1,720,976 research outputs found

    An Italian MODY family with proband and son carrying variants in GCK and HFN1A: is it a true case of digenic MODY?

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    Maturity Onset Diabetes of the Young (MODY) is a monogenic autosomal dominant disorder affecting 1-5 % of all patients with diabetes mellitus. In Caucasians, GCK and HNF1A mutations are the most common cause of MODY. Here, we report two family members carrying a genetic variant of both GCK and HNF1A gene and their nine year clinical follow-up. Our report urges physicians to be cautious when variants in two genes are found in a single patient and suggests that collaboration with MODY genetics experts is necessary for correct diagnosis and treatment

    Vascular adaptations to body size and composition in adolescents

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    This abstract reports on functional and structural properties of large arteries related to body size and composition in adolescent

    Cardiometabolic risk in childhood cancer survivors

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    The Italian Cancer Registry Association has estimated that for the five-year period 2016-2020, in line with the previous five years, approximately 7,000 neoplasms have been diagnosed among children and 4,000 among adolescents. Leukemias, brain tumors and lymphomas together account for more than two-thirds of all pediatric cancers. Fortunately, the five-years survival rate has progressively improved reaching 80% thanks to the continuing improvement of therapeutic protocols but the vast majority of these cancer survivors will have at least one chronic health condition by 40 years of age. Long-term complications concern various organs and systems and have a multifactorial etiopathogenesis. Obesity, diabetes and metabolic syndrome represent chronic diseases that affect life expectancy. Cardiovascular risk partly linked to therapies and genetic susceptibility and partly linked to the presence of obesity, diabetes and metabolic syndrome predispose childhood cancer survivors to heart failure, coronary artery disease, valvular disease, arrhythmia. Hence the cardio- metabolic risk of childhood cancer survivors can have a significant impact on their lives, families, and on society at-large. It is therefore very important to know the risk factors that predispose to the development of cardio-metabolic pathologies in childhood cancer survivors, the possible primary and secondary prevention strategies, the methods of surveillance and the therapeutic approaches

    Screening and Identification of Putative Long Non-Coding RNA in Childhood Obesity: Evaluation of Their Transcriptional Levels

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    Background and Methods: Long non-coding RNAs (LncRNAs) and microRNAs are involved in the pathogenesis of obesity, a multifactorial disease that is characterized by inflammation, cardiometabolic complications, and increased cancer risk among other co-morbidities. The up/down regulation of LncRNAs and microRNAs may play an important role in this condition to identify new diagnostic/prognostic markers. The aim of the study was to identify circulating inflammatory LncRNAs in obese adolescents (n = 54) and to evaluate whether their expression behaved differently compared to normal-weight adolescents (n = 26). To have a more complete insight, the expression of some circulating miRNAs that are linked to obesity (miR-33a, miR-223, miR-142, miR-199a, miR-181a, and miR-4454) were also analyzed. Results: LncRNAs and miRNAs were extracted simultaneously from plasma samples and amplified by Real-Time PCR. Among the 86 LncRNAs that were analyzed with custom pre-designed plates, only four (RP11-347E10.1, RP11-10K16.1, LINC00657, and SNHG12) were amplified in both normal-weight and obese adolescents and only SNHG12 showed significantly lower expression compared to the normal-weight adolescents (p = 0.026). Circulating miRNAs showed a tendency to increase in obese subjects, except for miR-181a expression. LncRNAs and miRNAs correlated with some clinical and metabolic parameters. Conclusions: Our results suggest the importance of these new biomarkers to better understand the molecular mechanisms of childhood obesity and its metabolic disorder

    Valutazione dei livelli circolanti di betatrofina in bambini e adolescenti sani, con diabete mellito tipo 1 o con eccesso ponderale.

