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I confini di Roma. Atti del Convegno internazionale (Ferrara 31 maggio-2 giugno 2018)
Ragionare sui confini – in senso fisico e metaforico – è quanto mai necessario in una società globale che deve bilanciarsi tra diverse realtà culturali e tensioni identitarie: il valore ambiguo del confine, nella sua duplice funzione di barriera e di soglia, evidenzia un momento critico tanto nell’organizzazione spaziale quanto nella definizione delle identità. I Romani d’altronde sembrano ossessionati dai confini, come dimostra l’importanza che le fonti storiche attribuiscono ai limiti di una città i cui confini possono muoversi in una sola direzione, cioè verso l’esterno, e che nei secoli ingrandisce il suo potere tanto da arrivare a non conoscere più limiti.
Il volume affronta il tema con un approccio interdisciplinare, che va da una lettura teorico-demografica alla prospettiva storico-religiosa e antropologica e alla questione giuridica, senza dimenticare l’aspetto urbanistico, topografico ed epigrafico, gli indizi archeologici e i contesti paesaggistici di riferimento. Si tratta di una riflessione a più voci che desidera sottoporre nuove questioni, proponendo spunti interpretativi originali al fine di aprire prospettive inedite di ricerca
I confini di Roma: punti, linee, spazi e paesaggi di confine nella cultura romana antica
Perché un convegno sul tema dei confini? Il tema dei confini -sia in senso fisico che metaforico- è quanto mai attuale, in una società globale che deve bilanciarsi tra diverse realtà culturali e tensioni identitarie. Ma questo tema ha anche riscontrato negli ultimi anni un interesse crescente negli studi sul mondo classico che, seguendo i paradigmi interpretativi dell'antropologia e degli studi sociologici e post-coloniali sui limiti e le frontiere, hanno iniziato a riflettere su tale questione spostando l'interesse dal limite militare, proprietario e difensivo al più ampio concetto di confine come spazio permeabile e luogo d'incontro. Il confine, assumendo la duplice funzione di barriera e di soglia, ha così il fascino di un tema ambiguo, evidenziando un momento critico tanto nell’organizzazione spaziale quanto nella definizione delle identità. L’importanza dei confini risiede d’altronde proprio nel fatto che essi assolvono a una funzione fondamentale nella costruzione dell’umano. Nell’uomo esiste infatti una propensione naturale a tracciare confini, perché è tramite la definizione dei confini che si sviluppano i processi di auto-definizione del sé e dell’altro (individuale e collettivo). In altri termini, la definizione dei confini è una questione che riguarda la stessa definizione di identità.Perché i confini di Roma? La storia della fondazione di Roma, cioè le vicende legate alla costruzione della sua identità, coincide con il racconto di un rituale di definizione di confini e dei conflitti che da tale rituale derivano. Ma non solo: la problematica dei confini è connaturata alla mentalità e alla cultura romana che sin dagli inizi si preoccupa di definire lo spazio in maniera consona al volere divino e ha bisogno di recarsi ai confini del proprio territorio per rapportarsi con le altre comunità, come indica il modus operandi dei Feziali. Si potrebbe anzi arrivare a dire che i Romani fossero ossessionati dai confini, come dimostrano non solo il numero delle norme giuridiche dedicate al tema ma l’importanza che le fonti storiche attribuiscono ai limiti di una città i cui confini possono muoversi in una sola direzione, cioè verso l’esterno, e che nei secoli ingrandisce il suo potere tanto da arrivare a non conoscere più limiti. Una questione che secondo la tradizione si sarebbe posto già Romolo stesso nel non voler delimitare in alcun modo la potenza in atto di Roma, ma che si esprime massimamente in epoca augustea, quando a un imperium sine fine corrisponde un’urbs che coincide con l’orbis terrarum e i cui confini di conseguenza non possono che essere indefiniti
Appia Antica 39
A fronte di una secolare tradizione di studio di carattere topografico e delle architetture che caratterizzano il paesaggio della Caffarella, i più recenti quadri di sintesi degli indizi archeologici dimostrano come in quest'area (Dubbini 2015, Ead. 2017) l'assenza di indagini sul campo abbia comportato una sostanziale ignoranza dei contesti archeologici. Gli studi sui singoli monumenti non chiariscono questioni archeologiche e topografiche fondamentali per la ricostruzione di un quadro documentario coerente.
