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Dalla scena elisabettiana al teatro di figura: La tempesta di Shakespeare nella traduzione di Eduardo De Filippo
Nel 1983, un anno prima della sua morte, Eduardo De Filippo si impegna nella traduzione in napoletano seicentesco della Tempesta di William Shakespeare (per la casa Editrice Einaudi nella collana Scrittori tradotti da scrittori) rendendola a sua volta un capolavoro unico nel suo genere. L’opera viene registrata, grazie all’intervento di Ferruccio Marotti dell’Università di Roma, solo in formato audio.
Dopo la morte di Eduardo, in occasione della Biennale di Venezia del 1985, la storica compagnia di burattinai dei fratelli Colla presta le sue “figure” alla voce di Eduardo dando vita ad una versione affascinante e singolare del testo shakespeariano nella quale le sonorità partenopee caratterizzano con forza l’incisione del drammaturgo napoletano.
Il saggio intende attraversare i motivi e i passaggi che hanno generato la trasmigrazione del capolavoro shakespeariano dalla tradizione inglese a quella napoletana, dal codice letterario a quello vernacolare. In particolar modo l’indagine punta ad individuare le suggestioni derivanti dai linguaggi espressivi di volta in volta assunti: dalle forme che dalla scrittura approdano alla messa in voce a quelle che dalla vocalità impalpabile si trasferiscono nella materialità dei burattini, nell’incessante ricerca delle infinite possibilità offerte dal gioco del teatro
L'attore invisibile
Nel 1983, un anno prima della sua morte, Eduardo De Filippo si impegna nella traduzione in napoletano seicentesco della Tempesta di William Shakespeare rendendola un capolavoro unico nel suo genere. L’opera viene registrata, grazie all’intervento di Ferruccio Marotti dell’Università di Roma, solo in formato audio. Nell’ultimo prodigio compiuto da Eduardo l’attore è innalzato a pura essenza, rarefazione impercettibile, arte subliminale che, al pari della musica, introduce il fruitore ad un’esperienza singolare: assistere alla proiezione visiva di un immaginario sollecitato dalla sonorità di un linguaggio universale e assoluto. Dopo la morte di Eduardo, in occasione della Biennale di Venezia del 1985, la storica compagnia di burattinai dei fratelli Colla presta le sue “figure” alla voce di Eduardo. Al di là delle caratteristiche inconfutabili del teatro di figura, la presenza eduardiana alleggia e domina sulle sagome a grandezza umana, gigante invisibile che sovrasta la materialità della scena con l’impalpabilità della voce e dei suoni che si insinuano negli spazi che l’occhio non riesce a colmare
Peppino Girella. Eduardo e lo sceneggiato televisivo
Peppino Girella: Eduardo and the television series
Eduardo De Filippo arrives to television since the early years of its foundation. Since 1955, and until the early 60s, the Neapolitan artist grants the newborn RAI to resume live some plays in the theater, realizes six telefilms drawn by unique actions and produces two television versions of his plays. However, Peppino Girella is the first production conceived since its genesis for the television, a series in six episodes. On the background of an Italy stunned by the economic growth, Eduardo describes the visible lines of the change (in the characters, situations and language) comparing them with permanent difficulties in Neapolitan area in the years of the reconstruction (the problems of child labor, unemployment, social rescue etc.). The television series (written by Eduardo with Isabella Quarantotti) uses the potentialities of the new mean of communication to illustrate situations that reflect the historical moment, the Italian contradictions of the economic growth. This new kind of television series is different from the others mostly inspired to the great historical and literary narrations. Nevertheless, Eduardo shape a new generation of actors who, though mostly from the scene, inaugurating a style of interpretation that moves away from both the theater and the cinema
Il corpo ritrovato. I linguaggi del teatro nei laboratori di “f. pl. femminile plurale”
“f.pl. Femminile Plurale” (https://effepielle.wordpress.com) è un’associazione costituitasi a Napoli nel 2008 e dedita, per lo più, alla formazione e alla pedagogia teatrale che ha tra i suoi scopi quello di favorire la cultura della differenza attraverso le arti della scena. Nella ferma convinzione che il linguaggio teatrale possa sviluppare competenze, colmare distanze, integrare diversità e migliorare il rapporto tra persona e comunità, il gruppo di lavoro (che raccoglie competenze inerenti l’espressione teatrale in senso ampio) ha intrapreso da alcuni anni il progetto dal titolo La scena delle donne nel quartiere popolare di Forcella. Articolati in diversi percorsi laboratoriali, gli interventi hanno individuato ambiti e situazioni nelle quali si declina un universo femminile complesso, problematico e ricco di potenzialità espressive: donne anziane in case di riposo, bambine e adolescenti o, il più delle volte, donne di ogni età in dinamico confronto. Tutti i progetti hanno riservato, e riservano, particolare attenzione al lavoro sul corpo, alla conoscenza del proprio essere materico, alla consapevolezza della propria fisicità da esplorare in senso creativo, al fine di ampliare gli strumenti della relazione interpersonale in un quartiere che diventa scenografia di base e spazio di intima confessione.
