5,242 research outputs found
Potenza della tecnica ed espressione del tempo della crisi
Relazione su invito al Seminario Internazionale, Teoria e pratica del costruire: saperi, strumenti, modelli, ora in F. Rispoli (con E. R. Rispoli), Potenza della tecnica ed espressione del tempo della crisi, in G. Mochi (a cura di), Atti del Seminario ..., Ravenna, 2005
Due architetture di pietra
Relazione ad invito alla International Conference and Exibition – Cittam 2007, Napoli, 22-23 febbraio 2007, Ora in G. Mainini, F. Rispoli, F. Viola Due architetture di pietra, in V. Calvanese (a cura di), Costruire in “pietra” fra innovazione e tradizione, Luciano Editore, Napoli 2007, ISBN 88-6026-041-8
Memorie dalla città a venire. Decostruzione e conservazione
Il volume nasce a seguito di un confronto interdisciplinare tenutosi a Napoli “Memorie dalla città a venire. Decostruzione e conservazione” (7 ottobre 2015), in cui alcune questioni affrontate dal filosofo Jacques Derrida sono state i punti di partenza e intorno al lavoro derridiano sull’architettura, alle sue riflessioni sui valori di essa e sugli aspetti della memoria in rapporto alla città si è sviluppata la struttura argomentativa del volume.
Il tema è affrontato da angoli visuali diversi, quello del restauro, della filosofia e della composizione architettonica. Sguardi dunque incrociati per sintonizzare, eventualmente, questioni ed interpretazioni, vòlte, per lo più, a riconoscere un valore contemporaneo alla conservazione dell’architettura del passato, ma anche a individuare le finalità di una prassi che ha a che fare con l’architettura tutta e con il futuro del nostro habitat fisico e mentale.
In particolare, la nozione di 'decostruzione' è stata lo strumento per riconsiderare e ripensare il senso della conservazione. Le riflessioni derridiane sulla città del passato, sulla connessione tra luoghi e memoria, hanno trovato significativi e vari punti di contatto con alcune questioni teoriche di cultura e metodologia della conservazione. Si evidenziano alcuni parallelismi con i contributi di J. Ruskin e W. Morris, con la teoria di A. Riegl e con il pensiero di R. Pane, sottolineando il rapporto tra stratificazione della memoria nella mente umana e necessità di conservazione.
Gli spunti, l’operazione decostruttiva (non decostruzionista), i percorsi linguistici che il filosofo franco-algerino sviluppa nella sua opera di decostruzione-ricerca del significato dell’architettura, costituiscono quelle possibilità argomentative con le quali l’autrice, Francesco Vitale e Francesco Rispoli restituiscono uno scenario attuale delle discipline e dei loro compiti così come delle responsabilità dell’architettura e dei suoi artefici
Tanti Paesi: un’introduzione
Il libro intende raccogliere una serie di contributi centrati sulle aree interne e gli insediamenti rurali osservati da più punti di vista (architettura, urbanistica, antropologia, geografia, letteratura, ecc.). Uno degli obiettivi più espliciti - e che chiarisce il posizionamento in cui si colloca l’iniziativa - è quello che intende spostare l’attenzione dai borghi ai paesi, che delle aree interne costituiscono la struttura portante e che nelle recenti politiche appaiono invece relegati in secondo piano, quando non addirittura esclusi. Il libro è suddiviso in tre parti. La prima, “Paesaggi di paesi”, ospita una serie di riflessioni: sul significato del concetto “aree interne” e sulla sua diffusione; sulla critica alla semplificazione; sull’aggiornamento delle tematiche città/campagna. La seconda, “Studi, progetti e ricerche”, ospita lavori che esemplificano tematiche e strumenti operativi applicati alle aree interne e ai paesaggi rurali. La terza, “Materiali per un lessico”, è una raccolta di termini e concetti, accompagnati da un progetto fotografico, che possano contribuire alla formazione di un comune ambito di riflessione
Il percorso e il metodo. Un libro di bordo al termine di un viaggio tra le infrastrutture
A valle della ricerca Il recupero delle ferrovie dismesse nel Parco del Cilento e Vallo di Diano: strumenti e metodi d’intervento per la riqualificazione e valorizzazione del patrimonio naturale ed artistico delle aree protette, in rapporto al sistema generale delle infrastrutture di collegamento, ricerca dipartimentale, cofinanziata (legge della Regione Campania n. 5/2002) i cui risultati di questa ricerca sono documentati in F. Rispoli, Il progetto della ferrovia dimessa Sicignano-Lagonegro. I progetti strategici, in R. Lucci (a cura di), L’architettura dei paesaggi urbani, Officina Edizioni, Roma 2007, sono stato impegnato nella ricerca La trasformazione delle linee ferroviarie dismesse tra nuovi sistemi integrati di trasporto metropolitano e parchi lineari attrezzati. Metodi e strumenti per una strategia di riqualificazione dei manufatti e degli ambiti urbani degradati, ricerca dipartimentale, cofinanziata MURST (PRIN 2003) che, nell’ambito delle problematiche connesse alla trasformazione dei siti ferroviari dismessi, ha approfondito gli aspetti di più specifico interesse della progettazione architettonica, urbana ed ambientale che riguardano specificamente due casi, tra i più frequenti: la dismissione delle linee nazionali e la loro trasformazione in linee di interesse locale o metropolitano; l’abbandono definitivo del tracciato ferroviario e la trasformazione dell’area impegnata.
