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A Decoherence-Based Approach to the Classical Limit in Bohm’s Theory
The paper explains why the de Broglie-Bohm theory reduces to Newtonian mechanics in the macroscopic classical limit. The quantum-to-classical transition is based on three steps: (i) the interaction with the environment produces effectively factorized states, leading to the formation of effective wave functions and hence decoherence; (ii) the effective wave functions selected by the environment–the pointer states of decoherence theory–will be well-localized wave packets, typically Gaussian states; (iii) the quantum potential of a Gaussian state becomes negligible under standard classicality conditions; therefore, the effective wave function will move according to Newtonian mechanics in the correct classical limit. As a result, a Bohmian system in interaction with
the environment will be described by an effective Gaussian state and, when the system is macroscopic, it will move according to Newtonian mechanics
Formalizzazione del quadrato aristotelico
Il quadrato aristotelico è una struttura formale che indica delle relazioni logiche tra quattro tipi di proposizioni: universali affermative, particolari affermative, universali negative, particolari negative. In questo articolo presentiamo una traduzione formale del quadrato aristotelico, rappresentando ciascun tipo di proposizione con il linguaggio della teoria degli insiemi e della logica dei predicati del primo ordine. Usando questa formalizzazione possiamo dimostrare una delle tesi meno intuitive affermate da Aristotele: le proposizioni sub-contrarie del quadrato possono essere entrambe vere, ma non entrambe false. Notiamo, infine, che l’assetto logico-formale del problema dell’induzione empirica di Hume e quello della teoria della falsificazione di Popper possono essere derivati entrambi a partire dalle relazioni definite dal quadrato aristotelico
Trascendenza e Immanenza: Platone, Hume e la legge fisica
La teoria delle idee di Platone è un primo tentativo di integrazione tra piano trascendente e piano immanente: le idee – astratte, fisse, stabili, perfette – sono la causa di tutto ciò che muta e diviene, dei fenomeni del mondo sensibile. Questo paradigma, presentato a volte come un modello metafisico astratto e lontano dal pensiero scientifico moderno, è in realtà in stretta continuità con il paradigma moderno della legge fisica: una struttura astratta, fissa, stabile e perfetta, che governa i fenomeni del mondo empirico
Filosofia della Meccanica Quantistica: L'Interpretazione Standard
Il dibattito sui fondamenti e sulla filosofia della meccanica quantistica si è arricchito negli ultimi decenni di nuove riflessioni e nuove idee, che difficilmente trovano posto però nei testi divulgativi e nei manuali. Questo volume si propone di colmare tale lacuna, accompagnando il lettore lungo un percorso che parte dai concetti di base della teoria (vettore di stato, funzione d’onda, dinamica e proprietà dei sistemi) e arriva alla spiegazione dei fenomeni quantistici più importanti (dualismo onda-corpuscolo, principio di sovrapposizione, entanglement), per approdare infine all’analisi delle sfide interpretative più complesse, come il problema della misura, il carattere statistico e il rapporto tra formalismo e ontologia. Ampio spazio è dedicato al significato del principio di indeterminazione, alla descrizione di alcuni apparenti paradossi (gatto di Schrödinger, scatola di Einstein) e alla teoria della decoerenza, che descrive il passaggio dalla meccanica quantistica alla meccanica classica. Il testo è corredato di riquadri di approfondimento in cui vengono esaminati temi più avanzati e tracciati collegamenti fra i diversi argomenti. Il volume si inserisce, dunque, nella discussione attuale sui fondamenti, offrendo al lettore una chiave di lettura chiara e rigorosa dell’interpretazione standard della meccanica quantistica
On the alleged extra-structures of quantum mechanics
I argue that a particle ontology naturally emerges from the basic dynamical equations of non-relativistic quantum mechanics, when the quantum continuity equation is realistically interpreted. This was recognized by J.J. Sakurai in his famous textbook "Modern Quantum Mechanics", and then dismissed on the basis of the Heisenberg position-momentum uncertainty principle. In this paper, I show that the reasons of this rejection are based on a misunderstanding of the physical import of the uncertainty principle. As a consequence, a particle ontology can be derived from the quantum formalism without the need of additional ad hoc assumptions, and therefore it cannot be regarded as "extra-structure"
