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Anna Maria Ortese, Possibilmente il più innocente. Lettere a Franz Haas (1990-1998), a c. di Francesco Rognoni, Franz Haas, Sedizioni, Mergozzo-Viddalba, 2016
Il testo, a cura di Francesco Rognoni e del destinatario, intende restituire il dialogo intenso e fraterno avviato per posta tra Anna Maria Ortese e il giovane studioso austriaco Franz Haas, destinato ad accompagnare gli ultimi anni di vita della scrittrice e a diventare fonte di studio per la ricostruzione della sua biografia
How many water molecules are needed to solvate one?
The comprehension at the molecular scale of the processes involved during solvation still remains a challenge in chemistry. Remarkably, the question concerning how many solvent molecules are necessary to solvate a solute one is still open. By exploring several water clusters of increasing size, we employ semiclassical spectroscopy [1-5] to determine on quantum dynamical grounds the minimal number of surrounding water molecules to make the central one display the same vibrational features of liquid water. We find out that the minimal structure eventually responsible of proper solvation is made of 21 water molecules, and that particular care must be reserved to the quantum description of the combination of the central monomer bending mode with network low-frequency librations.[6] The results obtained with the accurate ab initio potential are then compared with the popular Caldeira-Leggett one to rationalize whether a simplified model can qualitatively and quantitatively describe the solvated system behavior.[7] An ongoing study on how genetic algorithms[8] and adiabatically switched trajectories[9] can help to deconstruct the complex spectrum of the formic acid dimer will be also presented.
[1] E. J. Heller, Acc. Chem. Res. 14, 368-375 (1981).
[2] M. F. Herman and E. Kluk, Chem. Phys. 91, 27-34 (1984).
[3] A. L. Kaledin and W. H. Miller, J. Chem. Phys. 119, 3078-3084 (2003).
[4] M. Ceotto, S. Atahan, G. F. Tantardini and A. Aspuru-Guzik, J. Chem. Phys. 130, 234113 (2009).
[5] M. Ceotto, G. Di Liberto and R. Conte, Phys. Rev. Lett. 119, 010401 (2017).
[6] A. Rognoni, R. Conte and M. Ceotto, Chem. Sci. 12, 2060 (2021).
[7] A. Rognoni, R. Conte and M. Ceotto, J. Chem. Phys. 154, 094106 (2021). [8] M. Gandolfi, A. Rognoni, C. Aieta, R. Conte and M Ceotto, J. Chem. Phys. 153, 204104 (2020). [9] R. Conte, L. Parma, C. Aieta, A. Rognoni and M. Ceotto, J. Chem. Phys. 151, 214107 (2019)
L'insegnamento universitario in "Luigi Rognoni intellettuale europeo. Testimonianze"
L'insegnamento di Luigi Rognoni alle Università di Palermo (1957-1970) e Bologna (1971-1983) ebbe particolari caratteri legati non soltanto alla sua statura di intellettuale europeo e ai suoi legami internazionali, ma anche alla sua idea politica, ed al suo credo culturale ed etico. Ai suoi studenti, e a tutti coloro che lo ascoltarono in diverse città d'Europa e ai microfoni di numerosi programmi radiofonici, Rognoni voleva trasmettere, e trasmise, la speranza che le attività artistiche e la musica funzionassero come linguaggio privilegiato capace di incidere nelle coscienze e di denunciare le storture del secolo XX. Così facendo si mosse controcorrente, dando l’esempio di un impegno culturale che coincide con l’azione politica e che rifugge dall’omologazione e dalle banalità dei linguaggi specializzati, svuotati di ogni energia e disancorati da ogni teoria
"Les Espagnols" a Milano. René Leibowitz nell'archivio di Luigi Rognoni
In the archives of the musicologist and musician Luigi Rognoni, in Palermo University, René Leibowitz's letters and documents are recorded wich give evidence of their intellectual and amicable relationship, emblematic among the European intellectuals born at the beginning of 20th century. Between the documents there is an Italian translation made by Rognoni in 1963 of "Les Espagnol à Venise", a play by Georges Limbour, set to music by Leibowitz in the same year. Rognoni and Leibowitz tried many times to see their work performed at "La Scala" in Milan, and from the papers an interesting description of a cultural climate that they live with a particular involvement emerges
Ca’ Tron in Venice. Notes for a comprehensive history of the palace
Il saggio ripercorre la fortuna critica e letteraria di Ca' Tron. Seguono alcuni accenni alla vicenda costruttiva dell'edificio e un focus particolaresulle trasformazioni subite dal fabbricato nel corso del XIX e XX secolo
Donazioni e ricompense:la retorica bizantina al servizio del potere normanno.