Il saggio intende esplorare il lavoro educativo e sociale condotto da “f.pl. Femminile Plurale” con attrici non professioniste, evidenziando le fasi di un percorso creativo impegnato in particolare sul coinvolgimento del corpo che diventa medium espressivo mediante gli strumenti del teatro. L’impostazione laboratoriale, le strategie e le tecniche performative applicate a gruppi eterogenei di donne appartenenti a un contesto sociale di particolare alterità, costituiscono un aspetto significativo nell’analisi dei processi di autodeterminazione individuale e collettiva nei quali la rappresentazione offre la potenza del suo linguaggio fisico. L’indagine punta a individuare gli stadi di un cammino teatrale ed esistenziale (nutrito da tecniche desunte dal mimo, dalla danza, dalla psicomotricità, dalla narrazione) che conduce alla scoperta, semplice e sensazionale, del proprio corpo, oltre i canoni estetici, i ruoli sociali e le abilità; un corpo ritrovato che diventa veicolo di conoscenza, comunicazione, verità espressiva e che riconosce alla magia della scena l’eccezionalità della sua rivelazione."f.pl. female plural" (https://effepielle.wordpress.com), born in Naples in 2008, is an association mostly oriented to train and develop a certain “theater pedagogy” and among its several purposes, is oriented also to promote cultures differences through performing arts. In the firm belief that theatrical language can develop expertise, bridging distances, integrate diversity and improve the relationship between person and community, the working group (particularly skilled as for theatrical expressions in a very vast way) has undertaken since many years the project called The scene of women in the popular district of Forcella. Articulated in different workshops, the activities identified areas and situations where we can observe a complex and problematic female universe, extremely rich in his expressive potential: elderly women, girls and adolescents or, in most cases, women of all ages in dynamic relation. All projects gave a very special attention to working on the body, to the knowledge of their material essence, with awareness of its physical to explore in a creative way, in order to expand the meanings of interpersonal relationship in an area, in a peculiar place that becomes theatrical scenography and space of deeply intimate confession.
The essay explores the educational and social work conducted by "f.pl. Female Plural" with non-professional actresses, showing the momentum of several creatives layers, all engaged on how the body becomes an expressive medium and thanks to the theater itself. Workshops, strategies and different performance techniques applied to heterogeneous groups of women belonging to a particular social context, represent a significant aspect in the analysis of the processes of individual and collective self-determination where theater does offer the power of his physical language.
The study aims to identify the moments of a theatrical and existential travel (fed by techniques derived from mime, dance, psychomotor, fiction) that leads to the discovery, simple and sensational, of his own body, over the aesthetic rules, the social roles and abilities; a body found that becomes a mean of knowledge, communication, expressive truth; a body that recognizes to the magic of the scene the exceptional nature of his revelation
Bibliografia critica di Achille Mango
La vasta produzione scientifica di Achille Mango rivela il rapporto intenso e partecipato dello studioso con il teatro, affrontato e analizzato in tutti i suoi aspetti linguistici e secondo varie prospettive metodologiche. La produzione intellettuale di Mango si inserisce nella pionieristica fondazione di una specifica storiografia teatrale in Italia secondo una sensibilità nuova che emerge agli inizi degli anni ’60. Ciò che caratterizza a pieno il profilo dello studioso (saggista, giornalista e critico militante) è la capacità di spaziare all’interno dei territori del teatro, delle sue epoche storiche, dei suoi generi e protagonisti, nonché di avere come riferimento molteplici ambiti e non solo quello specificamente teatrale. Una riflessione più approfondita rivela però una coerenza di intenti che veicola l’eclettismo degli i interessi verso la definizione di un’idea perseguita con costanza nel corso degli anni: identificare il teatro con il pensiero teatrale. Un assunto che fa da sfondo e organizza l’eterogeneo materiale teorico in una prospettiva che ridimensiona spesso la componente spettacolare e registica in virtù di un’autonomia concettuale che risiede nell’atto creativo allo stato puro, completo, assoluto, inafferrabile quanto necessario
Luigi Compagnone, La famiglia De Gregorio, a cura di Raffaele Messina, Napoli, Guida, 2009
Annamaria Sapienza, Luigi Compagnone, La famiglia De Gregorio, a cura di Raffaele Messina, Napoli, Guida, 2010, in «Critica Letteraria», a. XL, fasc. II, n. 155/2012, pp. 405 – 407.