Il tracciato del primo miglio della via Appia e il fiume Almone costruiscono il limite ovest e nord del sito definito dalla presenza di un monumentale sepolcro del III secolo, il Sepolcro cd. di Geta (SITAR = OI 10271). Gli studi fino ad ora condotti, si sono focalizzati: a) sulla corretta identificazione del monumento funerario sulla base delle fonti testuali ed epigrafiche note; b) sull’evoluzione architettonica del monumento sulla base delle fonti iconografiche. L'area intorno a esso non è mai stata indagata e, ancora oggi, mancano i dati scientifici necessari a contestualizzare il monumento funerario nel suo contesto topografico e cronologico di riferimento. A pregiudicare la possibilità di svolgere indagini approfondite e complete ha pesantemente contribuito l'occupazione illecita del suolo. A oggi l’unico saggio di scavo che riguarda l’area limitrofa a quella in oggetto è quello condotto nel 1970 nel contesto del Fienile Cartoni. Gli scavi hanno messo in luce un edificio monumentale di epoca medio-repubblicana con decorazioni parietali e musive, verosimilmente smontato prima dell’età imperiale e quindi sigillato in antichità (SITAR = OI 2419). La struttura, posta all’interno del santuario di Marte Gradivo, è stata per lungo tempo “dimenticata” e solo recentemente è stata re-interpretata come un tempio a doppia cella.
Tali ritrovamenti costituiscono validi indizi del potenziale archeologico dell'area e ne testimoniano la complessa evoluzione, sollevando numerosi quesiti di carattere storico e topografico al quale solo un programma sistematico di ricerca può offrire una risposta scientifica in merito a: 1) l’individuazione delle strutture riferibili all’area necropolare testimoniata dalla presenza del cd. sepolcro di Geta; 2) le tracce relative alla più antica presenza di un luogo di culto come suggeriscono le altre evidenze note nell’area (vedi struttura templare di epoca repubblicana) di cui non è nota l’estensione prima della progressiva espansione delle necropoli; 3) il limite orientale dell’antica sede stradale della via Appia
SPINA 22 L’eredità del mondo classico, tra politica e sviluppo del territorio
Nel 2022 si celebrano i 100 anni dalla scoperta della prima tomba delle necropoli di Spina, emporio greco-etrusco che per secoli ha rappresentato un accesso privilegiato per il mondo greco e, in particolar modo, per l’Atene di età classica all’Europa centrale. Di questo sito però, da sempre noto grazie alle notizie presenti nelle fonti letterarie antiche, nulla si conosceva fino alla sua fortuita scoperta nell’aprile del 1922, avvenuta durante i lavori delle opere di bonifica delle valli di Comacchio. Nell’ambito di queste celebrazioni, il volume raccoglie gli atti del convegno organizzato dalla Sezione di “Storia e Scienze dell’Antichità” dell’Università di Ferrara, con l’obiettivo di riflettere sul ruolo avuto dal mito di Spina, sia prima della che in seguito al suo rinvenimento, in termini di costruzione identitaria del territorio, tenendo conto dell’uso politico del passato classico in Italia. Dalla corte estense al fascismo, fino all’età repubblicana: la lettura e la rilettura in chiave politica di Spina e del passato classico hanno sempre funzionato sia quale leva di legittimazione, sia in funzione della possibilità di organizzare un ramificato sistema di istituzioni, poteri e interessi. Attraverso l’analisi dei processi costruttivi di nuove narrazioni e identità culturali, indagando il ruolo dell’archeologia rispetto al tema dell’uso pubblico-politico della storia e all’organizzazione delle istituzioni culturali preposte alla ricerca, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio archeologico, nonché al rapporto con le comunità che abitano tra Ferrara e Comacchio, il volume mette il luce la forza del legame speciale creatosi tra il sito archeologico di Spina, la sua storia e il territorio in cui si trova, in bilico tra l’uso politico del passato e nuove strategie di sviluppo culturale
Rachele Dubbini, La valle della Caffarella nei secoli. Storia di un paesaggio archeologico della Campagna Romana
Recensione / Book review
Rachele Dubbini (2018), La valle della Caffarella nei secoli. Storia di un paesaggio archeologico della Campagna Romana, Roma: Gangemi
Il paesaggio della via Appia ai confini dell'Urbs. La valle dell'Almone in età antica
Lo studio del passaggio e in particolar modo degli elementi che ne definiscono i confini sono gli argomenti di partenza di un percorso di approfondimento che in questo volume viene indirizzato verso la valle dell’Almone, comprensorio che demarca i confini di Roma in età antica.
