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    SPORT E STILE150 anni di immagini al femminile

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    Il percorso iconografico raccolto in questo volume ricostruisce l’evoluzione dell’immagine e del corpo della donna nello stretto rapporto tra moda e sport, seguendo il mutare in parallelo degli stili di vita, della rappresentazione fisica e delle forme di percezione dell’identità femminile tra XIX e XXI secolo. I documenti iconografici e le fonti letterarie costruiscono un percorso che, con andamento cronologico, spazia attraverso temi molteplici e differenti approcci critici: i nuovi scenari sportivi, l’avvento dell’agonismo, le differenti discipline, i contesti della socialità, la nascita del tempo libero e del turismo, l’evoluzione della moda, l’emancipazione femminile, la caduta dei pregiudizi, la commercializzazione dell’immagine disinibita del corpo, la ricerca sui nuovi materiali sintetici, la crescita del sistema moda e del Made in Italy, l’affermazione dello sport come oggetto del giornalismo, del cinema, della letteratura, dell’arte. Come testimonia la tradizione iconografica su periodici e monografie (inizialmente nel contesto anglosassone ma via via più diffusa a livello internazionale, a partire dai ceti aristocratici e altoborghesi fino a raggiungere una dimensione di massa) dalla fine del XIX secolo l’abbigliamento sportivo è divenuto una parte sempre crescente del guardaroba da uomo e da donna, fino a conquistare negli ultimi decenni del Novecento un ruolo fondamentale specie nella linea giovanile e in quella femminile, che vedono tute e magliette indossate più frequentemente di abiti e camicie. E’ interessante analizzare il rapporto tra moda e sport, focalizzando l’influenza che quest’ultimo ha avuto non solo nel design e nella produzione di attrezzatura, abbigliamento, calzature, materiale tecnico, destinati in maniera funzionale all’attività sportiva, praticata a livello agonistico o amatoriale, ma anche e soprattutto nell’ispirazione di linee, tessuti e accostamenti, che hanno caratterizzato uno stile sempre più diffuso di abbigliamento, ispirato allo sport, ma utilizzato in città o nel tempo libero, al di fuori della pratica sportiva. L’intreccio tra moda e sport ha condotto all’impegno di stilisti e disegnatori nella progettazione e realizzazione di linee di abbigliamento e accessori firmate dalle maggiore marche legate allo sportswear; ma se questo intreccio tra sport e stile è un fenomeno abbastanza recente, l’influenza della pratica sportiva sull’evoluzione della moda ha assunto un’importanza strategica, se, come ha scritto Elizabeth Wilson, lo sport è probabilmente l’elemento che ha determinato le maggiori trasformazioni nella moda del ventesimo secolo. In effetti, parlare di sport e stile, oggi più che mai, significa parlare di un sistema inteso come ambito privilegiato in cui regna un rapporto molto stretto tra progetto, tecnica, innovazione, produzione e distribuzione. Un dato importante che ha reso possibile il successo del sistema moda-sport è rappresentato, in Italia, dal fattore umano unito al fattore progetto che ha contribuito in maniera determinante all’affermazione delle imprese e dei prodotti italiani nel mondo. Fattore umano, inteso come vera forza del Made in Italy, che si riversa nei campi della creatività, dell’imprenditoria, dell’artigianato, della produzione diretta, attraverso alta qualità e tradizione secolare. Nella catena del valore del sistema moda-sport infatti, ciascun attore (produttore, fornitori, rete di distribuzione, negozio) cede il contenuto di mito che il prodotto stesso rappresenta alla fase successiva, in una sorta di filiera in cui tutto è severamente regolato da ritmi e cadenze preordinate. Questo processo viene applicato da tutti quei marchi che fanno della diversificazione del prodotto uno dei loro punti di forza. Una diversificazione che, se in passato poteva svilupparsi prevalentemente verso una estensione orizzontale di gamma, oggi si delinea anche in senso verticale. Questo modello è sintetizzabile, infatti, in una integrazione di produzione ben strutturata; in una filiera che parte dallo stilismo per passare al design e alla distribuzione, in un’unica impresa o in tante imprese autonome organizzate in rete. Quello che più accomuna le diverse proposte presenti nel sistema moda-sport è certamente dato dalla ricerca di un affinamento del gusto, in linea con gli stili e le aspettative degli sportivi