1,993 research outputs found

    A Florentine family in crisis: the Strozzi in the fifteenth century.

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    PhDIn 1434 the Strozzi lineage had held a leading position in Florentine society and government for at least one hundred and fifty years, and was one of the largest and wealthiest of the city's patrician lineages. The records of the catasto of 1427 and of the scrutiny of 1433 are used to give a profile of the dominant social, economic and political position of the Strozzi before the advent of Medicean dominance. Their record of electoral success, and the political and cultural leadership of influential and respected men such as Palla di Nofri and Matteo di Simone, with other factors, put the Strozzi amongst the greatest enemies of the victorious Medicean regime of late 1434. The effects of political opposition and exile on the lineage are examined both directly, through records of office-holding, and indirectly through such indicators as marriage alliances and household wealth. The two most prominent lines of the Strozzi were exiled after 1434. Palla di Nofri's life and preoccupations in his Paduan exile are examined, together with the lives of his sons; none of these Strozzi ever returned to Florence, pursued as they were by the enmity of the Medicean regime. The very different careers of Filippo di Matteo and his brother Lorenzo are also examined: how they succeeded in founding a lucrative bank in Naples, and in returning to Florence to 'rebuild' (rifare) the position of the Strozzi lineage there. The final decades of the century saw the Strozzi in an economically more secure position, due substantially to the efforts of Filippo. Except for a very small number of its members admitted into the regime, most of the lineage is here shown to have remained excluded from significant political office until after the fall of the Medici regime in 1494

    Milano e le forze del Principe. Agenti, relazioni e risorse per la difesa dell’impero di Filippo II

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    Il saggio analizza il tema della funzione ricoperta dalla Lombardia spagnola nell'ambito dell'organizzazione strategica dell'impero di Filippo II, mettendo in evidenza la molteplicità degli agenti, degli interessi, delle risorse (economiche, umane, di know-how, politico-istituzionali etc), delle relazioni che vi erano variamente coinvolti. Fra l'altro, si evidenziano la vasta gamma dei maggiorenti italiani coinvolti nelle guerre degli Asburgo di Spagna (a cominciare da quelle nelle Fiandre, ma non solo) e la complessità della gestione logistica degli spostamenti delle truppe asburgiche sullo scacchiere europeo (in termini amministrativi, finanziari, politici)

    Competizione politico-militare, geopolitica e mobilitazione delle risorse nell'Europa cinquecentesca. Lo Stato di Milano nell'età di Filippo II

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    Il saggio analizza le complesse e molteplici implicazioni (politiche, sociali, finanziarie, economiche, militari) della cruciale collocazione strategico-geopolitica dello Stato di Milano durante l'età di Filippo II. In tal modo, emerge chiaramente come la storia della Lombardia cinque-secentesca non possa essere ricostruita se non inserendola saldamente in un più ampio contesto asburgico e internazionale; nel contempo, si sottolinea il ruolo essenziale che lo Stato di Milano rivestiva in seno alla compagine imperiale dcegli Asburgo di Spagna

    "A forza di denari" e "per buona intelligenza co’ Prencipi". Il governo di Milano e la Monarchia di Filippo II

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    Il saggio studia la struttura e le dinamiche di governo della Lombardia spagnola durante il regno di Filippo II, secondo una prospettiva che colloca lo Stato di Milano al centro delle problematiche strategiche, geopolitiche e finanziarie dell'impero degli Asburgo di Spagna. Fra i vari aspetti affrontati nel testo, particolare rilievo giocano le questioni geopolitiche, dal momento che Milano fungeva da perno della strategia asburgica nell'Italia centrosettentrionale, ricorrendo a una sapiente miscela di strumenti politici, economici, finanziari, clientelari, il cui studio consente di far luce sulla natura e sul funzionamento di una struttura complessa come quella dell'impero spagnolo

    Classico, realista e immateriale

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    In polemica con il Nouveau Réalisme di Restany, legato ancora alla fabbricazione dell’oggetto, Yves Klein dichiara la sua arte allo stesso tempo “classica” e “immateriale”. Per comprendere questa strana coppia, due scene capitali della sua folgorante vita d’artista: la designazione, nell’estate del 1947 a Nizza, del cielo blu e senza nuvole come «la più bella e più grande delle [sue] opere», già pronta per essere firmata e solo da liberare dagli uccelli che rischiano di bucarla, e, nel 1960, l’esecuzione delle Anthropométries de l’époque bleu nella Galerie nationale d’Art Contemporain di Parigi. Davanti al pubblico, immerso nella Symphonie Monoton eseguita da tre violini, tre violoncelli, tre coriste, Klein dirige da lontano, in smoking e con i guanti bianchi, i corpi nudi delle modelle come pennelli viventi affinché lascino delle impronte insieme perfette e impersonali, arcaiche e contemporanee, come i fossili depositati nelle rocce e come le “ombre” fissate dallo scoppio della bomba atomica a Hiroshima. In un caso e nell’altro, l’artista non è più artefice diretto dell’opera e mette radicalmente in discussione ciò che si intende per medium, immagine, tecnica e creazione.In a controversy with Restany's Nouveau Réalisme, still linked to the manufacture of the object, Yves Klein declares his art at the same time "classical" and "immaterial". To understand this strange couple, two capital scenes of his dazzling artist life: the designation, in the summer of 1947 in Nice, of the blue cloudless sky as "the most beautiful and greatest of [his] works", ready to to be signed and only to be liberated from the birds that risk to pierce it, and, in 1960, the execution of the Anthropométries de l'époque bleu in the Galerie nationale d'Art Contemporain in Paris. In front of the audience, immersed in the Symphonie Monoton performed by three violins, three cellos, three singers, Klein directs from afar, in tuxedos and with white gloves, the naked bodies of the models like living brushes to leave imprints together perfect and impersonal, archaic and contemporary, like the fossils deposited in the rocks and like the "shadows" fixed by the explosion of the atomic bomb in Hiroshima. In one case or another, the artist is no longer the direct architect of the work and radically questions what is meant by medium, image, technique and creation

    Vues présentes sur le celtique cisalpin

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    Present views on Cisalpine Celtic. During the last twenty years, the knowledge of Lepontic and of Italian Gaulish has been notably enriched by very important finds, and also by numerous studies. The author proposes a synthesis of all new linguistical and cultural data provided by epigraphy in this particular resort.Dans les vingt dernières années la connaissance du lépontique et du gaulois d’Italie a été notablement enrichie par certaines trouvailles fort importantes ainsi que par de nombreuses études. Tableau synthétique des nouvelles données linguistiques et culturelles apportées par l’épigraphie de ce domaine.Motta Filippo. Vues présentes sur le celtique cisalpin. In: Etudes Celtiques, vol. 29, 1992. Actes du IXe congrès international d'études celtiques. Paris, 7-12 juillet 1991. Deuxième partie : Linguistique, littératures. pp. 311-318
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