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Impianti e tecnologie di perforazione
Il termine perforazione indica il complesso di operazioni necessarie per realizzare pozzi di sezione circolare mediante tecniche di scavo che non prevedono l’accesso diretto dell’uomo. Per perforare un pozzo è necessario esercitare contemporaneamente le seguenti azioni: a) vincere la resistenza del materiale roccioso, frantumandolo in particelle millimetriche; b) rimuovere le particelle di roccia, continuando ad agire su materiale sempre nuovo; c) mantenere la stabilità delle pareti del foro; d) impedire l’ingresso in pozzo dei fluidi contenuti nelle formazioni attraversate. Ciò può essere realizzato con tecniche di perforazione diverse. In questo capitolo saranno presi in esame gli impianti di perforazione a rotazione, comunemente noti con il termine di “impianti rotary”. Questi, in pratica, sono oggi gli unici che operano nel campo dell’esplorazione e della produzione degli idrocarburi. Gli impianti di perforazione utilizzati a terra sono dei complessi di attrezzature mobili, che possono essere spostati in tempi ragionevolmente brevi da un cantiere di perforazione all’altro, realizzando pozzi in serie. In particolare, nel seguito sarà descritto il tipico impianto rotary per la perforazione di pozzi a terra per media e grande profondità, indicativamente superiore ai 3000 metri. Gli impianti per profondità minori utilizzano tecnologie analoghe, anche se semplificate per via delle minori sollecitazioni cui è soggetto l’impianto stesso.
Nella perforazione rotary il terreno è perforato mediante un utensile tagliente, detto scalpello, ruotato e contemporaneamente spinto sulla roccia del fondo pozzo da una batteria di perforazione. La batteria è composta da aste cave d’acciaio, di sezione circolare ed avvitate tra loro. I detriti di perforazione generati dallo scalpello (cutting) sono portati in superficie mediante un fluido di perforazione, solitamente un liquido (fango od acqua), oppure un gas o una schiuma, fatto circolare all’interno delle aste fino allo scalpello, e di qui in superficie. La rotazione è trasmessa allo scalpello dalla superficie mediante un dispositivo detto tavola rotary (o da una particolare testa motrice), oppure con motori di fondo posti direttamente sopra lo scalpello. Dopo aver perforato un certo tratto di foro, per garantirne la stabilità, occorre rivestirlo con robusti tubi, detti casing (o colonna di rivestimento), uniti con giunti filettati. L’intercapedine tra casing e foro è in seguito riempita con malta di cemento, per assicurare la tenuta idraulica e meccanica. Il raggiungimento dell’obiettivo minerario si realizza quindi attraverso la perforazione di fori di diametro decrescente, protetti successivamente da casing anch’essi di diametro decrescente, realizzando una struttura a tubazioni concentriche. Il numero dei casing dipende dalla profondità del pozzo e dagli obiettivi minerari, oltre che dalle difficoltà di perforazione delle rocce attraversate
Perforazione in mare
Le tecniche e le attrezzature per la perforazione di pozzi a mare (o perforazione offshore) sono molto simili a quelle usate nei pozzi a terra. Le principali differenze risiedono nella disposizione dell’impianto, delle apparecchiature ed in alcuni particolari metodi di conduzione delle operazioni di perforazione, che devono essere adattate alle esigenze imposte da condizioni ambientali molto più difficili, spesso estreme. Ciò comporta ovviamente un notevole aumento dei costi di perforazione, cui vanno aggiunti, in caso di scoperta, anche gli ingenti investimenti per la realizzazione delle infrastrutture e degli impianti per la successiva produzione degli idrocarburi in mare.
Le prime embrionali perforazioni a mare risalgono ai primi anni del 1900, quando lungo le coste della California meridionale furono scoperti numerosi giacimenti di olio, coltivati con pozzi perforati fin sulla battigia. Nel tentativo di seguire i giacimenti verso il mare aperto, si pensò di estendere le operazioni fuori costa, posizionando gli impianti di perforazione su robusti pontili che si protendevano al largo per un centinaio di metri. Il grande sviluppo della perforazione a mare iniziò però solo nella seconda metà del 1900.