professionisti e amatoriale di tutto il mondo. La tendenza attuale punta a una semplificazione ed elevazione del design attraverso scelte eleganti, raffinate, con un particolare equilibrio tra materia e materiale, tra tecnologia e innovazione, tra texture e colore. A questo si aggiunge un elemento cruciale, vale a dire la marca, che viene oggi considerata come una sorta di grande contenitore emotivo con “certificato di origine controllata”, in cui sono presenti una selezione di informazioni e offerte commerciali. Si assiste all’incontro di nuove idee e nuove tendenze: lo sport viene stimolato dalla moda e viceversa, attraverso un incrocio di idee e di simboli, sempre più intrecciati, in una sorta di cross-fertilization. Si verifica inoltre un’accelerazione di tutte quelle che sono le componenti specifiche del “progetto d’identità” nella sua interezza, attraverso una trasversalità dello settore “sviluppo & ricerca” con conseguente travaso di idee. Si realizza infine un coinvolgimento sempre più fertile di stilemi del design, dello sport e della moda, che di fatto generano nuove sinergie e nuove opportunità per il settore dell’abbigliamento e dei suoi accessori e in senso lato del lifestyle in tutte le sue componenti ludico-estetico-sportive. In questo senso è ormai invalsa la tendenza a utilizzare i canoni dell’abbigliamento funzionale anche per capi non destinati all’utilizzo in ambito sportivo; in parallelo si affermano la ricerca e la sperimentazione sia nel campo dei materiali tecnici, che in quello dei materiali naturali, accoppiati a materiali sintetici o artificiali per migliorarne le prestazioni, oltre allo studio approfondito di nuovi sistemi di finissaggio. L’abbigliamento sportivo con i suoi accessori ha sempre avuto come priorità una connotazione progettuale e quindi una formalizzazione stilistica; l’abito deve assolvere a funzioni ben precise, non ha solamente un valore estetico, deve essere un abito “performante”. In questo ambito la moda si lega inscindibilmente al design e la figura professionale chiamata in causa non è più lo stilista, ma appunto il designer. Il design infatti non è un’attività autonoma, ma piuttosto un sistema entro il quale vi sono una serie di variabili che interagiscono fra di loro, connotando l’intero processo della progettazione non solo attraverso l’identificazione con l’aspetto formale e tecnologico, ma anche attraverso l’inscindibile rapporto che lega le diverse fasi del ciclo creativo (progettazione, produzione, distribuzione, consumo). Come ricorda Tomás Maldonado, “progettare la forma significa coordinare, integrare e articolare tutti quei fattori che in un modo o nell’altro partecipano al processo costitutivo della forma del prodotto. E più precisamente, si allude tanto ai fattori relativi all’uso, alla fruizione e al consumo individuale o sociale del prodotto (fattori funzionali, simbolici o culturali), quanto a quelli relativi alla sua produzione (fattori tecnico-economici, tecnico-costruttivi, tecnico-sistemici, tecnico-produttivi e tecnico-distributivi)”. Del resto la stessa definizione di disegno industriale adottata dall’ICSID (International Council of Societies of Industrial Design) nel 1961 sosteneva l’importanza di svolgere il proprio compito all’interno di un processo la cui finalità ultima sia la concretizzazione di un individuo tecnico. Compito del designer è dunque quello di rappresentare il non rappresentabile, di vedere l’invisibile, di sentire il non sensibile. È evidente dunque la grande influenza esercitata sul design dalla tecnica, che ha permesso di ottenere risultati impensabili; in questo contesto, è fondamentale sottolineare come non l’invenzione, ma le idee e i pensieri che le accompagnano sono i principali fautori del rinnovamento sia costruttivo che estetico del prodotto moda. In questo senso è evidente la tendenza all’infittirsi delle relazioni sociali che vedono al loro centro il nesso stile-sport, cui si è affiancato un crescente bisogno di riconoscibilità individuale e collettiva in ogni luogo e in ogni circostanza privata o pubblica; in parallelo si assiste al progressivo avvicinarsi dei prodotti del settore tessile alle dinamiche e ai risultati dell’innovazione tecnologica, in una condivisione di gusto estetico, design accattivante, performance tecnica, cura nei dettagli, e in una assoluta priorità di carica progettuale in grado di rinnovare continuamente i prodotti di alta gamma. Questa virtuosa sinergia si concretizza in un rapporto armonico tra abbigliamento