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    L’albumina nelle malattie del fegato.

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    L’albumina è la proteina più abbondante del plasma, ove rappresenta circa il 50% del contenuto proteico (3,5-5 g/L). Essa riveste una grande importanza sia per l’omeostasi fisiologica dell’organismo, sia per le possibili modalità d’impiego clinico, soprattutto nel paziente critico. In campo epatologico, il suo utilizzo a scopi terapeutici risale agli anni ’50, quando si attribuiva all’ipoalbuminemia un ruolo preminente nella patogenesi della formazione di ascite attraverso l’alterazione dell’equilibrio tra le forze di Starling nel microcircolo intraepatico conseguente all’iponchia plasmatica. Dagli anni ’90, a seguito di una maggiore attenzione al rapporto costo/beneficio dei trattamenti medici e grazie alla una conoscenza sempre più approfondita dei mec¬canismi fisiopatologici delle complicanze della cirrosi epatica, si è assistito a una revisione critica dell’utilizzo clinico dell’albumina. Attualmente, se da una parte, è ormai riconosciuto all’albumina un ruolo fondamentale nel rimpiazzo volemico e nell’espansione del volume plasmatico, dall’altra un’attenzione sempre maggiore è rivolta alle proprietà non oncotiche di questa proteina che, in prospettiva, potrebbe allargare le indicazioni alla sua utilizzazione terapeutica

    La chemioembolizzazione dell'epatocarcinoma

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    Vengono descritte le modalità tecniche operative della chemioembolizzazione dell'epatocarcinoma, con riguardo alle indicazioni ed alla selezione dei pazienti, nonchè al monitoraggio clinico e strumentale dei risultat

    Ruolo della Radiologia Interventistica nella terapia dell'ipertensione portale

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    Vengono descritte le procedure di Radiologia Interventistica utili nella gestione clinica dell'emorragia da varici esofagee e dell'ascite secondarie all'ipertensione portale. Esse sono rappresentate dalla embolizzazione transepatica delle varici gastro-esofagee, dall'angioplastica delle vene sovraepatiche nel trattamento della sindrome di Budd-Chiari e dalla TIPS ( transjugular intrahepatic portosistemic shunt

    NAFLD e cirrosi epatica

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    La NAFLD (Non-Alcoholic Fatty Liver Disease – Steatosi epatica non alcolica) è una condizione clinica di comune riscontro che comprende un ampio spettro di patologie epatiche che vanno dalla semplice steatosi, a prognosi generalmente benigna, a quadri più avanzati come la steatoepatite (NASH, Non-Alcoholic Steatohepatitis), caratterizzata da necroinfiammazione e fibrosi di vario grado, fino ad arrivare alla cirrosi criptogenetica ed al carcinoma epato-cellulare. Dal punto di vista anatomo-patologico, si caratterizza per una quadro simile alla steatosi alcol-indotta, ma si sviluppa in soggetti il cui consumo di alcol è nulla o molto modesto (il limite è arbitrariamente fissato a 20-30 g di alcol al giorno)

    Chemioembolizzazione Epatica (TACE)

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    Vengono discusse le modalità tecniche, le indicazioni cliniche, i risultati clinici ed anatomo-patologici, le complicanze e gli sviluppi futuri della chemioembolizzazione epatica transcatetere nel trattamento dell’epatocarcinoma su cirros

    Malattie colestatiche del fegato. Rapporti tra fegato e gravidanza. In: Cirrosi epatica: epidemiologia, diagnosi e terapia.

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    Il capitolo tratta delle patologie epatiche che si possono manifestare in corso di gravidanza, dell'influenza di queste sulla gravidanza e viceversa degli effetti della gravidanza sulle patologie. Inoltre, viene descritta la colestasi intraepatica della gravidanza ed il su management clinico

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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