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    Recensione a: Tommaso duranti, Ammalarsi e curarsi nel Medioevo. Una storia sociale, Roma, Carocci Editore, 2023

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    recensione al volume: Ammalarsi e curarsi nel Medioevo Una storia sociale, pubblicato nel 2023 nella collana Quality Paperbacks (n. 666) di Carocci, pone al centro dell’attenzione il corpo, e il corpo malato.review of the volume: Ammalarsi e curarsi nel Medioevo Una storia sociale, published in 2023 in the Quality Paperbacks series (n. 666) by Carocci, places the body, and the sick body, at the center of attention

    Signa notarili a confronto in area mediterranea (secoli XIII-XV)

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    Tra il XIII e il XV secolo i signa notarili non erano semplici strumenti di autenticazione ma veri e propri simboli di identità professionale e culturale. Il volume, frutto di studi approfonditi, esplora le forme, i significati e le evoluzioni di questi segni distintivi, collocandoli nel più ampio contesto sociale e storico del Mediterraneo. Attraverso un approccio interdisciplinare, che unisce storia, filologia, antropologia e arte, vengono analizzati i signa di notai siciliani, sardi e catalani. Ogni contributo svela come questi segni distintivi dei notai riflettano le specificità locali e, al contempo, mostrino connessioni tra culture diverse, in un’epoca caratterizzata da intensi scambi commerciali, culturali e religiosi. Il libro offre una visione dettagliata sul ruolo dei notai, che non erano solo figure tecniche, ma anche protagonisti di una rete culturale complessa, capaci di adattarsi alle esigenze dei loro tempi. Dai monogrammi semplici alle elaborazioni più artistiche, i segni notarili diventano una chiave per comprendere i rapporti tra individui, comunità e istituzioni. Un’opera che getta luce su un aspetto fondamentale della documentazione storica, valorizzando l’eredità culturale di una tradizione spesso trascurata.Between the 13th and 15th centuries, notarial signa were not mere instruments of authentication but real symbols of professional and cultural identity. This volume, the result of in-depth studies, explores the forms, meanings and evolutions of these distinctive signs, placing them in the broader social and historical context of the Mediterranean. Through an interdisciplinary approach, combining history, philology, anthropology and art, the signa of Sicilian, Sardinian and Catalan notaries are analysed. Each contribution reveals how these distinctive signs of notaries reflect local specificities and, at the same time, show connections between different cultures in an era characterised by intense commercial, cultural and religious exchanges. The book offers a detailed insight into the role of notaries, who were not only technical figures but also protagonists of a complex cultural network, capable of adapting to the needs of their times. From simple monograms to more artistic elaborations, notary signs become a key to understanding the relationships between individuals, communities and institutions. A work that sheds light on a fundamental aspect of historical documentation, enhancing the cultural heritage of an often neglected tradition

    Hospital Reform in Palermo

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    A partire dal XV secolo, l'ospedale cessa di essere un riflesso della carità cristiana e diventa un veicolo per la gestione del bene comune. In precedenza, la diffusione della spiritualità influenzata dagli Ordini mendicanti aveva stimolato nuove forme di pietà e opere di carità più ampie, tra cui le visite ai malati, la gestione degli ospedali e la distribuzione di cibo e vestiario. Il tardo Medioevo vide un un cambiamento radicale. Gli ospedali divennero centri polifunzionali dedicati a vari tipi di cure. In linea con una tendenza osservata in tutta Europa, le principali città siciliane (Messina, Catania, Palermo, Siracusa e Trapani) adattarono i propri sistemi ospedalieri alle esigenze di riforma. Le piccole istituzioni che avevano fornito assistenza e forme minime di cura vennero aggregate in nuovi grandi ospedali. Gli ospedali ospedali urbani assunsero il compito di accogliere i gruppi non in grado di provvedere alle loro necessità (pellegrini, bambini abbandonati, vecchi invalidi, donne sole). Se l’ospedale medievale forniva ricovero e cure a un numero limitato di bisognosi, si assiste a una progressiva medicalizzazione. Sempre di più, grazie anche anche alle idee diffuse da Leon Battista Alberti, l'ospedale nel Rinascimento divenne centrale e identificabile nello skyline della città, come testimoniano la monumentalità degli edifici e la e la ricchezza dei loro ornamenti.From the fifteenth century onward, the hospital ceased to be a reflection of Christian charity and became a vehicle for managing the common good. Previously, the spread of spirituality influenced by the mendicant orders stimulated new forms of piety and broader works of charity, including visits to the sick and hospital management and the distribution of food and clothing. The late Middle Ages saw a radical change. Hospitals became multipurpose centers dedicated to various types of care. In alignment with a trend observed throughout Europe, the major Sicilian cities (Messina, Catania, Palermo, Syracuse, and Trapani) adapted their own hospital systems to the new reforms. The small institutions that had provided care and minimal forms of treatment were aggregated into large new hospitals. Urban hospitals took on the task of accommodating groups unable to provide for their own needs (pilgrims, abandoned children, old invalids, or women in labor). While the medieval hospital provided shelter and care for a limited number of needy, the modern hospital underwent progressive medicalization. More and more, thanks also to the ideas spread by the humanist author Leon Battista Alberti, the hospital in the Renaissance became central and identifiable in the city skyline, as evidenced by the monumentality of buildings and the richness of their ornaments

