1,721,014 research outputs found
Human Game : vincitori e vinti
L’intento di "Human Game" è rintracciare il legame cruciale tra lo sport inteso come attività ricreativa e la vita sociale, politica e culturale. La diffusione sempre più vasta di una mitologia sportiva ha cambiato abitudini, modi di vestire e operato delle vere rivoluzioni. "Human Game" esamina la metamorfosi dello sport da attività legata al gioco, alla competizione, alla disciplina e alla cura del corpo a spettacolo universale che ingloba tecnologia, moda, arte, economia, medicina, comunicazione.
[http://www.pittidiscovery.com/discovery/events/past/2006humangame.html
Uniforme: Ordine e disordine
L’uniforme unisce funzionalità e qualità formale in una produzione di serie e consente di rendere uguali gli individui senza distinzioni di classe e di censo. I curatori rileggono con l’occhio di oggi l’uniforme come prototipo dell’abbigliamento maschile, evidenziando come la perfezione tecnica e formale dell’abbigliamento militare sia per la moda contemporanea uno dei più avanzati punti di riferimento. E ancora analizzano il carattere comunicativo dell’uniforme e la sua mitologia, una volta strappati dal contesto militare e divorati dai processi creativi della moda e dalla violenza di tutte le utopie contro dal dopoguerra a oggi, oppure metabolizzati dalla pop culture e usati criticamente dall’arte. La sede della mostra è la Stazione Leopolda, ormai definita come luogo della cultura contemporanea nella città di Firenze. Nello spazio espositivo, progettato dal Gruppo A12, convivono le diverse declinazioni di Uniforme: moda, arte, cinema, fotogiornalismo, pop culture che abitano spazi paralleli e tangenti. L’allestimento sceglie da una parte di esibire la costruzione mentale del progetto, dall’altra di far esplodere il senso di ogni opera e manufatto
Excess: Moda e underground negli anni '80
La prima indagine sulla cultura della moda negli anni 80, utilizzando il classico artificio storiografico dell’analisi del decennio. In questo caso anche un periodo di trasformazioni molto ingombranti sul piano politico, sociale e culturale. Per l’Italia. uscita dall’oscurità degli anni di piombo, questi sono gli anni dell’affermazione del made in Italy – inteso come marchio di un prodotto di qualità, sia per forma che significati, che trova nella moda una delle sue più significative declinazioni. I designer italiani (gli stilisti) sono nominati in tutto il mondo non solo come creatori di abiti, ma anche come imprenditori, comunicatori e maestri di uno stile che entra prepotentemente sulla scena internazionale. L’immagine di un‘Italia vincente è anche consacrata nel 1982 dalla vittoria ai Mondiali di calcio. Ma quel che rimane di quel decennio nella memoria ravvicinata è spesso solo un accumulo di eccessi che offusca le differenze.
Cosa sono stati allora veramente gli anni ’80? Solo edonismo reaganiano, decor neobarocco e paesaggio postmoderno o anche la creatività dissacrante e costruttiva dell’underground? Solo la nascita del total look e del lusso delle griffe o anche lo strutturarsi di un sistema che porterà la moda a essere un potente motore dell’economia italiana? Creatività e novità sono le parole chiave di un periodo che sembra sfuggire a ogni precisa definizione nelle sue contraddizioni apparenti. C’è il ritorno alla professionalità, all’ufficialità dopo la contestazione, che trova però espressione nello street style. Nello stesso tempo la “rivoluzione” conservatrice del libero mercato di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher inizia una ambigua riabilitazione della ricchezza e della sua ostentazione. Il culto delle celebrities, la celebrazione dell’io a discapito del sociale, la ricerca esasperata del look giusto. La moda non è più unicamente un insieme di vestiti e accessori, ma un dispositivo complesso, oltre che specchio di una società in rapido e continuo cambiamento. Dalle sfilate di moda, alle pagine dei giornali, ai video musicali, alle gallerie d’arte, l’energia che il punk aveva liberato sfocia in un flusso ininterrotto di immagini. Il libro, pubblicato in occasione della mostra omonima, è un percorso analitico ma anche visionario e creativo attraverso le immagini che hanno costruito gli anni ’80. Procede per temi e tre sono le sezioni: “SUPERBODY” atmosfera diurna, per un corpo plastico, costruito, nudo. “TRANSBODY” atmosfera notturna per un corpo travestito, trasfigurato, truccato, eccessivo, transgender. “POSTBODY” quando il corpo si smaterializza, e il vestito diventa un fatto mentale. Il libro si avvale anche dei contributi di testimoni, osservatori e studiosi di rilievo internazionale
Excess : Fashion and underground in the '80
La prima indagine sulla cultura della moda negli anni 80, utilizzando il classico artificio storiografico dell’analisi del decennio. In questo caso anche un periodo di trasformazioni molto ingombranti sul piano politico, sociale e culturale. Per l’Italia. uscita dall’oscurità degli anni di piombo, questi sono gli anni dell’affermazione del made in Italy – inteso come marchio di un prodotto di qualità, sia per forma che significati, che trova nella moda una delle sue più significative declinazioni. I designer italiani (gli stilisti) sono nominati in tutto il mondo non solo come creatori di abiti, ma anche come imprenditori, comunicatori e maestri di uno stile che entra prepotentemente sulla scena internazionale. L’immagine di un‘Italia vincente è anche consacrata nel 1982 dalla vittoria ai Mondiali di calcio. Ma quel che rimane di quel decennio nella memoria ravvicinata è spesso solo un accumulo di eccessi che offusca le differenze.
