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    Dante e gli Sciiti: l’Alí di Inf., XXVIII, alla luce delle possibili fonti

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    La presenza dell’anima di Alì – cugino e genero di Maometto fondatore dello Sciismo – nella nona bolgia dell’ottavo cerchio infernale parrebbe implicare, almeno agli occhi del lettore moderno, che Dante fosse a conoscenza di informazioni sulla storia antica dell’Islam decisamente eccezionali per un autore medievale. Questo articolo ricostruisce un ampio panorama della circolazione europea di informazioni su Alì, cercando di individuare la tipologia di fonti più probabilmente usufruita da Dante, alla cui luce si fornisce poi una più circostanziata interpretazione del passo infernale oggetto dello studio.The presence of Alì’s soul in Dante’s "Inferno" is usually considered by modern readers as a sign of uncommon knowledge of Islamic history by this great Medieval author. This paper studies the European circulation of information about prophet Muhammad’s cousin and son-in-law, recognizing the kind of sources that Dante may have more likely used, and using it to better understand the significance of this passage of the poem

    Maometto-personaggio nel contesto : Forme della rappresentazione dell'Islam e del suo profeta in Dante e nella coeva letteratura italiana volgare

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    L’articolo offre un’analisi puntuale dei versi che Dante dedica a Maometto nel ventottesimo canto dell’"Inferno", al fine di precisarne le finalità poetiche e ideologiche; il passo viene poi collocato nel contesto costituito dai numerosi riferimenti al profeta dell’Islam presenti nella letteratura italiana duecentesca e primo-trecentesca, qui raccolti, analizzati e organizzati in maniera sistematica. Gli elementi connotativi riconosciuti nell’episodio infernale e in altri riferimenti alla civiltà islamica che si leggono nel capolavoro dantesco, pur nella loro geniale eccezionalità artistica, risultano così coerentemente inseribili in un più vasto e articolato panorama culturale, nel quale, all’ostilità per l’Islam inteso come entità religiosa e politica, si affianca la curiosità per il mondo musulmano percepito invece come comunità culturale, rilevabile anche presso fasce inaspettate del pubblico medievale

    ‘Tracce’? L’"Alexandre" di Alberico da Besançon e il “Sirventese lombardesco” nel loro contesto manoscritto

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    This paper studies the role that two important Romance texts – Alberic de Besançon’s Alexandre and the “Sirventese lombardesco” – play within their unique manuscript witnesses (respectively Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 64.35 and Modena, Biblioteca Estense e Universitaria, γ.N.8.4.11-13). This specific point of view allows to better understand the meaning and the cultural significance that ancient readers gave to those texts, and it is also useful to better understand the phenomenon of adventitious transcriptions of Romance texts into Latin or vernacular manuscripts (with particular reference to the category of ‘tracce’)

    La lirica trobadorica nella Toscana del Duecento. Canali e forme della diffusione

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    Coniugando i dati provenienti dallo studio della tradizione manoscritta a quelli desumibili dall’analisi di testi particolarmente significativi, questo articolo traccia un profilo critico delle modalità con le quali la tradizione manoscritta trobadorica si è diffusa in area toscana nel corso del Duecento. Si individua cosí un canale di accesso privilegiato alla regione attivo almeno dagli anni Sessanta del XIII secolo in corrispondenza dell’asse Monferrato-Genova-Malaspina. In relazione a questo itinerario fondamentale si definiscono inoltre le tracce di tradizioni minoritarie e si individua un ancora piú antico sostrato di produzione trobadorica legata a quest’area.This paper shows how the Troubadour manuscript tradition has spread to Tuscan area during the Thirteenth century; useful data are inferred from the analysis of both extant manuscripts and particularly significant texts. The study makes it possible to identify a path (Monferrato-Genoa-Malaspina) of privileged access of the texts to Tuscany since the Sixties of the Thirteenth century at least, and recognizes traces of minor traditions and older Provençal production connected to this region.</p

    Sulla contaminazione in ambito trobadorico: fenomenologia e implicazioni testuali

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    Il contributo analizza le forme con le quali la contaminazione si manifesta con maggiore frequenza nella tradizione manoscritta trobadorica, offrendone un’ampia casistica che viene studiata nei suoi significati culturali e nei suoi riflessi operativi sulla prassi ecdotica

    Carlo I d'Angiò troviero: ricezione manoscritta e peculiarità stilistiche

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    Il contributo si concentra sulle poesie in lingua d’oïl di Carlo I d’Angiò (1226-1285). Dopo aver isolato il nucleo di testi lirici galloromanzi che gli sono sicuramente ascrivibili, studia la tradizione manoscritta di quelli francesi, rilevando delle strategie – molto diverse tra loro – che alcuni canzonieri (M N e X in particolare) mettono in opera per porre in evidenza la pur ridotta produzione di un autore provvisto di così alto prestigio politico-sociale. Il contributo si conclude con una disamina complessiva dei testi di Carlo, finalizzata al riconoscimento di motivi stilistico-retorici e tematici ricorrenti e/o di particolare significato

    Uso politico del planh nella storiografia anglonormanna: due episodi a confronto

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    Questo articolo mette a confronto due manoscritti - copiati in Inghilterra rispettivamente nel primo decennio del XIII e nel primo del XIV secolo - nei quali un planh scritto in occasione della morte di un re inglese (Riccardo I e Edoardo I) è trascritto a conclusione di un testo storiografico in volgare. In entrambi i casi questa operazione è condotta per veicolare un messaggio politico affine, permettendoci di studiare una peculiare modalità di reimpiego del planh lirico che pare caratteristica dell'ambito anglonormanno.This paper compares two manuscripts – written in England in the first decades of the Thirteenth and of the Fourteenth Century respectively – in which a planh devoted to an English king (Richard I and Edward I) is transcribed as a conclusion for a Romance historical text. In both cases, this particular operation is conceived to convey a similar political message, allowing us to study a use of the planh that seems to be specific of the Anglo-Norman world
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