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    Introduzione. Recentemente è stato osservato, su modelli animali, che la betatrofina agisca come un potente fattore mitogeno sulle betacellule pancreatiche: se questo si rivelasse vero anche nell’uomo, essa costituirebbe un nuovo target in grado di stimolare la rigenerazione endogena della betacellule, permettendo un significativo avanzamento nella terapia dei pazienti affetti da diabete mellito. Inoltre, sempre su modelli animali, è stato evidenziato che la betatrofina sia strettamente collegata ai livelli circolanti di trigliceridi: in particolare i topi con una iperespressione di betatrofina presentavano livelli circolanti di trigliceridi incrementati, portando numerosi autori a concludere che l’inibizione della betatrofina potrebbe essere una strategia terapeutica per la dislipidemia attraverso la riduzione dei trigliceridi plasmatici, costituendo un potenziale target per farmaci utilizzabili sia per la dislipidemia che per il diabete. Ad oggi, esistono pochi studi al riguardo in età evolutiva. Lo scopo del presente lavoro è stato quello di valutare il comportamento dei livelli circolanti di betatrofina in bambini e adolescenti con DM1 all’esordio clinico della malattia, con obesità, oltre che in soggetti sani di controllo, paragonabili per età e sesso. Materiali e metodi. Sono stati reclutati 47 soggetti in età evolutiva (età media 10,2 4,2 anni) suddivisi in 3 gruppi: un gruppo di soggetti con DM1, un gruppo con obesità e un gruppo di soggetti sani paragonabili per età e sesso. Tutti i partecipanti allo studio sono stati sottoposti, presso la Sezione di Diabetologia Pediatrica della U.O. Pediatria Universitaria del Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, alla valutazione auxologica e della composizione corporea con bioimpedenziometria. In tutti è stato eseguito un prelievo ematico per il dosaggio della betatrofina. Nei soggetti con DM1 sono inoltre stati valutati i livelli circolanti di HbA1c e peptide C, mentre in quelli con obesità è stata dosata la glicemia e l’insulinemia. Risultati. I livelli di betatrofina sono risultati significativamente aumentati nei pazienti affetti da DM1 (p= 0,047) e in quelli con obesità (p=0,0035), rispetto ai controlli sani. Nei soggetti con DM1 è stata osservata una correlazione inversa e statisticamente significativa tra i livelli circolanti di betatrofina e quelli di peptide C (r2= -0,25; p=0,02). Nei soggetti obesi i livelli circolanti di betatrofina correlavano in modo diretto e statisticamente significativo con l’insulinemia (r2= 0,38; p=0,01) e l’HOMA-IR (r2= 0,36; p= 0,02). Conclusioni. I dati del presente lavoro di tesi mostrano un diverso comportamento dei livelli circolanti di betatrofina nei pazienti con DM1 e obesità rispetto ai controlli. La correlazione inversa, statisticamente significativa, tra betatrofina e peptide C osservata nei pazienti con DM1 all’esordio, potrebbe suggerire un ruolo di questo fattore nel preservare la massa betacellulare residua. La correlazione diretta, statisticamente significativa, tra betatrofina e insulinemia e HOMA-IR, osservata nei pazienti con obesità, potrebbe suggerire che questo sia un peptide prodotto in risposta allo stato d’insulinoresistenza, che possa anche rappresentare un biomarcatore precoce d’insulinoresistenza