Il documento d'archivio simbolo e cifra del potere anche quando questo si declina nella sfera del diritto privato. Una pergamena greca del 1141 attesta la donazione di reliquie sacre in favore dell'Archimandritato di Messina: autori e destinatari, testimoni, formulario e lessico bizantini concorrono a una precisa sceneggiatura del dispositivo politico normanno nell'epoca in cui Ruggero II e il suo ministro Giorgio di Antiochia hanno fatto delle forme mutuate dall'impero bizantino un raffinato strumento di regno.The archive document is the symbol and figure of power even when this is declined in the sphere of private law. A Greek parchment of 1141 attests the donation of sacred relics in favor of the Archimandritate of Messina: authors and recipients, witnesses, formulary and Byzantine lexicon contribute to a precise script of the Norman political device in the era in which Roger II and his minister Giorgio of Antioch have made of the forms borrowed from the Byzantine Empire a refined instrument of the kingdom
Il contributo dei documenti d’archivio per lo studio di Messina in epoca normanna. Nuovi dati e riletture a partire dai documenti greci inediti.
Unpublished, or revisited, documentary sources in Greek language from the XIIth century, provide topographical, economic, and social data that, connected to material and literary sources, are able to draft a new map of the city of Messina in the Norman period
Un "artigiano" del Novecento. Darius Milhaud nell'archivio di Luigi Rognoni
Conosciuto come il massimo studioso in Italia delle musiche della Seconda Scuola di Vienna, Luigi Rognoni (Milano, 1913-1986) nutrì nondimeno, sin dagli anni giovanili, un profondo interesse per la cultura francese. Durante la sua poliedrica attività di musicologo e operatore culturale, di critico cinematografico, collaboratore del Terzo Programma della RAI e regista di teatro musicale, ebbe molteplici contatti con musicisti e intellettuali francesi (Cocteau, Colette, René Clair, Leibowitz, Honegger, Milhaud, Poulenc, etc.), testimoniati dai documenti del suo archivio personale, oggi custoditi presso l’Università di Palermo. Con Darius Milhaud e René Leibowitz c’era poi un legame che andava al di là del rapporto professionale, ed entrambi furono più volte ospiti in casa Rognoni. Il corposo carteggio con Milhaud (più di ottanta documenti fra lettere, cartoline e telegrammi) ha inizio nel 1937 (in seguito alla conoscenza personale al V Festival di musica contemporanea della Biennale di Venezia) e prosegue fino alla morte del compositore, nel 1974. Impegnato su tutti i fronti nella diffusione della musica contemporanea, Rognoni si fece promotore di molteplici iniziative a favore di Milhaud, che su commissione della RAI compose l’Apothéose de Molière op. 286 (per il concerto offerto ai rappresentanti delle Società Europee di Radiodiffusione convenuti a Capri nel settembre del 1948) e la 5ème Symphonie op. 322, eseguita in prima assoluta dall’orchestra della RAI di Torino il 16 ottobre 1953 (e preceduta da una conversazione radiofonica a cura di Luigi Rognoni). L’archivio custodisce altri articoli, conferenze, trasmissioni e interviste radiofoniche dedicate da Rognoni a Milhaud (la cui gratitudine è testimoniata da numerose dediche autografe); e una preziosa testimonianza sonora, oltre che cartografica, si conserva dell’intervista a Milhaud e al librettista Armand Lunel in occasione della prima esecuzione in forma scenica del David, alla Scala di Milano nel gennaio del 1955. L’ultimo incontro fra i due ebbe luogo a Palermo nel dicembre del 1965, quando Milhaud fu invitato a dirigere l’Orchestra Sinfonica Siciliana e Rognoni, all’epoca ordinario di Storia della Musica nell’Università di Palermo, tenne una conferenza introduttiva che rimane il suo scritto più ampio e dettagliato sulla musica del compositore francese
Luigi Rognoni : una fenomenologia in musica
L’ambito in cui si sono svolte le nostre ricerche è stato il Fondo Rognoni, che si trova
presso il dipartimento Aglaia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo.