Abstract
La recensione analizza la raccolta, operata da Raffaele Messina, di ventotto brevi commedie di Luigi Compagnone, composte tra il 1951 e il 1954 dapprima sul quindicinale «Il Borghese» e poi per il settimanale umoristico «Marc’Aurelio». Lo studio ripercorre gli esempi drammaturgici, mai rappresentati, evidenziandone tratti d’immediata comicità e amaro sarcasmo. Protagonista è la borghese famiglia napoletana dei De Gregorio la quale, in situazioni tanto realistiche quanto fantastiche e surreali, rivela la sua indole litigiosa e autodistruttiva, una napoletanità tutt’altro che bonaria a dispetto di oleografici e abusati luoghi comuni. La raccolta di Compagnone, nella duplice veste di documento teatrale e giornalistico, consente oggi un ulteriore punto di osservazione della vita culturale e teatrale napoletana di un particolare momento storico: un atteggiamento dolorosamente ironico, beffardo, disincantato, che si serve della scrittura teatrale per dar corpo alla delusione intellettuale di fronte ad una mancata ricostruzione culturale postbellica avvertita come mancata
Jean Cocteau. L’ironia e l’intelligenza. Le pauvre matelot,
La sinergia realizzata a partire dal 2002 tra l’Accademia di Belle Arti di Napoli, i Conservatori e le Università della Campania ha tracciato itinerari tra le discipline dello spettacolo intese come occasione di perfezionamento, sperimentazione e ricerca per gli allievi delle istituzioni coinvolte nel progetto. L’intervento formativo risponde ad un’esigenza comune, didattica e scientifica, di definire in modo specifico, nei tempi successivi agli studi accademici, la qualificazione professionale e l’aggiornamento degli studiosi e degli operatori del teatro. L’iter artistico-culturale è fondato sull’apporto delle professionalità di ciascun ambito: storici del teatro, scenografi, registi, costumisti, attori, musicisti, invitati a confrontarsi in attività di approfondimento, progettazione e realizzazione di prodotti finali. Le Pauvre Matelot (di Milhaud e Cocteau) rappresenta una testimonianza concreta di questo percorso che ha coniugato ricerca scientifica, formazione e produzione
THE THEATRICAL COMPANY OF GIORGIO BARBERIO CORSETTI
Giorgio Barberio Corsetti è una delle figure italiane più interessanti nel campo della ricerca teatrale. Da sempre il suo impegno artistico punta all’elaborazione di nuovi sistemi espressivi che partono dalla sovversione dei canoni tradizionali della concezione teatrale avvalendosi di linguaggi attinti, a vari livelli, dal contemporaneo. Il suo stile rappresentativo predilige aspetti antinarrativi e visionari della messa in scena, spesso realizzata in spazi non convenzionali che modificano l’ambito percettivo dello spettatore. Un’esperienza significativa nella produzione della compagnia di Corsetti è segnata dall’avvicinamento negli anni Ottanta alle tecnologie elettroniche grazie alla collaborazione con Studio Azzurro, una struttura milanese operante nel settore audiovisivo delle video installazioni. E’ questa una fase di particolare importanza poiché segna l’acquisizione di un linguaggio destinato a diventare un prezioso patrimonio per l’artista (attore e regista dei suoi lavori) il quale saprà tornarvi nelle produzioni successive secondo una personale assimilazione del mezzo utilizzato
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