    VALUTAZIONE DELLA MINERALIZZAZIONE OSSEA E DELL'ATTIVITA' FISICA IN ADOLESCENTI CON DMT1

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    Riassunto Una riduzione della densità minerale ossea (BMD) è stata descritta nei soggetti adulti con diabete mellito, incluso il tipo 1 (DMT1). In letteratura non sono presenti dati univoci sulla sua entità e frequenza e non vi sono studi che abbiano esaminato il comportamento del BMD in rapporto all’attività fisica misurata in modo oggettivo, soprattutto in adolescenti e giovani adulti con DMT1. Gli scopi di questo lavoro di tesi sono stati quelli di valutare, in una coorte di adolescenti e giovani adulti con DMT1, esordito in età pediatrica: · La presenza di una eventuale riduzione di BMD rispetto ai valori di riferimento per età e sesso; · Il livello di attività fisica svolta nell’arco di tempo di una settimana (n. di Mets e ore dedicate all’attività fisica), incluso il dispendio energetico attivo; · La presenza di eventuali correlazioni tra attività fisica, controllo metabolico del DMT1, BMD e composizione corporea. Lo studio ha fino ad ora riguardato un gruppo di 33 adolescenti e giovani adulti (16 maschi con età media di 18,9 + 2,9 anni; 17 femmine con età media di 22,2 + 5,5 anni), con livelli di HbA1c medi di 7,7 + 0,9 % nei maschi e 9,0 + 1,9 % nelle femmine. In tutti pazienti è stato eseguito un prelievo di sangue venoso per il dosaggio dei livelli di fosfatasi alcalina, PTH, 25OHD e di 1,25(OH)2D., oltre alla valutazione del BMD sia con densitometria ossea a doppio assorbimento fotonico (DXA) sia con tecnica ad ultrasuoni quantitativa (QUS). Ad ogni soggetto è stato poi chiesto d’indossare, per 7 giorni e 6 notti consecutivi, un calorimetro (ArmBand) che, durante tale periodo di tempo, ha registrato una serie di parametri relativi all’attività fisica (Mets medi, dispendio energetico, spesa energetica attiva, attività fisica giornaliera, n. di passi). Ciascun soggetto è stato poi invitato a compilare un diario alimentare nel quale riportare, dettagliatamente, il tipo e la quantità assunta di cibo ad ogni pasto e a misurare la glicemia prima e 2 ore dopo ogni pasto ed una volta alle 01.00 del mattino. Il quantitativo degli alimenti riportati è stato poi convertito in calorie per metterli in relazione ai parametri registrati dall’ArmBand. L’aderenza a quest’ultima procedura dello studio è stata scarsa e soltanto una piccola parte dei soggetti arruolati ha eseguito le glicemie come previsto dal protocollo e ha riportato i dati sugli alimenti assunti sul diario alimentare, inficiando l’elaborazione statistica dei risultati. L’analisi dei risultati ottenuti ha mostrato una differenza significativa, a parità di BMI, della composizione corporea tra maschi e femmine. I maschi, come atteso, hanno una maggiore massa magra con minore massa grassa rispetto alle femmine. Inoltre, a parità di ore settimanali dedicate all’attività fisica, i maschi hanno totalizzano un numero significativamente maggiore di Mets, con un più elevato livello di dispendio energetico e di spesa energetica attiva (dispendio energetico con attività fisica >3 Mets). Ciò significa che compiono l’attività fisica in modo più intenso e ciò si riflette sia in un miglior controllo glicometabolico (valori di HbA1c significativamente più bassi rispetto alle ragazze) sia nella diversa composizione corporea (valori più alti di massa magra), che a sua volta favorisce una migliore utilizzazione del glucosio. L’analisi dei parametri densitometrici ha permesso di osservare che i soggetti studiati non hanno, come gruppo, una significativa riduzione del BMD in nessuna delle sedi studiate. La presenza di una correlazione significativa e diretta tra Mets medi, dispendio energetico e spesa energetica attiva e i livelli di BMD suggerisce l’utilità dell’attività fisica anche nel mantenere un’adeguata densità minerale ossea, oltre a migliorare il controllo glicometabolico

    L'impatto dell'eccesso ponderale sullo sviluppo puberale nella popolazione pediatrica maschile.

