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    “Short sense of competence questionnaire”: Studio di validazione della versione italiana in un campione di caregiver di persone con demenza

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    Il senso di competenza è un fattore determinante per la buona riuscita delle cure alle persone con demenza. Per poter agire con interventi efficaci occorrono misure efficienti. Il Short Sense of Competence Questionnaire è uno strumento adatto ma poco studiato nel contesto italiano. Dopo averlo tradotto e somministrato localmente, il questionario è studiato assieme a scale per misurare l’affaticamento, il distress, la salute psico-fisica, lo stato dell’umore e l’auto-efficacia dei caregiver, ed i disturbi neuropsichiatrici delle persone con demenza. Le analisi hanno confermato i caratteri originari del questionario ed evidenziato l’affidabilità, la consistenza interna e la validità concorrente. La traduzione effettuata risulta affidabile e adatta ai contesti di prevenzione e intervento con i caregiver delle persone con demenza.The sense of competence is a key factor in the success of care for people with dementia. In order to act with effective interventions, efficient measures are needed. The Short Sense of Competence Questionnaire is a suitable but little studied tool in the Italian context. After having translated and administered it locally, the questionnaire was studied along with scales to measure fatigue, distress, psycho-physical health, mood and self-efficacy of caregivers, and neuropsychiatric disorders of people with dementia. The analyses confirmed the original characteristics of the questionnaire and highlighted the reliability, internal consistency and concurrent validity. The performed translation is reliable and suitable for the contexts of prevention and intervention with the caregivers of people with dementia

    POS4-14: Do the benefits of cognitive training last forever? A systematic study of the literature

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    BACKGROUND: Among the psycho-social interventions aimed at tackling age-related cognitive decline, cognitive training is the one showing the best results despite the low knowledge of its temporal aspects. OBJECTIVE: To fill this gap, we questioned the most recent literature to analyse studies time window, the presence of booster sessions, the training domains, and whether the effects were direct or transferred. METHODS: In compliance with the PRISMA statement, we conducted a search on the main scientific databases (e.g., PsycINFO, PubMed, CINAHL, etc.). RESULTS: The search returned 45 eligible studies. The studies showed that training could maintain cognitive functioning in healthy people or people with MCI, especially in the six months following the intervention. Regarding the additional sessions, they prolonged the benefits when they were offered to either people living with or without MCI. It also emerged that the effect of cognitive training (single or multi-domain) is both direct and transferred and that both improve cognitive functioning. Differently, in people living with dementia, training’s benefits were not maintained long after the end of the treatment: only one study showed positive effects in the follow-up analyses, and another demonstrated the efficacy of booster sessions. CONCLUSIONS: Although the benefits are more evident in healthy people and people with MCI, future studies should focus more on understanding the individual or the training-related factors impacting the long-term

    Promoting Good Living and Social Health in Dementia

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    The notion of good living in chronic disease in general and, in the case of dementia specifically, highlights the role of social health in preserving the well-being of the people involved. In ageing ageism, discrimination toward older adults is considered an important barrier against involvement in society. In the case of dementia, stigmatisation can have an impact on the person affected, on the family, on healthcare services, and on society more widely. Examples of the impact of discrimination are related to diagnosis disclosure, advance care planning, and the involvement of people with dementia in decision-making about their future treatment. Furthermore, the labelling of the behaviour of people with dementia as a disorder is a way to pathologise it and does not take into account the role of relationships and the social context as a drive for the behaviour itself. As a result of the stigmatisation and the labelling, people with dementia experience epistemic injustice as they are considered neither partners in the decision-making process nor full members of society. A capability-based approach is needed to promote good living and social participation in people with dementia

    Un contributo alla validazione italiana delle Motivations of Marathoners Scales

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    Il presente lavoro riporta il risultato del processo di traduzione in Italiano del questionario Motivations of Marathons Scales (Masters, Ogles, & Jolton, 1993). La traduzione fu preparata seguendo le linee guida per la traduzione e l’adattamento transculturale di misure psicometriche auto-somministrate e pubblicata sul web tramite la piattaforma Google Moduli in modo da raccogliere dati anonimi. Al questionario hanno risposto 1091 atleti. Per poter essere inclusi nello studio ogni partecipante doveva dichiarare di aver corso almeno una maratona competitiva nella sua carriera. Nonostante l’impossibilità di valutare l’affidabilità nel tempo delle risposte (i.e., test-retest), i risultati indi- cano un buon livello di coerenza interna ( = .95) e che la traduzione delle nove scale fattoriali originali ha prodotto livelli di adeguatezza simili ai valori riportati nel lavoro originario.The present work describes the results of the process of translation we performed over the questionnaire Motivations of Marathons Scales (Masters et al., 1993). The translation from the original English form to the Italian version was achieved following the guidelines for translation and cross-cultural adaptation of psychometric self-administered measures. Once translated, the questionnaire was published on the web via the Google platform Modules to collect anonymous data. The respondents declared to be 1030 marathon runners. Notwithstanding the impossibility to evaluate test-retest reliability, results indicated that the translated form of the questionnaire has good internal consistency ( = .95) and that the nine original scales showed levels of fitness that correspond to the ones reported in the original work