The metaphysics of decoherence
The paper investigates the type of realism that best suits the framework of decoherence taken at face value without postulating a plurality of worlds, or additional hidden variables, or non-unitary dynamical mechanisms. It is argued that this reading of decoherence leads to an extremely radical type of perspectival realism, especially when cosmological decoherence is considered
The Unreasonable Effectiveness of Decoherence
This paper aims to clarify some conceptual aspects of decoherence that seem largely overlooked in the recent literature. In particular, I want to stress that decoherence theory, in the standard framework, is rather silent with respect to the description of (sub)systems and associated dynamics. Also, the selection of position basis for classical objects is more problematic than usually thought: while, on the one hand, decoherence offers a pragmatic-oriented solution to this problem, on the other hand, this can hardly be seen as a genuine ontological explanation of why the classical world is position-based. This is not to say that decoherence is not useful to the foundations of quantum mechanics; on the contrary, it is a formidable weapon, as it accounts for a realistic description of quantum systems. That powerful description, however, becomes manifest when decoherence theory itself is interpreted in a realist framework of quantum mechanics
Bohmian classical limit in bounded regions
Bohmian mechanics is a realistic interpretation of quantum theory. It shares the same ontology of classical mechanics: particles following continuous trajectories in space through time. For this ontological continuity, it seems to be a good candidate for recovering the classical limit of quantum theory. Indeed, in a Bohmian framework, the issue of the classical limit reduces to showing how classical trajectories can emerge from Bohmian ones, under specific classicality assumptions. In this paper, we shall focus on a technical problem that arises from the dynamics of a Bohmian system in bounded regions; and we suggest that a possible solution is supplied by the action of environmental decoherence. However, we will show that, in order to implement decoherence in a Bohmian framework, a stronger condition is required (disjointness of supports) rather than the usual one (orthogonality of states)
Clinical outcomes of Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty (DMEK)
Introduzione
L’intervento di cheratoplastica endoteliale di Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty (DMEK) è indicato per trattare disfunzioni endoteliali corneali, come nella distrofia endoteliale di Fuchs e nella cheratopatia bollosa, che causano edema corneale e riduzione dell’acuità visiva. Nonostante l’efficacia della procedura, fattori come complicanze chirurgiche, storia di chirurgia del glaucoma e età del ricevente influenzano i risultati. Questo studio mira a valutare l’impatto della supervisione chirurgica, della morfologia della cornea ospite, della localizzazione dell’incisione e della decentratura del lembo sui risultati della DMEK.
Metodi
Sono stati analizzati quattro dataset per esplorare queste variabili. Esperienza del chirurgo: confronto tra interventi supervisionati e non supervisionati (2017–2020). Ripple stromali posteriori (RSP): analisi degli effetti pre- e post-operatori dei RSP in interventi dal 2021 al 2023.Localizzazione dell’incisione: confronto tra incisioni superiori e temporali (2017–2021). Decentratura del lembo: valutazione degli esiti in casi con lembo decentrato (2022–2023).
Risultati
Esperienza del chirurgo: su 89 interventi, non sono emerse differenze nella qualità visiva pre/postoperatoria tra gruppi supervisionati e no; i tassi di rebubbling erano simili (34,1% supervisionati, 33,3% non supervisionati); gli interventi non supervisionati hanno mostrato più complicanze intraoperatorie (9 vs. 2 casi) e cheratoplastiche secondarie (12,2% vs. 0%); i tessuti preparati dalle banche degli occhi hanno evidenziato tassi di rebubbling significativamente più alti rispetto a quelli preparati dai chirurghi.
Ripple stromali posteriori: su 71 casi, il recupero visivo è stato più lento e l’acuità visiva finale più bassa negli occhi con RSP preoperatori (0,3 logMAR vs. 0,1 logMAR, p=0,02); la presenza di RSP postoperatori ha aumentato significativamente il rischio di rebubbling [HR 7,1; p=0,02]; le RSP suggeriscono possibili danni strutturali irreversibili e si configurano come biomarcatori prognostici affidabili per l’adesione del lembo e il recupero visivo.
