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    Roberta Belli Pasqua, Sculture di età romana in «basalto»

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    Evers Cécile. Roberta Belli Pasqua, Sculture di età romana in «basalto». In: L'antiquité classique, Tome 67, 1998. pp. 563-564

    Roberta Belli Pasqua, Sculture di età romana in «basalto»

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    Evers Cécile. Roberta Belli Pasqua, Sculture di età romana in «basalto». In: L'antiquité classique, Tome 67, 1998. pp. 563-564

    Perpetuare la memoria: architettura e arredo scultoreo nella città teatroide

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    La città di età ellenistica e romana si sviluppa attraverso i suoi spazi pubblici e le sue architetture in funzione della rappresentazione di se stessa, della comunità civica che la abita o del suo rapporto con il potere; complessi monumentali e architetture marcano il paesaggio urbano e definiscono spazi pubblici come quinte scenografiche, all’interno delle quali assume un ruolo importante l’arredo scultoreo, funzionale a rappresentare i valori della comunità, ad onorare i suoi cittadini, in un complesso rapporto tra il personaggio onorato – spesso artefice delle stesse trasformazioni urbane - e la comunità che lo onora e che definisce spazi e modi attraverso cui manifestare il proprio omaggio. La ricostituzione dell’arredo scultoreo e del suo rapporto con gli spazi pubblici e i complessi architettonici è spesso condizionato dal livello di conservazione e dalle vicende della vita postclassica dei centri urbani antichi; il contributo, che si propone, intende esaminare il fenomeno del rapporto tra scultura negli spazi pubblici urbani antichi, attraverso alcuni casi studio, per cercare di definire forme e modi attraverso cui l’arredo scultoreo diviene elemento integrante dell’immagine della città.Hellenistic and Roman cities define their public spaces and architectures with the view to represent themselves, the local community or their relationship with the established power; monumental architectures mark the urban landscape and outline public areas conceived as theatrical spaces, within which sculptures play a key role in representing the values of the community and in honoring citizens, in a complex relation between the honored man – who is often the main author of the urban transformations - and the local community that honors him and plans spaces and ways to homage him. The possibility to reconstruct the decorative sculptures and their relation to public spaces and architectural complexes is often conditioned by the level of conservation and the events occurred in the ancient urban centers during the post-classical period. The aim of this paper is to examine the connection between sculpture and ancient urban public spaces, by analyzing some meaningful case studies, in the attempt of identifying forms and ways through which sculptures become an integral part of the city’s overall image

    Igino Epicoco

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    Il contributo fa parte del Catalogo di una mostra, tenuta a Roma, Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano, in collaborazione tra il DICAR del Politecnico di Bari, il Centro di Studi per la Storia dell’Architettura e la Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, dal 13 marzo al 15 maggio 2016 e, successivamente a Bari, Palazzo della Città Metropolitana, in collaborazione con la Città Metropolitana di Bari, dal 26 maggio al 20 giugno 2016. La mostra illustra i primi risultati di un progetto di ricerca, condotto dai curatori dell'esposizione, sull'attività degli archeologi e architetti italiani in Albania tra gli anni Venti e Trenta del Novecento

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    “Il sito ... è circondato da altri amenissimi colli, che rendono l'aspetto di un molto grande teatro”. Palladio, Vitruvio, Alicarnasso

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    L`accostamento tra la progettazione della ‘Rotonda’ a Vicenza, icona dell`architettura di Andrea Palladio, e il Mausoleo di Alicarnasso è stato da me suggerito nel 2008 (Ville della Serenissima: Il declino del Dominio da Mar e la valorizzazione della Terraferma). La descrizione dello stesso Palladio (Secondo Libro, p. 19): “Il sito è de gli ameni, e dilettevoli che si possano ritrovare: perche è sopra un monticello di ascesa facilissima, & è da una parte bagnato dal Bacchiglione fiume navigabile, e dall`altra è circondato da altri amenissimi colli, che rendono l`aspetto di un molto grande |eatro ...” ci offre una finissima dimostrazione sull`integrazione tra architettura e natura che era insita nell`idea antica di villa, ed è stata giustamente già associata a quella di Plinio il Giovane del paesaggio attorno alla sua villa toscana: “Imaginare amphitheatrum aliquod immensum, et quale sola rerum natura possit effingere” (Epistulae familiares, V, 6, 7). Probabilmente Plinio stesso, e sicuramente Palladio, potevano essere stati influenzati dalla “ornata digressione” di Vitruvio (Daniele Barbaro 1567) su Alicarnasso e il Mausoleo (II, VIII, 11), la cui magnifica ubicazione ricorderebbe la forma di un teatro. La tavola su Alicarnasso nell’edizione di Cesare Cesariano (1521), che recepiva le contemporanee ricerche sulla città e l’architettura ideale, sembrerebbe quasi un modello per l’estrema simmetria del progetto della Rotonda, ‘meraviglia’ dell’architettura rinascimentale. Se per gli studiosi della cultura antica appare superfluo ricordare come Vitruvio usasse una terminologia comune ai suoi tempi per descrivere il paesaggio, usata da Strabone per la città di Rodi (XIV, 654) o per il sito roccioso del santuario di Delfi (IX, 418), mi sembra opportuno approfondire questi ragionamenti come integrazione alle contemporanee osservazioni di Howard Burns nel catalogo della mostra da lui organizzata a Vicenza (2008). In particolare, Burns interpreta la descrizione di Palladio come una parafrasi di Plinio il Giovane, quando descrive a Domizio Apollinare la sua villa ‘Toscana’, presso Città di Castello (V, 6), “sostituendo «anfiteatro» con il più consueto termine di «teatro»”
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