    Introduzione

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    Il Sé è un concetto centrale nella psicologia ed è stato nel corso del tempo oggetto di riflessione all’interno di diversi approcci teorici e applicativi, a partire dai dibattiti filosofici fino ai più recenti contributi delle neuroscienze. Varie discipline concorrono quindi alla sua definizione e ciascuna contribuisce a qualificare aspetti differenti del Sé e a metterne in evidenza il carattere multiforme e dinamico. Contributi di rilievo giungono dalla clinica e dalla ricerca in psicologia dinamica e in psicosomatica. In particolare, la prospettiva psicosomatica, attraverso l’approccio transdisciplinare che la caratterizza, ha evidenziato come la struttura e le funzioni del Sé prendano forma attraverso l’integrazione di fattori biologici e psicosociali, ma soprattutto come il Sé sia centrale nella vita delle persone. Il ruolo cardine del Sé si manifesta e può essere osservato, in particolare, nei passaggi significativi dello sviluppo umano in condizioni di salute. Ulteriori evidenze provengono dalle alterazioni del Sé riscontrate nelle varie malattie mentali, neurologiche e, più in generale, della sfera somatica: in questi casi possiamo assistere direttamente alle diverse forme di riorganizzazione del Sé in risposta a sollecitazioni di vario genere, compresi gli eventi traumatici e i danni psicologici e somatici che ne conseguono. In queste occasioni si evidenzia il ruolo di strutture e funzioni spesso ben definite nella visione psicodinamica del Sé, quali per esempio i meccanismi di difesa e le configurazioni strategiche di attaccamento, di cui iniziamo a conoscere anche le basi neuronali. Infatti, nonostante storicamente il concetto di Sé sia stato associato nella speculazione filosofica a una specifica “sostanza” mentale, e nel corso delle teorizzazioni psicodinamiche a una mente, la recente ricerca neuroscientifica inizia a evidenziare il ruolo del cervello e della sua attività neurale in relazione a specifiche strutture e funzioni. I nuovi studi, che nascono dalla confluenza di approcci disciplinari differenti, definiscono meglio da un lato le basi e le predisposizioni biologiche e neuronali del Sé, mentre dall’altro mettono in luce l’importanza dell’ambiente e della matrice relazionale nello sviluppo del cervello stesso. Un ulteriore elemento essenziale nella caratterizzazione del Sé, che emerge con sempre maggiore chiarezza dalla pratica clinica e dalla ricerca contemporanea, è la sua natura plastica, in quanto il Sé non si manifesta come un’entità fissa, ma cambia nelle diverse fasi della vita e in relazione al contesto ambientale e relazionale. Inoltre queste evidenze permettono di cogliere la continuità tra processi sani e patologici. Questi processi possono essere interpretati come forme di adattamento dell’organismo al proprio ambiente e dell’individuo al proprio mondo. In questo senso, la plasticità del Sé risulta determinante per il trattamento psicoterapeutico di pazienti con disturbi mentali o con lesioni cerebrali e nello sviluppo di cure riabilitative efficaci. Oltre alle considerazioni neuroscientifiche, cliniche e terapeutiche, queste osservazioni legate al carattere dinamico del Sé pongono di nuovo il problema della definizione di quest’ultimo: possiamo ancora considerare il Sé come una entità incapsulata, come “sostanza “mentale? O si tratta piuttosto di modalità organizzativa di strutture e funzioni come suggerito dalla psicoanalisi? Infine bisogna interrogarsi sulla relazione tra cervello, Sé, organismo e ambiente, considerando come la loro reciproca interdipendenza possa aiutare a comprendere la plasticità del Sé. L’obiettivo di questo libro è quello di discutere le basi concettuali delle diverse visioni del Sé, come pure le sue dimensioni cliniche e terapeutiche, alla luce dei più recenti risultati e delle speculazioni che provengono dalle neuroscienze. In particolare è discusso il tema della plasticità del Sé, ancora poco affrontato organicamente nella letteratura. A questo scopo, e forse per la prima volta, esperti e studiosi di discipline diverse hanno collaborato dando vita ad un approccio transdisciplinare nella prospettiva della massima integrazione possibile. ll volume è costituito di tre parti, ciascuna delle quali è dedicata ad aspetti diversi della plasticità del Sé. La prima parte è dedicata alla definizione e determinazione del concetto di Sé ed è articolata in tre capitoli. Il primo tratta delle recenti scoperte neuroscientifiche sul Sé, incluse le implicazioni concettuali a partire da una peculiare prospettiva neurofilosofica. Il secondo discute l’evoluzione del concetto di Sé in psicologia dinamica, il suo sviluppo storico e le differenti componenti e determinazioni. Il terzo capitolo è dedicato ad uno specifico aspetto del Sé, quello affettivo, con particolare attenzione alle emozioni di base, mettendo in relazione questi aspetti sia al contesto neuronale del cervello che a quello psicodinamico La seconda parte, anch’essa sviluppata in tre capitoli, tratta i differenti meccanismi della modulazione del Sé. Il primo capitolo riguarda l’influenza dei processi di mentalizzazione sulla regolazione delle emozioni e illustra un modello di integrazione psicosomatica del Sé in cui la sua rappresentazione può passare in modo dinamico da un Sé corporeo a uno psicologico (riflessivo), analizzando i concetti esposti sia in salute che in malattia. Il secondo prosegue su questo argomento e approfondisce le relazioni tra rappresentazione del Sé, regolazione emotiva e processi di somatizzazione, facendo riferimento in particolare all’influenza delle relazionali interpersonali sulla salute fisica e al costrutto di alessitimia. Il terzo capitolo sviluppa il tema della modulazione neurale del Sé nel corso della psicoterapia. Viene evidenziata la particolare neuroplasticità cerebrale che si manifesta sia nei processi normali di formazione dell’identità che nello sviluppo dei disturbi di personalità e nelle patologie del Sé. La terza parte del volume è dedicata al Sé nel contesto clinico. Il primo capitolo illustra i cambiamenti del Sé nella depressione alla luce di un innovativo modello neuropsicodinamico. All’interno di questo viene introdotto il tema della valutazione del cambiamento a seguito della psicoterapia. Il secondo capitolo ha come oggetto la plasticità del Sé nel disturbo narcisistico di personalità valutando il continuum grandiosità-vulnerabilità e gli aspetti relativi all’intervento psicoterapeutico. Infine, il terzo capitolo sviluppa il tema della plasticità, prendendo in considerazione le implicazioni clinico terapeutiche della riorganizzazione del Sé in relazione a un danno cerebral

