1,720,960 research outputs found
L'evoluzione dell'artigianato
Il protrarsi della crisi espone naturalmente
le imprese (artigiane e non) al rischio di una crescente insostenibilità finanziaria e alla conseguente cessazione, nonché alla drastica riduzione della base produttiva. Nel 2009, secondo i dati Unioncamere, non c’è stata debacle ma una limitata contrazione delle iscrizioni, laddove le cessazioni sono statein linea con il trend degli anni precedenti. I dati di demografia aziendale non sono probabilmente gli indicatori più adeguati per misurare l’impatto della crisi su imprese perlopiù
poco strutturate, dove il titolare è nel
medesimo tempo proprietario, “manager” e
lavoratore. E’ qualcosa di più che una congettura ipotizzare che una quota di lavoratori dipendenti espulsi dal ciclo produttivo nei prossimi anni possa investire le risorse della buonuscita e della liquidazione per mettersi
in proprio, alimentando il flusso delle iscrizioni all’Albo delle imprese artigiane, come già accaduto in altre congiunture negative del passato. Sul versante delle possibili cessazioni, non necessariamente le imprese molecolari reagiscono alle situazioni di difficoltà estrema chiudendo (anche perché per molti le alternative occupazionali – in un contesto
di crisi - sarebbero limitate). Più realisticamente, un’ampia quota di imprese si troverà nella condizione di gestire con altri mezzi la contrazione delle commesse e la riduzione
del mercato. E’ lecito attendersi una riduzione degli occupati alle dipendenze, anche se l’ampliamento del campo di applicazione degli ammortizzatori in deroga (come si è visto molto utilizzati) e la riserva complementare di sostegno al reddito dell’Ente Bilaterale hanno finora offerto a imprese e lavoratori un salvagente prezioso. Per il resto è probabile che molti imprenditori staranno sul mercato
comprimendo aspettative di guadagno,
congelando gli investimenti, accettando una
revisione al ribasso del valore delle loro produzioni.
Se questo è lo scenario, non già la moria delle imprese ma la svalutazione delle
loro produzioni rischiano di diventare norma
nella piccola impresa e del lavoro artigiano.
Negli ultimissimi mesi (a rilevazione già avvenuta) si sono colti segnali di disgelo dell’economia nazionale e regionale, per quanto troppo deboli per autorizzare l’ipotesi di una vera risalita della china, in ogni caso da tutti prevista come lunga e accidentata. Una parte delle imprese avrà tuttavia la possibilità di agganciare il trend, riacquisendo fiducia e motivazioni per innovare processi e prodotti attraverso opportuni investimenti. Per queste
ragioni il ruolo delle politiche industriali,
oltre che le risorse destinate agli ammortizzatori sociali, sarà di estrema importanza
Valore e vulnerabilità della precaria condizione femminile nelle imprese familiari artigiane piemontesi
L’articolo presenta gli obiettivi, il contesto, l’approccio teorico e le motivazioni che hanno dato vita al progetto di ricerca sulla condizione precaria delle donne che lavorano come collaboratrici e socie nelle microimprese familiari dell’artigianato.
Il Sistema Informativo della Regione Piemonte in collaborazione con il Sistema Confederale dell’Artigianato
(rappresentato dalle tre Confederazioni CNA,
Confartigianato e Casartigiani), l'IRES Piemonte e la Coop. Antilia (Torino), dando seguito a una discussione seminariale esistente da alcuni anni tra i gruppi di donne, ha approntato un progetto di ricerca volto a mappare la condizione socio professionale nel territorio regionale.
La finalità della ricerca è quella di fornire
un’analisi che metta in luce una pluralità di fenomeni e aspetti quali: - la presenza femminile nell’impresa artigiana all’interno di una panoramica del lavoro autonomo nell’artigianato in Piemonte; - l’apporto femminile delle figure professionali quali le collaboratrici e le socie collocate in imprese a
titolarità maschile non immediatamente visibili nell’artigianato;
- le caratteristiche socio economiche fondamentali dei due profili socio professionali in oggetto;
- le condizioni concrete nelle quali lavorano, quali funzioni
svolgono e in quali settori, quali sono le competenze formali e informali che vengono messe al lavoro e qual è la rappresentazione della condizione che ne forniscono le dirette interessate ;
- il quadro degli strumenti normativi e giuridici che regolano il lavoro in questi specifici profili professionali. Ci domandiamo a quali servizi e tutele socio lavorative le collaboratrici possono effettivamente accedere e intendiamo
comprendere quali ostacoli impediscono l’accesso a maggiori tutele normative, fiscali, contributive, se vi è una sufficiente conoscenza a livello informativo
degli strumenti ai quali è possibile accedere, e/o se vi sono altri ostacoli di tipo sociale familiare o relazionale che impediscono l’accesso alle tutele ;
- alcune best practices nell’ambito delle politiche di conciliazione e a sostegno dell’accesso ai servizi per le collaboratrici e le socie quali sono gli
strumenti attivati e utilizzati nelle politiche regionali per sostenere le lavoratrici nell’accesso a questi strumenti.