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    Premessa, l’obesità è il disturbo nutrizionale cronico più diffuso a livello mondiale e la sua prevalenza è costantemente in aumento. Secondo i dati forniti dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS) oltre 1,9 miliardi di adulti sono sovrappeso, e di questi oltre 600 milioni sono obesi. Negli anni passati, l’eccesso ponderale infantile era considerato una problematica quasi esclusiva dei paesi ad alto reddito, ma attualmente la prevalenza del fenomeno è aumentata anche nei paesi a medio e basso reddito, specialmente nei contesti urbani, dove ha raggiunto percentuali allarmanti con ricadute a livello sanitario, sociale ed economico. Secondo l’OMS attualmente, 381 milioni di bambini e adolescenti sono in sovrappeso/obesi. Per questo si parla di una vera e propria epidemia, che ormai riguarda la popolazione pediatrica a livello globale. Il 90% di questi pazienti sono affetti da obesità essenziale, la quale è determinata da un eziologia multifattoriale, in cui sono coinvolti fattori genetici, neuroendocrini, socioeconomici, psicologici, metabolici e ambientali. Le conseguenze del sovrappeso/obesità negli adolescenti sono molteplici. Negli USA è stato osservato che il 25% dei bambini obesi ed il 21% degli adolescenti obesi hanno un’alterata tolleranza glucidica, mentre il 4% degli adolescenti obesi ha il diabete di tipo 2. L’eccesso ponderale, durante la pubertà, ha degli effetti sul timing puberale e nell’adulto in sovrappeso/obeso è stato riportato la presenza di ipogonadismo, in conseguenza ad una compromissione ad uno o a più livelli dell’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo, come l’aumento della conversione periferica di testosterone in estrone, l’insulinoresistenza e lo stato flogistico subclinico causato dai fattori pro-infiammatori, prodotti dal tessuto adiposo. L’effetto è la soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi e il possibile sviluppo ritardato dei caratteri sessuali secondari nei maschi adolescenti. L’obbiettivo di questa tesi è stato quello di valutare gli effetti dell’eccesso ponderale sul profilo metabolico e sull’asse riproduttivo. I livelli sierici di testosterone hanno mostrato una progressiva riduzione dallo stadio 1 allo stadio 5 di Tanner. Il BMI SDS non ha mostrato variazioni in rapporto allo stadio puberale. I valori di LH, FSH e AMH hanno presentato una progressiva riduzione dallo stadio 1 allo stadio 3 di Tanner. I dati emersi da questa tesi indicano che l’eccesso ponderale nel bambino e nell’adolescente comporta una progressiva riduzione dei livelli di testosterone non associato ad un peggioramento del grado di eccesso ponderale. È stata inoltre rilevata una correlazione tra la diminuzione dei livelli sierici di testosterone e l’insulinoresistenza, valutato con l’Homa Index. Ulteriori indagini dovranno rivolgere maggior attenzione all’effetto dell’eccesso ponderale in età pediatrica sull’asse riproduttivo, per comprenderne meglio le conseguenze anche sulla salute e la qualità di vita dei pazienti adulti

    Dislipidemie in Età Pediatrica: Analisi del Ruolo della Dieta Mediterranea e delle Fibre nel Ripristino di un Adeguato Profilo Metabolico

