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"il naufrago dai mille volti"
Introduzione al "Robinson Crusoe" di Daniel Defoe, con panorama storico-culturale e note sulla ricezione + apparato bibliografic
Centro, periferia, maggiori e minori: il caso dei Promessi sposi
This essay partakes in the debate on the centre/periphery dichtomy, crucial to a strain of comparative studies on the novel that seeks to explain the workings of the literary world system. The essay takes issue with this model, highlighting its teleological bias and its Eurocentric – more specifically, anglo- and Francocentric – viewpoint. In particular, the essay shows how I promessi sposi by Alessandro Manzoni uses British novelistic conventions while at the same time altering them to a significant extent in response to powerful ideological pressures. As the story of its canonization shows, I promessi sposi has in fact contributed to building a shared, national-oriented social imaginary, with a rhetorical and imaginative power that goes along with a radical revision of the British models. Manzoni’s case shows, in other words, that the ‘periphery’ does not simply adapt what it receives from the ’centre’, it radically alters it, producing new meanings and achieving new effects, which only a narrow focus on each work’s context and afterlife can make visible
Il minore come maggiore e viceversa
L’opposizione tra lingue, culture e letterature maggiori e minori sembra riguardare sia il canone europeo che il pantheon della letteratura-mondo: risuona in ambito accademico come all’interno dell’apparato editoriale e mediatico che di fatto custodisce e trasmette le opere letterarie e che, accordando ad alcuni testi e culture maggiore visibilità, finisce col produrre, implicitamente, gerarchie di valore. Essere ‘maggiore’ o ‘minore’ è quindi anche un problema di logiche accademiche, a loro volta parte di un più ampio sistema di produzione del valore, che fa tutt’uno con il mondo industriale e post-industriale. In questo libro dieci specialisti di altrettante letterature nazionali europee affrontano alcune importanti declinazioni di questi concetti, nel comune tentativo di mostrare quanto ‘maggiore’ e ‘minore’ siano concetti correlativi, commutabili e provvisori, mentre – con Deleuze e Guattari – si dovrebbe forse intendere il minore non come sottosistema o fuorisistema del ‘fatto maggioritario’, ma come divenire potenziale e creativo del sistema stesso. Con riferimento al racconto biblico su Esaù e Giacobbe, dove il minore diviene maggiore e viceversa, il volume offre quindi anche una riflessione comune sui rapporti fra nazioni e culture europee, indagate nella reciproca dialettica che ne condiziona il posizionamento, la ‘visibilità’ e la diffusione
Il romanzo della misericordia. La parabola del figliol prodigo in letteratura
I contributi raccolti in questo volume rendono conto in maniera parziale della straordinaria fortuna della parabola del figliol prodigo in letteratura. Dopo il saggio introduttivo di Giuseppe Bonfrate sull’esegesi dei primi cinque secoli del cristianesimo, il mio contributo su Courtois d’Arras mostra come l’anonimo autore, ribaltando le aspettative del pubblico all’interno di un dialogo con la cultura cavalleresca e cortese, nonché con l’iconografia dei vizi capitali, cancelli completamente lo spazio della compassione nella scena del ritorno. La parabola gode di una particolare popolarità in Inghilterra a partire dall’epoca Elisabettiana e diventa uno dei testi prediletti di Shakespeare . Quest’ultimo, come suggerisce Nicoletta Caputo, declina il motivo in maniera diversa a seconda che si tratti della giovinezza scapestrata del principe Hal, futuro Enrico V, oppure della tragedia del re Lear. Riccardo Capoferro offre un’interessante lettura del Robinson Crusoe di Daniel Defoe, in cui dimostra come l’azione della provvidenza divina smentisca il ruolo normativo della parabola e come la visione patriarcale del padre ceda il passo a un’etica progressiva favorevole all’impresa capitalista che definisce il figlio come soggetto politico ed economico. Gli ultimi due saggi si concentrano sulle interpretazioni novecentesche mettendo a fuoco da un lato le riletture in chiave esistenziale (Gide e Rilke), dall’altro il percorso di formazione di W.B. Yeats e S. Heaney che, ripercorrendo le orme del prodigo, definiscono la propria voce autoriale nel momento in cui si confrontano con l’eredità della tradizione letteraria e culturale dell’Irlanda (Zirzotti)
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
"Fables and the Fantastic. Bridge Essay"
The essay provides a theoretical introduction to fables and the fantastic
Hogarth and the history of graphic novels
Il saggio esplora i rapporti tra l'opera di Hogarth e la cultura delle narrazioni grafiche
Penelope Aubin’s "The Life of Madam de Beaumont: Domesticating the Heliodoran Plot" in 1721
This essay focuses on Penelope Aubin’s use of the Heliodoran model in her first novel, The Life of Madam de Beaumont, published in 1721. Instead of simply following Defoe’s example – as many commentators have previously argued – Aubin domesticated devices and stereotypes of The Ethiopian Story, adapting them to a new context. In Madam de Beaumont, Aubin tones down the exotic settings of romance, figuring Wales as a place of romantic adventures while at the same time inscribing it with ideological oppositions that informed contemporary debates over the meaning of true virtue. Taking a conservative stance, she highlights the dangers of urban capitalism, questions the nature of individual value, and places a premium on hierarchy and tradition. Building on Heliodoran conventions, moreover, Aubin validates her moral and ideological perspective, as well as her role as a novelist, by means of a providential plot, thus responding to contemporary attacks on fiction
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