47 research outputs found

    Musica e cinema. Drammaturgia e industria tra Italia e Hollywood

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    Il numero propone in versione ampliata e aggiornata otto contributi, organizzati in tre sezioni. Nella prima, Questioni teoriche, figurano un saggio di MassimoLocatelli che affronta i problemi legati all’analisi del ritmo in un testo audiovisivo, sia dal punto di vista stilistico, sia intendendo il ritmo come mezzo per coinvolgere il pubblico; e un saggio di Andrea Valle che presenta le possibili chiavi di lettura di un audiovisivo dalla prospettiva semiotica, offrendo a esempio un’analisi del film Shiva Baby di Emma Seligman (2020).La seconda sezione, Industria musicale e divismo, comprende i contributi di Simona Frasca, Gianni Sibilla e Claudio Bisoni. Il primo affronta un caso di pirateria musicale legato al commercio di falsari di musicassette a Napoli, il secondo traccia una mappa dei modelli produttivi e delle forme narrative del rockumentary o del film-concerto di popular music, il terzo analizza il film Tutto è musica del 1963 inteso come prodotto funzionale alla promo-zione di Domenico Modugno e delle sue canzoni. Infine, nella terza sezione, Il suono di Hollywood fra industria e drammaturgia, Andrea Bruno e Ilario Meandri illustrano i risultati di un’indagine etnografica sulle prassi compositive della musica per film condotta a Los Angeles presso lo studio del compositore Christopher Young; Gianmario Borio colloca le radici di alcuni film noir hollywoodiani nell’estetica dell’espressionismo, mettendone in risalto l’efficace combinazione di parola, immagine e suono proveniente dalle sperimentazioni teatrali del primo Novecento; Marida Rizzuti affronta la collaborazione fra compositore (Kurt Weill) e arrangiatrice (Ann Ronell) nella Hollywood degli anni Quaranta, indagando il processo compositivo da cui emerge un’autorialità multipla nella creazione della colonna sonora per il film musicale One Touch of Venus

    Introduzione

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    Editoriale. Premessa. Musica e cinema. Drammaturgia e industria tra Italia e Hollywood

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    Il convegno Musica e Cinema (Dipartimento delle Arti di Bologna, 5-6 novembre 2021) ha visto la partecipazione di studiosi – musicologi, etnomusicologi, filmologi e sociologi – provenienti da varie Università italiane. I risultati di questo ricco e fertile scambio trovano ora sbocco in due annate (2021, 2022) della rivista «Gli spazi della musica» dell’Università di Torino, dedita allo studio e all’approfondimento dell’incidenza della musica sulle altre discipline. La rivista ha scelto di festeggiare la sua decennale attività, assecondando una prosecuzione naturale del percorso monografico e di dialogo fra le discipline, con la preparazione di una doppia annata dedicata al rapporto fra musica e cinema (2021-2022). Abbiamo rivolto l’attenzione ai media e in senso più ampio alla ricerca musicologica sull’audiovisivo: una rivista il cui punto di partenza è la musicologia in una prospettiva interdisciplinare ci sembrava la sede più idonea a ospitare i contributi di queste due giornat

    Editoriale. L'ora della musica in tv. La divulgazione della musica in televisione dal 1954 a oggi

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    L'editoriale presenta i contributi che compongono il numero monografico "L’ora della musica in tv" della rivista "Gli spazi della musica". Uno “spazio pieno” dedicato alla presenza della musica nella televisione italiana, in particolare agli aspetti legati alla sua divulgazione. I programmi televisivi, oggetto dei cinque saggi qui raccolti, spaziano dalle rubriche a puntate alle trasmissioni in diretta di eventi operistici e concertistici: gli autori ce ne offrono descrizioni analitiche dettagliate, che mettono in luce i contenuti, il linguaggio impiegato, i contesti di produzione e di recezione, con una doppia lente storico-sociale ed estetico-culturale, che s’inserisce sia nei media sia nei cultural studies

    La voce mediatizzata

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    Questa raccolta di saggi nasce dalla convergenza di studiosi di diverse discipline – sociologia, estetica, letterature comparate, studi sul teatro, filmologia, musicologia – attorno a un tema trasversale e nel contempo circoscritto: la mediazione tecnologica della voce. La voce non è uno strumento, qualcosa di esterno a me, un oggetto altro da me. La voce sono io, io stesso che risuono, la voce è il soggetto in forma sonora. Se proprio si vuole intendere la voce come uno strumento, al pari di un violino o un sintetizzatore, allora la voce è lo strumento naturale per eccellenza. Tuttavia, la voce è anche lo strumento più facilmente sottoposto a ogni tipo di mediazione tecnologica e culturale. Così come un volto umano o un gesto corporeo, la voce conserva sempre un fondo irriducibile di realtà naturale, non protesica. Mentre un violino o un sintetizzatore sono oggetti parimenti artificiali, la voce tecnologica è inesauribilmente ibrida, anfibia. Il fuoco specifico della ricerca è dunque la mediazione tecnologica di un oggetto irriducibilmente non-tecnologico

