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Correction to: Impact of a mixed educational and semi-restrictive antimicrobial stewardship project in a large teaching hospital in Northern Italy (Infection, 10.1007/s15010-017-1063-7)
A technical error led to incorrect rendering of the author group in this article. The correct authorship is as follows: Daniele Roberto Giacobbe1, Valerio Del Bono1, Malgorzata Mikulska1, Giulia Gustinetti1, Anna Marchese2, Federica Mina3, Alessio Signori4, Andrea Orsi5, Fulvio Rudello6, Cristiano Alicino5, Beatrice Bonalumi3, Alessandra Morando7, Giancarlo Icardi5, Sabrina Beltramini3, Claudio Viscoli1; On behalf of the San Martino Antimicrobial Stewardship Group
Un progetto di rigenerazione per Bolognetta: le infrastrutture come strutture urbane e territoriali
Il progetto "Un progetto di rigenerazione per Bolognetta: le infrastrutture come strutture urbane e territoriali" è stato sviluppato da Serena Maffioletti e Roberto Sordina con la collaborazione di Federica Alberti (DACC- IUAV) e di Francesco Paolo Testagrossa (Università degli Studi di Palermo) su richiesta e come parte del Programma di Ricerca Scientifica di rilevante interessa nazionale, 2009 “La città in estensione e la dialettica fra centri minori e nuove infrastrutture”, coordinatore scientifico Luigi Ramazzotti, Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Il progetto è stato richiesto dall'Unità di Ricerca di Palermo, Facoltà di Architettura e Facoltà di Ingegneria, responsabile dell'Unità di ricerca Antonino Margagliotta, come contributo al tema “Dall'architettura degli insediamenti al sistema delle infrastrutture: interpretazione e progetto del paesaggio siciliano tra Imera e Akragas”.
Il progetto sviluppato riguarda la rigenerazione del centro di Bolognetta (Palermo) attraverso una serie interrelata di interventi relativi all’intera struttura urbana e territoriale, riorganizzandone la gerarchia e le relazioni, valorizzandone i caratteri strutturali e morfologici, introducendo aggiornate centralità, sviluppando la dimensione paesaggistica della struttura insediativa.
L’impianto seicentesco è considerato una parte urbana finita benché incompiuta, la cui morfologia è largamente identificata dalla bella e costante sezione stradale, valorizzata attraverso la sua conservazione con il ripristino delle antiche salite gradinate.
Poiché sull’attraversamento della SP77 gravitano la cittadina e le sue relazioni territoriali, si propone di attrezzare quest’infrastruttura come il viale di Bolognetta. Tuttavia il viale non può sviluppare tutte le potenzialità tipiche di questo fondativo elemento urbano a causa della sezione, dei manufatti che lo delimitano, della lontananza sia da alcune funzioni e luoghi centrali, sia dall’affaccio sul paesaggio. Per questo il nuovo viale incrocia un nuovo sistema di figure/spazi civici, che connettono la chiesa alla valle sottostante in una passeggiata/molo pubblico, nel cui volume sono poste le funzioni sociali e culturali, gli accessi al parco e alle nuove piscine. Questi due percorsi formano una “crociera” di centralità, che integra le preesistenze in nuove relazioni territoriali e paesaggistiche
Reti di libertà - Wireless Community Networks: un’analisi interdisciplinare
Le WCNs sono un fenomeno relativamente recente, che sta emergendo in numerosi paesi nel mondo. La cooperazione fra membri di una comunità, finalizzata alla condivisione di informazioni e contenuti, si estrinseca in una rete wireless generata dall’installazione di nodi sui tetti di edifici. Il tipo di tecnologia alla base di queste reti permette che esse non debbano essere programmate nella loro estensione e possano essere allargate semplicemente aggiungendo un nuovo nodo. Le WCNs costituiscono forme di aggregazione sociale, all’interno delle quali gli utenti sono compartecipi di principi e idee, secondo le logiche dei movimenti «open» di condivisione dell’informazione e della conoscenza. Lo sviluppo di queste reti è talvolta legato alla mancanza di connettività a Internet in determinate zone: in questi contesti le WCNs consentono di portare la Rete anche in luoghi che, secondo le logiche di mercato, non sarebbero connessi. Queste reti comunitarie rappresentano un importante strumento di democrazia, in quanto non sono permanentemente e necessariamente collegate a Internet. La comunicazione comunitaria che prescinde da Internet nasce anche dall’esigenza di sottrarsi alla sorveglianza statale e privata che sempre più caratterizza la Rete delle reti. Differentemente da altre architetture tecnologiche interne a Internet – si pensi alle reti anonime basate su sistemi di crittografia, le WCNs esprimono una libertà dalla sorveglianza che si basa innanzitutto sul controllo decentrato e non gerarchico dell’hardware – le antenne sui tetti degli edifici – che rende possibile la comunicazione. Nel loro contributo, Leonardo Maccari e Tania Bailoni delineano innanzitutto l’ambiente Internet, quale contesto da cui scaturiscono reti alternative, fra cui si annoverano le WCNs. Dopo una descrizione della tecnologia e del suo funzionamento, gli Autori illustrano alcune reti esistenti, mettendo in evidenza le caratteristiche delle WCNs. L’ultima parte del contributo è dedicata all’analisi del caso della rete wireless comunitaria nella Provincia di Trento. Il capitolo di Stefano Crabu e Paolo Magaudda esplora le reti comunitarie dalla prospettiva sociologica e, in particolare, attraverso la lente degli Science and Technology Studies (STS). Dopo una ricostruzione della letteratura in materia, gli Autori commentano i primi materiali di una ricerca