1,720,962 research outputs found

    Fascist Modernism in Italy. Arts and Regimes

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    Recensione del libro di Francesca Billiani, sul tema della modernità fascista e sul rapporto tra produzione culturale e Stato durante la dittatura

    Lionello Venturi: il critico militante tra le pagine dell'Espresso (1955-1961)

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    La presente ricerca ripercorre la collaborazione di Lionello Venturi con il settimanale L'Espresso, dall'anno della sua fondazione, il 1955, a quello della scomparsa del professore, il 1961, per un totale di un centinaio di articoli, oltre alle risposte alle domande dei lettori nella sezione "Lettere al direttore". Ne emerge un profilo di studioso attento alle istanze del presente, che si occupa di temi di attualità quali inaugurazioni di mostre nazionali e straniere, Biennale e Quadriennale, pubblicazioni editoriali in uscita, del concetto di scuola-museo e della strenua difesa dell'Astrattismo dalle critiche dei colleghi e della politica. Tutto converge verso l'idea di dotare il pubblico di strumenti per comprendere l'arte contemporanea, per sviluppare un senso critico anche tra i non addetti ai lavori ed evitare così l'irregimentazione del pensiero che nel recente passato aveva portato all'instaurazione del regime fascista

    P.M. Bardi e la Galleria di Roma

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    La ricerca ricostruisce la storia della Galleria di Roma, spazio espositivo di natura ibrida, tra finanziamento pubblico e iniziativa privata, per il sostegno dell'arte contemporanea negli anni Trenta. L'indagine aggiunge un significativo tassello nella storia delle politiche culturali del regime, il rapporto con il Sindacato Nazionale Fascista Belle Arti e la Quadriennale Nazionale di Roma, sottolineando il ruolo di Pietro Maria Bardi, giornalista e gallerista, che da Milano importa un modello di galleria vivace e attuale, insistendo sulla giovane arte e sull'attività dei cosiddetti "candidi"

    G. Grechi, 2021, Decolonizzare il museo. Mostrazioni, pratiche artistiche, sguardi incarnati

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    Recensione del testo di Giulia Grechi "Decolonizzare il museo

    Queering the townhouse: l’archivio fotografico di Casa Susanna

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    Nel 2003 due collezionisti ritrovano, in un flea market di Manhattan, una scatola contenente centinaia di polaroid, scattate nella cittadina di Hunter (NY) e risalenti agli anni Sessanta. È l’inizio della storia pubblica di Casa Susanna. Riemerge un vero e proprio mondo, rimasto sommerso per cinquant’anni: luogo sicuro per donne trans, persone non binarie e travestiti – in anni in cui la rivoluzione sessuale e il primo attivismo queer erano ancora di là da venire –, Casa Susanna trasformava il contesto della casa borghese di una cittadina della provincia americana in un’autentica eterotopia, all’interno della quale poter sperimentare forme di identità non concesse altrove. Adottando una metodologia che si pone a cavallo tra i visual studies, i queer studies e la teoria della fotografia, le autrici intendono esplorare i complessi atti di sovversione che avvengono nel microcosmo-salotto di Casa Susanna, sospeso tra l’assimilazione del modello domestico patriarcale della cultura di massa, e la creazione di un’identità fotografica e performativa che qui disegna e scopre i propri margini di libertà

    Parlare della comunità, parlare con la comunità: il caso di Scaffold al Walker Art Center di Minneapolis

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    Nel 2012 l’artista Sam Durant espone l’opera Scaffold a Kassel, in occasione di Documenta13. Si tratta di una monumentale installazione in legno e ferro che denuncia gli orrori della pena di morte negli U.S.A. L’allora direttrice esecutiva del Walker Art Center di Minneapolis nota l’opera e nel 2017 la fa acquisire per il Giardino delle Sculture del museo. Ma la comunità nativa del Dakota insorge, denunciando Scaffold come offensiva e chiedendone la rimozione. Il museo sorge infatti vicino Mankato, dove nel 1982 vennero condannati e uccisi 38 indiani del Dakota. Ai loro occhi, l’opera di Durant appariva come una dolorosa rievocazione di un trauma, mortificando i superstiti della tragica vicenda. In accordo comune tra l’artista, l’istituzione museale e la comunità nativa, l’opera non solo viene rimossa, ma smantellata: le parti di metallo vengono riciclate e quelle di legno sepolte in un rituale liberatorio. La vicenda apre a un’ampia riflessione, che l’articolo si propone di sviscerare, nell’incontro-scontro tra opera e comunità. Con la sua scultura, Durant si proponeva di raccogliere la memoria collettiva per una denuncia universale, ma non ha tenuto in considerazione la voce delle persone direttamente coinvolte. Complice dell’errore di metodo, il Walker Art Center confidava che l’acquisizione dell’opera e la conseguente esposizione sarebbero servite a diffondere consapevolezza anche degli eventi accaduti nel proprio territorio, non calcolando che da parte della comunità direttamente coinvolta questo sarebbe stato letto soltanto attraverso la lente di un trauma colonialista di cui è ancora vittima. Se le opere hanno una funzione di memoria collettiva, la messa in ascolto delle parti coinvolte può caratterizzare una strategia propositiva nella realizzazione di una nuova grammatica estetica che mette in relazione sguardi e punti di vista. La presa di coscienza della parzialità del pensiero unico formulato dall’artista (maschio, bianco, occidentale), permette di costruire una memoria condivisa, raccontando la Storia con le voci delle vittime. L’articolo mette in relazione il necessario confronto tra protesta sociale e risposta istituzionale, che non può e non deve rimanere sorda alle richieste della comunità. In questo contesto, il museo si pone come piattaforma di dialogo, possibile motore del cambiamento sistemico

    Washing

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    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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