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Nota a Cass. 12 dicembre 2019, n. 50340, S., in materia di lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive, concorso morale e reato continuato
La sentenza in epigrafe si segnala all'attenzione per aver precisato i criteri che consentono di distinguere le fattispecie di attentato alla sicurezza pubblica di cui all'art. 6 l. n. 895 del 1967, così come novellata dall'art. 13 l. n. 497 del 1974, e quella di
«lancio di materiale pericoloso, scavalcamento ed invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive», disciplinata
dall'art. 6 bis l. n. 401 del 1989.
Con essa, inoltre, la Suprema Corte torna a fare il punto, rispettivamente, sul tema del concorso morale e sui presupposti della continuazione
Nota a Cass., sez. un., 16 luglio-23 ottobre 2020, n. 29541, Filardo, in tema di estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni
Con la sentenza in epigrafe, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si pronunciano sulla classica vexata quaestio dei rapporti tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Più precisamente, dopo aver richiamato i due macro-orientamenti giurisprudenziali - l'uno tendente a valorizzare l'elemento materiale della fattispecie (sub specie, di gravità o intensità della violenza o minaccia), l'altro l'elemento psicologico -, e dopo aver rilevato il carattere "più apparente, che reale" del contrasto tra i due, propendono per una tesi mediana facente leva, oltre che sull'elemento soggettivo del reato, anche sul carattere della ragionevole convinzione della fondatezza della pretesa. Secondo i giudici della nomofilachia, infatti, la distinzione tra le due fattispecie risiederebbe nel fatto che in caso di esercizio arbitrario delle proprie ragioni l'agente persegue il conseguimento di un profitto nella ragionevole convinzione, ancorché in concreto infondata, di esercitare un proprio diritto o di soddisfare personalmente una pretesa che potrebbe formare oggetto di azione giudiziaria, laddove invece l'autore del reato di estorsione persegue il conseguimento di un profitto nella piena consapevolezza della sua ingiustizia. Cionondimeno, la speciale veemenza del comportamento violento o minaccioso può fungere da elemento sintomatico del dolo di estorsione.
Dopo aver ripercorso l'iter argomentativo della sentenza e ricostruito il dibattito dottrinale e giurisprudenziale in subiecta materia, l'Autrice muove alcune osservazioni critiche, in particolare paventando il rischio che nella prassi giurisprudenziale l'adozione del criterio della intensità della violenza o minaccia quale elemento sintomatico del dolo di estorsione possa condurre ad uno svuotamento di fatto proprio di quel profilo psicologico che la sentenza in esame intende valorizzare.
Criticità sono, infine, evidenziate con riferimento a quella parte della sentenza in cui i giudici di legittimità, pronunciandosi sulla seconda questione sollevata nell'ordinanza di rimessione, affermano che "Il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni ha natura di reato proprio non esclusivo, sicché il concorso del terzo è configurabile nei soli casi in cui questi si limiti ad offrire un contributo alla pretesa del creditore, senza perseguire alcuna e diversa ulteriore finalità"
Partecipazione all’ISIS, istigazione e apologia del terrorismo in una recente pronuncia del Tribunale di Bari. Nota a Tribunale di Bari, Giudice dell’udienza preliminare, sentenza 12 maggio 2020, n. 387
La sentenza in epigrafe, emessa dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Bari all'esito di giudizio abbreviato c.d. condizionato, ricostruisce il volto tipico della fattispecie di cui all'art. 270 bis c.p. e descrive la peculiare struttura delle associazioni terroristiche di matrice jihadista, caratterizzate da una «frammentazione estrema del fattore
umano», prive di una rigida e statica ripartizione dei ruoli e improntate a modalità di adesione aperte e spontaneistiche che rendono di fatto inapplicabili i tradizionali canoni ermeneutici elaborati in materia di criminalità organizzata di stampo mafioso e di altre esperienze eversive interne.
La sentenza si sofferma, inoltre, sui delitti di istigazione e apologia del terrorismo
Costituzionalmente legittima la presunzione assoluta di adeguatezza della custodia cautelare in carcere per il delitto di cui all’art. 270-bis c.p. Nota a Corte costituzionale, sentenza 14 luglio 2020, n. 191
Con la sentenza in epigrafe la Corte costituzionale dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 275, terzo comma, c.p.p. – sollevata dalla Corte d’assise di Torino in riferimento agli artt. 3, 13, primo comma, e 27, secondo comma, Cost. – nella parte in cui, nel prevedere la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere per i soggetti gravemente indiziati del delitto di cui all’art. 270-bis c.p., non fa salva l’ipotesi in cui le esigenze cautelari possano essere soddisfatte nel caso concreto con altra misura meno afflittiva
Nota a Corte europea dei diritti dell'uomo 22 giugno 2021, Erkizia Almandoz c. Spagna, in tema di apologia del terrorismo e libertà di espressione.
La sentenza in epigrafe si segnala all'attenzione perché con essa la Corte europea dei diritti dell'uomo torna a pronunciarsi sul delicato bilanciamento tra esigenze di sicurezza e libertà di espressione con particolare riferimento al c.d. «hate speech» terroristico.
Nel caso di specie, il ricorrente, uomo politico di riferimento di una delle correnti indipendentiste dei Paesi Baschi (denominata «Izquierda Abertzale»), era stato ritenuto colpevole in via definitiva del delitto di apologia previsto e punito dall'art. 578 c.p. spagnolo.
I giudici di Strasburgo ritengono incompatibile con l'art. 10 Cedu l'irrogazione della sanzione detentiva, non essendo il ricorrente organizzatore o promotore della manifestazione e avendo pronunciato un discorso che, pur inserito in un contesto sociale e politico teso, relativo alla situazione dei Paesi Baschi, non costituiva un incitamento diretto o indiretto alla violenza, ma una mera esortazione a scegliere il «cammino più adeguato verso uno scenario democratico»
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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