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    Qualità visuali della città barocca salentina

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    I numerosi interventi urbani sei-settecenteschi nei centri di Terra d’Otranto hanno determinato originali e sorprendenti scene urbane: conformazioni spaziali e soluzioni visuali alla base dell’immagine assunta dalla città “barocca” salentina. Tale immagine non è semplicemente risultato della capillare diffusione di interventi di matrice barocca, né la sommatoria dei numerosi allestimenti di chiese, cappelle, palazzi, singole abitazioni, di elementi di arredo urbano e di ogni singolo elemento decorativo, ma è la percezione urbana che ne scaturisce nella quale gli apparati barocchi assumono una precisa collocazione, una scandita successione, una strutturata concatenazione quasi che alla base della scena urbana barocca fosse possibile riconoscere una regia ordinatrice, un controllo spaziale, una strategia visuale. E’ possibile pertanto supporre che ciò sia il risultato di una regia ordinatrice ben consapevole degli effetti visuali/percettivi che si determinano, che tali effetti non derivino dall’elaborazione di una sola personalità ma piuttosto siano il risultato di una partecipazione collettiva nella collocazione degli apparati barocchi; e che sia possibile riconoscere ancora in questo un controllo geometrico/spaziale e percettivo/visuale.Nel tentativo pertanto di riconoscere, definire, ordinare questi connotati si conducono da alcuni anni campagne sistematiche di rilievo urbano in due dei principali centri del barocco salentino: Martina Franca e Lecce

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    Terre Nuove salentine? Tracciati urbani regolari nel territorio salentino

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    L’indagine sugli abitati antichi presenti nel territorio salentino, condotta sulla base delle planimetrie catastali di impianto, ha consentito di riconoscere nei tracciati urbani di alcuni centri minori particolari regolarità, non coerenti con insediamenti sorti spontaneamente e per successiva aggregazione, ma solo con centri di nuova fondazione. Obiettivo del presente contributo è far conoscere e valorizzare questi patrimoni urbanistico/ambientali, evidenziandone i loro connotati architettonico/urbani attraverso il ricorso alle metodologie proprie del disegno e della modellazione tridimensionale capaci, per gli effetti suggestivi, di un particolare potenziale divulgativo. L’ipotesi di abitati di nuovo impianto, senza dubbio molto suggestiva, vuole riconoscere in questi tracciati regolari delle vere e proprie città di fondazione sorte nel territorio salentino sul modello delle bastides francesi, delle terre fiorentine o dei recetti piemontesi. Se da una parte sembra che l’occupazione del territorio salentino si sia concretizzata in età normanna tra il X ed il XII con insediamenti di modeste dimensioni i casali in alcuni casi sorti in continuità con i choira bizantini, d’altra parte risulta poco plausibile che in piena rinascita culturale si propongano tracciati urbani sul modello di quelli individuati, poco interessanti nell’ottica dei più significativi modelli proposti dai trattatisti cinquecenteschi. Si presume che questi nuovi impianti si debbano attestare alla fase finale del medioevo, a cavallo tra la seconda metà del XIII secolo e la seconda metà del XIV secolo. Quando si assiste in altri contesti geografici a numerose iniziative di centri abitati ex novo, una vera e propria piantagione urbana, non vere e proprie città, ma centri quasi-urbani, detti bastide in Francia, in parte dell’Inghilterra e nel sud della Spagna, terre nuove in Toscana, recetti o borghi nuovi in Piemonte, borghi murati nell’Albenghese, castelli o castiglioni in altre regioni italiane. Il sorgere di questi nuovi centri è determinato dalla rinascita economica di molte aree europee ed è dovuto alle politiche di popolamento o ripopolamento delle terre abbandonate. Acceso è tra gli storici il dibattito sulla natura di queste fondazioni, se prevalga il carattere militare-difensivo su quello del popolamento o su quello economico-fiscale. Molto probabilmente ed a seconda dei casi questi fattori incidevano in modo maggiore o minore nel costituirsi di un nuovo centro. E’ indubbio tuttavia che la nascita di un centro era alla base di un nuovo gettito fiscale a vantaggio dei fondatori

    Geometria delle cupole in Puglia. Confronti tra architettura religiosa medioevale e le costruzioni rurali in pietra a secco

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    Il volume raccoglie gli esiti della ricerca, in ambito ICAR/17, "Spazi e culture del Mediterraneo. Misura, analisi, comprensione, valutazione e storia per la conoscenza e il monitoraggio dei processi trasformativi in area mediterranea", coordinata da Massimo Giovannini con i finanziamenti del MIUR nell'ambito dei Programmi di Ricerca PRIN 2005-2007. Il contributo ha analizzato un esempio ben più noto alla storiografia nazionale ed internazionale, soprattutto agli storici dell’architettura medioevale, quello delle cupole sormontate da tetti direttamente costruiti sull’estradosso con tegumenti di lastre di pietra calcarea, configurati a piramide o a cono, elemento costitutivo di un tipo di chiese medioevali dette “a cupola in asse”. Si affronta in particolare un argomento spesso trascurato o trattato con una certa approssimazione dagli studiosi, cioè la conformazione geometrica delle superfici delle cupole di queste chiese. Alla luce dei rilievi condotti è possibile riesaminare l’intero patrimonio delle chiese cosiddette “a cupola in asse” e sulla base di alcuni connotati distinguerle in due gruppi di edifici. Un primo gruppo in cui si riconosce la geometria della cupola emisferica su pennacchi sferici ed un secondo gruppo privo di zone di transizione e caratterizzato dal ricorso a superfici di raccordo e probabilmente più legate ad una commistione con le architetture tradizionali rurali, in cui si riconosce la geometria della falsa cupola
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