e stile di vita, maschile e femminile, dentro e fuori dal campo sportivo, grazie a materiali e tessuti percepiti ormai come estensione del corpo in termini di comfort e benessere. Si fanno spazio, dunque, nuovi tessuti, ma anche inconsueti abbinamenti di materiali: argomenti vincenti sono le laminature, le stampe con effetto scotch e le graffiature. La tendenza progettuale, per i più diversi contesti sportivi, porta allora a materiali lucidi come rasi iridescenti misti a nylon, ecopelle trapuntata e finita con la mongolia, alcantara stampata o velluti. Ne scaturisce uno scenario in cui il sistema abito è sempre più animato da componenti che direttamente dialogano con il fruitore e in cui si assiste a una ricerca di sensi ed emozioni, per cui l’abito (e in particolare lo sportswear) grazie alle sue componenti materiali, procura sensazioni di forte impatto, attraverso la capacità di un colore o di una superficie di suscitare un effetto psicologico, tattile e addirittura sonoro. Tecnologia e comfort sono dunque le caratteristiche dello stile sportivo, dove esagerazione tecnologica e cura dei dettagli decretano il successo di un capo o di un accessorio. L’ideazione dei nuovi prodotti moda per il mercato sportivo si sta sempre più orientando verso un ruolo strategico per il marchio, al punto che oggi il concept-design è diventato fondamentale per meglio trasmettere tutte le peculiarità del marchio al consumatore sportivo e non. Negli ultimi anni, infatti, condizione necessaria e strategica per il brand risulta l’imporsi all’attenzione del consumatore come marca “forte”, “differente” e “unica” su un mercato, che è diventato sempre più frammentato e affollato di nuove proposte commerciali. Attraverso il processo ormai sedimentato del Made in Italy che ingloba al suo interno vari segmenti (alta creatività, gusto dell’innovazione, qualità del progetto, studio dei materiali, alta definizione dei dettagli, trasversalità delle conoscenze, in un sistema produttivo caratterizzato dai distretti territoriali e da una quotata lavorazione sia artigianale che industriale), si assiste al proliferare di aziende specializzate nella sperimentazione e nella produzione di nuovi materiali ad alte prestazioni, testate nel mondo professionale sportivo. Parte della sperimentazione la fa direttamente l’azienda produttrice, il resto viene appaltato all’esterno, alla moltitudine di piccole e medie industrie concentrate in Italia e specializzate nella produzione di fibre hi-tech. Cotone e lino, mischiati a nylon e viscosa; ricami e decorazioni su inusuali fibre sintetiche, come la celluloide o il silicone, figure astratte al posto degli antichi motivi floreali: dovendo sintetizzare tecnologia e tradizione sono il segreto del successo del Made in Italy for Sports. Nel settore della produzione sportiva, si realizza, dunque, un nuovo tipo di collaborazione fra designer e stilisti, produttori e fornitori, in una sorta di co-design e advanced-design, dove si interpretano in parallelo le tendenze, si sperimentano soluzioni sempre più avanzate, si fanno previsioni, si verificano nuovi concetti, si producono nuovi stili. Le aziende del sistema moda-sport presentano allora pellicole trasparenti applicate ad abiti e tessuti pennellati di silicone, effetti metallici nelle stoffe, feltro macerato in acqua con sete o rasi. E se prima si trattava di innovazione del tessuto ora si creano nuovi materiali: tessuti tecnici double-face, capi in stuoia di lana e pizzi di filo multicolor e metallizzato, nuovi sistemi di lavorazione come macchine che tagliano la pelle con un getto d’acqua ad alta pressione. Quando si parla di design nella progettazione dell’abbigliamento e degli accessori per lo sport, l’attenzione si focalizza immediatamente su tutti quei particolari e dettagli che denotano una precisa progettazione di base e una accurata realizzazione (in molti casi ancora artigianale) del prodotto, esaltando le qualità intrinseche ed estrinseche dell’oggetto stesso, ma anche e soprattutto le valenze comunicative del marchio. Il particolare può diventare così un mezzo (se non il principale strumento) per caratterizzare il prodotto, attraverso due atteggiamenti prevalenti: l’importanza data alla tecnologia e ai materiali e il rilievo dato a fattori simbolici ed estetici, come veri stimolatori di memoria o di emozioni, il tutto condensato in una sorta di risonanza funzionale-estetico-decorativa. Non mancano a questo proposito le proposte innovative in cui vengono esaltate le qualità