In Europa, il primo pozzo a mare fu perforato nel 1959 in un giacimento di olio al largo di Gela, in Sicilia. Nel 1960 iniziò lo sviluppo dei giacimenti a gas dell’offshore ravennate, dove fu perforato il primo pozzo offshore europeo per la produzione di gas. Nei primi anni ’70, la scoperta dei grandi giacimenti del Mare del Nord e del Golfo del Messico diede lo stimolo definitivo per lo sviluppo di tecnologie sempre più raffinate per la ricerca e la produzione di idrocarburi in mare.
Negli ultimi decenni, nonostante l’ostilità, la difficoltà, i maggiori investimenti e la pericolosità nel condurre le operazioni di perforazione e di produzione in ambiente marino, la ricerca degli idrocarburi in mare aperto ha visto uno sviluppo senza precedenti. Infatti, rispetto alla terraferma, ormai esplorata con un dettaglio tale da ritenere difficile la scoperta di nuovi giacimenti giganti, gli oceani, e soprattutto la zona delle acque profonde (oltre i 1000 m di profondità), offrono ancora zone poco esplorate, dove la possibilità di scoprire grandi giacimenti di idrocarburi sembra essere ancora molto alta. I costi connessi alla ricerca e produzione degli idrocarburi in mare crescono rapidamente, in ragione della profondità dei fondali marini e dell’ostilità delle condizioni ambientali e meteorologiche. Per questo motivo, il volume delle riserve di idrocarburi producibili che giustificano investimenti in progetti di sviluppo offshore è, di solito, molto alta, e dipende sia dalle capacità di investimento delle Compagnie petrolifere, sia dalle quotazioni del barile sul mercato internazionale
Misure e analisi in pozzo
Gli ingegneri ed i geologi degli idrocarburi possono disporre di numerose tecniche di misura e di analisi in pozzo per studiare le caratteristiche del sottosuolo, ed in particolare quelle caratteristiche relative agli strati potenzialmente sede di giacimenti. Alcune di queste tecniche sono di tipo diretto e derivano perlopiù dall’esame di campioni prelevati durate la perforazione (carote di fondo, di parete, detriti o frammenti di perforazione, prelievo di fluidi, ecc.), altre di tipo indiretto; e derivano dalla registrazione in pozzo di parametri fisici si prefiggono di risalire attraverso opportune correlazioni e tarature alle stesse grandezze misurabili per via diretta.
In generale, le misure che possono essere fatte nei pozzi abbracciano una ampia varietà di principi fisici e di metodologie, allo scopo di determinare grandezze e informazioni litologiche, petrofisiche, paleontologiche, grandezze di tipo geometrico (profondità, spessore, inclinazione di strati, ecc., ), grandezze di tipo termodinamico (pressione, temperatura, tipo di fluido, densità, viscosità, ecc.) e in genere grandezze di tipo fisico (radioattività naturale e/o indotta, velocità di onde sismiche, resistività elettrica, propagazione elettromagnetica, attenuazione acustica, rilassamento magnetico nucleare, ecc.). Queste misure, che in moltissimi casi si spingono alla frontiera della tecnologia, incidono in maniera sensibile sui costi totali e dovranno pertanto essere eseguite ed interpretate con estrema attenzione, soprattutto se si sta operando entro un pozzo di tipo esplorativo.
In questo capitolo verranno illustrate le principali tecniche di misura e di analisi in pozzo, secondo un percorso che ha inizio con le misure relative al controllo dei parametri di perforazione ed all’assistenza geologica, e che si conclude con le misure e le analisi volte a definire le potenzialità produttive del pozzo (prove di produzione). In questo percorso, verranno altresì illustrate le tecniche di carotaggio meccanico e di registrazione di log (convenzionali ed in “tempo reale”), le misure sismiche in pozzo ed, infine, le tecniche di campionamento di fluidi e di misura delle pressioni
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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