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    Riflessività e deontologia. Parole necessarie all'esercizio del pensiero pedagogico e dell'azione educativa

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    Nell'articolo si presentano i concetti di riflessività e deontologia pedagogica quali “strumenti” imprescindibili per i professionisti dell'educazione. La riflessione prende spunto dall'elaborazione teorica realizzata in merito da Mariagrazia Contini all'interno del paradigma filosofico del problematicismo educativo

    Quanto dura per sempre? Riflessioni pedagogiche per "fare spazio" al pensiero dell'infanzia

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    Il contributo presenta una riflessione attorno all'importanza, in ambito educativo, di sapere accogliere e valorizzare le domande dell'infanzia, promuovendo pratiche di indagine euristica, di dialogo e di discussione, con particolare riferimento al metodo della Philosophy for Children e alle riflessioni della Philosophy of Childhood

    Maschile, femminile? Plurale! L’importanza e il peso delle differenze nei contesti educativi per la prima infanzia

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    l discorso sulle tematiche di educazione di genere, delle differenze di genere e dell’educazione al genere rappresenta un’occasione per un’educazione più completa e approfondita riguardo l’apprezzamento delle differenze. Questo ambito educativo, infatti, si relaziona e si sovrappone a più sfaccettature dell’esistenza umana e sono molteplici, all’interno dei contesti educativi, le dimensioni che vanno prese in considerazione in un’ottica di valorizzazione delle pluralità. Nell’azione di decostruzione degli stereotipi e dei pregiudizi messi in evidenza dalla letteratura internazionale, lo sguardo offerto dalla letteratura sull’educazione alle differenze viene in aiuto (Ghigi, 2019; Selmi, Roberti, 2021). Educare alle differenze significa infatti creare contesti che rispettino e valorizzino le differenze individuali (di etnia, genere, orientamento sessuale, abilità fisiche e cognitive, lingua madre, religione, etc.), accompagnando i soggetti nella costruzione delle risorse necessarie per la loro realizzazione (Lopez, 2019). In termini di pratiche, ciò suggerisce l’inclusione di una pluralità di prospettive nei materiali didattici e nelle attività educative proposte (Guerrini, 2013). Da diverso tempo si discute di educazione e valorizzazione delle differenze, riconoscendo che qualsiasi forma di diversità, indipendentemente dalla sua natura, rappresenta una realtà con cui è necessario confrontarsi e che può costituire una ricchezza e una risorsa. Tuttavia, affinché le differenze – in questo caso di genere – non si trasformino in fonte di disuguaglianza, è fondamentale che i professionisti dell’educazione sviluppino una sensibilità nei confronti di tali differenze e siano in grado di valorizzarle. In caso contrario, si rischia di perpetuare le disuguaglianze già esistenti

    Vecchi temi per nuovi scenari. Infanzia e dolore ai tempi della sindrome Covid-19

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    L’emergenza Coronavirus ha riportato in superficie temi esistenziali “scomodi” con cui l’infanzia, da sempre, si trova a fare i conti. Il concetto di limite, l’esperienza della temporalità e dell’irreversibilità della vita, il confronto con il dolore proprio e altrui sono alcune delle questioni che, per mesi, hanno popolato la quotidianità delle nostre case imponendo, agli adulti, di soffermarvisi con più attenzione, affrontando tabù e tracce di resistenza. Di riflesso, bambini e bambine hanno abitato questi stessi contesti e hanno trovato risonanza per le loro “grandi domande”: non sono domande nuove, per loro, ma sono domande che, spesso, non solo non trovano risposta, ma rischiano di non trovare nemmeno terreno per essere espresse e formulate. Le pagine che seguono si interrogano sull’opportunità di “tornare” alle domande esistenziali dell’infanzia e di prepararsi, nei contesti educativi, ad una “ripartenza (anche) emotiva”. Una strada in questa direzione può essere rappresentata dalle pratiche filosofiche con l’infanzia: un’opportunità di confronto, non solo e non tanto sui temi della morte e del dolore, ma soprattutto sull’intreccio di essi con le esistenze di ciascuno e sulla loro rilevanza all’interno di un percorso di educazione e “progettazione” alla vita

    Il sistema integrato di istruzione e educazione come luogo di decostruzione : le possibilità offerte dall’educazione sessuale olistica (CSE) : School as a site of deconstruction : the possibilities offered by comprehensive sexual education (CSE)