È risaputo infatti che tale Fondo è capace di testimoniare fedelmente oltre
cinquant’anni dell’attività dello studioso Milanese.
Il Fondo raccoglie circa quattromila fra libri di argomento musicologico, programmi
di sala di opere e concerti, periodici e tesi di laurea curate da Rognoni in qualità di
relatore, settecentosettanta volumi di musica a stampa, più altre
seicentocinquantanove edizioni musicali a cui vanno aggiunti oltre trenta manoscritti
autografi e composizioni dello stesso Rognoni.
Problematico, nonostante la mole di materiale presente in archivio è stato comunque
trovare ambiti particolari di ricerca non ancora esplorati in maniera specifica sia da
terzi che dallo stesso Rognoni.
Rognoni infatti oltre ad avere estremo rigore nell’archiviare tutto quanto produceva,
era uso pubblicare sempre i frutti della propria speculazione. Non neghiamo quindi
che sia stato oltremodo complesso trovare qualcosa che non fosse già edito e
soprattutto che non fosse già stato oggetto di precedenti studi.
All’interno del Fondo Rognoni, presso il centro Aglaia di Palermo, dobbiamo inoltre
aggiungere che è possibile trovare soltanto materiale di argomento specificamente
musicologico, infatti la parte di studi e di scritti di interesse filosofico di Rognoni è
confluita nella biblioteca dell’amico di Enzo Paci.
Abbiamo comunque condotto il nostro lavoro analizzando il materiale di interesse
musicologico, cercando in tali documenti qualcosa che potesse focalizzare
l’attenzione su aspetti poco noti dell’attività di Rognoni e che potesse nascondere al
suo interno qualche nesso con la filosofia.
Sulla scorta della definizione che Rognoni dava di se stesso: “fenomenologo della
musica radicale” si è scelto di cominciare al esporre i nostri argomenti partendo dall’
analisi del contenuto delle conferenze tenute da Rognoni sul suo maestro Antonio
Banfi.
Con le nostre ricerche abbiamo inoltre scoperto che Rognoni fu oltretutto l’editore di
una pubblicazione di estetica di Banfi titolata La vita dell’arte. Tale opera è stata
pubblicata dalla Casa editrice Minuziano posseduta da Rognoni, nel 1947.
In tale testo è inoltre presente l’inedito E15.
Dalle dichiarazioni dello stesso Rognoni si evince che fu egli stesso a suggerire a
Banfi la stesura di tale inedito, contribuendo altresì a fornire al maestro materiale
pratico per tale elaborazione.
Sempre continuando l’analisi dell’operato di Rognoni rimanendo sulle tracce della
fenomenologia si è analizzata la natura del contributo fornito dal milanese all’Istituto
di Fonologia di Milano che il nostro, insieme ad altre figure intellettuali e ad altri
musicisti, fondò nel 1955.
Questa parte dell’elaborato ha risvegliato in noi un estremo interesse giacché nel
periodo in cui si stavano portando avanti tali ricerche la casa editrice Ricordi1 ha
pubblicato un volume in lingua inglese su tale argomento.
Abbiamo notato però che l’attenzione riservata a Rognoni in questo testo non è
adeguata alla portata del contributo di Rognoni all’interno di tale studio.
Presso il Fondo Rognoni il materiale relativo all’attività svolta dal musicologo
milanese presso il centro di viale Sempione a Milano è assai abbondante e composito.
Tale materiale oltre a rivestire un interesse di carattere storico, dovuto anche al fatto
che a seguito della distruzione della sede gran parte del materiale ivi contenuto è
andato perso, rappresenta un significativo contributo scientifico per quanto concerne
gli aspetti timbrici ed acustici del suono sui quali Rognoni indagava.
