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    Protein kinase CK2: a new target to overcome imatinib-resistance in chronic myeloid leukemia cells.

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    Chronic myeloid leukemia (CML), a malignant myeloproliferative disorder of hematopoietic system, is driven by the chromosomal translocation [t(9;22)(q34;q11)], yielding the Philadelphia chromosome and generating a fusion gene that encodes the Bcr-Abl protein, a constitutively active tyrosine kinase necessary and sufficient for the initiation, maintenance and progression of CML [Faderl S. et al., 1999]. Despite the great efficacy of the Bcr-Abl-specific inhibitor imatinib, which represents the gold-standard drug of choice for CML patients, resistance to this drug is recognized as a major problem in CML therapy failure [Bixby D. and Talpaz M., 2009]. In this context, this work focuses on the analysis of the protein kinase CK2, a ubiquitous, pleiotropic and constitutively active Ser/Thr kinase, composed of two catalytic (alpha and/or alpha prime) and two regulatory (beta) subunits. CK2 is abnormally elevated in a wide variety of tumors, where it does not induce directly the cancer but it is critically required to create a cellular environment favourable to the development of neoplasia, mainly through its anti-apoptotic and pro-survival role [Ruzzene M. and Pinna L.A., 2010]. The goal of the research is to shed light on the role of the protein kinase CK2 in chronic myeloid leukemia oncogenic signaling, using two different CML cell lines, LAMA84 and KCL22, either sensitive (S) or resistant (R) to imatinib. In my laboratory it had been previously observed that resistant-LAMA84 CML cells, which are characterized by BCR-ABL1 gene amplification [Le Coutre P. et al., 2000], contain a two-fold higher amount of CK2 alpha and CK2 beta, but not CK2 alpha prime, subunits as compared to parental cells [Borgo C. et al., 2013]. Consistently, the quantification of the CK2 subunits demonstrates that CK2 protein is expressed at very high levels compared to total cellular proteins in LAMA84 cells. Subcellular fractionation analysis shows that most CK2 is located in the cytoplasmic fraction of R-LAMA84 cells, where it co-localizes with Bcr-Abl. CK2 and Bcr-Abl are members of the same multi-protein complex(es) only in R-LAMA84 cells, as demonstrated by their co-sedimentation in glycerol-gradients and co-immunoprecipitation. Interestingly, while cell treatment with imatinib does not affect the binding occurring between CK2 and Bcr-Abl, the CK2-specific inhibitor CX-4945 almost abrogates this interaction, suggesting that CK2 kinase activity plays a specific role in the binding. In spite of the CK2 up-regulation occurring in imatinib-resistant LAMA84 cells, we also demonstrate that imatinib-resistant KCL22 cells express similar protein-level and activity of both CK2 and Bcr-Abl as compared to the sensitive counterpart. Moreover, CK2 co-immunoprecipitates with Bcr-Abl in both KCL22 cell variants. To assess whether CK2 might be a player in imatinib-resistant KCL22 cells, we investigated the complex Bcr-Abl oncogenic network dedicating particular attention to MAPK and PI3K/Akt/mTOR pathways, which have been frequently demonstrated to be up-regulated in cancer cells [Saini K.S. et al., 2013]. We found that resistant KCL22 cells are characterized by a strikingly higher phosphorylation extent of ERK1/2 T202/Y204, as previously reported by Colavita I. et al. (2010), Akt S473 and ribosomal protein S6 (rpS6) S240/4-235/6 as compared to sensitive cells. In R-KCL22 cells, the treatment with high concentrations of imatinib causes a substantial inhibition of ERK1/2 and Akt S473 phosphorylation, while, unexpectedly, it only partially affects the phosphorylation of rpS6, the common downstream effector of MAPK and PI3K/Akt/mTOR pathways. Interestingly, rpS6 phosphorylation is almost abrogated by CK2 down-regulation, as judged by cell treatment with CX-4945, which does not affect ERK1/2 and Akt activities, and by CK2 knocking down by siRNA. Consistent with the down-regulation of rpS6, protein involved in translation initiation, the treatment of R-KCL22 cells with CX-4945 reduces the protein synthesis efficacy of about 50% as compared to the control. To further assess the contribution of CK2 to chronic myeloid leukemia, the effect of CK2-inhibition on cell viability was examined. CX-4945 significantly reduces the cell viability and induces apoptosis in both LAMA84 and KCL22 cell lines, either sensitive or resistant to imatinib. However, CX-4945 concentrations required to induce apoptosis in imatinib-resistant cells are lower than those effective in sensitive cells, suggesting that resistant cells become more dependent on CK2 for their survival. Interestingly, CX-4945 added in combination with imatinib promotes a synergistic reduction of cell viability in imatinib-resistant CML cell variant, partially rescuing the response to imatinib. In resistant KCL22 cells, we also show that CK2-inhibition sensitizes leukemic cells to the anticancer compounds U0126, an inhibitor of MAPK pathway, and rapamycin, the specific inhibitor of mTORC1 complex. Interestingly, the ternary association of CX-4945 with imatinib and U0126 represents the best effective combination of drugs to reduce the viability of R-KCL22 cells. Taken together, our results identify CK2 as a pivotal player in CML imatinib-resistance and suggest that CK2 inhibitors might represent promising drugs for combined strategies to overcome CML imatinib-resistance