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    Nel presente contributo si vuole riflettere sul ruolo che il sistema integrato di istruzione e educazione, sin dalla prima infanzia, può svolgere nell’ambito dell’educazione di genere, affettiva e sessuale. Le ricerche nel campo confermano come questo tipo di educazione, se improntata a un modello definito ‘olistico’ (OMS, 2010), abbia effetti positivi sulla riduzione delle gravidanze indesiderate, delle infezioni sessualmente trasmissibili e dei comportamenti sessuali a rischio. Quello che ci chiediamo, qui, però, è anche se in un luogo come quello scolastico, che deve promuovere per mandato un’attitudine aperta alle pluralità, nel rispetto delle differenze (Linee Guida Nazionali “Educare al rispetto:per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione”), questa educazione possa contribuire efficacemente alla formazione di relazioni paritarie tra i generi, che contrastino discriminazioni e violenza. In altre parole, quanto può l’educazione sessuale a scuola, nel percorso di decostruzione dei principali stereotipi legati alle differenze di genere e di comprensione delle diverse identità, muoversi tra contenuti, nozioni ed esperienze? Quanto e come si può osare “l’inattuale”, per mettere in discussione strutture e narrazioni dominanti, per evitare di reiterare e rinforzare modelli tutt’altro che inclusivi, che sono piuttosto a sostegno di logiche oppressive?Nella consapevolezza che non ‘tutta’ l’educazione affettiva, sessuale e di genere possa essere affidata all’educazione formale, si vuole qui immaginare una comunità capace di “trasgredire” i condizionamenti (hooks, 2020), di mettere in discussione e decostruire le rappresentazioni, spesso dicotomiche, dei generi, della sessualità e delle relazioni affettive. Non senza interrogarci, tuttavia, sugli ostacoli che una tale operazione potrà incontrare all’interno di contesti scolastici complessi e ad alta diversità.In this contribution, we contemplate the role that schools, from early childhood onward, can assume within the sphere of gender, emotional, and sexual education. Empirical research in this domain corroborates the beneficial impact of such education, remarkably when grounded in a comprehensive (holistic) model, as articulated by the World Health Organization (2010). This includes observed reductions in unintended pregnancies, sexually transmitted infections, and high-risk sexual behaviours. Nevertheless, our inquiry extends to the capacity of educational institutions, mandated to foster openness to plurality and uphold respect for diversity (as per NationalGuidelines on “Educating for Respect: Gender Equality, Prevention of Gender-Based Violence, and All Forms of Discrimination”), to effectively foster equitable gender relations that counteract discrimination and violence. Put differently, we aim to explore the potential of school-based sexual education in deconstructing gender stereotypes and embracing diverse identities through a nuanced engagement with content, concepts, and experiential learning. To what extent can we challenge conventional paradigms and narratives, thereby sidestepping the perpetuation of exclusionary models that bolster oppressive ideologies? While acknowledging that emotional, sexual, and gender education cannot be confined to the school environment, we aspire to envision a community capable of transcending established norms and critically examining dichotomous representations of gender, sexuality, and emotional bonds. Nonetheless, we remain aware of the obstacles that may impede such endeavours within an intricate and heterogeneous landscape

    “Tutto troppo presto”. L’adultizzazione come nuova forma di violenza all’infanzia

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    Che cosa si nasconde dietro la rappresentazione retorica di un’infanzia “felice e spensierata”? È proprio vero che i “nostri bambini” stanno bene? Quale immagine di infanzia viene veicolata all’interno della nostra cultura? Quali immagini di bambini e bambine abitano i contesti dell’attuale? Quali sono i paradigmi dominanti e che ruolo giocano sugli stili educativi? In un’epoca di valorizzazione delle performance, delle competenze e dei risultati, della competizione e dei confronti spietati, cosa succede all’infanzia – considerata come categoria socio-culturale – di fronte al fenomeno sempre più diffuso di bambine e bambini impegnati a re- citare la parte di “piccoli adulti”? Non si tratta forse di una tendenza, conosciuta ormai sotto l’etichetta del termine adultizzazione, che assume la forma, sommersa e “sottile”, di una vera e propria violenza? Queste sono le domande che guidano la riflessione di queste pagine e che conducono il lettore a considerare il pericolo nascosto nel far crescere i bambini troppo in fretta, privandoli di dimensioni di cura autentiche, e abdicando alla tutela dei loro diritti, primo tra tutti quello di avere un’infanzia

    Dalla maternità come destino alla scelta (o non-scelta) della genitorialità : quale il ruolo dell’educazione alla sessualità? = From Maternity as Destiny to the Choice (or Non-Choice) of Parenthood : What is the Role of Sex Education?