    Decoro della città, rifugio dei poveri. L’Ospedale Grande del Santo Spirito di Palermo (XV secolo)

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    In un quadro di fonti spesso lacunoso a causa di dispersioni di natura accidentale e volontaria, lo studio si propone di ricostruire, attraverso la storia delle tante realtà assistenziali palermitane e concentrandosi in particolare sulla storia dell’Ospedale Grande del Santo Spirito, le pratiche messe in atto per fronteggiare congiunture difficili ed emergenze quali carestie, peste, abbandono. Pur discontinua e frammentaria, la documentazione consente talvolta di scorgere, anche solo in controluce, oggetti e spazi dell’Ospedale: un inventario del 1490 ci regala ad esempio una preziosa fotografia di Palazzo Sclafani, sede dell’istituto sino ai primi decenni dell’Ottocento, destinata a subire ripetuti smembramenti nel corso della sua storia. Sul modello di altre città italiane ed europee che si distinsero per i loro sontuosi ospedali, anche il nuovo ospedale di Palermo, frutto della sinergia tra potere cittadino, regio ed ecclesiastico, fu un luogo non solo di miseria e malattia ma di bellezza e ricchezza da ostentare, per manifestare l’identità della città attraverso decoro e pietà.In a framework of lacunose sources due to dispersions of an accidental and voluntary nature, the study aims to reconstruct, through the history of Palermo's many welfare realities and focusing in particular on the history of the Ospedale Grande “Santo Spirito”, the practices implemented to cope with difficult situations and emergencies such as famine, plague and abandonment. Although discontinuous and fragmentary, the documentation sometimes allows us to glimpse, even if only against the light, objects and spaces of the hospital: an inventory from 1490 gives us a precious photograph of Palazzo Sclafani, the seat of the institute until the early decades of the 19th century, destined to undergo repeated dismantling in the course of its history. Following the model of other Italian and European cities that distinguished themselves for their sumptuous hospitals, Palermo's New Hospital, the result of the synergy between city, royal and ecclesiastical powers, was a place not only of misery and sickness but of beauty and wealth to be flaunted, to manifest the city's identity through decorum and piety

    Salute degli anziani. Pratiche di assistenza nella Palermo medievale

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    Nella mentalità medievale, il concetto di vecchiaia varia a seconda degli ambienti e delle circostanze socio-economiche. Se l'attenzione medica è rivolta soprattutto ai re e alle classi più ricche e se la vita in monastero sembra garantire longevità, al di fuori di corti e monasteri, la cura degli anziani, spesso all'insegna del binomio povertà-invecchiamento, è preoccupazione di singoli, confraternite, amministrazioni. In un quadro di fonti spesso frammentario, la relazione si propone di scavare nella documentazione edita e inedita, per verificare forme e pratiche devozionali e assistenziali finalizzate alla cura, alla tutela della salute degli anziani nella Palermo medievale.In medieval mentality, notion of old age varied according to socio-economic environments and circumstances. If medical attention is directed above all towards kings and the wealthier classes and if life in a monastery seems to ensure longevity, outside courts and monasteries the care of the elderly, often under the banner of the poverty-aging binomial, is the concern of individuals, confraternities, administrations. In a framework of sources often fragmentary, the report proposes to dig into published and unpublished documentation, to verify devotional and welfare forms and practices aimed at caring for, protecting the health of elderly in medieval Palermo

    The Treatment of Old Age at Court. The Kings of Sicily from Roger II to Martin II (11th–15th Century)