    Percezione di sicurezza e famiglia rappresentata: studio delle relazioni fra Security Scale e disegno della famiglia

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    Da alcuni anni, lo studio dell'attaccamento si è spostato dall'osservazione del comportamento infantile agli aspetti rappresentazionali, ossia ai modi attraverso i quali i comportamenti diadici, sperimentati dal bambino nel corso dell'infanzia con l'adulto che si prende cura di lui, divengono Modelli Operativi Interni di organizzazione del sé e delle modalità relazionali dell'individuo (Bowlby, 1973). La letteratura sull’argomento, tuttavia, ha iniziato solo di recente ad approfondire lo studio dell’attaccamento in età diverse dalla prima infanzia e dall’età adulta, anche a causa della mancanza di metodologie consolidate e affermate di valutazione nei bambini in altre fasi dello sviluppo. Data la sua peculiare natura, infatti, particolari difficoltà sorgono nel momento in cui si tenta di dare una definizione operazionale del costrutto di attaccamento, adeguata alle diverse età dello sviluppo: da un lato, durante la prima infanzia, si fa riferimento ad un sistema di comportamenti che legano il piccolo ad una o più figure di riferimento; dall’altro, in età adulta, si pone l’attenzione sui modelli operativi interni, o rappresentazioni mentali, dell’attaccamento. Una problematica connessa alla valutazione dell’attaccamento in età scolare deriva proprio dalla difficoltà di valutare l’aspetto comportamentale di tale costrutto con bambini così grandi e quindi dalla necessità di ideare, analogamente a quanto avviene con gli adulti, strumenti di valutazione indiretta delle rappresentazioni di attaccamento che siano adeguati alle capacità cognitive e linguistiche dei bambini. Di fatto, negli ultimi anni, la letteratura ha presentato alcuni nuovi metodi per valutare l’attaccamento in bambini di età scolare anche se sono ancora carenti gli studi di validazione e di comparazione tra queste diverse tecniche. In particolare, il presente lavoro si inserisce in un più ampio contesto di ricerca che intende fornire un approfondimento relativo alle caratteristiche della Security Scale (Kerns, Klepac, & Cole, 1996), uno strumento di autovalutazione tramite il quale il bambino fornisce un giudizio relativamente alla sicurezza e disponibilità con cui percepisce i propri genitori. Ad oggi, tale strumento è stato utilizzato in ambito italiano in una prima ricerca di validazione che ha preso in considerazione 50 bambini di scuola elementare, che ha mostrato risultati positivi rispetto ad alcune caratteristiche di validità concorrente e predittiva (Calvo, 2000) Sono necessari, tuttavia, ulteriori approfondimenti che confermino le caratteristiche di validità dello strumento, prendendo in considerazione ulteriori aree dello sviluppo infantile significativamente connesse rispetto all’attaccamento. L'obiettivo generale del lavoro è quello di fornire un contributo allo studio e alla validazione della Security Scale come metodo di valutazione di una dimensione connessa alla realzione di attaccamento, vale a dire la percezione di sicurezza del bambino nei confronti dei genitori. Più in dettaglio, lo scopo del presente lavoro è quello di verificare se esista una relazione fra la Percezione di Sicurezza del bambino nei confronti dei genitori e le caratteristiche che il bambino stesso fornisce della sua famiglia “interna” o “rappresentata” (Tambelli, Zavattini & Mossi, 1995) attraverso il disegno della famiglia. Il Disegno della Famiglia (DdF) infatti rappresenta uno strumento da tempo utilmente impiegato per studiare, da un punto di vista sia formale che proiettivo, la famiglia “interna” o “rappresentata” (Tambelli, Zavattini & Mossi, 1995), intesa come costruzione rappresentativa nella quale vengono espressi aspetti connessi anche ai Modelli Operativi Interni del bambino relativi alla famiglia e alle sue figure di attaccamento nonché ai legami affettivi implicati. Parallelamente, in ambito italiano di recente è stato proposto un dettagliato schema di codifica del DdF (Tambelli, Zavattini & Mossi, 1995), che appare particolarmente indicato per analizzare i disegni in modo affidabile e tale da ricavare elementi utili allo studio delle relazioni affettive del bambino nei confronti dei familiari. Partecipanti Alla ricerca hanno partecipato 30 bambini dell’ultimo ciclo della scuola elementare. Strumenti e misure Ai bambini è stata somministrata la Security Scale, al fine di valutare la Percezione di Sicurezza nei confronti del padre e della madre, che viene espressa tramite un punteggio complessivo di sicurezza. Parallelamente, ai bambini è stato chiesto di realizzare il Disegno della Famiglia, secondo la consegna e l’inchiesta di approfondimento proposta da Tambelli, Zavattini e Mossi (1995). I disegni sono stati successivamente analizzati da due giudici indipendenti secondo lo schema, proposto dai medesimi autori (ibid.), che prevede la valutazione di diverse dimensioni formali e contenutistiche del disegno (identificazione, vicinanza o legame, soggetti aggiunti e mancanti, priorità, grandezza, rilevanza). Analisi dei dati e risultati L’analisi dei dati è attualmente ancora in corso. Dall’andamento dei primi risultati si prevede di poter identificare alcune relazioni significative tra le misure emerse dai due strumenti, contribuendo così fornire ulteriori elementi di validazione della Security Scale nonché approfondendo la comprensione della relazione fra le rappresentazioni di attaccamento e le rappresentazioni relative ai legami familiari e alle relazioni affettive del bambino così come emergono nel Disegno della Famiglia

