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Famiglia e disagio lavorativo
Con l’espressione doppio mobbing si fa riferimento ad una particolare condizione di disagio che può caratterizzare la vita familiare di chi è coinvolto sul luogo di lavoro nella dinamica relazionale denominata mobbing. Tale disagio si configurerebbe, in modo del tutto analogo a quanto avviene nelle organizzazioni lavorative, come la persecuzione perpetrata da alcuni membri familiari a danno di un altro già “vittima” delle angherie dei colleghi. I due fenomeni sono descritti in letteratura come strettamente dipendenti l’uno dall’altro: il malessere sperimentato a causa della situazione lavorativa sfavorevole porta l’individuo a mettere in atto comportamenti che, paradossalmente, suscitano alla lunga l’ostilità proprio di coloro che dovrebbero garantirgli sostegno e protezione. Il contributo analizza criticamente la possibilità di assimilare i due costrutti. Un’attenta analisi comparativa dei fenomeni consente di evidenziare alcune differenze tra il mobbing e il cosiddetto doppio mobbing e sottolinea la necessità di fare riferimento ai modelli teorici elaborati nell'ambito degli studi della psicologia delle relazioni familiari in grado di cogliere le specificità delle dinamiche e dei processi tipici del funzionamento familiare che poco si prestano ad essere descritti attraverso una semplice traslazione di concetti appartenenti ad altri ambiti
RICERCA PSICOLOGICA, GENERE E GENITORIALITÀ NELLA STAMPA DIVULGATIVA
Nel corso degli ultimi decenni, con l’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro, è aumentato il coinvolgimento dei padri nelle attività di cura dei figli. A questa maggiore partecipazione dei padri alla vita dei figli corrisponde la produzione di un’ampia letteratura scientifica sulla paternità che ha messo in evidenza la presenza di competenze simili nei padri e nelle madri, oltre ai numerosi benefici che il maggiore coinvolgimento dei padri comporta non solo per i figli, ma anche per i genitori e, in particolare, per le madri che lavorano (Marsiglio, Amato, Day, & Lamb, 2000). Il modello “naturale” dei ruoli genitoriali, che considerava i padri come “aiutanti” delle madri, oggi sta lasciando il posto al modello della cogenitorialità basato sull’equità nello svolgimento delle funzioni genitoriali. Secondo questo modello i genitori possono condividere impegni e responsabilità e i rispettivi ruoli sono meno vincolati al genere di appartenenza. La ricerca sulle rappresentazioni sociali della paternità, a sua volta, ha mostrato che anche le aspettative sociali verso i padri stanno cambiando e oggi agli uomini sono più spesso riconosciute le competenze un tempo attribuite esclusivamente alle donne (Eggebeen, Knoester, 2001). Tuttavia, sebbene le differenze tra le figure genitoriali stiano diminuendo, numerose ricerche hanno evidenziato che ancora oggi i padri dedicano meno tempo alla cura dei figli rispetto alle madri. In Italia, nello specifico, sembra che i ruoli genitoriali siano ancora fortemente ancorati ad una visione stereotipica e connotata dal genere di appartenenza; i padri italiani, infatti, dedicano al lavoro familiare il minor numero di ore rispetto agli altri padri europei (Romano, 2008). In particolare, sono le attività di routine, quelle essenziali per la cura del figlio, ad essere generalmente demandate alle madri, mentre i padri prediligono le attività “interattive” come il gioco (Rivellini, Di Giulio, 2006).
La contraddizione tra i risultati della ricerca scientifica e i comportamenti quotidianamente messi in atto dai padri si riscontra anche nei mass media che, se da un lato cominciano a mostrare l’immagine di un padre sempre più coinvolto nelle attività di cura dei figli, dall’altro mantengono una visione tradizionalista in cui il padre in alcuni casi è rappresentato come “aiutante” della madre, in altri è totalmente ignorato o addirittura ritratto in modo negativo (Sunderland, 2006).
