispensabile allo sviluppo di abilità interpersonali.
I rapporti sociali con i coetanei assumono un’importanza cruciale e, quanto più sono adeguati, tanto più favoriranno un buon sviluppo della personalità. Essi sono importanti per ogni fase della vita e soprattutto durante l’adolescenza, quando il gruppo dei coetanei viene spesso inteso come un rifugio e un luogo in cui tutti sono allo stesso livello e dove si può discutere con gli altri in condizione di parità. Quest’aspetto è ancora più vero per le persone con disabilità, poiché esse, spesso, presentano delle difficoltà nello stabilire e nel mantenere interazioni con i compagni e con le figure adulte e tutto ciò riduce la quantità e la qualità delle loro esperienze, anticipando anche un impatto negativo nell’adattamento alla vita adulta e nell’integrazione sociale.
E' stata condotta una ricerca che, attraverso lo strumento del disegno e della narrazione, ha voluto cogliere se sussistessero eventuali differenze nelle rappresentazioni che bambini e preadolescenti disabili e non disabili dessero dell’ amicizia tra compagno di classe disabile e compagno di classe normotipico.
I dati evidenziano come ci siano modalità diverse di rappresentarsi l’amicizia tra soggetti disabili e coetanei normotipici, a seconda se si possegga o meno una disabilità.
Questi dati sono in linea con la letteratura in materia, seconda la quale, nelle classi in cui è inserito un allievo disabile, i suoi compagni normotipici interagiscono poco o niente spontaneamente con lui ed evitano di sceglierlo come partner di gioco e di studio. Questo dato, nel nostro studio, è evidente per i risultati del test del Sociogramma.
Per il test di disegno, poi, i soggetti normotipici intervistati presentano raffigurazioni grafiche di partner amicali con minore coesione, maggiore distanza interpersonale e clima emotivo né di benessere, né di malessere, ma di neutralità, quasi che non dessero valore o importanza alla relazione che stanno vivendo. Le figure disegnate si guardano poco in volto, spesso sono di spalle e non svolgono alcuna comune attività. Gli allievi normotipici, dunque, pare che vivono in maniera abbastanza distanziante emotivamente la relazione con un compagno disabile.
Al contrario, i soggetti disabili intervistati, nel loro modo di disegnarsi o disegnare l’altro, lo fanno senza lasciare trasparire nessun tipo di problema relazionale con i compagni normotipici, anzi ciò che frequentemente emerge, come abbiamo visto, è una situazione di benessere, serenità e condivisione di stessi spazi e stessi luoghi: si va dalla classe, tra banchi ed insegnanti, all’aria aperta, tra fiori, alberi ed erbetta. Il fatto di cercarsi con lo sguardo, il sorriso (spesso solo una semplice linea, altre volte un marcato tratto), il protendere le braccia verso l’altro, mostrano che da parte del bambino disabile c’è voglia di socializzare, relazionarsi, star insieme ad un amico di classe normotipico. A volte è il colore stesso che accompagna la rappresentazione a far denotare un clima sereno e tranquillo, adatto a prefigurare l’esistenza di un buon rapporto amicale. Evidentemente, per i soggetti disabili intervistati il fatto stesso di stare accanto ad un coetaneo è motivo di benessere; fare attività condivise, poi, gli attiva emozioni positive.
Evidentemente, siamo in presenza di due rappresentazioni completamente opposte tra i due gruppi intervistati. Questo aspetto, secondo noi, è ancora più grave se si pensa che, spesso, i bambini e i ragazzi disabili non hanno un gruppo dei pari di tipo informale, per cui il gruppo scolastico rimane, per la maggior parte dei casi, l’unico contesto tra pari in cui creare dei legami di amicizia
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