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    Le dislipidemie, caratterizzate da un metabolismo lipidico alterato, rappresentano un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari (CVD). Sebbene in età pediatrica l’incidenza di tali complicanze sia generalmente inferiore rispetto agli adulti, le evidenze epidemiologiche hanno rivelato la presenza crescente di dislipidemie nei giovani. Questa condizione può predisporre allo sviluppo di complicanze come l’aterosclerosi precoce, le quali incrementano l’elevato tasso di mortalità legato alle CVD. In questo contesto si inserisce questo studio di coorte retrospettivo con l’obiettivo di approfondire il tema delle dislipidemie in età pediatrica. La ricerca pone particolare attenzione al potenziale ruolo della dieta mediterranea combinata all’uso di fibre per valutarne l’efficacia nel ripristino di un adeguato profilo metabolico. Lo studio ha coinvolto 54 pazienti pediatrici dislipidemici divisi in tre gruppi: diabetici, diabetici e obesi e sovrappeso/obesi. I giovani pazienti presentano un’età compresa tra i 7 e i 20 anni e sono stati seguiti presso il reparto di diabetologia pediatrica dell’Ospedale Santa Chiara di Pisa. Durante la prima visita sono stati raccolti dati anamnestici, dati antropometrici e valori ematici quali colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi, colesterolo non-HDL, HbA1c. Per ogni paziente è stato elaborato un piano nutrizionale normocalorico e personalizzato basato sulla dieta mediterranea, al quale è stata associata l’integrazione quotidiana di 5 g di fibre solubili prima dei pasti principali. L’indagine durata 18 mesi prevedeva visite di controllo ogni 6 mesi durante le quali sono stati valutati i parametri ematici e antropometrici. Inoltre, mediante i colloqui individuali si è monitorata l’aderenza al piano terapeutico e il livello di attività fisica svolta settimanalmente. Al tempo basale i pazienti con diabete e quelli con diabete e obesità mostravano valori di HbA1c superiori a 6,5%, valore limite per la diagnosi di diabete franco. Al contrario i pazienti che rientrano nella categoria di sovrappeso/obesi presentano valori di HbA1c normali. Il BMI dei soggetti diabetici risultava essere normopeso, quello dei pazienti sovrappeso/obesi rientrava nel range a cavallo tra sovrappeso e obesità, mentre il BMI dei soggetti affetti da diabete e obesità era indice di un’obesità severa. L’analisi dei primi esami ematici ha rivelato un profilo lipidico/metabolico altamente alterato in tutta la popolazione in studio. Nello specifico, i soggetti che co-presentano diabete e obesità hanno riportato un profilo colesterolemico maggiormente alterato rispetto a quelli con una sola di queste condizioni, mentre il valore di trigliceridi maggiormente variato è stato osservato nel gruppo di soggetti sovrappeso/obesi. L’assetto dislipidemico risulta essere in linea con l’alimentazione, la quale ha rivelato diversi aspetti critici come l’elevato consumo settimanale di carne, di prodotti dolciari e ultraprocessati e il ridotto consumo di fibre. I risultati ottenuti nello studio si sono rivelati soddisfacenti: durante il periodo di osservazione si è registrato un trend positivo con miglioramento generale dei parametri lipidici e metabolici in analisi in tutte le categorie in studio. Il maggior decremento dei livelli di colesterolo aterogenico si è osservato nel gruppo di pazienti diabetici e nel gruppo di pazienti sia diabetici che obesi, mentre le variazioni dei livelli di HDL si sono mostrate più limitate. Infine, l’adozione del piano nutrizionale fornito ha determinato anche un miglioramento dei valori di HbA1c, sebbene tale miglioramento non fosse l’obiettivo primario dello studio. La scelta di estendere il periodo di studio a 18 mesi e di associare le fibre solubili all’intervento nutrizionale è risultata vincente, in quanto ha dimostrato che una corretta alimentazione, basata sulla dieta mediterranea, ha un effetto tempo dipendente nella riduzione dei livelli di colesterolo aterogeno. Inoltre, l’integrazione di fibre solubili, a parità di tempo, ha aumentato il decremento dei parametri aterogenici di circa il 10% rispetto a quanto riportato in