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Depressione
La depressione è comune tra i tuttora pazienti con scompenso, ma il rapporto
causale vs prognostico, tra depressione e scompenso è una domanda aperta di ricerca.
Obiettivo. Descrivere la prevalenza di depressione, qualificarne la gravità clinica e
valutare il peso prognostico rispetto a mortalità ed ospedalizzazioni.
Risultati. Il 27% dei 1495 pazienti analizzati hanno sintomi di depressione.
Sono fattori di rischio per la depressione il sesso femminile, l’età >70 anni, una classe
NYHA elevata, precedenti ospedalizzazioni e la presenza di comorbidità. All’interno
della stessa classe NYHA, i pazienti depressi sono a più alto rischio di mortalità e
ospedalizzazioni ad 1 e 3 anni rispetto ai non depressi (ricovero per tutte le cause a 3
anni 55.5% vs 62.9%, pazienti NYHA II; 67.9% vs 74.7% pazienti NYHA III-IV).
Conclusioni. La depressione, valutata dagli infermieri, con uno strumento facilmente
utilizzabile, dà informazioni aggiuntive rispetto alle variabili cliniche nell’identificare i
pazienti con diverso rischio di mortalità e ricoveri all’interno della stessa classe NYHA
Rapporto finale dello studio QDF (Qualità di vita, Depressione e Funzioni cognitive) nei pazienti con scompenso cardiaco
Protocollo operativo e sua applicazione
Lo studio QDF (Qualità di vita, Depressione e Funzioni cognitive) è uno studio
collaborativo condotto da un gruppo infermieristico di ricerca nell’ambito del GISSI-HF
(Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell’Insufficienza Cardiaca).
Obiettivi. Descrivere la distribuzione e l’evoluzione delle variabili QDF nei pazienti
randomizzati per il GISSI-HF; misurate con strumenti standardizzati (Kansas City
Cardiomiopathy Quality of life Questionnaire (KCCQ); Geriatric Depression Scale
(GDS) e Mini Mental State Examination (MMSE); verificare se e come la loro valutazione
influenza le decisioni cliniche e l’assistenza; definire il loro valore prognostico
indipendente rispetto alle variabili più strettamente cliniche.
Materiali e metodi. I dati sulle variabili QDF sono stati raccolti a livello basale, a 6
mesi, 1, 2 e 3 anni, attraverso due questionari da compilare autonomamente (KCCQ e
GDS), e un terzo (MMSE) somministrato dagli infermieri ai pazienti di età >70 anni.
Lo studio prevedeva anche una valutazione del profilo QDF, indipendente dai
questionari, formulata in modo semistrutturato del personale infermieristico. (N.B. I
risultati di questa componente dello studio non fanno parte di questo rapporto).
In questo contributo viene presentato l’inquadramento generale e il protocollo dello studio
Le principali caratteristiche della popolazione
Obiettivi. Questo contributo descrive i pazienti inclusi nello studio QDF
(Qualità di vita, Depressione e Funzioni cognitive) ed esplora la distribuzione e
l’andamento nel tempo dei punteggi delle tre dimensioni esplorate.
Risultati. La larga maggioranza dei pazienti sono uomini (78.3%); l’età media è di
67.2±10.7 anni (9.2% >80 anni). I pazienti in classe NYHA III-IV sono più depressi ed
hanno una qualità di vita peggiore rispetto a quelli clinicamente compromessi.
Il grado atteso di sovrapposizione sostanziale delle variabili che influenzano QoL e
Depressione non trova un riscontro preciso nella realtà: una frazione importante di
pazienti con cattiva QoL non sono depressi e viceversa. I punteggi medi delle Funzioni
cognitive non sono influenzati dalle stesse variabili che influenzano QoL e depressione.