    Marie-Pierre Lassus, Gaston Bachelard musicien. Une philosophie des silences et des timbres

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    Marie-Pierre Lassus, Gaston Bachelard musicien. Une philosophie des silences et des timbres (Villeneuve d’Ascq, Presses Universitaires du Septentrion, 2010, 268 pp. ISBN: 978-275-740-1613) di     Marida Rizzut

    L’ora della musica in tv. La divulgazione della musica in televisione dal 1954 a oggi (numero monografico della rivista "Gli spazi della musica", vol. 9, 2020

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    Se si scorre il palinsesto televisivo, riportato su un qualsiasi numero del «Radiocorriere Tv» della fine degli anni Cinquanta, si nota che la giornata del Programma Nazionale, cioè dell’unico canale televisivo allora in vigore, era organizzata a grandi linee così: dalle 17 alle 18 vi era La tv dei ragazzi; dopo una pausa di mezz’ora, alle 18.30subentrava il cosiddetto “Ritorno a casa”, costituito dalla prima edizione del telegiornale ed a una serie di rubriche di attualità e cultura; seguivano alle 20.30 l’edizione principale del telegiornale, Carosello, e “Ribalta accesa”, il cuore della programmazione serale che constava di un film, o di uno spettacolo di varietà o di un concerto/opera lirica. Il palinsesto si caratterizzava inoltre per la regolarità della collocazione settimanale dei diversi generi televisivi vi era uno spazio settimanale dedicato ad esempio al film, al quiz, al teatro di prosa, all’opera lirica o al varietà musicale. Col titolo L’ora della musica in tv abbiamo inteso fare un omaggio retrò a queste modalità di strutturazione del palinsesto in momenti “pieni” e “vuoti”, e con spazi precisi dedi-cati all’informazione, all’educazione o alla ricreazione. La rivista «Gli Spazi della musica» dedica così un numero monografico, uno “spazio pieno”, alla presenza della musica nella televisione italiana, in particolare agli aspetti legati alla sua divulgazione. I programmi televisivi, oggetto dei cinque saggi qui raccolti, spaziano dalle rubriche a puntate alle trasmissioni in diretta di eventi operistici e concertistici: gli autori ce ne offrono descrizioni analitiche dettagliate, che mettono in luce i contenuti, il linguaggio impiegato, i contesti di produzione e di recezione, con una doppia lente storico-sociale ed estetico-culturale, che s’inserisce sia nei media sia nei cultural studies

    La ri-composizione dell’immagine audiovisiva dell’urlo: percorsi di iper- e ipo-definizione nella mediatizzazione della voce tra cinema e videoarte

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    L’articolo analizza diverse tecniche e strategie di ri-compo- sizione dell’immagine audiovisiva dell’urlo. Due sono i percorsi osservati, uno enucleato attraverso l'analisi di diversi film riconducibili al mainstream hollywoodiano, l'altro alla videoarte di Bill Viola: iper-definizione e ipo-definizione. Il suono che aumenta la definizione dell’immagine e il suono che gliela sottrae: l’audiovisione che investe il fruitore con la sua potenza emotiva iper-definita, spingendolo verso questa, e l’audiovisione che sottrae definizione, creando uno spazio in cui il fruitore proietta il suo inconscio. Il suono artificiale che si sostituisce attraverso iper-definizione delle sue proprietà emotive a quello originario, e il suono decostruito, diminuito, che lascia spazio alla proiezione dell’esperienza individuale. Da una parte si ha iper-definizione sensoriale, dall’altra allusione al mistero. L’immagine audiovisiva dell’urlo, trattata in questo modo, di- viene due cose diverse: da un lato si trasforma in topos, o meglio, in molteplici topoi, ossia luoghi comuni audiovisivi, ciascuno con le sue specificità iper-definite; dall’altro diviene archetipo dell’emozione primordiale, memoria ancestrale custodita nel profondo umano, dischiusa attraverso la ricerca introspettiva messa in atto dalla fruizione dell’opera
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