Localizzazione dell’incisione:su 187 pazienti, le incisioni superiori hanno mostrato una tendenza a un maggiore tasso di rebubbling (38,4% vs. 29,6%), sebbene non statisticamente significativa (p=0,186);le incisioni temporali più piccole (2,8 mm) hanno indotto meno astigmatismo chirurgico e facilitato la gestione nei pazienti con occhi profondi; le incisioni superiori possono essere soggette a maggiore perdita di tamponante, influenzando l’adesione del lembo.
Decentratura del lembo:in 8 casi, la decentratura non ha avuto effetti negativi sull’acuità visiva finale, che è migliorata significativamente (0,49 a 0,01 logMAR, p=0,003); l’edema periferico si è risolto entro 3–6 mesi, grazie all’attività delle cellule endoteliali.
Discussione
La supervisione chirurgica riduce le complicanze, sottolineando l’importanza di una formazione strutturata e pratica simulata. Le RSP preoperatorie si correlano a un recupero visivo ritardato e si propongono come marker prognostici utili. L’incisione temporale offre vantaggi operativi, sebbene la significatività statistica per il tasso di rebubbling rimanga non conclusiva. La decentratura del lembo non ha compromesso i risultati visivi, anche se sono necessari studi con campioni più ampi. Questi risultati evidenziano fattori chiave che influenzano il successo e il recupero della DMEK.Background and Goals
Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty (DMEK) addresses corneal endothelial dysfunction, such as in Fuchs’ endothelial dystrophy (FED) and bullous keratopathy (BK), which cause corneal edema and vision loss. This study aims to assess how surgeon supervision, host cornea morphology, incision location, and graft decentration affect DMEK success.
Methods
Four datasets explored these variables. Surgeon experience compared supervised vs. unsupervised surgeries from 2017–2020.Posterior Stromal Ripples (PSR), examined pre- and postoperative impacts of PSR in surgeries from 2021–2023. Incision localization compared superior vs. temporal incisions from 2017–2021.Graft Decentration, evaluated outcomes of decentered grafts in surgeries from 2022–2023.
Results
Surgeon Experience: 89 surgeries analyzed showed no difference in pre/postoperative visual acuity (VA) between supervised and unsupervised groups; graft rebubbling rates were similar (34.1% supervised, 33.3% unsupervised); unsupervised surgeries had higher intraoperative complications (9 vs. 2 cases) and secondary keratoplasties (12.2% vs. 0%); and eye bank-prepared tissues showed significantly higher rebubbling rates than surgeon-prepared grafts.
Posterior Stromal Ripples (PSR):71 cases revealed delayed visual acuity (VA) recovery and lower final VA in pre-PSR eyes (0.3 logMAR vs. 0.1 logMAR, p=0.02); postoperative PSR increased rebubbling risk significantly [HR 7.1; p=0.02];PSR indicated possible irreversible structural damage and served as a prognostic biomarker for surgical outcomes.
Incision Localization: among 187 patients, superior incisions showed a higher rebubbling trend (38.4% vs. 29.6%) though not statistically significant (p=0.186); smaller temporal incisions (2.8 mm) caused less surgical-induced astigmatism (SIA) and facilitated easier handling, especially in deep-set eyes; superior incisions may experience higher pressure-related air leakage affecting graft adhesion.
Graft Decentration: 8 cases showed no adverse effect of graft decentration on final best-corrected visual acuity, which improved significantly (0.49 to 0.01 logMAR, p=0.003), while peripheral edema resolved within 3–6 months, attributed to endothelial cell activity.
Discussion
Mentorship reduces complications, emphasizing the need for structured training and wet-lab practice. PSR correlates with delayed recovery and serves as a reliable prognostic marker, suggesting its use in preoperative evaluations. The temporal incision offers operational advantages, although statistical significance in rebubbling trends remains elusive. Despite concerns, graft decentration did not impair visual outcomes, although larger studies are needed. These findings highlight nuanced factors influencing DMEK success and recovery
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