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Lo specchio come strumento di riflessione del Sé e sul Sé
Gli studi sperimentali sulla nascita della consapevolezza di sé nel bambino sono stati condotti a partire
dall’osservazione “casuale” dell’atteggiamento di perplessità dei piccoli davanti allo specchio. La
visione della propria immagine riflessa, non ancora conosciuta, se nel primo anno di vita produce una
reazione sociale, analoga a quella osservabile ponendo un bambino di fronte ad un altro,
successivamente, grazie alla scoperta della contingenza dei movimenti, lascia spazio a smarrimento,
inquietudine, e infine alla scoperta della propria identità e dell’esistenza di uno spazio virtuale.
L’articolo ripercorre gli studi pionieristici di René Zazzo, psicologo evolutivista francese, sull’utilizzo
dello specchio e di altre superfici riflettenti per la conoscenza di sé, e mostra come oggi, sulla scia di
tali studi, siano possibili interventi finalizzati a sollecitare nei bambini, attraverso giochi con la propria
immagine riflessa nello specchio, una “riflessione” o meditazione ragionata su di sé e sulle diverse
identità possibili.The first experimental studies on the emergence of self-awareness in children have been conducted
from the "casual" observation of the attitude of concern shown by toddlers in front of a mirror. The view
of their as yet unknown reflection in the first year of life produces a reaction of a social nature, similar
to that observed by placing one child in front of another; later, thanks to the discovery of the
contingency of movement, it causes a sort of bewilderment and anxiety, which gradually leads to the
discovery of their own identity and the existence of a virtual space.
The paper aims to trace the pioneering and still current studies of René Zazzo, the French
developmental psychologist, about the use of mirrors and other reflective surfaces for self-knowledge,
and to show how today, in the wake of these studies, they are possible interventions to encourage in
children, through games with their own images in the mirror, a " reflection period " or a rational
meditation upon themselves and their various possible identities
Profili di autonomia emotiva ed esperienze di solitudine in adolescenza
Un aspetto controverso nella letteratura sul processo di inviduazione-separazione in adolescenza è la relazione tra autonomia emotiva e il distanziamento emotivo dai genitori (Lo Cricchio, Liga, Ingoglia, & Lo Coco, 2012). Obiettivo del presente lavoro è analizzare le diverse configurazioni tipiche e atipiche di separazione e distacco in relazione all’esperienza solitaria degli adolescenti. Partecipano allo studio 1223 adolescenti (675 femmine e 548 maschi), di età compresa tra i 13 e i 20 anni. L’autonomia emotiva dei soggetti è stata valutata mediante l’Emotional Autonomy Scale (EAS; Steinberg & Silverberg, 1986), nella versione italiana validata da Meleddu e Scalas (2002). Il sentimento e l’attitudine nei confronti della solitudine sono stati misurati con Loneliness and Aloneness Scale for Children and Adolescents (LLCA; Marcoen, Goossens, & Caes, 1987), nella versione italiana validata da Melotti, Corsano, Majorano, & Scarpuzzi (2006). Sono stati costruiti 5 profili di adolescenti rispetto alla separazione e al distacco: quelli non ancora separati (bassa separazione e basso distacco); i distaccati (alto distacco e bassa separazione); i tipici (media separazione e medio distacco); i separati (alta separazione e basso distacco); gli ambivalenti (alta separazione e alto distacco). Il gruppo degli adolescenti distaccati ottiene punteggi significativamente più elevati di sentimento di solitudine nei confronti dei pari rispetto ai non ancora separati (p <. 001), ai tipici, (p <. 05), ai separati (p <. 001). Il gruppo dei pari sembra avere un ruolo rilevante per comprendere in che senso la dimensione del distacco dell’autonomia emotiva è collegata con esiti evolutivi più sfavorevoli del processo di separazione dalle figure familiari. Questa ricerca suggerisce l’importanza di nuovi studi che prendano in esame la dimensione del distacco allargando la visuale dal contesto familiare al contesto sociale più ampio dei giovani
Educators-peer group communication in Italian nurseries