sensoriali e di sapore semantico, dove si utilizzano materiali particolarmente evoluti come i tecnopolimeri e i metalli trattati, che garantiscono benessere, estetica, alta performance. È quasi ovvio rilevare che il trattamento delle superfici attraverso la loro texture, oltre che rispondere a esigenze pratiche, può essere un mezzo per rendere più piacevole e gradevole un abito. Del resto l’effetto decorativo è sempre esistito in natura, prima ancora che in ambito artificiale come prodotto della tecnica, basti pensare ai motivi grafici e cromatici delle pelli e delle pellicce animali oppure ai ricami delle venature delle pietre e delle diverse essenze del legno. Le valenze percettive e tattili presenti sui nuovi e vecchi materiali, conferiscono oggi un allure sensoriale, ulteriormente accentuata da inedite texture e da materiali inediti, come l’alluminio anodizzato, le resine flessibili, il titanio, i tecnopolimeri dell’ultima generazione, il cristallo nelle sue varianti. L’attenzione progettuale per la forma e la superficie dei prodotti ad alta sportività viene quindi centrata sulla qualità tattile del materiale nei punti di contatto, nonché sull’aspetto visivo del materiale stesso, attraverso trasparenza, opacità, finitura superficiale, colore. Pertanto uno degli input principali, in futuro, sarà quello di saper ricercare e scegliere i materiali più idonei, abbinandoli nella maniera più consona a finiture, texture e colori, in modo tale da esaltare le performance sensoriali del prodotto moda sportivo e dei suoi accessori. Seguendo questi input si può notare come l’advanced-design si manifesti attraverso lo studio e il travaso di tecnologie e materiali da ambiti diversi per meglio concepire nuove prodotti dalle particolari caratteristiche formali e sensoriali. Basti citare, quali esempi, le polo realizzate in monofilamento di nylon, analogo al filo da pesca, che lavorato a coste sulle macchine per maglieria tubolare, genera maglie senza cuciture, sottili e trasparenti, che stanno in un pugno, da indossare una sull’altra, declinate in una gamma variata di colori, ottenuti per tintura in capo, decorate da bordi, colli e polsi in poliestere agugliato. In questo caso il sistema abito sportivo viene costruito per rispettare la morfologia del corpo umano e garantire il massimo benessere; ogni dettaglio costruttivo risponde a una precisa esigenza: fori per la traspirazione, alleggerimento dell’imbottitura nelle parti d’attrito, cuciture doppiate per garantire la perfetta impermeabilità. O ancora, giacche a vento e giacconi realizzati con tessuto protettivo antistrappo, antiabrasione, antiacqua e antiolio, con interno in doppio pile pressato, dotate di maschera antismog removibile, regolabile al viso tramite coulisse del cappuccio e di tasche antivento a doppio invito. Questi pochi esempi testimoniano il fatto che la ricerca e lo studio applicati alla realizzazione di nuovi tessuti, sempre più spesso caratterizzati da una composizione a più strati o compound, a base tessile di stampo decisamente tecnico, comportano come ovvia ricaduta la realizzazione di nuove macchine e semilavorati sempre più raffinati e particolari. In conclusione, le dinamiche sopra descritte e il percorso iconografico del volume hanno cercato di verificare come lo sportswear nel corso degli ultimi centocinquant’anni sia effettivamente divenuto uno degli esempi più calzanti della fusione tra globale e locale, vale a dire una delle più perfette sintesi del glocal, ovvero della creazione e distribuzione di prodotti ideati per un mercato globale e internazionale, ma modificati in base alle leggi e alla cultura locale, prodotti caratterizzati da una riconoscibilità universale che tuttavia si adattano alle contaminazioni e alle diversità metropolitane e locali. Volendo infatti ripercorrere a volo d’uccello le parole d’ordine che hanno caratterizzato le diverse fasi del rapporto tra moda e sport, è possibile cogliere in trasparenza il mutare più complesso degli stili di vita, della rappresentazione fisica e delle forme di percezione dell’identità individuale e collettiva da metà Ottocento ad oggi. Nelle immagini che raffigurano eventi sportivi dalla metà del XIX secolo fino alla seconda guerra mondiale, la tendenza è dunque quella di uno stretto intreccio tra stile e tradizione, con il trionfo della sartoria su misura, del lusso e dell’ostentazione, di uno stile chic e di un assoluto conformismo estetico destinato ad un pubblico aristocratico e altoborghese. Dalla metà