Il volume, Forme del movimento. Progetti di infrastrutture lineari in contesti storici e ambientali di rilievo, a cura di G. B. Fabbri, Officina Edizioni, Roma 2008, raccoglie i risultati della ricerca, tra i quali due miei più specifici contributi. Il primo - Il caso di studio di Polla - è il resoconto del progetto di uno dei casi di studio significativi in cui si è articolata la ricerca. Il secondo (di cui questo abstract dà conto) - Il percorso e il metodo. Un libro di bordo al termine di un viaggio tra le infrastrutture -, illustra metodi, strumenti, soluzioni ed esempi per il riprogetto delle ferrovie in disuso coerenti con una strategia di intervento attenta alla qualità dei luoghi e dei manufatti infrastrutturali.
Le esperienze sviluppate hanno mostrato una pluralità di situazioni con le quali il progetto si è dovuto confrontare, agendo sempre di nuovo su siti, risultati di un insieme dei 'materiali' da cui proviene la loro specificità e che affiorano su estensioni geografiche e da profondità storiche ogni volta diverse.
Per riconoscere le singole 'identità', si devono sondare i rapporti stratificatisi e sottesi alle forme dell’abitare. Le pratiche di progetto di suolo si sostanziano, dal canto loro, in un insieme aperto di azioni elementari che, nella continua metamorfosi del territorio, pongono in essere diverse scritture in un dato arco di tempo. L’architettura del suolo costruisce un paesaggio in divenire, un ambito di sperimentazione della forma che si estende in ampie distanze e coinvolge piccola e grande scala
Due architetture di pietra
In occasione della “Decima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2006, Mostra Città di Pietra – Progetto Sud”, il gruppo guidato da G. Mainini e composto da F. Rispoli, V. Fraticelli, A. De Luca, F. Viola, F. Bruni, A. D’Agostino, A. Andriello, S. Avvedimento, R. Di Vaio, A. Forino, M. T. Giammetti e V. Tenore, ha presentato due progetti: il primo, sul tema Pantelleria: il porto turistico, selezionato e pubblicato in catalogo; il secondo, sul tema Crotone, il fronte a mare sul porto, selezionato, pubblicato in catalogo ed esposto. Il saggio presenta siti, temi e regole costitutive dei due progetti ed è stato redatto in stretta collaborazione tra gli autori. G. Mainini ha provveduto alla stesura materiale del paragrafo su Pantelleria, F. Rispoli di quello su Crotone e F. Viola alla premessa, alla conclusione ed alla cura della redazione. A Pantelleria il progetto ha assunto il tema di dare una struttura al margine del porto nuovo a partire dal chiarimento delle relazioni costitutive dell’antico centro, in cui le originarie tipologie rurali dei dammusi avevano già trovato, nel tempo, una loro diversa condizione, più chiaramente urbana. A partire da questa matrice il progetto ha ricercato una dimensione conforme a quella degli isolati del centro antico. Nella copertura alla logica costruttiva dell’intradosso dei singoli elementi fa riscontro la messa in forma dell’estradosso che riunisce, in un secondo suolo, quella che altrimenti sarebbe una mera sommatoria di interventi. Questo strato, vera e propria doppia copertura, è corroso da fori e patii che, come pozzi d’ombra, memoria dei giardini arabi, offrono all’ospite il gradito ristoro del fresco. Il fronte verso mare manifesta un’articolazione apparentemente casuale che nell’individualità dei singoli interventi e nel loro costituirsi in una serie di variazioni sul tema mostra in filigrana una latente regola di formazione nel tempo. A Crotone il progetto ha assunto come propri due temi: l’arsenale, che con le sue gallerie unisce mare a mare nelle due anse opposte del porto; e la bascula, che dal suolo urbano si solleva risolvendo il dislivello tra città e molo in un unico edificio piazza, imprimendo in tal modo, una sorta di bradisisma alla tettonica del primo tema. Il progetto ha cercato di dare ordine ai lasciti casuali accumulatisi nel tempo sul fronte del porto tra il mare ed il Castello, cui rende silenziosamente omaggio, riducendo il costruito ad una dimensione semi-ipogea sotto il piano della piazza. Con il Castello, tuttavia, si confronta con la dimensione e la potenza di un gesto tettonico che risolve in un’unica piazza più spazi, la strada, il molo, le due anse del porto, e più quote quella della città e quella del molo. In copertura, alla logica costruttiva dell’intradosso del piano piazza fa riscontro la giacitura unica dell’estradosso che riunisce, attraverso un secondo suolo, quella che altrimenti risulterebbe una giustapposizione di varie scritture, corrodendosi per rivelare gli spazi sottostanti. Dal punto di vista tettonico il progetto si sviluppa da un principio di fondazione specifica, l’arsenale, come preesistenza virtuale. Dal punto di vista della intenzionalità di progetto, invece, esso è l’esito di un percorso inverso, da un lavoro di scavo nella pietra che rivela lo spessore della grande massa. Anche qui, perciò, è in opera un’ambiguità nella sequenza tra le scritture del suolo appartenenti all’artificio ed alla preesistenza: con una doppia sospensione, quella spaziale, del grande oggetto che emerge/affonda nel suolo, e quella temporale, che investe l’antecedenza tra il lavoro di costruzione e quello di scavo
- …