letteratura con l’adozione della sola dieta mediterranea. In conclusione, l’approccio adottato ha dimostrato di potenziare l’effetto della sola dieta mediterranea velocizzando la normalizzazione del profilo lipidico e riducendo l’esposizione a quei fattori di rischio che, nel tempo, promuovono l’insorgenza di complicanze cardiovascolari. Dyslipidaemia, characterized by altered lipid metabolism, is an important risk factor for cardiovascular disease (CVD). Although the incidence of these complications is generally lower in children than in adults, epidemiological evidence has shown an increasing prevalence of dyslipidemia in young people. This condition can predispose to the development of complications such as early atherosclerosis, which increase the high mortality rate associated with CVD. This retrospective cohort study aims to explore the topic of dyslipidemia in children. The research focuses on the potential role of the Mediterranean diet combined with the use of fibre to assess its effectiveness in restoring an adequate metabolic profile. The study involved 54 pediatric dyslipidemic patients divided into three groups: diabetic, diabetic and obese and overweight/obese. The young patients are between 7 and 20 years old and were followed at the department of the pediatric diabetology of the Santa Chiara Hospital in Pisa. During the first visit, anamnestic and anthropometric data were collected as well as blood values such as total cholesterol, LDL, HDL, triglycerides, non-HDL cholesterol, HbA1c. For each patient, a personalized, isocaloric nutritional plan was developed based on the Mediterranean diet, which was associated with daily supplementation of 5 g of soluble fiber before main meals. The 18-month survey included follow-up visits every 6 months during which blood values and anthropometric parameters were assessed. In addition, individual interviews were used to monitor adherence to the treatment plan and weekly physical activity. At baseline, patients with diabetes and patiens with diabetes and obesity showed HbA1c values higher than 6.5%, the threshold for the diagnosis of frank diabetes. In contrast, overweight/obese patients have normal HbA1c values. The BMI of diabetic was normal, that of overweight/obese patients was in the range between overweight and obesity, while the BMI of patients with diabetes and obesity was an indication of severe obesity. Analysis of the first blood values revealed a highly altered lipid/metabolic profile in the entire study population. Specifically, patients with diabetes and obesity had a more altered cholesterol profile than those with only one of these conditions, whereas the most varied triglyceride value was observed in the overweight/obese group. The dyslipidemic pattern is in line with diet, which revealed several critical aspects such as high weekly consumption of meat, sweets and ultra-processed products and low fiber consumption. The results obtained in the study were satisfactory: during the observation period a positive trend was observed with general improvement of lipid and metabolic parameters in all categories in the study. The greatest decrease in atherogenic cholesterol levels was observed in the diabetic and both diabetic and obese patients group, while variations in HDL levels were more limited. Finally, the adoption of the nutritional plan provided also resulted in an improvement of HbA1c values, although this was not the primary objective of the study. The decision to extend the study period to 18 months and the choice to combine soluble fiber with nutritional intervention was successful. Research has shown that a proper diet, based on the Mediterranean diet, has a time-dependent effect in reducing levels of atherogenic cholesterol. In addition, the integration of soluble fiber increased the decrease of the atherogenic parameters by about 10% compared to the literature with the adoption of the Mediterranean diet alone. In conclusion, the approach adopted has been shown to enhance the effect of the Mediterranean diet by speeding up the normalization of the lipid profile and reducing exposure to those risk factors that promote the onset of cardiovascular complications