empirica di tipo qualitativo volta allo studio delle forme di partecipazione nelle WCNs, con particolare riferimento alla comunità italiana «Ninux.org». La ricerca evidenzia come il movimento delle reti wireless comunitarie sia caratterizzato da peculiari intrecci fra aspetti tecnici e istanze politico-culturali innervate ad una critica dell’evoluzione di Internet nonché, in generale, delle tradizionali tecnologie di networking. Federica Giovanella si occupa di inquadrare le WCNs sotto il profilo giuridico, cercando di fornire risposte agli interrogativi derivanti dal conflitto delle norme di responsabilità civile con la tecnologia delle reti comunitarie. Al disegno del panorama normativo di riferimento, segue una disamina delle soluzioni prospettabili in ipotesi di illeciti civili nascenti dalla diffusione e dall’uso delle WCNs. L’indagine pone in evidenza come questa tecnologia metta «sotto scacco» le attuali norme in tema di responsabilità civile. Conseguentemente, l’Autrice ipotizza alcune soluzioni e propone possibili interventi legislativi, che si renderebbero necessari per una tutela di eventuali diritti lesi
Premessa
Alla base di questa pubblicazione non ci sono né un moti-
vo particolare, né un’occasione speciale. C’è, molto sem-
plicemente, il desiderio, da parte di un piccolo gruppo di allievi,
di offrire un’attestazione dell’affetto, della stima e della ricono-
scenza che nutrono per la loro Maestra, Maria Barbara Ponti
Emancipazione, autodeterminazione, differenza. Lotte e pratiche politiche inaddomesticabili
sj-pdf-1-iji-10.1177_20587384211036823 – Supplemental Material for Essential amino acid supplementation is associated with reduced serum C-reactive protein levels and improved circulating lymphocytes in post-acute inflamed elderly patients
Supplemental Material, sj-pdf-1-iji-10.1177_20587384211036823 for Essential amino acid supplementation is associated with reduced serum C-reactive protein levels and improved circulating lymphocytes in post-acute inflamed elderly patients by Roberto Aquilani, Ginetto C Zuccarelli, Roberto Maestri, Mirella Boselli, Maurizia Dossena, Eleonora Baldissarro, Federica Boschi, Daniela Buonocore and Manuela Verri in International Journal of Immunopathology and Pharmacology</p
Diffusione e caratteristiche del welfare aziendale nelle piccole e medie imprese dell'Emilia Romagna
Oggetto del capitolo è la sintesi dei principali risultati di una ricerca sviluppata in Emilia Romagna che ha coinvolto 756 aziende di diversa grandezza in termini di dipendenti e fatturato. Obiettivo dell’indagine era monitorare la diffusione di misure di welfare aziendale sul territorio e i fattori che ne favoriscono l’attivazione.
Al crescere delle dimensioni delle imprese aumentano le misure di welfare attivate, con diversa collocazione geografica in regione: nelle province di Rimini, Piacenza, Parma e Ferrara circa l’85% delle imprese contattate ha attivato una qualche misura di welfare, contro il 37% delle imprese attive in provincia di Reggio Emilia. Secondo le imprese le misure di welfare sono attivate principalmente per migliorare il clima aziendale, e ritengono che tale aspettativa sia in effetti raggiunta. Un focus specifico ha riguardato le misure di conciliazione vita-lavoro, quali il telelavoro, il job sharing, la flessibilità di orario e il part-time verticale e orizzontale, congedi e permessi extra, soluzioni di smart working o lavoro agile, la banca delle ore, sul fronte flessibilità lavorativa. Sul fronte beni e servizi, invece, è stata indagata la presenza di asili nido aziendali o interaziendali, rimborsi di spese scolastiche, borse di studio, centri educativi e dopo scuola, campus estivi, servizi in azienda per il disbrigo di incombenze quotidiane, consulenze pediatriche e pedagogiche, convenzioni con fornitori di servizi. L’ultima macroarea oggetto di indagine ha riguardato i dispositivi attivati in favore delle non autosufficienza: rimborsi spese relative ad anziani a carico, convenzioni con centri residenziali diurni, consulenza e orientamento polizze assicurative per i dipendenti.
In questa area le misure attivate sono poche, il 67% delle aziende non ne attiva nessuna. Il primato positivo resta a Piacenza, Parma e Rimini. Sono principalmente le misure di flessibilità ad essere adottate e non in modo universalistico verso tutti i dipendenti: a Parma e Piacenza, infatti, esse sono dirette per lo più agli impiegati. Non così a Rimini, dove sono coinvolti tutti i dipendenti. Quando ci si chieda se cambi qualcosa a livello territoriale non considerando le misure di flessibilità oraria, si osserva che in effetti anche sotto questo aspetto è Rimini la provincia in cui è più probabile che vengano attivate misure di conciliazione anche di altro tipo.
Inoltre, se tenendo conto di flessibilità e part-time, il numero di dipendenti non conta sulla probabilità di adottare misure di conciliazione, un effetto considerevole invece è esercitato dal numero di donne impiegate in azienda. Ciò porta a concludere che le misure orientate a una gestione flessibile degli orari lavorativi siano fortemente influenzate dalla presenza femminile, e che, invece, tutte le altre misure di conciliazione siano, piuttosto, legate alle dimensioni aziendali in termini di numero di dipendenti. In definitiva, il mancato pieno sviluppo del welfare aziendale nelle piccole e medie imprese documentato nella ricerca evidenzia un terreno ancora relativamente vergine che potrebbe – se opportunamente supportato – costituire un banco di prova e di sviluppo di pratiche innovative
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