    Protein kinase CK2 subunits exert specific and coordinated functions in skeletal muscle differentiation and fusogenic activity

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    Casein kinase 2 (CK2) is a tetrameric protein kinase composed of 2 catalytic (α and α') and 2 regulatory β subunits. Our study provides the first molecular and cellular characterization of the different CK2 subunits, highlighting their individual roles in skeletal muscle specification and differentiation. Analysis of C2C12 cell knockout for each CK2 subunit reveals that: 1) CK2β is mandatory for the expression of the muscle master regulator myogenic differentiation 1 in proliferating myoblasts, thus controlling both myogenic commitment and subsequent muscle-specific gene expression and myotube formation; 2) CK2α is involved in the activation of the muscle-specific gene program; and 3) CK2α' activity regulates myoblast fusion by mediating plasma membrane translocation of fusogenic proteins essential for membrane coalescence, like myomixer. Accordingly, CK2α' overexpression in C2C12 cells and in mouse regenerating muscle is sufficient to increase myofiber size and myonuclei content via enhanced satellite cell fusion. Consistent with these results, pharmacological inhibition of CK2 activity substantially blocks the expression of myogenic markers and muscle cell fusion both in vitro in C2C12 and primary myoblasts and in vivo in mouse regenerating muscle and zebrafish development. Overall, our work describes the specific and coordinated functions of CK2 subunits in orchestrating muscle differentiation and fusogenic activity, highlighting CK2 relevance in the physiopathology of skeletal muscle tissue.-Salizzato, V., Zanin, S., Borgo, C., Lidron, E., Salvi, M., Rizzuto, R., Pallafacchina, G., Donella-Deana, A. Protein kinase CK2 subunits exert specific and coordinated functions in skeletal muscle differentiation and fusogenic activity

    Claver Salizzato, I Gattopardi e le iene. Splendori (pochi) e miserie (tante) del cinema italiano oggi

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    L’auteur de ce pamphlet dont le titre ne laisse place à aucune ambiguïté, les Guépards et les hyènes. Splendeurs (peu) et misères (beaucoup) du cinéma italien aujourd’hui, synthétise de façon cynique et irrévérencieuse les principales causes du déclin du cinéma italien d’aujourd’hui. Critique cinématographique, passé par le scénario puis derrière la caméra, Claver Salizzato entre souvent en polémique avec l’industrie cinématographique de la Péninsule qu’il compare à un Titanic qui coule. Para..

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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