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Esperienze di riabilitazione e ritorno al lavoro
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni in ambito preventivo (e le recenti diposizioni legislative in tema d’igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro), gli infortuni sul lavoro rimangono uno dei principali problemi di salute pubblica. Dati INAIL mostrano una lieve riduzione del numero totale di infortuni negli ultimi anni, ma con valori assoluti ancora elevati.
Gli infortuni sul lavoro spesso coinvolgono l’apparato locomotore, inducendo disabilità (temporanea o permanente) di varia entità (con elevati costi sociali), e richiedendo complessi trattamenti medico–chirurgici seguiti da riabilitazione specialistica.
La ripresa lavorativa (uno dei principali obiettivi istituzionali della Fondazione Salvatore Maugeri) rappresenta la conclusione ottimale del programma riabilitativo.
In letteratura esistono molti dati sulla ripresa lavorativa dopo infortunio professionale osteoarticolare; pochissimi studi, però, hanno valutato il ruolo del Medico del Lavoro nell’ottimizzare questo processo grazie ad un precoce intervento nel programma riabilitativo. Una ripresa soddisfacente e in tempo ottimale richiede infatti competenze proprie di questo specialista, in grado di valutare le caratteristiche della mansione (e i rischi ad essa correlati), e di valutarne l’adeguatezza alle condizioni globali di salute del singolo lavoratore. Per perseguire tale scopo, il nostro Istituto adotta un protocollo interdisciplinare applicabile a vittime di eventi traumatici a carico dell’apparato osteoarticolare. Questo capitolo descrive la metodologia e presenta i risultati ottenuti in due anni (2010–2011), fornendo principi guida per la valutazione iniziale e la precoce riabilitazione dei traumi osteoarticolari, focalizzandosi sul processo di ripresa lavorativa
Reinserimento dell’infortunato sul lavoro attraverso lo sviluppo di mini core set
Obiettivi
La disabilità lavorativa è diventata nelle ultime decadi un considerevole problema socio-economico. Essa coinvolge con maggior frequenza l’apparato locomotore, con necessità di un’analisi in vista del reinserimento lavorativo del soggetto.
Al centro di tale analisi bisogna porre non la limitazione funzionale e/o la menomazione, bensì la funzionalità residua specifica, ovvero le potenzialità del lavoratore nel rispetto delle limitazioni individuali. La Functional Capacity Evaluation (FCE) è un metodo per descrivere potenzialità e limitazioni misurando le capacità soggettive nell’esecuzione di compiti necessari alla vita quotidiana e all’attività lavorativa.
Il presente lavoro si propone di definire mini core-set in chiave ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) specifici per distretto corporeo e tipologia di lavoro svolto. Tali core-set hanno lo scopo di ottenere una valutazione rapida e mirata, ma esaustiva, del profilo di funzionamento del lavoratore offrendo così al Medico Competente una valutazione delle capacità lavorative residue specifiche che possa agevolare il reinserimento lavorativo mirato.
Materiali e Metodi
Studio sperimentale in cui sono state arruolate vittime di infortuni osteoarticolari, tutte valutate dal Medico del Lavoro e dal Fisiatra.
L’analisi dei pazienti è avvenuta tramite somministrazione della Scheda ICF di valutazione delle capacità funzionali lavorative, con 28 item che rappresentano le diverse capacità motorie necessarie alla ripresa lavorativa, e tramite l’esecuzione di test strumentali. Dalle schede ICF sono stati quindi estrapolati i mini core-set.
Le attività professionali sono state suddivise in due categorie e le sedi anatomiche interessate sono state raggruppate in sei distretti corporei.
Risultati
Nel periodo da dicembre 2010 a ottobre 2014 sono stati arruolati 187 pazienti: 112 maschi e 75 femmine, tutti in età lavorativa (media: 43,9 ± 12,2 anni); 152 soggetti svolgevano attività non sedentaria, 35 soggetti svolgevano un’attività sedentaria.
Distretto corporeo interessato: 18% rachide cervicale, 10% rachide dorso-lombare, 15% spalla e/o gomito, 22% polso e/o mano, 11% anca e/o ginocchio, 24% caviglia e/o piede.
A partire dalla scheda di valutazione del gesto lavorativo sono stati definiti 6 mini core-set relativi ai principali distretti corporei lesi. Per ciascun distretto corporeo è stata fatta un’ulteriore stratificazione in base alla tipologia di attività lavorativa svolta, dividendola in sedentaria o non sedentaria, ottenendo così un totale di 12 mini core-set.
Conclusioni
I mini core set appaiono pratici e sufficientemente chiari, fornendo informazioni specifiche per ogni lavoratore, in relazione sia al distretto corporeo leso, sia alla tipologia di abilità lavorative richieste (attività sedentaria o meno).