    Conclusioni

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    I diversi contributi presentati in questo libro concorrono, ciascuno da varie prospettive, a delineare le diverse dimensioni del Sé: da quella immediata dell’esperienza soggettiva pre-riflessiva a quella delle forme riflessive più consapevoli e oggettivanti. Il continuo rimando fra le varie dimensioni del Sé è stato essenziale per coglierne la dinamica molteplicità che si riflette nei diversi apparati concettuali senza che sia possibile ridurla a uno solo di questi. I paradigmi della filosofia, della psicologia dinamica, della psicosomatica e delle neuroscienze colgono declinazioni diverse di ciò che risulta centrale nella definizione stessa dell’individuo nei suoi rapporti con il mondo interno ed esterno. Come in un gioco di specchi, solo la contemporanea presenza di immagini generate dalle diverse prospettive che si riflettono le une nelle altre, ciascuna mettendo in evidenza una visione differente, permette di cogliere la molteplicità dimensionale del Sé

    Abuses in dementia, and responses of care

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    In the paper, we provide a few comments on the phenomena of abuse on people with dementia. Alongside a description of the most frequent types of abuses, attention is driven towards theoretical models aimed at contextualizing the phenomena

    Insegnare le lingue straniere a studenti senior: da un modello glottogeragogico alla sperimentazione di metodologie Project-Based

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    The world population is increasingly ageing; the ‘demographic protagonism’ of older adults raises a fundamental issue of ensuring that everyone has the opportunity to be an active part of society, equipped with the necessary skills for active citizenship – among which linguistic, intercultural, and social competencies are central. Therefore, educational models and training proposals are needed to provide older citizens with plurilingual skills and knowledge, useful for personal fulfilment, successful ageing, and societal development. Starting from the neurological, cognitive, and psychological characteristics of older adults, we have identified a geragogical approach to language teaching, which we have termed glottogeragogy. Within this framework, it is possible to tailor language teaching specifically for a senior audience. After outlining the concept of glottogeragogy, we will focus on a particularly effective methodology for older students – Project-Based Learning (PBL) – to describe a teaching experience currently being carried out in an English class at a University of the Third Ag
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