Tale argomento ha inoltre permesso di guardare alla posizione assunta da Rognoni
nei confronti della Neue musik.
Sulla scorta di tale posizione sono state inoltre condotte analisi successive, di assoluto
interesse ai fini della ricerca, che hanno portato ad analizzare un carteggio intercorso
fra Rognoni ed i suoi allievi, in cui veniva analizzato il punto di vista di Rognoni
sulla Nuova Musica. Riportare tale carteggio crediamo che abbia sicuramente valore storico rilevante
giacché all’interno di queste lettere Rognoni presenta la sua reale posizione sulla
Nuova musica, ma anche perché permette di valorizzare il senso della presenza di
Adorno nel capoluogo siciliano e sulla sua probabile influenza su alcune importanti
scelte operate da Rognoni.
Va comunque notato che tali lettere, conservate presso il fondo, risultano talora
illeggibili e la carta sulla quale sono scritte è in qualche punto deteriorata.
La loro riproduzione, anche se parziale, è stata fatta per riuscirne a salvare il
contenuto che è sembrato importante anche per le notizie di carattere filosofico che
contengono.
Tali lettere inoltre sono inedite.
Tutto il materiale a cui facciamo riferimento è contenuto in schede riguardanti il
Gruppo Giovanile di Nuova Musica. Accanto al ciclo di concerti del GUNM, si è
inoltre analizzata anche un’altra rassegna concertistica realizzata nel contempo
dall’Orchestra Sinfonica Siciliana. Rognoni, massimo esperto in ambito nazionale
della musica eseguita durante tale rassegna, fu consigliere della programmazione e
spesso invitato a tenere conferenze sull’argomento presso l’Orchestra Sinfonica
Siciliana.
Dobbiamo inoltre aggiungere che le notizie che si possono acquisire sull’argomento
GUNM, che noi abbiamo deciso di trattare, sono molto disordinate.
La ricostruzione degli accadimenti relativi a tale esperienza musicale siciliana, non è
stata infatti agevole giacché molti documenti non sono reperibili e i diretti testimoni
di tali vicende in alcuni casi sono deceduti, mentre coloro ancora in vita, non riescono
a fornire notizie assai precise sugli accadimenti.
Ma aldilà della ricostruzione delle programmazioni, argomento fondamentale sul
quale si è scelto di indagare è stata l’individuazione della reale causa del distacco di
Rognoni dal GUNM, e la ricerca della possibile fonte che lo determinò.
Abbiamo trovato che tale distacco fu causato dalle scelte di programmazione
operate dalla direzione artistica del Festival ma anche e soprattutto della rinnovata
prospettiva estetica di Rognoni, che vedeva la necessità di un netto contatto fra le
teorie di De Saussure e la musica. Tale contatto, secondo il nostro doveva
inevitabilmente produceva ad avviso di Rognoni l’innegabile beneficio della ritrovata
funzionalità e capacità comunicativa della musica.
Dietro tali posizioni abbiamo intravisto il forte legame che sussisteva fra Rognoni ed
Adorno.
Sulla scorta di tale vincolo, comprovato dalle attività svolte in seno al GUNM, sono
infine stati condotti gli studi presentati nella parte finale del testo, in cui si sono
analizzate alcune composizioni musicali scritte dallo stesso Rognoni.
Inizialmente si è scelto di analizzare la lettura fornita da Rognoni dell’operato del suo
maestro Alfredo Casella ed in seguito si è proceduto analizzando soltanto sei fra le
composizioni di Rognoni, quelle scritte per voce e pianoforte.
Si è scelto di lavorare su tali composizioni giacché troviamo che tale produzione
denota il forte legame di Rognoni con la vocalità.
Di tale connessione si sono trovate le origini sia nella ricostruzione diretta della vita
di Rognoni, che nell’analisi dell’attività svolta dal medesimo presso lo Studio di
fonologia di Milano.
Dobbiamo aggiungere che tale lavoro compositivo di Rognoni è stato analizzato
sotto un profilo comparativo con il lavoro di Adorno.