I dati provenienti dai test strumentali completano il quadro della valutazione delle capacità funzionali residue.
Tali informazioni sono utili al Medico Competente nel formulare il giudizio di idoneità al rientro all’attività lavorativa, pur rimanendo indubbia l’utilità del set di indagine completo in caso di valutazioni di secondo livello o per rientro al lavoro in mansioni specifiche
Idoneità alla mansione in biotecnologa affetta da sindrome di Crigler-Najjar tipo 1, esposta ad alcool isopropilico
La sindrome di Crigler-Najjar tipo 1 è una rara malattia genetica autosomica recessiva, caratterizzata dal deficit completo di enzima epatico UGT1A1, con impossibilità di coniugazione della bilirubina con acido glicuronico e conseguente iperbilirubinemia indiretta severa (>20 mg/dL).
L’alcool isopropilico, utilizzato nei laboratori come disinfettante per superfici, è liquido a temperatura ambiente, moderatamente volatile, irritante per vie aeree superiori e congiuntive, neurotossico (3). Viene metabolizzato dall’enzima epatico alcool deidrogenasi ad acetone, escreto poi con le urine.
Descriviamo il caso di un donna di 33 anni, biotecnologa presso centro medico universitario, addetta alla realizzazione di lembi di epitelio corneale e cutaneo per autotrapianti, utilizzatrice di alcool isopropilico 70%, nebulizzato sulla vetreria in ambiente sterile. Affetta da sindrome di Crigler-Najjar tipo 1, tiroidite di Hashimoto, oculorinite allergica stagionale (comuni inalanti). HCV positiva. Recente insorgenza di sintomi oculorinitici, cefalea gravativa e parestesie/ipoestesie a calza e a guanto, in concomitanza con l’attività lavorativa. Inviata per valutazione di II livello (idoneità alla mansione).
Assenza di iperreattività bronchiale aspecifica (test diretto con metacolina e indiretto con mannitolo); le sensibilizzazioni stagionali (Graminacee, Artemisia, Nocciolo, Cipresso) non correlavano con la sintomatologia riferita durante i periodi dell'anno; lo studio della cellularità nell'espettorato indotto da stimolo iperosmolare evidenziava incremento dei neutrofili e assenza di eosinofilia bronchiale. Valori di acetone urinario ampiamente inferiori ai limiti biologici adottati dall’ACGIH, con riscontro di alcool isopropilico tal quale nelle urine.
Il quadro clinico e gli accertamenti eseguiti orientano verso una diagnosi di oculorinite irritativa lavoro-correlata, con sintomi d’iniziale neurotossicità. Anche in considerazione delle comorbilità della paziente, i dati del monitoraggio biologico suggeriscono un ridotto metabolismo dell'alcool isopropilico a livello epatico.
Il caso rappresenta un tipico esempio di “idoneità difficile”, in cui la definizione della compatibilità tra profilo clinico-funzionale e rischi caratteristici della mansione richiede risorse plurispecialistiche, che si discostano da quelle di routine. La paziente è stata ritenuta idonea alla mansione di biotecnologa, con la prescrizione di limitare il più possibile l'esposizione ad alcol isopropilico e di utilizzare idonei dispositivi di protezione respiratoria. Abbiamo inoltre consigliato l’esecuzione di monitoraggio ambientale. Di fatto, la lavoratrice è stata allontanata dalle mansioni comportanti esposizione al tossico
Disturbi muscolo-scheletrici e valutazioni di secondo livello per idoneità alla mansione: casistica ambulatoriale
I disturbi muscolo-scheletrici (DMS) comprendono numerose ed eterogenee patologie dell’apparato locomotore, e delle strutture vascolari e nervose ad esso afferenti. Essi possono essere concausati dall’attività lavorativa, ponendo delicati problemi diagnostici e medico-legali.
Indipendentemente dalla loro eziologia, i DMS comportano pesanti conseguenze sociali ed economiche, generano difficili problemi valutativi in merito all’idoneità lavorativa specifica e spesso richiedono valutazione di secondo livello presso strutture pubbliche: nel presente studio è presentata la casistica dell’Unità Operativa Complessa di Medicina del Lavoro della Fondazione Maugeri di Pavia.
Lo studio conferma la difficoltà di gestione dei DMS nella pratica di Medico Competente, soprattutto per lavoratori addetti a lavori manuali e, quindi, a maggior impegno biomeccanico. La visita di secondo livello può essere assai utile per superare tale difficoltà, soprattutto se svolta in collaborazione con un fisiatra esperto in ergonomia
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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