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H. Blumenberg, Paradigmi per una metaforologia
In quest'opera il filosofo tedesco Hans Blumenberg affronta la storia di alcune metafore fondamentali che hanno caratterizzato il pensiero occidentale.Tali metafore (la “nuda” verità, il mondo come “terra incognita”) sono “assolute”, in quanto originarie, radicate nel mondo della vita e irriducibili a un contenuto concettuale, e rispecchiano l’atteggiamento di fronte alla totalità del reale che ogni cultura elabora a partire da immagini di provenienza mitologica.
La presente edizione è una revisione completa e integrativa della traduzione del volume di Hans Blumenberg effettuata da Maria Vittoria Serra Hansberg nel 1969 per il Mulino
Massa e potere nell'antropologia inconcettuale di Elias Canetti
L'articolo propone una lettura di "Massa e Potere" di Elias Canetti in termini di "antropologia inconcettuale", ossia come una descrizione di alcuni aspetti fondamentali dell'esistenza che non fa appello a teorie, postulati e finalità, ma si attiene a delle evidenze elementari, rese vivide e significative attraverso una trama metaforica compatta. Così le movenze basilari della vita e della morte, del potere e della sopravvivenza, si rispecchiano in una gamma di metafore (incorporazione, triturazione, evacuazione, addensamento, dilatazione, accentramento, decentramento ...) generate da un'immagine di fondo interpretata, secondo la teoria dell'inconcettuale di Hans Blumenberg, come metafora assoluta, cioè come scena primaria e non ulteriormente scomponibile della storia umana: la massa
Animalitas. Heidegger e l'antropologia filosofica
L'articolo esamina il tema del vivente in Heidegger, specialmente in quella sorta di filosofia della natura che è la seconda parte dei "Concetti fondamentali della metafisica". Dopo aver evidenziato la complessità del concetto di "animale", preso come emblema del vivente, l'articolo dimostra l'involontario "antropologismo/logocentrismo" di Heidegger derivato dallo scarso interesse per i fenomeni organici e per la dimensione corporea, a tutto vantaggio della parola e dello "appello dell'essere". Nella parte finale si svolge un confronto con alcuni esponenti dell'antropologia filosofica novecentesca al fine di mostrare la loro maggiore coerenza e proficuità allorché si voglia svolgere una riflessione sull'essere vivente
L'urtante. Sartre ritorna
Il saggio mette in parallelo la critica di Hegel a Fichte con quella di Merleau-Ponty a Sartre. Essi sono criticati in quanto esponenti di una filosofia della riflessione, cioè incapace di andare oltre il soggettivismo, di aprirsi al mondo, sollevandosi dalla visione ordinaria alla visione dialettica, cioè autenticamente filosofica della realtà. Attraverso la figura speculativa dell’urto, il saggio mostra che la filosofia della riflessione è una descrizione coerente e aderente del nostro rapporto con il reale, in quanto sempre labirintico, scabroso, irregolare. Il livello della coscienza ordinaria non riesce e probabilmente non deve essere assorbito in una superiore comprensione intellettuale, comunque declinata. C’è un elemento estraneo nel cuore dell’identità. È questo il lato urtante della filosofia riflessiva che Sartre, l’opera non meno che l’uomo, ha incarnato
Kant und die Wissenschaft vom Menschen
L'articolo discute le tesi del volume di Theodor Strum sulla nascita dell'antropologia kantiana, mettendo in particolare rilievo il carattere al tempo stesso sistematico-enciclopedico e "fenomenologico-osservativo" di quell'antropologia
Al confine. Escursioni sulla condizione umana
Troppo spesso la condizione umana è stata oggetto di un’antropologia a carattere moraleggiante e umanistico. Il volume cerca invece di ricondurre tale condizione ai molti e irriducibili piani in cui si svolge la nostra vita, facendo così dell’antropologia una teoria dell’esperienza che riprende in termini nuovi l’antica vocazione enciclopedica del filosofare. I percorsi proposti vertono su tre nozioni: il confine, la materia segnata, la massa. Essi sono autonomi eppure collegati da intimi richiami interni, a guisa di un cammino che non ha altra meta se non l’attraversamento stesso. Cioè una migliore comprensione dei nostri modi plurali di essere al mondo
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