L’analisi della musica dei due a confronto, ne ha disvelato un significativo legame.
Tale affinità è poi il motivo conduttore che accompagna gran parte del nostro lavoro
di ricerca, confermata inoltre dalle introduzioni che scrisse Rognoni ai testi di
Adorno: Filosofia della musica moderna e Introduzione alla sociologia della
musica.
La prima di queste due è anche un capitolo del testo scritto da Rognoni
Fenomenologia della musica radicale, pubblicato da Laterza nel 1966.
Tale affinità è rilevabile inoltre nel taglio che Rognoni decise di dare al suo corso di
Fenomenologia della musica durante le sue lezioni tenute nel 1978-79 presso il
DAMS di Bologna.
Tale rapporto si è creato nel tempo anche aldilà di quelli che furono i suggerimenti
che Banfi aveva dato a Rognoni, consigliandoli di tenersi sempre lontano da Adorno
e dalla negatività che questi esprimeva costantemente nel suo pensiero.
Scrive infatti Rognoni nel suo saggio Ricordo di Antonio Banfi2:
[…]Dirò soltanto che, negli ultimi anni della sua vita, Banfi fu soltanto perplesso dal
mio vivo interesse per la sociologia di Adorno e la Scuola di Francoforte che
giudicava deviante e pericoloso (del resto lo fu anche Paci con cui ebbi accese
discussioni). Ed era logico per Banfi, proprio perché la sua ragione
“teoretica”mirava sempre al positivo. Del resto l’ottimismo banfiano non può essere
inteso se non come un pensiero che scaturisce e abbraccia tutta quanta l’esperienza e
la fenomenologia della cultura e della vita
Sergio Ferrero. Divertimento per Saturno. Taccuini 1946-1981. Taccuini 1982-2008
Cosa fanno gli scrittori quando non sono alle prese con un’opera? Prendono appunti, annotano cose, registrano momenti, progettano, ricercano... E spesso, liberi da preoccupazioni strutturali o da aspettative di sorta, in questi momenti ludici, in queste scritture tangenziali, incontrano il sé più autentico. Sergio Ferrero, l’autore di alcuni dei romanzi più originali del secondo novecento – romanzi che, se non hanno scalato le classifiche di vendita, hanno però meritato l’attenzione di critici prestigiosi e dai gusti distanti come Garboli, Citati, Cases, Guglielmi –, per oltre sessant’anni ha sottratto alla forza distruttiva del dio Kronos questi “divertimenti per Saturno”. Epifanie, appunti di lettura, incontri, curiosità, schizzi, e ancora, “telai”, trame di romanzi o di racconti che non avrebbe mai scritto, momenti della propria vita, fatti cui ha assistito o storie raccontate da altri. Il tutto mantenendo e forse mettendo a punto il proprio inimitabile sguardo, lo “stile Ferrero”, capace di stanare il mistero, il conturbante, l’inedito, il bizzarro, nelle cose più semplici, negli eventi più quotidiani. E tuttavia, scrittore jamesianamente controllato, non avrebbe mai “assemblato” questo libro; o, se lo avesse fatto, lo avrebbe distillato all’estremo, riducendolo forse a poco più che una plaquette. Francesco Rognoni ha scelto invece una modalità opposta: espandere e inglobare, accogliendo anche stralci di lettere, e non-scritture, immagini, ritagli di giornale, che Ferrero raccoglieva in grandi album nella tradizione anglosassone degli scrapbook. Ne risulta una sinfonia-monstre che echeggia la complessità di una cultura raffinatissima e sterminata, di una vita piena, fatta di luoghi, case e incontri. Da Saba a Genet, da Penna alla Yourcenar, da Cioran a Julien Green, da Mario Praz a Clotilde Marghieri, una folla di personaggi trascorre in queste pagine accanto a sconosciuti che la penna dello scrittore rende altrettanto eccezionali. Un libro dunque che non solo rappresenta il laboratorio di un autore tutto da riscoprire, ma si propone anche come opera autonoma e, perché no, il modello di un inedito genere a cavallo tra critica, filologia, biografia e letteratura tout court, nella collaborazione tra lo scrittore e il suo curatore
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