Nella parte introduttiva, infatti, l’autrice approfondisce il tema dei confini, precisandone il significato e la funzione, sottolineando il crescente interesse da parte di studiosi variegati poiché i “limiti” degli insediamenti interessano anche la storia della società, la psicologia sociale e in generale l’antropologia. A tal proposito importante risulta la storia della fondazione di Roma basata su un rituale che ha previsto proprio il tracciamento di un confine e che ha definito una serie di «processi di costruzione cultuale di un luogo» e una «rappresentazione dei sistemi spaziali» con un abitato che è risultato appunto definito nella sua dimensione e nella sua identità.
Il riesame delle sintesi storiche relative a quest’area specifica, posta al primo miglio sulla direttiva tracciata dall’Appia, in una fascia che definisce i limiti tra Urbs e suburbium, è stato affrontato in rapporto ai siti e alle scoperte archeologiche. In questa particolare area territoriale, corrispondente ad un solco vallivo, è stato possibile individuare un modello interpretativo dell’evoluzione che i luoghi hanno subito nelle varie epoche storiche grazie anche alla presenza di una infrastruttura importante che ha consentito il passaggio dall’urbanità verso la ruralità.
La seconda parte passa in rassegna da un lato gli indizi storico-letterari relativi alle strade (viae publicae), i santuari e le aree sacre, le strutture militari, gli archi onorari, gli horti, le aree sepolcrali e le strutture ricreative come i balnea e dall’altro quelli archeologici che forniscono dati della cultura materiale delle strutture pubbliche e private.
Le conclusioni tracciano lo sviluppo urbano di Roma dall’età del mito, al periodo regio, alla Repubblica, fino al principato e alla costruzione delle mura Aureliane.
In coda appare una raccolta di tavole a colori che commentano il testo e costituiscono anche la documentazione grafica d’archivio con rilievi del XIX secolo
Dei nello spazio degli uomini. I culti dell'agora e la costruzione di Corinto arcaica
Gli studi più recenti che indagano i processi di formazione della città greca arcaica si sono indirizzati in particolare all'analisi degli spazi pubblici della polis: lo spazio riservato agli dei (i santuari), quello dei defunti (le necropoli) e lo spazio degli uomini (l'agora), perché in essi soprattutto si manifesta l'identità di una comunità che si definisce come tale. In tale prospettiva questo lavoro si propone di indagare i culti dell'agora..
L’eredità culturale di Spina tra archeologia e politica
The centenary of the discovery on the ground of material evidence of Spina’s existence, 2022
was the year of this famous Etruscan-Greek city. On such occasion, various public institutions
thus collaborated to hold exhibitions, lectures and conferences. The section of History and
Science of Antiquity of the University of Ferrara organized on June 10 and 11 the conference
“Spina 22. L’eredità del mondo classico,” with the aim of focusing on the cultural value of
the Spina site within a broader discourse on the political use of the classical past in Italy and
its role in the construction of local identities. In short, through the echoing of the Spina myth
and the archaeological discovery of 1922, via the 1935 opening of the Archaeological Muse-
um in Ferrara, a unique relationship was created over time between the ancient and contem-
porary city; a link that needed, however, especially in relation to the fascist propaganda, to
be better contextualized. This gave rise to an interdisciplinary reflection, necessary to foster,
with a view to the culturally sustainable development of the Ferrara and Delta territories, the
creation of a conscious relationship with the cultural heritage of the classical world
Ritratto domizianeo in piccolo formato dalla collezione Remo Brindisi a Comacchio: vecchie problematiche e una nuova lettura
Nella sua ricchissima produzione scientifica, Fede Berti ha curato – tra le altre cose – lo studio della raccolta archeologica conservata presso la casa museo di Remo Brindisi a Comacchio: una collezione composta da una
cinquantina di oggetti antichi (o presunti tali) che l’artista esponeva in un armadio-vetrina, accanto alla ben più amata collezione di giocattoli meccanici. Nella raccolta, composta essenzialmente da ceramica, da un paio di esemplari di coroplastica votiva di dubbia produzione e datazione e da oggetti vari in metallo (anse, anelli, un asse tardo repubblicano...) spiccano
due thymiateria in bronzo di epoca ellenistica e un ritratto maschile in marmo, di piccole dimensioni, che hanno suscitato in Fede Berti «stupore e interesse» per la loro «singolarità o rarità». La sincera passione per
la conoscenza di Fede è d’altronde universalmente nota: con questo contributo si intende rispondere alla sua vivace curiosità con l’approfondimento dello studio di uno dei pezzi che l’hanno particolarmente colpita, proponendo la rilettura del piccolo ritratto di epoca imperiale alla luce dei più recenti approcci interpretativi sulla ritrattistica romana
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