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    ll contributo propone una riflessione sull'educazione sessuale quale dispositivo attraverso cui affrontare questioni connesse al tema della maternità e, più in generale, a modelli di genitorialità e famiglia, per affrancarsi dal modello della maternità inteso come “unico” destino (De Sanctis, Fariello, Strazzeri, 2020). Questa forma di educazione mira a promuovere una visione più ampia della genitorialità superando sia il binomio donna-madre, sia forme di perfomatività genitoriale (intensive parenting) (Hays, 1998; Shirani, Henwood, Coltart, 2012; Demozzi, Gigli, Cino, 2019). A livello internazionale, si riconosce che i diritti fondamentali delle persone includono la sfera della sessualità come parte integrante dei diritti umani universali (WAS, 1997; OMS, 2010; UNESCO, 2018). Di conseguenza, l'educazione sessuale assume un ruolo essenziale nel percorso educativo delle donne, promuovendo una cultura del consenso e del rispetto, che possa superare la tradizionale associazione tra sessualità e maternità e tenere aperto un orizzonte al plurale

    Avere care le domande. Idee per un'educazione al pensiero

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    L’emergenza Coronavirus ha riportato in superficie temi esistenziali “scomodi” con cui l’infanzia, da sempre, si trova a fare i conti. Il concetto di limite, l’esperienza della temporalità e dell’irreversibilità della vita, il confronto con il dolore proprio e altrui sono alcune delle questioni che, per mesi, hanno popolato la quotidianità delle nostre case imponendo, agli adulti, di soffermarvisi con più attenzione, affrontando tabù e resistenze. Di riflesso, bambini e bambine hanno abitato questi stessi contesti e hanno trovato risonanza per le loro “grandi domande”: non sono domande nuove, per loro, ma sono domande che, spesso, non solo non trovano risposta, ma rischiano di non trovare nemmeno terreno per essere espresse e formulate. Si pone, dunque, la necessità di individuare spazi e azioni che offrano l’opportunità di “tornare” alle domande esistenziali (cui sono connessi, i vissuti cognitivi ed emotivi) e a non lasciarle, invece, sfiorire in un perenne “lockdown”. I bambini e le bambine pensano, “pensano anche grande”, direbbe qualcuno (Lorenzoni, 2014), ma quanto è realmente pronta e preparata la società adulta ad accogliere questi pensieri? È, dunque, al diritto a questo tipo di espressione di pensiero (e di promozione del suo esercizio) che facciamo riferimento in queste poche righe, cercando di delineare una via di riflessione (cui far seguire dell'esperienza) attorno a questo tema

    Promuovere il pensiero complesso per un’educazione etico-sociale. Osservazioni a partire dall’analisi di alcuni P.T.O.F. di scuole secondarie di I grado

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    The paper draws the relationship between the construct of ethical-social education (Bertin, 1968) and Lipman’s proposal for an education on complex (creative, critical and caring) thinking. Starting from the idea that education on complex thinking could be a possible operational proposal for ethical-social education, some of the P.T.O.F. selected by the prin “cem - Curriculum for Moral Education” research team have been qualitatively analysed, with the goal to identify the explicit or latent meanings attributed to the practices coded as critical, creative, caring thought, the connections with those formulated by Lipman and the delicate elements, if any, to be examined in more detail. The analysed proposals outline a general framework and possible ideas for ethical-social education intervention, but the need for a clearer and problematized definition of actions supporting the realisation of the declared general aims arises, to

    Presentazione dei dati riguardanti il punto di vista degli insegnanti sulla qualità della vita scolastica di bambini e bambine affetti da malattie emorragiche congenite

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    Il contributo presenta i dati raccolti dalle ricercatrici A. Gigli e S. Demozzi del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna per il progetto Strategico di Ateneo “Definizione di linee guida d’intervento sui pazienti pediatrici affetti da malattie emorragiche congenite: aspetti medici, psicosociali, educativi ed etici”. Si tratta dell’analisi di dodici interviste effettuate con insegnanti di scuole della Provincia di Bologna a contatto con bambini/e affetti/e da malattie emorragiche congenite (MEC) per capire il loro punto di vista su vari aspetti della vita scolastica e relazionale. I dati sono presentati in relazione alle seguenti aree tematiche: le rappresentazioni degli insegnanti in merito alle malattie emorragiche congenite e le problematiche emergenti dall'incontro con i bambini e le famiglie; la qualità della relazione educativa tra docenti e bambini e del rapporto con le famiglie; la qualità del rapporto del bambino o della bambina con il gruppo dei pari e l'eventualità di una o più attività didattiche differenziate e/o di una programmazione specifica; gli eventuali bisogni formativi ed informativi espressi dagli insegnanti. L’articolo si integra con il lavoro pubblicato da A. Gigli “Una ricerca sulla qualità della vita scolastica di bambini e bambine affetti da malattie emorragiche congenite: lettura critica dei dati e considerazioni pedagogiche” che, con rimando al presente report, si sofferma sull’analisi dei dati raccolti utilizzando riferimenti e categorie specifiche della riflessione pedagogica
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