L’articolo prende spunto dalla presentazione
del progetto di ricerca svolta nel corso del convegno di studi dedicato al tema “Genere e precarietà” e tenutosi presso l’Università di Trento a cura del Centro di Studi Interdisciplinari di Genere (CSG) nel novembre 2009
Indagine congiunturale sullo stato dell’artigianato piemontese, Osservatorio dell’Artigianato della Regione Piemonte, Torino
Le socie e le collaboratrici nelle imprese familiari dell'artigianato : una ricerca qualitativa sulla situazione in Piemonte
Una ricerca qualitativa sulla condizione delle socie e collaboratrici nell’impresa familiare artigiana per soffermarsi su figure lavorative invisibili e poco studiate. Lo studio esplora le rappresentazioni delle lavoratrici e sottolinea il ruolo strategico delle donne all’interno della famiglia-impresa artigiana, in qualità di socie e collaboratrici familiari, fondamentali nel determinare una parte del vantaggio competitivo delle aziende stesse. Anche dal punto di vista quantitativo il fenomeno appare rilevante: nel 2007 (anno in cui sono disponibili i dati più recenti) risultavano 7.898 coadiuvanti familiari donne professionalmente attive, il 23% del totale delle lavoratrici indipendenti in Piemonte, considerate come un grande vantaggio in costi e flessibilità d’impiego per l’azienda a conduzione familiare. Si tratta infatti, nella maggior parte dei casi, di mogli, figlie e sorelle del titolare, che garantiscono affidabilità e continuitànel funzionamento dell’azienda. Tuttavia il loro ruolo manca di un riconoscimento appropriato perché l’istituto del coadiuvante non prevede né i diritti e le tutele del lavoro dipendente né quelli del lavoro autonomo; per i/le coadiuvanti non prevista remunerazione nè partecipazione all'utile d'impresa ne è possibile accedere personalmente ad un prestito bancario, ad un mutuo, a corsi di formazione, oppure a sistemi di protezione sociale nel caso di cessazione dell’attività.
Innegabilmente la famiglia-impresa ha fondato i suoi vantaggi su una “divisione di genere” del lavoro produttivo (nell’impresa) e riproduttivo (nella famiglia), nonché su una distribuzione delle ricompense – materiali, di ruolo, di status – ineguale e svantaggiosa per la componente femminile.
La produzione – legata al “mestiere”, che rappresenta ancora la principale fonte di autorevolezza e di potere all’interno dell’impresa artigiana– è appannaggio del titolare maschio, mentre le attività terziarie sono affidate alla donna. Peraltro, proprio questa divisione di genere dei compiti, costituisce lo strumento attraverso il quale le donne possono valorizzare capacità e competenze di tipo trasversale e di natura comunicativa e relazionale. Laddove tali skill assumano un ruolo forte e dove le funzioni “terziarie” e "manageriali" siano strategiche (e considerate tali dai membri dell’impresa), la coadiuvante o socia “minore” assume ruolo e potere, fino alla possibilità di emergere come vero agente del cambiamento dell’impresa.
Nell’indagine sono state raccolte le testimonianze di 40 lavoratrici indipendenti dell’artigianato, per due terzi coadiuvanti, per un terzo socie di minoranza di imprese famigliari. Le intervistate sono risultate per la maggioranza coniugi e in misura ridotta figlie del titolare, e tutte professionalmente attive all’interno delle imprese.
Il lavoro delle donne assume ai loro occhi significato e valore quanto più ha effetti non solo sulla vita di impresa, ma su quella della famiglia e della coppia: attraverso la condivisione delle responsabilità, l’utilizzo flessibile dei tempi di lavoro e la possibilità di rispondere alle diverse esigenze, tanto sul fronte professionale quanto su quello familiare, le coadiuvanti riescono a garantire gli equilibri dentro e fuori l’impresa. In questo senso, il loro lavoro si carica di elementi simbolici che spiegano la grande importanza attribuita alle gratificazioni di natura immateriale, nonché l’accettazione di una condizione strutturalmente vulnerabile sotto il profilo formale/contrattuale e/o di sostanziale subordinazione all’interno dell’organizzazione produttiva. Non a caso, tra gli elementi positivi associati alla loro condizione, molte intervistate hanno indicato la possibilità di conciliare le esigenze dell’impresa e della famiglia. Pure coscienti dello scarto esistente tra logiche aziendali, bisogni della famiglia e aspirazioni individuali, nella loro personale esperienza tendono a sovrapporre queste tre dimensioni e dunque ad accordare preferenza a ciò che può contribuire al buon andamento della famiglia-impresa.
Le intervistate delle generazioni più giovani guardano all’impresa familiare con minore condiscendenza e interesse delle donne di età più avanzata, ma sarebbe azzardato prefigurare un prossimo superamento della micro-impresa familiare, di cui l’istituto della coadiuvanza appare parte essenziale.
La sfida che emerge da questa ricognizione è dunque individuare schemi di tutela e di riconoscimento confrontabili con quelli in discussione in Europa e coerenti con le peculiarità e i modi di funzionamento delle famiglie-imprese, che possano fornire una cornice adeguata di garanzie e di opportunità anche a figure, come le coadiuvanti familiari, oggi praticamente “invisibili”
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
- …