    Monitoraggio glicemico con sistema flash in pazienti pediatrici affetti da diabete mellito tipo 1A. Utilità nella pratica clinica.

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    Introduzione: Il diabete mellito comporta una serie di complicanze, acute e a lungo termine, che possono essere ridotte attraverso un adeguato controllo della glicemia. Risulta pertanto fondamentale, e parte integrante della terapia, l'utilizzo di un sistema di monitoraggio della glicemia. Tra i sistemi di monitoraggio della glicemia gli innovativi sistemi di monitoraggio Flash (FGM) offrono indubbi vantaggi nella gestione della patologia: essi utilizzano un sensore sottocutaneo del glucosio interstiziale, che viene sostituito ogni 14 giorni. Scansionando il sensore con l’apposito lettore è possibile visualizzare sul lettore il valore del glucosio. Collegando il lettore al computer è possibile ottenere report sui profili glicemici delle ultime 4 settimane e scaricare tutte le glicemie degli ultimi 90 giorni. Questi sistemi non necessitano di calibrazioni su sangue capillare, essendo tarati in fabbrica, e questo risulta particolarmente utile nei bambini, poiché evita il fastidio della digitopuntura. Diversi studi hanno ormai appurato l’accuratezza dei sistemi FGM, dimostrando inoltre come essi riducano il tempo trascorso in ipoglicemia e l’HbA1c rispetto al SMBG. Ad oggi non esistono in letteratura studi sulla riduzione della variabilità glicemica di soggetti che utilizzano un sistema di monitoraggio Flash della glicemia. La variabilità glicemica è, al pari dei valori medi di glicemia e HbA1c, correlata ad un aumentato rischio di complicanze acute e croniche del diabete. Scopo della nostra tesi è valutare la variabilità glicemica, espressa in termini di MAGE, di pazienti pediatrici con DM1A che utilizzano un sistema FGM, confrontando tale variabilità a inizio e a fine di un periodo di 2 settimane e successivamente a distanza di 3 mesi. Materiali e metodi: abbiamo scaricato i dati memorizzati dal lettore relativi alle glicemie degli ultimi 90 giorni. Abbiamo selezionato 8 giornate, 4 del primo e 4 del terzo mese, a inizio e fine di un periodo di 2 settimane. Per ogni giornata abbiamo calcolato il MAGE e li abbiamo confrontati con il test T-student per dati appaiati. Risultati: non vi è differenza significativa tra la variabilità glicemica a inizio e fine di un periodo di 2 settimane, mentre si assiste ad una riduzione significativa della variabilità glicemica dopo 3 mesi di FGM (p=0.007). Discussione: alla riduzione della variabilità glicemica si accompagna anche una riduzione significativa dell’HbA1c (p=0.043). La mancata riduzione delle UI giornaliere di insulina potrebbe essere dovuta agli aggiustamenti terapeutici resi possibili grazie alle informazioni del FGM. La valutazione di LBGI e HBGI, indici dei livelli di ipoglicemie e iperglicemie, è utile, insieme al MAGE e all’HbA1c, per un corretto inquadramento dei pazienti. Conclusione: la possibilità, offerta dal FGM, di effettuare frequenti rilevazioni della glicemia senza doversi pungere, così come la possibilità di visualizzare il profilo glicemico giornaliero e di evidenziare eventuali periodi della giornata in cui si è meno a target, consente nel tempo al soggetto di raggiungere una minor variabilità glicemica intragiornaliera (valutata in termini di MAGE). Per valutare il miglioramento del controllo metabolico complessivo è necessario integrare le informazioni del MAGE con gli altri parametri (HbA1c, HBGI, LBGI)

    VALUTAZIONE DEL PROFILO GLICOMETABOLICO IN PAZIENTI PEDIATRICI CON DMT1 SOTTOPOSTI A INTERVENTO DI EDUCAZIONE ALIMENTARE, PRESSO L’AMBULATORIO DI DIABETOLOGIA PEDIATRICA E MALATTIE METABOLICHE DELL’AOUP DI PISA.