degli anni Sessanta alla metà dei Novanta (con la cesura fortissima del Sessantotto) lo sport entra a pieno titolo nei fenomeni che spingono la società occidentale verso la modernità e l’internazionalizzazione, assumendo ormai come ceto di riferimento la classe media, con dinamiche che si allargano più lentamente a una parte del terzo mondo, mentre resta quasi impermeabile il secondo mondo, vale a dire i paesi socialisti e comunisti. Per quanto concerne la sfera dell’abbigliamento sportivo si fanno strada le marche industriali e il total look, in parallelo ai più complessi fenomeni che irrompono nel più generale sistema della moda (estetica edonistica-narcisistica e fashion victims). Infine negli ultimi decenni lo sport è stato dominato dallo stile techno-chic, fatto di protagonisti dalla forte componente mediatica ed eventi fashion-sportivi, caratterizzato da un liberismo stilistico e da una postmodernità estetica nei quali dettano legge le marche e le testate editoriali, finalizzato ad imporre anche nel contesto sportivo, professionistico e ancor più amatoriale, le dinamiche della cosiddetta glocalizzazione

    Piloti, che donne... : le italiane e lo sport automobilistico (1920-1990)

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    L’automobilismo è uno dei pochi sport in cui, virtualmente, uomini e donne potrebbero confrontarsi alla pari, ma, in realtà, il numero delle donne pilota è sempre stato infinitamente inferiore a quello degli uomini e, dunque, è sempre mancata un’ampia base di selezione. Le ragioni vanno probabilmente ricercate in un fatto culturale: sin dall’infanzia, le macchine appartengono alla sfera delle competenze maschili; l’eccellere nell’automobilismo non dovrebbe essere però legato a un fatto di genere, ma piuttosto a una questione di volontà, di attitudine, di serietà nell’affrontare questo sport: a fare la differenza è l’approccio. Correre per vanità o per cercare la popolarità dell’eccezione si è sempre dimostrato limitativo. Correre con dedizione, pronte a tutto per raggiungere l’obiettivo, ha portato alcune donne a risultati brillanti, naturalmente a condizione di avere a disposizione mezzi adeguati. Le “signore delle corse” in Italia sono state, dagli albori delle competizioni, più di quante si possa immaginare, anche se la storia dell’automobilismo femminile, a parte rare eccezioni, è stata , sin qui, trattata in modo decisamente marginale, a volte anche impreciso e lacunoso.Motor racing is one of the few sports in which, virtually, men and women could be compared on an equal footing, but, in fact, the number of women drivers has always been infinitely lower than that of men and, therefore, a large selection has not be possible. The reasons are probably to be found in a cultural attitude: since childhood, cars belong to the sphere of male competences; excelling in motor racing should not be tied to the gender, but rather to a matter of will, attitude, expertise in dealing with this sport: to make the difference it is the approach. To run for vanity or to seek the popularity of the exception has always proved limiting. Running with dedication, ready for anything to reach the target, has brought some women to brilliant results, naturally on the condition that they have adequate means at their disposal. The "ladies of the races" in Italy have been, since the dawn of the competitions, more than can be imagined, even if the history of female motor racing, apart from rare exceptions, has been, so far, treated in a decidedly marginal way , sometimes even inaccurate and incomplete

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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    koamabayili/VECTRON-author-checklist: VECTRON author checklist

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    We have done our best to complete the author checklist relating to the use of animals in the hut study. Note that the objective for the hut study was to evaluate the IRS treatment applications for residual efficacy against Anopheles mosquitoes, including the local An. coluzzii mosquito population. Cows were only used to attract mosquitoes into the huts and no tests were carried out directly on the cows. The author checklist is intended for use with studies where experiments are carried out on animals, which is why we have had such difficulty in completing this for the hut study, as many of the questions do not relate to how the cows were used
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