Cosa sono stati allora veramente gli anni ’80? Solo edonismo reaganiano, decor neobarocco e paesaggio postmoderno o anche la creatività dissacrante e costruttiva dell’underground? Solo la nascita del total look e del lusso delle griffe o anche lo strutturarsi di un sistema che porterà la moda a essere un potente motore dell’economia italiana? Creatività e novità sono le parole chiave di un periodo che sembra sfuggire a ogni precisa definizione nelle sue contraddizioni apparenti. C’è il ritorno alla professionalità, all’ufficialità dopo la contestazione, che trova però espressione nello street style. Nello stesso tempo la “rivoluzione” conservatrice del libero mercato di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher inizia una ambigua riabilitazione della ricchezza e della sua ostentazione. Il culto delle celebrities, la celebrazione dell’io a discapito del sociale, la ricerca esasperata del look giusto. La moda non è più unicamente un insieme di vestiti e accessori, ma un dispositivo complesso, oltre che specchio di una società in rapido e continuo cambiamento. Dalle sfilate di moda, alle pagine dei giornali, ai video musicali, alle gallerie d’arte, l’energia che il punk aveva liberato sfocia in un flusso ininterrotto di immagini. Il libro, pubblicato in occasione della mostra omonima, è un percorso analitico ma anche visionario e creativo attraverso le immagini che hanno costruito gli anni ’80. Procede per temi e tre sono le sezioni: “SUPERBODY” atmosfera diurna, per un corpo plastico, costruito, nudo. “TRANSBODY” atmosfera notturna per un corpo travestito, trasfigurato, truccato, eccessivo, transgender. “POSTBODY” quando il corpo si smaterializza, e il vestito diventa un fatto mentale. Il libro si avvale anche dei contributi di testimoni, osservatori e studiosi di rilievo internazionale
Albiniana
installazione a cura di Maria Luisa Frisa e Stefano Tonchi con foto, video e materiali originali di Walter Albini - Firenze, Saloncino da Ballo - Galleria del Costume di Palazzo Pitti, 12-17 Gennaio 2010 - display Arabeschi di Latte - in occasione della presentazione del libro "Walter Albini e il suo tempo: L'immaginazione al potere", a cura di Maria Luisa Frisa e Stefano Tonchi (Marsilio-Fondazione Pitti Discovery, 2010
Bellissima. L'Italia dell'alta moda 1945-1968
Dedicato all'alta moda italiana del secondo dopoguerra, il volume, costruito attraverso una ricerca iconografica svolta su tutte le più importanti riviste di moda del periodo, analizza un periodo storico fondamentale non solo per la definizione dell'identità della moda italiana ma anche per la sua affermazione internazionale. L'arco temporale che va dal 1945 ai rivolgimenti del 1968, che investirono anche l'universo della moda alla vigilia dell'avvento del prêt-à-porter fu un'eccezionale stagione della creatività italiana. Il progetto riconosce alla città di Roma il ruolo di protagonista nell'affermazione della moda italiana. Roma città aperta e città eterna, che usciva dalle ristrettezze della guerra, si rinnovava, rinasceva e si apriva al mondo ponendosi sotto i suoi riflettori attraverso una serie di avvenimenti e di personaggi che avrebbero reso memorabile la sua storia di quegli anni. Era la Roma sacra del Giubileo del 1950, delle Olimpiadi del 1960, la Roma del cinema e dei divi hollywoodiani, di via Veneto e della Dolce Vita, ed era la Roma sontuosa e sorprendente dell'alta moda. Simultaneamente, in un percorso volto a riscoprire le specificità dell'alta moda italiana, si riscopre il ruolo che anche altre città hanno avuto nella sua produzione, comunicazione, messa in scena e circolazione. Vengono così rievocate le vicende delle sartorie e delle grandi firme milanesi, gli scenari fiorentini, veneziani, torinesi, napoletani
Bellissima: Italy and High Fashion 1945-1968
Dedicato all'alta moda italiana del secondo dopoguerra, il volume analizza un periodo storico fondamentale non solo per la definizione dell'identità della moda italiana ma anche per la sua affermazione internazionale. L'arco temporale che va dal 1945 ai rivolgimenti del 1968, che investirono anche l'universo della moda alla vigilia dell'avvento del prêt-à-porter fu un'eccezionale stagione della creatività italiana. Il progetto riconosce alla città di Roma il ruolo di protagonista nell'affermazione della moda italiana. Roma città aperta e città eterna, che usciva dalle ristrettezze della guerra, si rinnovava, rinasceva e si apriva al mondo ponendosi sotto i suoi rilettori attraverso una serie di avvenimenti e di personaggi che avrebbero reso memorabile la sua storia di quegli anni. Era la Roma sacra del Giubileo del 1950, delle Olimpiadi del 1960, la Roma del cinema e dei divi hollywoodiani, di via Veneto e della Dolce Vita, ed era la Roma sontuosa e sorprendente dell'alta moda. Simultaneamente, in un percorso volto a riscoprire le specificità dell'alta moda italiana, si riscopre il ruolo che anche altre città hanno avuto nella sua produzione, comunicazione, messa in scena e circolazione. Vengono così rievocate le vicende delle sartorie e delle grandi firme milanesi, gli scenari fiorentini, veneziani, torinesi, napoletani
- …