Conclusioni. La misurazione di routine di QoL, depressione e funzioni cognitive
viene raccomandata da alcuni autori. Le tre dimensioni vanno esplorate anzitutto
separatamente per cercare di capire il contributo informativo specifico che ognuna
aggiunge alle variabili cliniche
Aspetti metodologici e qualità dei dati
Obiettivi. Documentare la praticabilità dell’uso di batterie di strumenti per lo più
usati in contesti di ricerca e/o specialistici nella routine assistenziale di una estesa rete
di ospedali; valutare il grado di affidabilità dei dati in vista di una loro utilizzazione
come variabili clinico epidemiologiche non solo descrittive ma anche prognostiche.
Risultati. Hanno partecipato al QDF 83 centri che hanno incluso 1573 pazienti.
La compliance con la somministrazione del Kansas City Cardiomiopathy
Questionnaire (KCCQ) e della Geriatric Depression Scale (GDS) è stata molto elevata
per tutto lo studio (KCCQ 97.7% a livello basale e 85.8% a tre anni). La somministrazione
del Mini Mental State Examination ha confermato le attese di una praticabilità e
accettabilità del questionario molto più bassa: i dati sono stati ottenuti per l’80.6% dei
pazienti a livello basale e 54.3% a 3 anni.
Conclusioni. Lo studio è stato portato avanti senza incentivi economici per gli
infermieri. La qualità di compilazione dei questionari è stata molto buona ed il
numero di risposte non compilate bassissimo. Se i questionari sono ben presentati ai
pazienti, la valutazione della qualità di vita e della depressione possono rientrare nelle
pratiche assistenziali di routine
Funzioni cognitive
La prevalenza di alterazioni delle funzioni cognitive (FC) è più frequente tra i
pazienti con scompenso che non tra la popolazione generale.
Obiettivo. Descrivere la prevalenza di alterazioni delle funzioni cognitive, qualificarne
la gravità clinica e valutarne il peso prognostico rispetto a mortalità ed ospedalizzazioni.
Risultati. Il MMSE è stato somministrato a 620/745 pazienti >70 anni e con scompenso.
Il 35% dei pazienti ha alterazioni cognitive lievi ed il 12% moderate. La situazione clinica
di base, espressa come classe NYHA, non appare essere associata a modificazioni delle
funzioni cognitive. Le disfunzioni di grado moderato sono più presenti in persone con
bassa scolarità, di sesso femminile, >80 anni. La presenza di alterazioni cognitive, sembra
comportare, anche in una popolazione intensamente monitorizzata come quella di uno
studio controllato, una prognosi più sfavorevole a 1 e 3 anni, sia in termini di carico
assistenziale (ospedalizzazioni) che di mortalità.
Conclusioni. La presenza di alterazioni cognitive, anche lievi, ha un valore
prognostico su mortalità e ricoveri. In assenza di strategie di intervento efficaci, la ricerca
dovrebbe concentrarsi sulla possibile utilità di uno screening sistematico della FC nei
pazienti con scompenso
Qualità di vita
Obiettivi. Esplorare e valutare dal punto di vista quali-quantitativo se la qualità di
vita misurata con il Kansas City Cardiomiopathy Questionnaire (KCCQ) può essere
considerata una componente prognostica rilevante ed indipendente per mortalità
e morbidità.
Risultati. Il 63% dei pazienti in NYHA II ed il 39.4% in NYHA III-IV hanno una buona
QoL (punteggi >75). I fattori di rischio per una qualità di vita “non buona” sono
l’essere in classe NYHA III-IV, avere un diabete, una BPCO ed aver avuto precedenti
ospedalizzazioni. I pazienti NYHA II e III-IV con una QoL non buona hanno tassi più
elevati di mortalità e ricoveri ad 1 e 3 anni rispetto a quelli con buona QoL della stessa
classe NYHA. I pazienti in NYHA II con una QoL non buona hanno lo stesso tasso di
rericoveri ad 1 anno rispetto a quelli con qualità di vita buona, in NYHA III-IV.
Conclusioni. I punteggi di qualità di vita identificano pazienti con diverso rischio di
mortalità e ricoveri, all’interno della stessa classe NYHA. I punteggi del KCCQ
potrebbero identificare pazienti candidati ad una gestione assistenziale intensiva,
auspicabilmente in grado di ridurre ospedalizzazioni e ricoveri
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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