Lo studio dei messaggi mediatici è di particolare interesse per la ricerca sulle differenze di genere e la genitorialità che, in quanto costrutti prodotti discorsivamente (Burr, 1998), sono continuamente coinvolti in processi di riproduzione o risignificazione anche nelle interazioni tra i mezzi di comunicazione di massa e le loro audience.
Il presente lavoro intende analizzare quanto le più recenti acquisizioni della ricerca psicologica sulla genitorialità trovino spazio nella stampa divulgativa. In particolare, saranno presentati i risultati di una ricerca condotta sui periodici italiani dedicati al tema della genitorialità volta a identificare, attraverso l’analisi del contenuto dei testi e delle immagini, i ruoli e le funzioni attribuiti al padre e alla madre.
I risultati delle analisi delle co-occorrenze, tematiche e comparative, prodotti con l’ausilio del software T-Lab 5.5, evidenziano che i periodici sono rivolti principalmente alla madre: è lei la figura più presente nelle immagini e alla quale sono indirizzati la maggior parte degli articoli. Mentre il ruolo materno è preso in considerazione in relazione a tutte le attività che la nascita di un figlio comporta, da quelle per il soddisfacimento dei bisogni primari a quelle di natura ludica e relazionale, il ruolo paterno è considerato soprattutto in riferimento a questa seconda tipologia di attività. Inoltre, i periodici sembrano attribuire al padre il ruolo di “aiutante”, la cui genitorialità è principalmente un “fatto sociale”, e alla madre quello di “gatekeeper” che vigila sui comportamenti del padre e che ha con un “legame naturale” con il bambino. Complessivamente, la stampa divulgativa analizzata sembra ancora fortemente ancorata ad una concezione della genitorialità che vede la madre come “genitore principale” e il padre come “aiutante part time”, lontana quindi dalle più recenti acquisizioni della ricerca psicologica
Removal of polyethylene terephthalate microplastics from water with reactive oxygen species generated by electrochemical and photoelectrochemical processes
This work explores electrochemical (EO) and photoelectrochemical (PEC) oxidation of polyethylene terephthalate (PET) microplastics (MPs) focusing on the electrogeneration of reactive oxygen species (ROS). The degradation processes of 100 and 1000 mg dm-3 dispersion of MPs were studied by assessing the concentration of generated ROS, the weight loss, the presence of intermediates in the solution through total organic carbon (TOC) and high-performance liquid chromatography (HPLC) measurements, and the chemical modifications of MPs using FT-IR spectroscopy. Moreover, the results were discussed in terms of normalised specific surface degradation rate kd and electric energy per mass EEM. EO, performed using a boron-doped diamond (BDD) electrode at 2.5 mA cm- 2, led to 13.25 and 10.19% weight loss for 100 and 1000 mg dm-3 MPs dispersions, respectively. PEC process, employing a TiO2 nanotubular photoanode at 0.1 mA cm-2, removed 16 and 6.98% of the initial mass for the same concentrations. Although the experimental conditions differed, the similar weight loss obtained with both methods emphasises the crucial role of ROS in the degradation process. Notably, the synergistic effect of light and electrochemistry in the PEC process, make this approach extremely promising for efficient microplastic degradation. This is further supported by the energy consumption: EO required approximately 104 and 103 kWh kg-1 for 100 and 1000 mg dm-3 MPs, respectively, while PEC consumed about 102 kWh kg-1 at both the concentrations
Lithiated three-membered heterocycles as chiral nucleophiles in the enantioselective synthesis of 1-oxaspiro[2,3]hexanes
The reaction between configurably stable α-lithiated oxiranes and 3-substituted cyclobutanones allows obtaining enantiomerically enriched cyclobutanols (er > 98 : 2). These adducts, subjected to base-mediated Payne rearrangement, lead to the synthesis of a new class of oxaspirohexanes, useful precursors of 2,4-disubstituted cyclopentanones
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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