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    Nella concezione galenica, la vecchiaia perde la sua connotazione di ineluttabile processo degenerativo per soggiacere alle stesse regole terapeutiche messe in atto per mantenere la salute e prolungare la vita. L'aspirazione a ritardare i malanni della vecchiaia, richiamando e riproponendo il mito della prolongatio vite, anima il pensiero e l'operato di quanti (filosofi, medici) diventarono figure di riferimento per i sovrani siciliani. Analizzando i contesti culturali che videro l'isola attraversare varie dominazioni (normanna, sveva, angioina, aragonese), il contributo si propone di mettere a fuoco le strategie seguite dai re di Sicilia vissuti più a lungo - in tal senso il concetto di vecchiaia va relativizzato e si attesta per i casi analizzati intorno ai sessanta anni -, da Ruggero II (1095-1154) a Martino II (1356-1410). In particolare nel Trecento aragonese, i regimina sanitatis scritti per conservare la giovinezza e ritardare la vecchiaia dei re, furono finalizzati - a partire dalla riflessione dell’azione esercitata sull’uomo da tutto quello che lo circonda - a tutelare la salute dei sovrani attraverso l'utilizzo di specifici mezzi igienici, dietetici, terapeutici. Specifica attenzione verrà prestata alle riflessioni del medico e filosofo Arnau de Vilanova, che troviamo alla corte dei re aragonesi Pietro III e Giacomo II, poi in Sicilia alla corte di Federico III di Aragona, e infine alla corte pontificia, medico dei papi Clemente V e Benedetto XI.According to Galenic theory, old age is not regarded as an unavoidable degenerative process, but as a stage of life in which it is possible to maintain health and prolong life. The aspiration to delay the ailments of old age inspired the thought and work of the philosophers and doctors who became figures of reference for the Sicilian kings, by recalling and re-proposing the myth of the prolongatio vitae. This contribution aims to focus on the strategies followed by the kings of Sicily who lived comparatively long, from Roger II (1095–1154), the founder of the Sicilian monarchy, to Martin II called “the Elder” (1356–1410), king of Aragon and Sicily, by analysing the cultural context of the various royal dynasties that ruled the island (Normans, Swabians, Angevins and Aragonese). The concept of old age is relative and must be seen in its historical development. The cases analysed here concern kings who were about sixty years old which is an age that today is not considered to be advanced. In the 14th century, general health manuals, the regimina sanitatis, were written for rulers to preserve youth and delay the onset of old age through the use of specific dietetic rules and therapeutic means, starting from the studies on the influence of the environment on man. Special attention will be paid to the reflections of the Catalan physician and philosopher Arnau de Vilanova, who was active at the court of Frederick III of Aragon in Sicily

    Ponti mancati. Messina medievale, tra vocazioni e rinunce

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    Condizionata dalla posizione su una ristretta lingua di terra, Messina è caratterizzata in tutta la sua storia da specificità politiche, economiche, geografiche, culturali, all’insegna di potenzialità non del tutto sfruttate: la vocazione marinara proietta la città verso un'attività legata ai traffici del porto, attraverso percorsi e rotte al di là dello Stretto, tra il Tirreno e lo Ionio; vocazione cui tante volte la città si trovò a rinunciare, anche per esigenze legate alle politiche regie a favore dei mercanti stranieri. Altri fattori contribuiscono a marcare l’originalità di Messina: la presenza di un ceto mercantile consapevole e vivace - parte di un’aristocrazia urbana costituita da un tessuto economico, sociale, culturale, a più trame – che specie nel primo cinquantennio del Trecento partecipa ai flussi commerciali che partono dalla città, favorendo una larga circolazione di denaro. E l’assenza di signorie, per cui i tentativi trecenteschi ad opera di Matteo Palizzi ed Enrico Rosso non riescono a trovare una schiera di sostenitori disposti a derogare alla fedeltà al potere regio. Scopo dell’intervento è mettere a fuoco le tante peculiarità che distinguono Messina dal coevo panorama urbano dell’isola.Conditioned by its position on a narrow strip of land, Messina has been characterised throughout its history by political, economic, geographical and cultural specificities, under the banner of a potential that has not been fully exploited: the maritime vocation projected the city towards an activity linked to port trade, through routes and routes beyond the Strait, between the Tyrrhenian and Ionian seas; a vocation that the city found itself having to give up many times, also due to requirements linked to royal policies in favour of foreign merchants. Other factors help to mark Messina's originality: the presence of a conscious and lively merchant class - part of an urban aristocracy made up of an economic, social and cultural fabric, with several plots - which, especially in the first half of the fourteenth century, participated in the trade flows that departed from the city, favouring a wide circulation of money. And the absence of seigniories, so that the fourteenth-century attempts by Matteo Palizzi and Enrico Rosso failed to find a host of supporters willing to waive allegiance to royal power. The aim of the paper is to focus on the many peculiarities that distinguish Messina from the coeval urban panorama of the island

    Surgeons in Late Medieval Sicily: Education, Activities, Regulation

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    Il contributo indaga su formazione, attività, licenze, tariffe e salari dei chirurghi operanti in Sicilia nel XIV secolo
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