The aim of the present study was to assess educator–child communication and child language development in Italian nurseries. Educator communicative functions and child language abilities were considered during free play in Italian nurseries. One hundred and sixty-eight preschool children (83 males and 85 females) and nine educators from nine Italian nurseries participated in the study. Small groups of children with one of their educators were directly observed during 20 minutes of free play. The Italian version of the Speech and Language Assessment Scale (SLAS) was completed by each educator in order to assess each child’s language development. Data analysis indicated differences according to age in the SLAS scores. Moreover, age and gender differences in pragmatic abilities and in the educators’ communication emerged. A relation between educators’ communicative function and child language development was reported. In particular, the educators’ tutorial and conversational functions appeared to be related to more advanced language production
Kinetic Study of Elimination from 3-alfa-Chloro-3-beta-methyl- and 3-beta-Chloro-3-alfa-methyl-5-alfa-cholestane Promoted by Potassium t-Butoxide in t-Butyl Alcohol
Sentimento di solitudine, relazioni interpersonali, autonomia emotiva in adolescenti con disturbo specifico di apprendimento
Molti studi mostrano che la presenza di un Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA) in adolescenza può rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di difficoltà socio-emotive. Sul piano relazionale gli adolescenti con DSA faticano nel processo di separazione-individuazione, mostrando una maggiore dipendenza dai genitori, hanno una più bassa competenza sociale e sperimentano più elevati livelli di solitudine nei confronti dei pari (Tillinger, 2013). Inoltre l'adolescente con DSA può sviluppare ansia, bassa autostima, depressione e perdita di fiducia in sé stesso (De Beni & Moè, 2000; Al-Yagon, 2012). Tuttavia, gli studi non chiariscono del tutto il peso che i fattori relazionali associati al contesto familiare e scolastico possono avere sul sentimento di solitudine e sull'autostima dei ragazzi con DSA. L’obiettivo del presente studio consiste nell’indagare come gli adolescenti con DSA affrontano il processo di separazione-individuazione, analizzando in particolare l’autonomia emotiva e il sentimento di solitudine, e la loro relazione con autostima e benessere relazionale percepito. Metodo: A 537 adolescenti (132 M e 415 F) con sviluppo tipico di età compresa tra i 13 e i 20 anni (M = 16.67; DS = 2.05) e a 50 giovani (28 M e 22 F) con diagnosi di DSA, di età compresa tra i 13 e i 20 anni (M = 15.48 DS = 1.63), sono stati somministrati l’Emotional Autonomy Scale (Steinberg & Silverberg, 1986) per la valutazione dell'autonomia emotiva, il Test delle Relazioni Interpersonali (Bracken, 1996) per la valutazione della qualità percepita delle relazioni in ambito familiare, con i pari e con gli insegnanti, il Louvain Loneliness Scale for Children and Adolescents (Marcoen, Goossens, & Caes, 1987) per la valutazione del sentimento di solitudine e il Test di Valutazione Multidimensionale dell'Autostima (Bracken, 2003). Risultati Gli adolescenti con DSA sperimentano un più elevato livello di solitudine nei confronti dei pari [t(85) = 7.11, p < .001], e una più bassa autostima in diversi ambiti: relazionale [t(89) = 10.41; p = .001] e scolastico [t(97) = 3.86, p <.001], relativa al controllo sull'ambiente [t(94) = 9.86, p <.001] e all'emotività [t(97) = 6.56; p < .001]. Percepiscono inoltre un minore benessere nel rapporto con i pari [t(97) = 12.03; p < .001] e con gli insegnanti [t(97) = 5.77; p <.001]. Il sentimento di solitudine nei confronti dei genitori è associato a minor benessere relazionale percepito in ambito familiare [r(44) = -.75, p <.01 e r(44) = -.68], a un più alto livello di separazione [r(44) = .55, p <.01 e r(44) = .61] per entrambi i gruppi e a minor benessere sociale nei confronti dei pari [r(44) = -.41; p <.001] solo per il gruppo di adolescenti con DSA. Conclusioni I risultati mettono in luce la complessa relazione tra la percezione delle relazioni in ambito familiare durante il processo di separazione-individuazione, autostima e relazioni con i pari in adolescenti con DSA
Gli adolescenti si raccontano. Uno studio narrativo sulla realtà del volontariato giovanile.
La presente ricerca analizza la strutturazione del sè in giovani che compiono esperienze di volontariato. Partecipano allo studio 96 giovani, metà dei quali svolge questo tipo di attività. La codifica testuale delle autonarrazioni in base all'approccio proposto da Bruner (1995) indica che i ragazzi impegnati in attività di volontariato tendono a spendere concretamente le proprie risorse, ad investire nell'agire pratico e ad assumersi responsabilità
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