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    Nel contesto dell'attuale panorama sanitario, la cura per il Diabete Mellito di Tipo 1 (DMT1) rappresenta una sfida continua sia per i pazienti che per i professionisti sanitari. Questa patologia cronico è caratterizzata dalla perdita selettiva delle cellule β pancreatiche e dalla conseguente incapacità dell'organismo di produrre quantità adeguate di insulina. Questa patologia multifattoriale richiede un approccio multidisciplinare integrato al fine di garantire una gestione sempre più efficace del profilo glicometabolico dei pazienti. Uno degli aspetti cruciali nel trattamento del DMT1 è l'educazione alimentare, fondamentale per l’ottimizzazione del controllo glicemico e per il miglioramento della qualità di vita dei pazienti. La presente ricerca si propone di esaminare in dettaglio l'impatto di un intervento di educazione alimentare sul profilo glicometabolico nei pazienti affetti da DMT1. L'obiettivo principale è valutare come un'adeguata educazione alimentare possa influenzare il monitoraggio e il controllo dei livelli glicemici, contribuendo così a una gestione più efficace della malattia. Questo studio si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione nei confronti delle terapie non farmacologiche e delle strategie di autogestione nel trattamento del DMT1. L'importanza di questa ricerca risiede nella possibilità di fornire evidenze sulle relazioni tra educazione alimentare, comportamenti alimentari e risultati metabolici nei pazienti con DMT1. I risultati ottenuti potrebbero contribuire alle pratiche cliniche e a fornire indicazioni più solide per l'elaborazione di protocolli di trattamento personalizzati. Inoltre, questo lavoro di ricerca ha come obiettivo quello di mettere in luce i meccanismi attraverso i quali l'educazione alimentare influisce sulle scelte dietetiche, sulla compliance terapeutica e, di conseguenza, sul benessere complessivo dei pazienti. Inoltre, in questo lavoro di tesi verrà esplorato dettagliatamente il contesto teorico e la letteratura scientifica attinente al DMT1, all'educazione alimentare e alla gestione glicemica. Verrà presentata la metodologia adottata per la ricerca e verranno discussi i risultati ottenuti alla luce degli obiettivi prefissati. Infine, verranno trattate le conclusioni significative fornendo spunti per possibili sviluppi futuri nell'ambito della gestione integrata del DMT1. Scopo dello Studio: Lo scopo di questa ricerca è indagare l'efficacia dell'intervento di educazione alimentare nel migliorare il profilo glicometabolico dei pazienti affetti da Diabete Mellito di Tipo 1 (DMT1). Lo studio mira a valutare in che misura l'educazione alimentare possa influenzare i livelli glicemici, le abitudini alimentari e la gestione complessiva della malattia, al fine di fornire un contributo tangibile all'approccio terapeutico integrato del DMT1. In the context of the current health care landscape, treatment for Diabetes Mellitus Type 1 (DMT1) is an ongoing challenge for both patients and health care professionals. This chronic condition is characterized by the selective loss of pancreatic β-cells and the resulting inability of the body to produce adequate amounts of insulin. This multifactorial condition requires an integrated multidisciplinary approach in order to ensure increasingly effective management of patients' glycometabolic profile. One of the crucial aspects in the treatment of DMT1 is nutrition education, which is crucial for optimizing glycemic control and improving patients' quality of life. The present research aims to examine in detail the impact of a nutrition education intervention on the glycometabolic profile in DMT1 patients. The main objective is to evaluate how appropriate nutrition education can influence the monitoring and control of glycemic levels, thereby contributing to more effective disease management. This study is part of a larger context of increasing attention to nonpharmacological therapies and self-management strategies in the treatment of DMT1.The importance of this research lies in the possibility of providing evidence on the relationships between nutrition education, eating behaviors, and metabolic outcomes in patients with DMT1. The results obtained could contribute to clinical practices and provide more solid guidance for the development of individualized treatment protocols. In addition, this research work aims to shed light on the mechanisms through which nutrition education affects dietary choices, therapeutic compliance and, consequently, the overall well-being of patients. In addition, the theoretical background and scientific literature relevant to DMT1, nutrition education, and glycemic management will be explored in detail in this thesis work. The methodology adopted for the research will be presented, and the results obtained will be discussed in light of the stated objectives. Finally, significant conclusions will be discussed providing insights for possible future developments in the field of integrated management of DMT1. Purpose of the Study: The purpose of this research is to investigate the effectiveness of nutrition education intervention in improving the glycometabolic profile of patients with Diabetes Mellitus Type 1 (DMT1). The study aims to assess the extent to which nutrition education can influence glycemic levels, eating habits, and overall disease management in order to make a tangible contribution to the integrated treatment approach of DMT1
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